SIMBOLO 3: IL SIMBOLO E IL SACRO

Nel mondo, sulla coordinata temporale, ci sono essenzialmente due momenti di vita: il momento profano e il momento sacro.

È importante, se si vuole vivere la propria vita nella completezza, avere ben chiaro quali sono i propri momenti Profani e quali quelli Sacri.

𝗜𝗹 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲

Ci sono persone che, perdendo il senso del vero, tendono, a vivere dei momenti profani come sacri o, peggio, dei momenti sacri come profani; e in questo modo creano confusione nelle loro vite.
Spesso molti di loro non hanno neanche chiaro il significato vero di queste due parole: Sacro e Profano.
Ma, e questo è importante, la decisione che un momento sia sacro o profano, è decisione esclusivamente personale, profonda, quasi ineluttabile… non può essere frutto di cultura, educazione o autoconvincimento.
Quindi, giusto per chiarire, qui non si intende tanto l’uomo che va alla sacra messa la domenica mattina con approccio profano (come faceva ad es. mio padre, ricordo con piacere e nostalgia i suoi sguardi e il suo atteggiamento, tipo uscire durante la funzione con un savoir faire degno di un artista dandy) poiché in quei casi si è chiaramente in lucidità cognitiva dato che ci si sente genuinamente in un contesto profano anche se esteriormente rivestito di sacralità (vuota).
Qui per confusione ci si riferisce soprattutto a coloro che, giusto per fare un esempio fra molti, reputano sacro andare a messa o stare in famiglia quando in realtà per il loro sé, senza volerlo riconoscere, il momento sacro è magari il lavoro, o andare allo stadio o lavorare al giardino il sabato pomeriggio.

Questa premessa è sostanziale nell’approcciare il Simbolo nel mondo Sacro, altrimenti cadremmo nella banalità di pensare alla croce nelle chiese, alla stella di Davide nelle sinagoghe o a tutti gli altri simboli Sacri culturalmente sacri ma che di sacro, per molti, nel loro profondo non hanno niente di niente.
Quindi chiariamo: il Simbolo Sacro è un simbolo che per noi ha valenza profonda ed è collegato alla nostra sfera interiore Sacra.

Questo chiarimento essenziale ci porta alla definizione del Simbolo nel Sacro: il Simbolo, nel momento Sacro, è un canale, per meglio dire un vettore, psichico, che ci trasferisce, in piena coscienza e consapevolezza quindi in totale padronanza del sé, dalla dimensione profana ad una dimensione profonda Sacra.
E tanto più il Simbolo sarà in simpatia col nostro essere, tanto più la dimensione Sacra sarà profonda, vera e attiva.
Ecco che da questa definizione, il Simbolo Sacro acquisisce un potere profondo, catartico, trascendentale e nel momento dell’esperienza non è tanto importante la condivisione di esso con un gruppo, ma è molto più importante l’intima unione e l’interiorizzazione nella propria psiche.

Il Simbolo nel momento Sacro è ricevuto e codificato in via puramente emotiva interiore, cardiaca o viscerale a seconda della vibrazione del ricevente.
Raramente arriva alla sfera intellettuale se non in un secondo momento, anche se l’incipit al contatto con esso, può essere di tipo razionale.
L’uomo quando entra nel proprio Tempio Sacro, figurato o reale, si predispone emotivamente, si silenzia razionalmente, rallenta il suo tempo, dilatandolo…e in stato ricettivo trova il simbolo che gli mostra una particolare forma di energia, di geometria, di vibrazione… in tale stato percettivo la persona vive uno stato di consapevolezza, più intensa e profonda. Entra in contatto con parti del proprio Sé nuove e sconosciute, percepisce nuove sensibilità e contatti col mondo.

