SIMBOLO 7: UTILIZZO PRATICO OPERATIVO DEL SIMBOLO

I Simboli sono un canale per accedere ad una conoscenza diretta che non appare a prima vista, spesso una conoscenza nascosta svelabile solo a chi possiede la giusta chiave.
Essi sono un tramite ideale inoltre per sviluppare una particolare intelligenza che meglio si adatta alla comprensione delle leggi della natura e dell’universo.

La ragione è un grande strumento e permette all’uomo prodigi incredibili nel mondo concreto, ma non è la verità in senso filosofico, ne mostra infatti solo una parte. Ecco che il simbolo ci aiuta a sviluppare l’altra parte in modo complementare e ad armonizzare la nostra intelligenza e percezione per avvicinarci in modo completo alla verità totale del nostro essere e della natura che ci sostiene.
Questo argomento, che abbiamo già trattato nei precedenti appunti, è l’aspetto pratico più importante nell’utilizzo del simbolo ed è per questo che il simbolo è studiato in modo predominante nelle scuole dei misteri e della conoscenza esoterica.

Tuttavia sarebbe riduttivo voler dare al Simbolo solo questa funzione di accesso alla conoscenza.
Il simbolo è uno strumento pratico in tante altre valenze e sfumature, a partire dal mondo profano dove il simbolo è usato largamente, in contesti dove spesso lo diamo per scontato e quindi non ci rendiamo neanche conto del suo utilizzo così esteso e fondamentale.

𝐒𝐢𝐦𝐛𝐨𝐥𝐨 𝐞 𝐚𝐩𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐚𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞

Innanzitutto il simbolo è strumento di convenzione nel linguaggio partendo dalle lettere che sono espresse visivamente con dei simboli: la A in quanto disegno è un simbolo del fonema A, cosa che si studia da bambini, e quindi si dimentica di come tutta la scrittura sia ampiamente simbolica. Ne è la prova che alcune scritture simboliche, tipo i geroglifici egiziani, ma non solo, oltre a richiamare delle classi fonetiche, avevano nei loro segni delle forme, figure e rappresentazioni afferenti a dei concetti o addirittura piante o animali che sottintendevano, oltre al fonema, un archetipo o una forza o un’idea ben precisa. È noto come gli scribi egizi fossero una classe privilegiata e che solo i sacerdoti potessero interpretare i testi misterici, proprio perché l’interpretazione simbolica era molteplice, ossia su più livelli. «Sii un artista della parola, sicché tu sia potente. La lingua è la spada dell’uomo» recita un detto Egizio.
I simboli ci informano e ci guidano, coi numeri, indicazioni stradali, frecce, aree, linee… molto nel modo profano è simbolo, ma ne siamo così sommersi che non li riconosciamo per ciò che sono simboli.

Il telecomando è un mappario simbolico che ci permette di comandare la televisione. Il cruscotto ci simboleggia lo stato della macchina. Una mappa geografica o stellare, un’equazione matematica sulla lavagna, un disegno tecnico su un foglio, una funzione logaritmica su un display, una tabella di dati… tutto nel mondo umano, quando si ha che fare con la conoscenza, è nella maggior parte processo cognitivo di astrazione fruito attraverso i simboli. E qui, in questo contesto, stiamo parlando di fruizione immediata, diretta, condivisa e univocamente chiara. Questo è un presupposto necessario per un linguaggio efficace. E i simboli si prestano perfettamente a questo.
Ecco che chiunque sia veramente interessato all’aspetto cognitivo dell’essere umano nella sua dimensione più profonda, non può evitare di affrontare questo argomento.

𝐒𝐢𝐦𝐛𝐨𝐥𝐨 𝐞 𝐚𝐩𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐨-𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞

Vediamo ora delle applicazioni più “nascoste”, meno appariscenti e chiare, ma non per questo meno importanti o chiare.

