SIMBOLO 1: INTRODUZIONE E STRUTTURA COGNITIVA

 

Il linguaggio si esprime attraverso infinite modalità.
Fra le possibili strade, il simbolo è uno di quelli che ha sempre affascinato, probabilmente per la sua capacità di parlare contemporaneamente su diversi livelli e per la sua predisposizione all’analogia, un metodo particolare per raggiungere la conoscenza.

Simbolo, etimologicamente significa mettere insieme, symballo.
Cosa mette insieme il simbolo?
Il simbolo accomuna, avvicina, traccia un percorso tra un segno geometrico esterno, il significante, e un contenuto concettuale interno, il significato; ma lo fa in modo diverso rispetto alla parola, che utilizza un metodo chiaro, razionale e ben regolato.

Nel simbolo, significato e significante giocano un rapporto amoroso dinamico e destrutturato, dove spesso non si capisce chi sia il padrone e chi il servitore.

Analizziamo innanzitutto il potere e la valenza del simbolo per l’uomo.

Una delle caratteristiche principali dell’uomo è la sua capacità di astrazione.
Questa capacità di strutturare ragionamenti per astrazione, in particolar modo complessi, determina una grande potenzialità creatrice nel percorso del sapere.
E il simbolo, nelle astrazioni, è strumento intellettivo attivo-attivante.
Focalizziamoci ad esempio, per vedere meglio la sua funzione nel processo cognitivo, sui concetti matematico-numerici.
In tale ambito il percorso, dalla matematica semplice alla complessa, è sicuramente molto articolato e durante il percorso si fa uso imprescindibile del simbolo… cifre, operazioni, lettere greche e tanto altro…
Tramite tutta questa gamma di simboli, non solo si concettualizza in modo sempre più profondo il mondo matematico, ma usando i simboli come base di astrazione, si ottengono nuovi concetti, sempre più complessi.
Il simbolo è il mezzo principale in questa scalata verso l’alto.
E questo sia sulle proprietà quantitative (la matematica come disciplina stessa) che qualitative (le caratteristiche dei numeri in senso ontologico, come vengono ad esempio studiati nella Tetraktys di Pitagora).
Tanto più i concetti sono complessi, tanto più numerosi sono i simboli e le loro valenze.
Sarebbe stato praticamente impossibile arrivare ai risultati tecnico-scientifici di oggi senza l’utilizzo dei simboli.

𝐋𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐠𝐧𝐢𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐦𝐛𝐨𝐥𝐨

Vediamo il primo simbolo in matematica e, tramite esso, cerchiamo di capirne il momento cognitivo.
Quando scriviamo 1, nella sua forma geometrica, ossia il segno “1”, esso ci veicola l’idea dell’unità che si vivifica in noi. ”1” cioè il segno è la prima esperienza percettiva che poi, solo in un secondo momento, tramite il nostro percorso associativo, ci porterà al concetto astratto dell’unità.

Ecco che troviamo 3 momenti chiave nella simbologia:

1) La percezione del segno simbolico tramite i sensi
2) Il percorso di elaborazione interno
3) Il concetto risultante finale

Ora in questi 3 momenti, il simbolo ci parla e ci mostra diverse cose, e ad ognuno mostra spesso cose diverse.

1) La percezione del segno

Innanzitutto vi è la percezione del simbolo parte dai sensi (vista – udito – tatto etc..), e questo dà le stesse informazioni ad ogni uomo. Il segno risulta e viene letto in modo uguale da chiunque.
Il simbolo ha quindi un momento oggettivo per tutti in modo indistinto, dal punto di vista percettivo. E questo è fondamentale per creare una base di linguaggio comune. Il simbolo è uguale e paritario…al re e al mendicante si mostra nella stessa forma.

Questa è una premessa fondamentale per costituire un linguaggio universale ad ogni uomo, nel tempo e nello spazio. E pochi linguaggi hanno questo potere quanto il simbolo. Sicuramente ne è sprovvista la parola.
Questo ha determinato un utilizzo del simbolo per comunicare messaggi importanti, nello spazio e nel tempo sin dai tempi più remoti. Ecco che il primo punto del percorso cognitivo ha già in sé una valenza fondamentale nella comprensione della forza del simbolo.

2) Il percorso interpretativo

Col secondo momento, l’elaborazione interiore del simbolo, entriamo nel campo soggettivo e ogni coscienza codifica ed effettua un percorso interiore particolare, frutto del lavoro passato e delle idee principali che costituiscono la sua forma mentis.

Per ognuno il simbolo è fonte di risposte differenti.
Ed è nei simboli fondamentali, quelli base, come i numeri o le lettere, che la coppia significante-significato è più aperta, più rarefatta, e tale gioco crea molteplici percorsi.
Ed è qui presente molta dell’arte creativa del simbolismo.
Questa è un’altra forza del simbolo: esso sottende ad un ventaglio di possibilità così vasto, che l’interpretazione è opera puramente personale e quasi incomunicabile a livello razionale tra i vari sperimentatori.

