Lucifero e Satana

Prima di esporre l’etimologia dei due nomi Lucifero e Satana, vorrei raccontarti una storiella. Non so come sia nata, non ero presente, ma, a un certo punto, la storia di Lucifero prese una piega strana.

Sembra che tanto tempo fa, ma proprio tanto, Lucifero fosse un Angelo, ma non uno qualunque: il più “bello”, il più “splendente”, il più “intelligente”, era addirittura il favorito di Dio (comunque non doveva essere il più “furbo”, tenendo conto della conclusione del racconto). Adesso non mi chiedere cosa sia un Angelo, perché è una storia molto lunga, ma soprattutto è diversa da come ti è stata raccontata. Inoltre, non vorrei essere “torturato” perché mi limito ad affermare che «gli angeli sono i poteri nascosti nelle facoltà e negli organi dell’uomo».

Per il momento accontentati di conoscere l’etimologia della parola, deriva dal greco ánghelos (ebraico malàkhìm), “messaggero”. Ad un certo momento della storia degli Angeli, non si sa bene perché, non si sa come, ma Lucifero, guardandosi un giorno nello specchio, uscì “fuori di testa”, ed incominciò a farneticare: «Come sono bello! Come sono intelligente! Come sono luminoso! Perché devo fare il messaggero di Dio? Ho deciso: faccio uno sciopero, anzi, meglio, un colpo di stato!». La cosa incredibile è che la sua follia, la sua megalomania, nel giro di poco tempo divenne contagiosa.

Moltissimi altri Angeli si unirono al progetto. Che Lucifero volesse diventare il nuovo “principale”, francamente posso pure capirlo, ma cosa cercassero gli altri Angeli, non sono ancora riuscito a capirlo. Ammesso, e non concesso, che Lucifero fosse riuscito nel suo intento, gli altri Angeli avrebbero, comunque, continuato a fare i “messaggeri”. A meno che … vuoi vedere che … anche tra gli Angeli ogni tanto si fa sentire il problema “occupazione lavorativa”? Sta di fatto che scoppiò una rivolta, che ovviamente finì come tutte le rivolte male organizzate: Lucifero e tutti i suoi amici furono scacciati dal “Regno dei Cieli” e sai dove finirono?

Sulla Terra! Ma, mi domando e dico, con tutti i miliardi di pianeti che ci sono nell’universo, proprio sulla Terra dovevano finire il Ribelle e i suoi Soci! Non bastassero le sonore “mazzate” che avevano preso, fecero una caduta così violenta, ma così violenta, da perforare la Terra e raggiungere il suo nucleo. Ora, tutti sanno, anche i bambini, che al centro della Terra non si vive proprio bene, perché fa un caldo dell’inferno, per cui, vuoi per le bastonate prese, vuoi per la caduta, vuoi per il caldo infernale, a quei poveri diavoli dovevano girare le scatole non poco. Quando qualcuno di essi, con molta fatica e dopo molto tempo, riuscì ad arrivare sulla superficie terrestre, non gli parve vero di vederla popolata da esseri che si definivano “i figli di Dio”. Fu così che, non potendosela prendere con il “Padre”, iniziarono a divertirsi con i “Figli”.

Adesso non pensare che non ci sia un fondo di verità nella storiella che, con l’aggiunta di una spruzzata d’ironia, ti ho raccontato. Ogni storia ha un fondo di verità. Tutto dipende da come si racconta e i significati attribuiti ai vari simboli inseriti nella storia. Su di essa ti dirò meglio in seguito.

1.1    Lucifero

Per il momento vorrei analizzare la definizione del termine “lucifero”. Deriva dal latino lucifer , “portatore di luce”, composto di lux, lucis, “luce”, e ferre, “portare” e derivante a sua volta dal greco phosphoros composto di phos, “luce” e pherein, “portare”

Inoltre, Lucifero era l’epiteto del pianeta Venere sia in ambito pagano sia in quello astronomico per le sue apparizioni mattutine, per le sue manifestazioni all’aurora, anticipando così la luce del giorno.