Il simbolo è anche criterio di demarcazione territoriale sottintendendo la padronanza del luogo all’egregore a cui si richiama. Il Crocifisso nel mondo cristiano ne è un chiaro esempio, così come la mezza luna in quello musulmano. Ma se la croce è facilmente codificata come demarcatore simbolico nel contesto del tempio (la chiesa), lo è meno chiaramente in altri contesti. Ad esempio nelle aule di scuola. Il crocifisso appeso spesso dietro la parete del professore o del maestro in un’aula parla chiaramente. Sta demarcando quella stanza in modo chiaro. Dice che il momento dell’apprendimento segue una via di tradizione cristiana. Ecco perché in questi anni questo oggetto appeso sulla parete più in vista dell’aula è fonte di dibattito. È nel suo potere marcante territoriale.

La stessa cosa per le bandiere che devono essere poste in alto. Anche questo è un forte linguaggio simbolico. Ne siamo così assuefatti che quasi non ne abbiamo consapevolezza. Il simbolo della bandiera in alto significa predominanza territoriale e di comando, la vicinanza al cielo indica potere e superiorità. Lo stato, nella bandiera, si proclama superiore al singolo e con il potere massimo.

Tutti i simboli in politica hanno un fortissimo aspetto sia di potere sia identificativo, ma anche fortemente emotivo e di egregore: bolscevichi in Russia, fascisti in Italia (il cui nome si rifà proprio ad un simbolo) e nazisti in Germania hanno fatto un chiaro e strumentale uso di simboli persino nelle loro uniformi, come una componente di aggregazione emotiva e fortemente ideologica dove il singolo uomo si uniformava in modo più immediato, quasi catartico con la volontà del gruppo. Il simbolo in questo è sempre stato strumento catalizzatore e facilitatore e i leader politici hanno sempre intuitivamente o tramite lo studio, saputo questo versante del potere simbolico e di come trarne beneficio usandolo per indirizzare le persone senza una forte consapevolezza critica verso le loro proposte o ideologie.
Una volta che avviene “l’aggancio emotivo”, magari in adolescenza dove il magnetismo ricettivo è forte ma poco discernente, la persona ne può rimanere “vittima” inconscia per il resto della vita. Ecco spiegate alcune scelte che si procrastinano spesso fino alla fine della propria avventura terrena senza una apparente logica. Il simbolo richiama ineluttabilmente e magneticamente uno stato passato felice, e la persona ne fruisce a puro livello emotivo disinteressandosi delle ripercussioni nelle altre sfere della vita.

Sotto quest’aspetto il Simbolo è uno strumento di potere che in alcuni momenti della storia ha determinato l’andamento delle cose.

Ecco un classico esempio: durante la rivoluzione francese, il tricolore blu-bianco-rosso venne inventato per sostituire simbolicamente la bandiera bianca dei reali ed esso nei contenuti simbolici era chiaramente in contrapposizione alla bandiera dei Borboni. Con la presa della Bastiglia (impresa anch’essa ad alto valore simbolico, poiché la sua funzione reale, la liberazione di pochi prigionieri, era ovviamente trascurabile), il tricolore divenne il simbolo della prima Repubblica. Ma subito dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo, il tricolore venne risostituito dalla bandiera bianca reale in tutta la Francia. 15 anni dopo, con la Rivoluzione del 1830, ritroviamo il tricolore che si impone definitivamente. Simbolicamente questi cambiamenti di bandiera per le strade e nei punti più alti degli edifici, per la popolazione francese, avevano implicazioni emotive di enorme rilevanza, che costituivano una componente essenziale della lotta politica stessa. Quando nel 28 luglio 1830 venne portato il tricolore in cima alle torri di Notre-Dame e dell’Hotel-de-Ville a Parigi, con l’esito della battaglia ancora incerto, la vista di questi simboli contribuì a risospingere il popolo nella lotta con rinnovato ardore.

Da queste vicende si vede come nei simboli sociali e politici esistono 2 poli semantici, uno ideologico e l’altro sensoriale: il simbolo evoca determinate visioni del mondo, certe idee relative alle entità sociali, alla storia, ai sistemi normativi e ai diritti dell’uomo, ma nello stesso tempo suscita anche particolari stati emotivi collegati ad essi e la cosa determina una pulsione motrice nell’animo umano che lo porta a rispondere in modo quasi inconscio alla stimolazione sensoriale del simbolo in certi contesti ed in certi momenti critici.
È ora chiaro che le bandiere, le figure eroiche (come la Marianne), le uniformi, le musiche e tutto quanto può essere utilizzato di scenico è funzione chiara del potere simbolico. Esso viene utilizzato per portare gli uomini nella sfera emotiva atta a farli agire come loro credono necessario, ma in tutto questo il processo è falsamente razionale, ma puramente emotivo e associativo.