Ma di nuovo, questi simboli non sono da intendersi in modo materiale…nel Sacro i Simboli sono molto più sottili.
Questo è il vero Sacro: ciò che per noi è importante in profondità.
E non ciò che lo è secondo le convenzioni sociali o di gruppo.
Se poi le due cose combaciano, e spesso succede, bene, ma non facciamo l’errore di cadere in questa confusione.
Quante persone si mentono su questo gradino e perdono il loro Sacro…

E’ solo con questa sincerità e chiarezza che possiamo capire quali sono, per noi, i veri Simboli Sacri.
E’ quando si trova il proprio vero Sacro che esso ci può mostrare l’importanza sostanziale di come approcciare i nostri momenti più importanti della vita.
Non è quindi il tempio, non è la tunica o la cravatta, non è l’incenso o la musica angelica che crea il nostro Sacro, se non lo sentiamo interiormente non ci può essere.
Possiamo sforzarci, ma perderemmo solo tempo.
Il Sacro non viene con l’imitazione e la cultura.

Entriamo invece in sintonia con le nostre percezioni reali del Sacro, ascoltiamole, e tramite esse scopriamo i nostri Simboli Sacri…
I Simboli Sacri sono spesso nascosti, sotto la nostra percezione, ci parlano, eppure non sempre li riconosciamo…vanno scoperti con una capacità di ascolto sottile e il trovarli è un percorso di ascolto sia esterno che interno.
Possono essere degli oggetti apparentemente banali, la catenina che ci ha regalato nostra madre da bambini, il regalo di una persona cara persa, un oggetto sul tavolo con cui giocherelliamo sempre mentre prendiamo le decisioni più importanti, oggetti che ci aiutano e ai quali ci colleghiamo nei momenti topici.
Possono essere delle musiche o delle immagini o altre percezioni sensibili che ci pongono in stati di consapevolezza particolare, spesso per collegamenti con situazioni passate fortemente emotive.
Molti sentono come Simboli Sacri dei luoghi particolari, un Tempio, ma anche un bosco, una spiaggia, molti le altezze delle montagne o la profondità del cielo stellato…è possibile anche avere un luogo Sacro dove ci rifugiamo nel nostro immaginario, prima di addormentarci o appena svegli, creare in questo luogo il nostro tempio interiore e esso col passare del tempo acquisirà il carattere Sacro.
Infine possono essere Simboli Sacri anche persone o animali o piante.
Tante persone si ispirano a modelli di Maestri, Guru, altri si focalizzano sulle proprietà archetipali che incarnano gli animali e ne fanno un Simbolo Sacro, o ugualmente con le piante, tipo la Rosa per i RosaCroce, o il Loto per i Buddisti.
Ogni persona e ogni gruppo ha il proprio Sacro, soggettivo e unico.

Ma perché questo concetto, che ognuno deve ritrovare il proprio Simbolo Sacro personale, risulta spesso nuovo o addirittura difficilmente accettabile?

Ci insegnano che i Simboli Sacri, proprio perché Sacri, devono esserci dati…sono quindi quelli che ci sono stati insegnati, codificati mostrati, e pronti ad essere utilizzati…come è possibile questa cosa quindi?
La nostra cultura, soprattutto occidentale, nel corso dei secoli, ha fatto 2 cose che ci ha allontanato dai nostri Simboli personali e, coscienti di ciò, per rimanere comunque tranquilli nel nostro Sacro, ci siamo noi stessi dati dei simboli convenzionali per riempire questo vuoto di sacralità.
Questo è anche il motivo per cui molte persone oggi sono prettamente materialiste.

Vediamo questi due aspetti:

  1. Una certa visione del divino tale per cui la persona necessita di strutture intermedie tra l’uomo e il Sacro. Questo ci ha portato a pensare che il Sacro si trovasse solo nei Templi fisici e che questi fossero necessari. Per quanto sia sicuramente vero che il Tempio abbia una funzione catalizzante e utile, è importante che l’uomo si reimpossessi del proprio Sacro interiore fin nelle radici e viva il tempio esterno, con tutti i simboli ivi inclusi, come un sostegno e un supporto e non una necessità imprescindibile e quindi un limite.
  2. La visione illuminista-razionale ha allontanato l’uomo dalla propria naturale sfera magica e lunare, relegando il potere del simbolo in funzioni e luoghi ben definiti, controllandolo.