La graziosa stella, La quale lieta si leva inanzi a l’alba, e lucifero ha nome. [Torquato Tasso]

Siccome a Venere sono associate evidenti qualità femminili, essendo le istituzioni religiose monoteiste (nella loro versione essoterica ovviamente) anche misogine, cioè maschiliste, quale miglior nome per il Diavolo: Lucifero!

<Però, se permetti, c’è qualcosa che non quadra! Se Lucifero significa portatore, dispensatore di luce, com’è possibile identificarlo con il buio, come lo associo all’oscurità?>

È qui il mistero! Tu parli così perché non conosci la “tortuosità” del pensiero umano. Devi sapere che nella Bibbia, in tutta la Bibbia, Vecchio e Nuovo Testamento, di Lucifero non c’è la minima traccia, tranne che in due passaggi, due riferimenti che con il Diavolo, con il Demonio, con Satana, non hanno nulla da spartire. Sono stati però utilizzati per affermare che Lucifero sia il nome di Satana prima della celebre “caduta”.

Il primo a proporre l’accoppiata Satana-Lucifero sembrerebbe sia stato Origene Adamanzio (Alessandria d’Egitto, 185 – Tiro, 254), a cui fecero seguito Tertulliano, San Cipriano di Cartagine, San Gregorio Magno, San Bernardo di Chiaravalle e Sant’Agostino di Canterbury. I cosiddetti “Padri della Chiesa” concordavano, in sostanza, nell’affermare l’originario stato angelico di Satana, il cui nome prima della caduta era, ovviamente, Lucifero.[1] Ai suddetti nomi va poi aggiunto quello di Tommaso d’Aquino (Roccasecca, 1225 – Fossanova, 1274), il quale, non solo accetta l’identificazione di Lucifero con Satana, ma addirittura afferma che solo ritenendo vera tale identificazione si può mostrare l’origine, il principio del cosiddetto mysterium iniquitatis, “mistero dell’iniquità”.

<Cosa è il “mysterium iniquitatis”?>

 In parole semplici è il mistero legato all’iniquità delle differenti condizioni umane, cioè il mistero legato alle domande del tipo: «Perché gli uomini non nascono tutti uguali?», «Perché Dio permette o decide che un uomo nasca ricco, sano, e talentuoso, e un altro nasca invece malato e povero, o tutt’e due le cose insieme?»

Secondo te Tommaso d’Aquino quale risposta fornisce alle suddette domande?

<Lucifero-Satana!!!>

Con buona pace della legge del Karma!

Secondo me, Tommaso d’Aquino era un uomo che amava “semplificare”; mettiamola così, va, altrimenti mi toccherebbe dire la mia sulle capacità di sintesi di Tommaso d’Aquino.

Ora, fai molta attenzione ai vari motivi addotti dai Padri della Chiesa, per giustificare la loro tesi sulla sostanziale identità tra Lucifero (prima della ribellione) e Satana (dopo la caduta).

Iniziamo con il primo riferimento:

4 Tu pronunzierai questa sentenza sul re di Babilonia e dirai: «Come è finito l’oppressore, l’esattrice d’oro è finita. 5 L’Eterno ha spezzato il bastone degli empi, lo scettro dei despoti. 6 Colui che nel suo furore per­cuoteva i popoli con colpi incessanti, colui che dominava con ira sulle nazioni è inseguito senza misericordia. 7 Tutta la terra riposa tran­quilla, la gente erompe in gridi di gioia. 8 Perfino i cipressi e i cedri del Libano gioiscono per te e dicono: “Da quando sei atterrato, nessun ta­gliabosco è più salito contro di noi”. 9 Lo Sceol di sotto è in agitazione per te, per farsi incontro al tuo arrivo; esso risveglia gli spiriti dei tra­passati, tutti i principi della terra; ha fatto alzare dai loro troni tutti i re delle nazioni. 10 Tutti prendono la parola per dirti: “Anche tu sei diven­tato debole come noi e sei divenuto simile a noi. 11 Il tuo fasto è precipi­tato nello Sceol assieme al suono delle tue arpe; sotto di te si stende un letto di vermi e i vermi sono la tua coperta”. 12 Come mai sei caduto dal cielo, o Lucifero, figlio dell’aurora? Come mai sei stato gettato a terra, tu che atterravi le nazioni? 13 Tu dicevi in cuor tuo: “Io salirò in cielo, innalzerò il mio trono al di sopra delle stelle di Dio; mi siederò sul monte dell’assemblea, nella parte estrema del nord; 14 salirò sulle parti più alte delle nubi, sarò simile all’Altissimo”. 15 Invece sarai precipitato nello Sceol, nelle profondità della fossa. 16 Quanti ti vedono ti guardano fisso, ti osservano attentamente e dicono: “È questo l’uomo che faceva tremare la terra, che scuoteva i regni, 17 che ridusse il mondo come un deserto, distrusse le sue città e non lasciò mai andar liberi i suoi prigio­nieri?”. 18 Tutti i re delle nazioni, tutti quanti riposano in gloria, cia­scuno nel proprio sepolcro; 19 tu invece sei stato gettato lontano dalla tua tomba come un germoglio abominevole, come un vestito di uccisi trafitti colla spada, che scendono sui sassi della fossa, come un cadavere calpestato. 20 Tu non sarai riunito a loro nella sepoltura, perché hai di­strutto il tuo paese e hai ucciso il tuo popolo; la discendenza dei malfat­tori non sarà più nominata. 21 Preparate il massacro dei suoi figli a causa della iniquità dei loro padri, perché non si alzino più a prendere possesso della terra e a riempire la faccia del mondo di città. 22 “Io mi leverò contro di loro”, dice l’Eterno degli eserciti, “e sterminerò da Ba­bilonia il nome e i superstiti, la progenie e la discendenza”, dice l’E­terno. 23 “Ne farò il dominio del porcospino e paludi di acqua; la spaz­zerò con la scopa della distruzione”, dice l’Eterno degli eserciti». [Isaia 14:4-22]

Ho riportato quasi per intero il capitolo, ti sembra che si faccia riferimento al “Diavolo”, al “Demonio”, a “Satana”? Si accenna a qualche angelo sotto qualsiasi forma?

<Se devo essere onesto, no! Mi sembra si faccia riferimento a un ipotetico “re di Babilonia”, inoltre c’è anche la domanda retorica: «è questo l’uomo che faceva tremare la terra […]?». Non credo che ci possano essere dubbi al riguardo.>

«Non c’è peggior sordo di chi non vuol ascoltare!», anche se in questo caso sarebbe meglio dire che «non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere!».

Per fortuna sembra sia ormai assodato, acclarato, dalla maggior parte degli interpreti (per non dire tutti), ciò che è ovvio, cioè la stella di cui si parla, il lucifero (cioè il portatore di luce), è il “Re di Babilonia”. Se poi uno vuole vederci altro, è un problema tutto suo.

Osserva, ora, quanto dice Ezechiele:

1 La parola dell’Eterno mi fu rivolta, dicendo: 2 «Figlio d’uomo, di’ al principe di Tiro: Così dice il Signore, l’Eterno: Poiché il tuo cuore si è innalzato e hai detto: “Io sono un dio; io siedo su un trono di dei nel cuore dei mari”, mentre sei un uomo e non un dio, anche se hai fatto il tuo cuore come il cuore di Dio. 3 Ecco, tu sei più savio di Daniele, nessun segreto rimane nascosto a te. 4 Con la tua sapienza e con la tua intelli­genza ti sei procurato ricchezze e hai ammassato oro e argento nei tuoi tesori; 5 con la tua grande sapienza, con il tuo commercio hai accre­sciuto le tue ricchezze, e a motivo delle tue ricchezze il tuo cuore si è in­nalzato». 6 Per questo così dice il Signore, l’Eterno: «Poiché hai fatto il tuo cuore come il cuore di Dio, 7 perciò ecco, io farò venire contro di te le più terribili nazioni; essi sguaineranno le loro spade contro lo splen­dore della tua sapienza e contamineranno la tua bellezza. 8 Ti faranno scendere nella fossa e tu morirai della morte di quelli che sono trafitti nel cuore dei mari. 9 Continuerai tu a dire: “Io sono un dio”, davanti a chi ti ucciderà? Ma sarai un uomo e non un dio nelle mani di chi ti tra­figgerà. 10 Tu morirai della morte degli incirconcisi per mano di stra­nieri, perché io ho parlato», dice il Signore, l’Eterno. [Ezechiele 28:1-10]

Secondo te c’è qualche relazione con il “Diavolo”, il “Demonio”, il “Satana”? Si accenna mai a un uomo o a un angelo di nome Lucifero (in ebraico helel)?