𝐒𝐢𝐦𝐛𝐨𝐥𝐨 𝐞 𝐚𝐩𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐥𝐮𝐝𝐢𝐜𝐡𝐞

Come stiamo vedendo il simbolo apre porte emotive in modo automatico attraverso il processo di associazione e questo è usato non solo in campo politico ma anche in campo ludico e in campo artistico.

Il 𝑝𝑎𝑛𝑒𝑚 𝑒𝑡 𝑐𝑖𝑟𝑐𝑒𝑛𝑠𝑒𝑠 di romana memoria è giunto a noi in forme più attuali con una rappresentazione scenico-simbolica che ha le stesse finalità se non addirittura maggiori di quei tempi.
Le squadre che si affrontano in uno stadio simboleggiano gli eroi della propria città che affrontano, sul campo di battaglia, gli eroi delle altre città come fecero Achille ed Ettore nella guerra di Troia. Le divise sportive sono le uniformi delle battaglie. Gli arbitri rappresentano la volontà giuridica che governa il campo di battaglia. E in questo contesto ritroviamo la simbologia primitiva e più diretta del popolo, una rappresentazione scenico-simbolica per ricollegarsi alla propria tradizione arcaica di guerre e battaglie con i popoli vicini. È per questo che le partite sportive più sentite sono sempre con le squadre delle città vicine: perché lo scontro bruto avviene sempre innanzitutto con le popolazioni limitrofe.
Ecco che il simbolo non è solo il semplice segno od oggetto, il simbolo è anche la rappresentazione scenico-simbolica. Questo lato del simbolico è parimente potente e catalizzatore di certe emotività che l’uomo deve vivere in modo collettivo fin dai tempi più remoti. Queste rappresentazioni simboliche, si rivestono di nuovi abiti, parlano nuove lingue col passare dei tempi, ma nei loro contenuti essenziali, sono linguaggio simbolico arcaico profondo e continuo e proprio per questo, necessario e potentissimo.

Un argomento interessante sul versante ludico simbolico sono sicuramente i giochi delle carte e gli scacchi. Ma in realtà ogni gioco è simbolo e rappresentazione di altro. Attraverso il gioco, il bimbo viene iniziato al mondo, ne carpisce le regole e le modalità. Nel gioco si sperimentano nuove situazioni, nuove modalità, nuovi principi. Il gioco è come un rito iniziatore magico e rappresentativo del mondo reale.

Negli scacchi la simbologia è potente e ci insegna dell’eterna lotta ed equilibrio tra le forze della notte e del giorno. Un signore della notte, con le sue forze archetipali contro un signore del giorno con le stesse forze a disposizione. E nel gioco vince il signore che, non con la forza bruta, bensì con l’intelletto è in grado di usare le proprie forze nel modo più armonico (la capacità posizionale), nel modo più volitivo (l’atto strategico) e nel modo più profondo (la capacità di analisi tattica). Ecco che il gioco è strumento di apprendimento e di esperienza. Poiché gli scacchi sono un piano simbolico delle forze che ci circondano nella vita.

Le carte sono un altro racconto simbolico della nostra vita e dell’universo. Le 52 carte rappresentano le settimane dell’anno. I 4 segni le stagioni ma anche le sfere del nostro vissuto, gli arcani minori sono tutte rappresentazioni ben codificate a partire dalle figure (re, regina, cavallo e fante) e se non chiare a livello conscio, tali simboli vengono comunque percepiti a livello sottile inconscio. Una partita rappresenta una vita o un ciclo, nel quale tutte le carte giocate, ad una ad una, ci raccontano ogni volta una storia nuova, sempre dentro le regole del gioco che è la nostra stessa vita. Noi come giocatori non siamo altro che la rappresentazione di noi stessi ma in un universo parallelo puramente simbolico, dove gli altri giocatori, così come nel mondo reale, rappresentano forze a volte alleate a volte nemiche nel raggiungimento del nostro ideale. La nostra bravura nel giocare, nel ricordare le carte, nel prevedere le mosse degli avversari dai loro comportamenti, non è altro che l’arte di capire il mondo e le sue regole e come poter trarne il miglior risultato e beneficio possibile. E in questo gioco simbolico la visione del tutto ci insegna moltissimo: come porci nei confronti della partita e degli avversari, come sviluppare il nostro intelletto logico dentro le regole, come apprendere l’equilibrio tra attesa e azione, tra memoria e slancio intuitivo, come interpretare l’avversario e la potenza delle sue carte rispetto alle nostre. Non è forse, questo gioco simbolico, un maestro che ci abbraccia amorevolmente, deliziandoci, con l’espediente di un gioco, ma insegnandoci in realtà, silentemente, l’arte del vivere in equilibrio?