La riappropriazione del simbolo da parte dell’uomo e, soprattutto, dell’uomo da parte del simbolo, va di pari passo col momento Sacro, ed è esercizio difficile in una società che delimita, circoscrive e definisce nello spazio e nel tempo non solo i momenti profani, ma soprattutto il momento Sacro in modo netto e codificato ed essenzialmente vero solo se vissuto a livello di gruppo.
Ma questo passaggio uccide il vero Sacro e lo rende bugia.

E’ partendo dalla comprensione di questi concetti che ci si può riappropriare dei propri Simboli e del potere che essi ci daranno.
Questo è un percorso Lunare che non è in antitesi col momento Solare, ma lo bilancia e bilanciandolo, lo rinforza ed equilibra.
Attenzione con questo non si vuole sminuire i classici Simboli ritenuti Sacri, dato che sicuramente a livello di gruppo hanno una valenza fondamentale e spesso lo sono anche a livello personale, ma è necessario che ognuno riconosca la corretta valenza di ogni singolo simbolo nel proprio mondo e non si accontenti di “un cibo preconfezionato”, dato che la vibrazione per simpatia tra un Simbolo e una persona non sottostà mai a semplici leggi logiche né tanto meno può essere forzato esternamente.
O peggio ancora, si deve evitare di forzare un simbolo nel nostro esperire solo perché nel nostro gruppo esso è ritenuto sacro.

𝗜𝗹 𝗚𝗿𝘂𝗽𝗽𝗼

Dobbiamo infine trattare il secondo punto del binomio Simbolo e Sacro e riguarda l’esperienza di un Simbolo in un contesto Sacro predisposto.
Nei paragrafi precedenti abbiamo infatti necessariamente privilegiato l’esperienza diretta personale del Simbolo Sacro su quella di Gruppo, in particolare su quella delle istituzioni Sacre in ogni loro forma.
Ma questo è dettato prevalentemente da una necessità contingente, derivante da come il Simbolo sia percepito nella società moderna da parte delle persone; infatti molte, non riuscendo a riappropriarsi innanzitutto dei loro Simboli personali e fondamentali, uccidono il Simbolo nella loro gnosi e si precludono l’accesso a questo linguaggio ampio e potente.

È tuttavia vero che diverse realtà filosofiche-mistiche perpetuano e vivono il rito del Simbolo, spesso con modalità anche simili.
Queste modalità diventano quindi mezzo (nella forma passiva) e strumento (in quella attiva) catalizzante per gli Adepti che intraprendono tale percorso.
Vi sono infatti luoghi, ancora oggi, dove la pratica è viva e si officia il Simbolo con modalità Sacre.
Alcuni affermano il contrario, probabilmente non sono stati fortunati o non sono ancora pronti, dato che l’esperienza della bellezza di un quadro dipende in parte dal pittore ma in gran parte dalla sensibilità artistica dell’osservatore stesso.
Bisogna innanzitutto premettere che spesso molte correnti filosofiche e religiose si rinnovano nelle forme esteriori e a volte persino nelle loro ontologie portanti (…) e questo è sempre fonte di grandi discussioni interne.

Ma a ben notare non toccano mai, invariabilmente, i loro Simboli Sacri: perché le forme vettoriali simboliche, che sono la chiave di accesso alle loro stanze più intime, devono per forza rimanere invariate.
È la legge del Simbolo.
Cambiare il simbolo significherebbe accedere a stanze diverse, esperienze diverse e il corpo sottile si indebolirebbe inevitabilmente.
Nel Sacro si possono cambiare le forme esteriori, le ritualità, modificare le strutture filosofiche, aggiornare il percorso cognitivo e il linguaggio, ma cambiare i simboli portanti significa rivolgersi ad un’energia diversa.
Persino nel mondo profano, si ha percezione dell’importanza di questa cosa, quando si ha a che vedere con i loghi (nome profano di una forma simbolica) delle aziende stesse: difficilmente si cambia logo a cuor leggero…persino nel profano.