<Mi stai prendendo per i fondelli? Qui si parla di un fantomatico “principe di Tiro” e, comunque, si fa riferimento esplicito a un uomo. Di nuovo, cosa c’entra Lucifero?>

Appunto cosa c’entra Lucifero!?!

Alcuni hanno voluto tirare in ballo le parole di Cristo stesso, che implicitamente riconosce l’identità dell’Angelo caduto come Satana quando afferma: «Io vedevo Satana cadere dal Cielo come la folgore». [Luca 10:18]

Qui mi devo fermare un attimo, perché altrimenti la confusione regna sovrana. Ammettiamo, per semplicità, di prendere alla lettera le parole di Cristo. Sorge spontanea la domanda: «Cosa c’entra Lucifero?»

<Se non erro, nella frase non esiste nessun accenno a Lucifero. L’unico a cadere è Satana. Dov’è l’arcano?>

Semplice: i padri della chiesa “fiduciosi” che in Isaia 14:12 (vedi sopra) si stia parlando di un angelo di nome Lucifero e non di un uomo, ossia del re di babilonia, hanno fatto due più due, risultato, cinque!

<Come cinque? Due più due non fa quattro?>

In matematica, sì! Ma, qui, non mi sembra si stia facendo matematica.

Chiarito, almeno per me, che l’associazione Satana-Lucifero, non è proponibile alla luce dei versi di Isaia 14:4-22, resta il problema di chiarire che cosa intendesse dire Cristo con quella frase così esplicativa e sibillina: «Io vedevo Satana cadere dal Cielo come la folgore». Adesso dovrei aprire una parentesi e accennarti ad alcuni fatti che esulano dal tema in questione, cioè dovrei soffermarmi sulla figura di Gesù Cristo, sulla sua venuta e, quindi, sul “vero” significato da attribuire alle sue parole. Per fare questo, però, dovrei introdurre tutta una serie di premesse che giustifichino la tesi che intendo sostenere. Siccome ciò non è possibile, è meglio tacere.

<Mi piacerebbe sentire la tua tesi, anche se non è sostenuta dalle premesse.>

Come preferisci, però, prima, è bene specificare, che non è soltanto la mia tesi, ma anche di tutti quelli che affrontano la questione con un modesto “buon senno”.

La tesi afferma che la venuta e la parola di Gesù Cristo cambiano la visione tradizionale del Dio biblico. Scompare, cioè, l’immagine del Dio “vendicativo”, “violento”, quello con la “spada con il doppio taglio”, sempre pronto a premiare, ma ancor di più a castigare, a punire, e viene sostituita da quella di un Dio che ama. Già, perché questo è Dio: AMORE!

Se Dio è Amore, allora il satan che senso ha? Scompare la sua funzione! Il satan ha un bel da dire: «guarda che quel tizio si è comportato male!»  «Guarda che quell’uomo, o quella donna, ha commesso un peccato!» Se Dio è amore incondizionato, il satan può sgolarsi quanto vuole, tanto non ha alcun potere sulla Volontà Divina. Insomma, con la venuta di Gesù Cristo, il satan si ritrova disoccupato, in cassa integrazione o, se preferisci, in pensione. Il suo ruolo di accusatore, di avversario, di oppositore, di contraddittore, di calunniatore, di bastian contrario è finito!

<Non è per essere pignoli, però, se non ricordo male, quel “monello” di satan possedeva anche altre funzioni, ad esempio quelle d’insinuatore, di suggeritore, d’istigatore, d’ingannatore, di tentatore. Tutte queste funzioni potrebbero essere rimaste.>

Già … buona osservazione! Forse non è andato in pensione, forse lavora part-time!