Parleremo dell’arte in un altro contesto poiché il rapporto simbolo arte è interessante e merita un discorso a parte.

𝐒𝐢𝐦𝐛𝐨𝐥𝐨 𝐞 𝐚𝐩𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐒𝐚𝐜𝐫𝐞

Abbiamo visto fino ad ora come il simbolo sia un linguaggio vasto: dell’utilizzo della pura sfera razionale con i simboli matematici, ad applicazioni pratiche e utili nella vita quotidiana, utilizzi di demarcazione territoriale, utilizzi politici e persino nella sfera ludica.
Rimane da vedere il lato pratico operativo nel sacro del simbolo che è oggetto di studio nelle scuole iniziatiche.

Innanzitutto il simbolo, come abbiamo già visto, è un portale verso altre vibrazioni e altri regni.
I glifi e altri simboli di teurgia operativa sono da sempre stati codici di accesso a entità. Saper usare questi simboli nella corretta ritualità teurgica da accesso a questi piani e a queste forze e esseri.

Tutta la magia operativa, dalla Teurgia fino allo Sciamanesimo fa un utilizzo imprescindibile di simboli sai in forma scritta, di oggetti, gesti, posture, postazioni e preparazioni sceniche nel tempio, profumi, atmosfere luminose, etc… Queste diverse modalità simboliche sono mezzi o chiavi per richiamare quanto richiesto su un piano accessibile, o viceversa per aiutare il Magus ad innalzarsi verso le ottave di presenza di tali energie. Queste tecniche sono tramandate in via esoterica e la capacità di farne uso è argomento delicato e soggettivo.

Credo che su questo argomento non sia utile aggiungere altro in questo discorso. Vi sono sedi molto più opportune per approfondire questo tema, per chi ne è interessato.

Ma il simbolo sempre in chiave esoterica può essere usato in modo operativo anche facendone un utilizzo diretto per dialogare con la natura e chiederle degli aiuti o favori.
In Africa i cacciatori disegnano sulla terra le proprie prede infilzate dalle loro lance prima di andare a cacciare come auspicio e forma di visualizzazione di ciò che vogliono concretizzare; alcune tribù, durante i riti propiziatori della primavera, scavano buchi a forma di vagina nella terra buttandoci dentro lance simbolizzando l’atto procreativo e richiamando la fertilità per l’anno che sta iniziando.

Le segnature delle donne contadine sono un esempio classico, tradizione tramandata di donna in donna, dentro la famiglia, in determinate notti dell’anno. Le segnature sono un’arte iniziatica simbolica che sfugge alla nostra sfera razionale eppure mostra come il simbolo dia accesso e sottometta (in un senso positivo) le forze della natura e le utilizzi alle necessità umane tramite Maghi che ne possiedono le giuste chiavi. Con la tradizione delle segnature è evidente che per diventare operativi attivi, non è sempre necessario frequentare scuole misteriche e fare un percorso molto strutturato. A volte l’iniziazione è immediata e semplice. Il percorso pratico avviene quindi di fianco ad un Maestro d’Arte che ti insegna con il suo esempio. Anche questa è scuola simbolica.