Esso ci porta dall’ontico (contenitore, forma esteriore, apparenza) all’ontologico (contenuto, significato, conoscenza), ma in chiave soggettiva, unica.
La croce, il Tao, o l’∞ o l’occhio di Horus; a seconda delle persone, latitudini e periodi storici, troviamo significati molteplici, a volte in contraddizione tra loro, eppure tutti coerenti e sostenibili.
Il simbolo è quindi, ad un’analisi profonda, un viaggio dentro noi stessi, e in tale viaggio, l’importante non è tanto la decodifica finale, ma il processo associativo interiore.

Poiché il simbolo ci parla 2 volte: all’atto pratico ci indica un messaggio nascosto in esso, e questo ha un aspetto operativo; ma nel percorso stesso, esso si fa catalizzatore, per aiutarci a sviluppare in noi associazioni che ci parlano, a loro volta, di ciò che noi siamo come esseri e di dove ci stiamo dirigendo; e questo è l’aspetto speculativo-introspettivo.
Il simbolo quindi apre colui che lo sperimenta, lo pone in azione e lo stimola su tutti i livelli, anche quelli inconsci.

Repulsioni e attrazioni verso alcuni simboli o figure geometriche, non si spiegano se non sotto l’ottica del movimento che il simbolo stimola nel nostro essere.
È anche per questo che l’inconscio ci parla, nel sogno, tramite i simboli.
L’inconscio è arazionale per definizione, e per comunicarci, disdegna la parola, chiusa ontologicamente; ricorre invece al linguaggio simbolico, linguaggio più aperto e adatto, nelle sue forme sfuocate, a veicolare significati eterogenei e profondi.

È proprio qui, nell’inconscio, che questo secondo momento trova il suo terreno più fertile.

Perché nel sogno, se siamo pronti a guardarci interiormente, in modo neutro, possiamo cogliere il percorso che avviene nella nostra mente e come essa vesta i concetti di simboli particolari; l’aspetto interessante del sogno è il che concetto viene rivestito di un simbolo ben particolare: in funzione esattamente di come noi ragioniamo e vediamo il vissuto.
Ecco che interpretare i sogni ha non solo la valenza di dirci cosa è contenuto nel nostro inconscio, ma anche di mostrarci come noi viviamo-strutturiamo sia il mondo esterno sia il nostro io interiore.

Il simbolo, come significante, è anche un vestito protettivo per i significati.

Nella persona, se non è ancora il momento giusto per il lavoro di decodifica simbolica, in particolar modo nei sogni o nelle visioni, il messaggio ricoperto dal simbolo, in quanto vestito protettivo, rimane comunque integro, vivo e attivo, e pur restando velato a livello conscio, lavora dentro, sottoterra, portandolo comunque nel nostro cammino; il messaggio inconscio-simbolico diviene parlante e ci porta all’azione.
I simboli, tutti, non solo quelli del sogno, vanno vissuti quindi interiormente, nel tempo e nel corpo. In silenzio e con calma. Digeriti.

Non devono essere scoperti, svelati, bruciati…per generare devono stare nell’umido della terra, come una radice; solo così possono generare continuamente infinite potenzialità.

Proprio per questo i simboli non vanno mai cristallizzati…razionalizzarli è ucciderli.

Non si deve mai cadere in questa facile tentazione.

3) Il concetto finale

Il terzo momento del percorso simbolico è infine il concetto risultante che appare alla nostra coscienza.

Esso è la risultante tra lo stimolo soggettivo e il percorso interno, ed è la nostra relazione cosciente col simbolo. Esso ci dice come noi ci poniamo rispetto ad esso e il rapporto che abbiamo con tutta la sfera che sottende.

Questo risultato può essere razionale, emotivo, animico, estetico, mnemonico, può essere una miscela di tutti questi percorsi. Qualunque esso sia, il concetto è una voce che ci dà una conoscenza diretta, passando da forma a concetto spesso senza utilizzo di sovrastrutture logiche.
E in questo ultimo passaggio il concetto viene protetto e adattato al fruitore in modo da renderlo utilizzabile e attuale al mondo del ricevente. Anche in questo, il simbolo ha una forza intrinseca unica che pochi altri linguaggi mostrano.
Da questo punto di vista il simbolo possiede un’intelligenza interiore che nessun manipolatore potrà mai scalfire. Il contenuto dentro il Simbolo è difeso, nascosto e inattaccabile. Ed è utilizzabile solo da colui che possiede la chiave corretta per aprirlo ed attivarlo. Per gli altri resterà semplice rumore di fondo, a volte persino muto, ma senza comunque mai arrecare alcun danno a coloro che non saranno pronti ad utilizzarlo.

Nel simbolo il messaggio viaggerà intatto e puro nel tempo, nello spazio e tra l’umanità in piena sicurezza, senza deturpazioni e quando sarà il momento esso mostrerà il suo frutto con la giusta forza indipendentemente che sia passato un sol giorno o infinite ere.

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Del simbolo vi sono molti altri affascinanti aspetti da affrontare, come quando si ascoltano i 13 Preludi per Piano di Rachmaninoff…ognuno è interessante in sé…ma solo tutti insieme danno l’opera completa.

 

Federico Gualdi. Seguimi su Facebook