Chiuderei l’abbinata Lucifero/Satana riportando il passo dell’Apocalisse ove si legge:

«E ci fu una battaglia nel Cielo: Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone. Il dragone e i suoi angeli combatterono ma non vinsero, e per loro non ci fu più posto nel Cielo. Il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù: fu gettato sulla terra, e con lui furono gettati anche i suoi angeli.» [Apocalisse 12:7-9]

Anche in questo caso come puoi notare di Lucifero non si parla, non si fa alcun accenno all’accoppiata Lucifero/Satana. Si accenna invece ad un ipotetico “dragone”, anche nominato “serpente antico”, che è chiamato “diavolo e satana”.

Avendo già dato sui suddetti termini in precedenza, non credo sia il caso di tornarci, mentre è proprio il caso di soffermarsi su alcuni aspetti di Lucifero che dovrebbero, come si dice, “tagliare la testa al toro” e chiudere definitivamente la questione.

Lucifero nei primi anni della Chiesa, prima che venisse fuori la storiella della “caduta” e l’associazione con Satana, era considerato un nome bellissimo e degno di essere portato sia dai bambini dell’epoca, sia “nientepopodimenoche” dal vescovo di Cagliari (peraltro fatto santo, San Lucifero, morto nel 370).

Se poi non fossi ancora convinto, ti faccio presente che, sempre all’inizio dell’avventura cristiana, il termine lucifer era un appellativo con cui veniva indicato, apostrofato Cristo, cioè il “portatore di luce”, la “luce del mondo”, “luce e splendore” del Padre.[2]

Non bastasse in 2Pietro 1:19 si legge: «Noi abbiamo anche la parola profetica più certa a cui fate bene a porgere attenzione, come a una lampada che splende in un luogo oscuro, finché spunti il giorno e lucifero (ossia la stella mattutina) sorga nei vostri cuori». Per non accennare al fatto che per due volte, in Apocalisse 2:28 e 22:16, Gesù è nominato “stella del mattino” (che ti ricordo essere “lucifero”).

A questo punto è opportuno fare un accenno alla mitologia del nome lucifer.

In quella romana, Lucifer è una divinità corrispondente a quella greca Phosphoros, “Torcia dell’Aurora”, nome dato alla “Stella del mattino”, cioè a “Venere” (che per inciso rappresenta anche la “dea della bellezza”, corrispondente, in parte, alla divinità greca Afrodite) perché era la prima luce che anticipava il “Sole”. Era figlio di Eos, “dea dell’Aurora” (da cui l’appellativo “Torcia dell’Aurora”) e del Titano Astreo e fu padre di Ceice (Ceyx), re di Tessaglia, e di Dedalione.[3]

Lucifero, la “stella del mattino”, a seguito del grande fascino emanato dall’immaginario legato alla luce, fu associato anche ad altre divinità, ad esempio, in Siria, a quella nota con il nome di Astaroth, con Ishtar per i Babilonesi; Astarte per i Fenici; Inanna per i Sumeri. Presso gli indù, il dio che può essere paragonato a Lucifero è Savitar, “sole sorgente”, associato alla bellezza e alla conoscenza. Per i Maya, in Messico, il dio in relazione con la luce (e quindi con il sole) è Quetzal, il “serpente piumato”, incarnazione del cielo; ha come complementare il “serpente a sonagli”, incarnazione della terra (con una non lontana allusione al dualismo Lucifero-Satana di cui ti dirò dopo).

Siccome non si può mai stare tranquilli, è bene ti accenni a ciò che nell’ultimo secolo, forse due, si asserisce nel nome della cosiddetta “Vecchia Religione”, anche chiamata “Tradizione Italiana”, “Stregoneria Italiana” o “Stregheria”.[4] La suddetta religione asserisce l’esistenza di un Dio, di nome “Lucifero”[5] o Dianus, Signore della Luce e del Mattino, fratello e consorte della dea Diana, anche noto come Dis (Kern), nell’aspetto di Dio della Morte e dell’Aldilà, e come Lupercus, nell’aspetto di “Figlio della Promessa”, portatore di Speranza e Luce. É chiaramente legato, ovviamente, agli antichi misteri del dio etrusco Tinia, e di quelli greco-romani come Pan, Bacco, Dioniso e Apollo. Dianus-Lucifero è anche apostrofato con i seguenti appellativi: il Cornuto (signore delle foreste selvagge e dio della fertilità e sensualità, nonché della vita e morte), l’Incappucciato (signore degli animali e delle piante; re del raccolto e signore della flora, Rex Nemorensis, simile al Greenman dei Celti), l’Anziano (signore della saggezza e guardiano dei santuari).