Un altro esempio è la creazione di un simbolo ben specifico, parliamo degli amuleti e dei talismani, simboli antichi come il mondo, ad esempio con finalità protettiva, afferente ad una certa sfera che a noi interessa, ad esempio la protezione di una casa. Ecco che creare nel giusto modo il simbolo protettivo e porlo nel centro della casa, o meglio ancora sotto la casa, ha un’azione di protezione in quanto le forze sottese dal simbolo si attivano spontaneamente appena collocato con la giusta preghiera (l’utilizzo di tali oggetti viene sempre attivata magneticamente con un collegamento alla Grande Madre per mezzo di una invocazione cardiaca), creando una struttura energetica in tal senso. Così vi sono simboli di fertilità, di attivazione, di abbondanza, di cura, etc… Questi simboli, corporificati negli amuleti e nei talismani, fanno parte di un’arte operativa simbolica studiata non solo nelle scuole magiche, ma perfino nelle tradizioni popolari e rurali. Un testo che avvia a tale via è sicuramente la Filosofia Occulta di Agrippa. Eccone qualche riga per comprendere: “𝑇𝑢𝑡𝑡𝑒 𝑙𝑒 𝑓𝑖𝑔𝑢𝑟𝑒 (𝑖 𝑠𝑖𝑚𝑏𝑜𝑙𝑖) 𝑜𝑝𝑒𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑚𝑒𝑟𝑎𝑣𝑖𝑔𝑙𝑖𝑒, 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑣𝑒𝑛𝑔𝑜𝑛𝑜 𝑡𝑟𝑎𝑐𝑐𝑖𝑎𝑡𝑒 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑎𝑟𝑡𝑎 𝑒 𝑠𝑢𝑖 𝑚𝑒𝑡𝑎𝑙𝑙𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝑎𝑝𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑎𝑡𝑒 𝑖𝑚𝑚𝑎𝑔𝑖𝑛𝑖. 𝐼 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑒𝑓𝑓𝑒𝑡𝑡𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑑𝑎 𝑎𝑡𝑡𝑟𝑖𝑏𝑢𝑖𝑟𝑒 𝑎 𝑓𝑖𝑔𝑢𝑟𝑒 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑒𝑐𝑐𝑒𝑙𝑠𝑒, 𝑚𝑒𝑑𝑖𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑒𝑟𝑡𝑎 𝑠𝑖𝑚𝑝𝑎𝑡𝑖𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑑𝑜𝑡𝑡𝑎 𝑑𝑎𝑙𝑙’𝑎𝑡𝑡𝑖𝑡𝑢𝑑𝑖𝑛𝑒 𝑒 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑎𝑠𝑠𝑜𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑛𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙𝑒, 𝑙𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑜𝑝𝑒𝑟𝑎 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑎 𝑔𝑢𝑖𝑠𝑎 𝑑𝑖 𝑢𝑛’𝑒𝑐𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑟𝑖𝑓𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑢𝑛 𝑚𝑢𝑟𝑜 𝑜𝑝𝑝𝑜𝑠𝑡𝑜…” (Cap XXIII Libr. II°). Parole che andrebbero meditate per capire la potenza di queste applicazioni simboliche.

Ecco che Agrippa ci dice che non solo Amuleti e Talismani operano meraviglie. Ma anche il semplice disegnare i giusti simboli sulla semplice carta può dare luogo all’Arte. Poiché nella carta stiamo, con un atto creativo divino (di cui l’uomo è dotato), corporificando un’idea e una potenza che vogliamo attivare. L’utilizzo magico quindi del simbolo in questo contesto, se fatto con la giusta ritualità e presenza magnetica, darà luogo agli effetti richiesti, sia che esso sia su un foglio di carta, sia che sia una matrice più nobile. È il Magus, il magnetismo e il rito ad attivare le potenze, non il materiale di supporto in sé o la grandezza del materiale.

Saper usare il simbolo in tale contesto, con i 5 elementi e le opportune geometrie sacre dà accesso a questa scienza iniziatica. E si è già detto molto.

Trattare le applicazioni pratiche e operative del simbolo è argomento sconfinato. Il simbolo è uno dei linguaggi più vasti ed utilizzati nel campo umano in differenti contesti e sfere cognitive.

Speriamo di aver dato, almeno parzialmente, un’idea della vastità di questo oceano i cui confini sono difficilmente contemplabili in un singolo sguardo.

 

Federico Gualdi. Seguimi su Facebook