E questo è dovuto al rapporto tra il simbolo e le energie sottili che sottende, come già spiegato nella seconda parte di questo percorso, dove abbiamo visto i Simboli come linguaggio della Geometria Sacra.
Ecco che capire l’importanza del Simbolo Sacro condiviso da un gruppo di persone, durante un rito in un tempio, diviene il primo passo per entrare in questa dimensione.
Il rito ha una funzione pratica ben precisa nel mondo del Sacro.
Nel rito i movimenti, la gestualità, il parlare o essere silenti, è preordinato nei minimi dettagli. Nulla è lasciato al caso.
Questo armonizza il gruppo e silenzia il mentale a partire dal suo lato egoico.
La scimmia è momentaneamente imbavagliata.
In tale situazione, se i partecipanti hanno la giusta predisposizione e presenza, e gli officianti sono cardiaci e sinceramente intenzionati, la vibrazione del tempio sale e il Simbolo che viene mostrato, acquista una vita propria che impressiona in modo profondo chi ne fa esperienza.
Il Simbolo in questi contesti è sempre scelto con estrema attenzione e viene veicolato dopo la giusta preparazione, affinché la ricezione dello stesso avvenga quando l’Adepto sia nel suo momento ricettivo più intenso.

In genere in tali momenti il Simbolo Sacro viene preceduto da una serie di dichiarazioni che ne presentano la forza, le caratteristiche e la valenza, sia in modo esplicito che a volte in modo allegorico.
Si spiega anche perché si ha accesso a tale Simbolo e che utilizzo farne.
Il Rito tratta tutti questi aspetti con profonda attenzione, esso è una rappresentazione tragica nel senso funzionale emotivo del termine, affinché l’adepto sia aperto emotivamente, interrompa la sfera razionale e abbia un’impressione psichica ed emotiva intensa del Simbolo.
Questo permette di stabilire una connessione viva tra la persona e il simbolo duraturo nel tempo.
In alcuni riti, la visione del Simbolo è il momento apicale del rito e spesso dopo tale momento il rito diventa più sopito per permettere al Simbolo di decantare in profondità senza essere contaminato.
E’ utile ricordare che tali momenti dovrebbero essere seguiti da un periodo preferibilmente di solitudine fino al successivo sonno e che il miglior modo per prepararsi sia con digiuno.
Questi riti devono inoltre essere vissuti con il dovuto spazio temporale tra di loro affinché l’elaborazione del Simbolo ricevuto sia sufficientemente sedimentato e definito.
Spesso alcuni ricercatori tralasciano questo ultimo aspetto, probabilmente per una non totale comprensione della valenza temporale di un percorso così delicato che non può estraniarsi dai ritmi della natura.

Questo porta a due effetti negativi nel rapporto coi Simboli: una potenziale profanazione del potere del Simbolo in sé e una difficoltà nell’assimilazione dei diversi Simboli in tutti i loro aspetti più sottili e sfuggenti.
Il ritmo e il senso del tempo, nello studio della via Simbolica, sono fondamentali: si può rallentare se necessario o conveniente, ma non si deve mai accelerare.

Questa parte del trattato sui Simboli, per chi non avvezzo alla sfera del Sacro e al suo linguaggio precipuo può forse sembrare spiazzante o di difficile comprensione. Del resto trattare i Simboli senza uno sguardo sul loro aspetto Sacro sarebbe non solo riduttivo, ma altamente improprio in quanto è proprio nella sfera del Sacro che i Simboli trovano una delle loro maggiori espressioni e funzionalità soprattutto nella loro valenza attiva.

 

Federico Gualdi. Seguimi su Facebook