Chiarito che il termine “Lucifero” risale a molti secoli prima della cristianizzazione, nasce spontanea la “domanda delle 100 pistole”: «Perché i padri della chiesa hanno sentito il “dovere” di abbinare, di associare Satana e Lucifero? Perché non andava bene soltanto Satana? Che senso ha voler vedere le due figure unite, congiunte nella superbia e nel male?»

La risposta non è semplice, nel senso che, con ogni probabilità, non c’è un’unica spiegazione. Tralasciando quella fornita da Tommaso d’Aquino[6], quale potrebbe essere la ragione vera? Prima di tentare una possibile risposta ad una siffatta angosciante e misteriosa domanda, però, cerco di dire qualcosa sul nome Satana.

1.2    Satana

Deriva dall’ebraico satàn, ossia “nemico”, “avversario”, “oppositore”, “ostacolatore”, “accusatore in giudizio”, “contraddittore” (greco satàn o satanâs da cui anche “satanasso”, arabo šayṭān). Relativamente ai termini “accusatore” e “contraddittore” non ho molto da eccepire, almeno per il momento; per quanto attiene invece ai termini “avversario”, “nemico”, “oppositore” qualche cosina, invece, ho da obiettare. In primis: “nemico”, “oppositore”, “avversario”, di chi?

<Come di chi? Di Dio è ovvio!>

Ovvio? Mica tanto!

Il termine ebraico satàn è utilizzato per la prima volta nella storia di “Balaam e dell’asina”:

[7]20 Dio venne la notte a Balaam e gli disse: «Se quegli uomini sono venuti a chiamarti, alzati e va’ con loro; ma farai ciò che io ti dirò». 21 Balaam quindi si alzò la mattina, sellò l’asina e se ne andò con i capi di Moab. 22 Ma l’ira di Dio si accese perché egli era andato; l’angelo del Signore si pose sulla strada per ostacolarlo. Egli cavalcava l’asina e aveva con sé due servitori. 23 L’asina, vedendo l’angelo del Signore che stava sulla strada con la spada sguainata in mano, deviò dalla strada e cominciò ad andare per i campi. Balaam percosse l’asina per rimetterla sulla strada. 24 Allora l’an­gelo del Signore si fermò in un sentiero infossato tra le vigne, che aveva un muro di qua e un muro di là. 25 L’asina vide l’angelo del Signore, si serrò al muro e strinse il piede di Balaam contro il muro e Balaam la percosse di nuovo. 26 L’angelo del Signore passò di nuovo più avanti e si fermò in un luogo stretto, tanto stretto che non vi era modo di ritirarsi né a destra, né a sinistra. 27 L’asina vide l’angelo del Signore e si accovacciò sotto Balaam; l’ira di Balaam si accese ed egli percosse l’asina con il bastone. 28 Allora il Signore aprì la bocca all’asina ed essa disse a Balaam: «Che ti ho fatto perché tu mi percuota già per la terza volta?». 29 Balaam rispose all’asina: «Perché ti sei beffata di me! Se avessi una spada in mano, ti ammazzerei subito». 30 L’asina disse a Balaam: «Non sono io la tua asina sulla quale hai sempre cavalcato fino ad oggi? Sono forse abituata ad agire così?». Ed egli rispose: «No». 31 Allora il Signore aprì gli occhi a Balaam ed egli vide l’angelo del Signore, che stava sulla strada con la spada sguainata. Balaam si inginocchiò e si prostrò con la faccia a terra. 32 L’angelo del Signore gli disse: «Perché hai percosso la tua asina già tre volte? Ecco io sono uscito a ostacolarti il cammino, perché il cammino davanti a me va in precipizio. 33 Tre volte l’asina mi ha visto ed è uscita di strada davanti a me; se non fosse uscita di strada davanti a me, certo io avrei già ucciso te e lasciato in vita lei». 34 Allora Balaam disse all’angelo del Signore: «Io ho peccato, perché non sapevo che tu ti fossi posto contro di me sul cammino; ora se questo ti dispiace, io tornerò indietro». 35 L’angelo del Signore disse a Balaam: «Va’ pure con quegli uomini; ma dirai soltanto quello che io ti dirò». Balaam andò con i capi di Balak. [Numeri 22:2]

Tralasciando le solite “incongruenze” volute o non volute (Num. 22:20 e Num 22:35, ma è Dio che gli dice di andare oppure no?) e la mia incapacità costituzionale a comprendere certi passi (a meno che non si leggano in chiave metaforica, altrimenti non si spiegherebbe la capacità di Balaam di parlare con l’asina/anima – sottolineo asina, non asino – e la capacità dell’asina/anima di vedere l’angelo/spirito; sarà poi “Dio” – “esterno e superiore” all’uomo –  ad aprire i suoi occhi), in questi passi è evidente che Satàn è un angelo mandato dal Signore per “fermare” Balaam. Qui è chiaro l’avversario, l’oppositore e, volendo esagerare, per estensione, il nemico, ovviamente dell’uomo, non di Dio (cosa peraltro impossibile per assioma, essendo l’ESSERE rappresentato da DIO-PUNTO-UNO); inoltre può essere intravisto il “mettersi di traverso”, “essere di ostacolo”, “ciò o colui che è messo di traverso” (satàn=diábolos). Comunque si voglia vedere la faccenda  è evidente che in questo caso non possono essere attribuiti  aspetti “negativi” al termine satana. Scrive Giulio Busi[8]: «Quest’angelo, che sembra quasi giocare con l’asina, riassume in sé alcuni attributi fondamentali del satàn biblico. Come inviato di Dio, di cui esegue fedelmente il comando, egli ha lo scopo di dissuadere Balaam dal percorrere una strada storta, per evitargli di cadere in un errore irreparabile. Con l’arma della provocazione l’avversario suscita l’ira della vittima, riuscendo però ad aprirne gli occhi.» In questo caso, quindi, la figura di satana non mi sembra possa essere associata all’angelo del male.

Il termine satàn ricorre in altri punti dell’A.T. ad indicare proprio il nemico in senso letterale. Ad esempio, nel libro 1Re 11:14, 1Re 11:23, 1Re 11:25, in cui sono indicati come satàn i nemici “umani” di Salomone; nel libro 1Sam 29:4, in cui è segnalato come satàn lo stesso Davide dai suoi antagonisti filistei; nel libro 2Sam19:23, in cui sono redarguiti come satàn coloro che si oppongo al ritorno di Davide stesso.

Nel libro di Zaccaria è poi utilizzato con il significato di “accusatore”, “contraddittore in giudizio”, ritto in piedi alla destra dell’accusato come in Zac 3:1: «Poi mi fece vedere il sommo sacerdote Giosuè, ritto davanti all’angelo del Signore, e satana [in verità la traduzione corretta dovrebbe essere il satana, ossia l’accusatore] era alla sua destra per accusarlo». Si evince che ci siano due “angeli”, malakhìm, uno alla sinistra, con il compito di difensore, e l’altro, con il compito di accusatore, appunto con la funzione di satàn.

Nel libro delle Cronache ritroviamo il termine satàn in veste inusuale ossia come “ingannatore”, “tentatore”, “istigatore”, oserei dire “suggeritore” (in uno spettacolo teatrale sarebbe perfetto per la parte del “gobbo”):

1 Satana insorse contro Israele. Egli spinse Davide a censire gli Israeliti. 2 Davide disse a Ioab e ai capi del popolo: «Andate, contate gli Israeliti da Bersabea a Dan; quindi portatemene il conto sì che io conosca il loro numero». 3 Ioab disse a Davide: «Il Signore aumenti il suo popolo sì da renderlo cento volte tanto! Ma, mio signore, essi non sono tutti sudditi del mio signore? Perché il mio signore vuole questa inchiesta? Perché dovrebbe cadere tale colpa su Israele?». 4 Ma l’opinione del re si impose a Ioab. Questi percorse tutto Israele, quindi tornò a Gerusalemme. 5 Ioab consegnò a Davide il numero del censimento del popolo. In tutto Israele risultarono un milione e centomila uomini atti alle armi; in Giuda risultarono quattrocentosettantamila uomini atti alle armi. 6 Fra costoro Ioab non censì i leviti né la tribù di Beniamino, perché l’ordine del re gli appariva un abominio. 7 Il fatto dispiacque agli occhi di Dio, che perciò colpì Israele. 8 Davide disse a Dio: «Facendo una cosa simile, ho peccato gravemente. Perdona, ti prego, l’iniquità del tuo servo, perché ho commesso una vera follia». [1Cronache 21:1-8]

Mah!?! Ho come la netta sensazione che la traduzione (come purtroppo spesso accade) faccia acqua da tutte le parti, altrimenti, con tutta la buona volontà, proprio non si comprende perché il “censimento” debba essere inviso al “Signore” tanto da indurLo a colpire Israele. Resta comunque il fatto che, in questa occasione, Satana ebbe il suo ruolo di “istigatore”!

Per avere comunque una chiara visione del ruolo di Satana sul “palcoscenico universale” bisogna fare riferimento al libro di Giobbe:

6 Un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi davanti al Signore e anche Satana andò in mezzo a loro. 7 Il Signore chiese a Satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Da un giro sulla terra, che ho percorsa». 8 Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male». 9 Satana rispose al Signore e disse: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? 10 Non hai forse messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quanto è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e il suo bestiame abbonda di terra. 11 Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia!». 12 Il Signore disse a Satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stender la mano su di lui». Satana si allontanò dal Signore.[Giobbe 1:6-12]

Ti lascio immaginare cosa sia successo dopo. Ma, prima vorrei soffermarmi su alcuni aspetti emersi:

6 Un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi davanti al Signore e anche Satana andò in mezzo a loro.

Non si comprende dal contesto della frase se la “riunione di famiglia” sia un evento sporadico, episodico oppure sistematico, nel senso che la “riunione” sia un fatto casuale oppure periodicamente i “figli di Dio” si presentano al suo cospetto. Resta aperta ovviamente la risposta alla domanda: «Chi sono i figli di Dio? ».

Angeli?!? In Genesi 6:4 si legge: «C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i “figli di Dio” si univano alle “figlie degli uomini” e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi». Sono gli stessi “figli di Dio” oppure trattasi di altri?

Nella versione ebraica si legge bene (ha-) Elohim, che tradotto dovrebbe essere “figli di Elohim”. E qui si apre una “voragine”. Chi sono o chi è “Elohim”? Purtroppo devo aprire una parentesi, anche se ne avrei fatto volentieri a meno, avendo già trattato l’argomento altrove[9].

Devi sapere che i primi undici capitoli della Genesi sono il frutto della combinazione, della fusione di due documenti nominati rispettivamente Codice J e Codice P. Il Codice J, che è il più antico, contiene una serie di racconti diffusi fra le genti di Israele in un periodo che può essere collocato intorno al VII secolo a.C., all’epoca in cui l’Assiria, che aveva la sua base in Mesopotamia, nella valle tra i fiumi Tigri ed Eufrate, era il regno più potente dell’Asia occidentale. Il Codice P, più recente, fu composto intorno al VI secolo a.C., quando il popolo Ebraico si trovava in cattività sempre nella stessa regione (la Mesopotamia), nel periodo in cui i Caldei, che avevano la loro capitale a Babilonia, dominavano quella regione. I due documenti furono uniti intorno al V secolo a.C., all’epoca in cui gli Ebrei tornarono a Gerusalemme dall’esilio babilonese. I “curatori” della versione, peraltro discutibile, che è giunta a noi – mi riferisco alla versione ebraica e non alla traduzione greca che avviene solo nel 250 a.C., nota come “Traduzione dei Settanta” (Septuaginta in latino, indicata anche, secondo la numerazione latina, con LXX o, secondo la numerazione greca, con la lettera omicron seguita da un apice O’) – , preoccupati di recare il minor danno possibile all’uno e all’altro documento, non si resero conto, o quantomeno non diedero peso, alle possibili contraddizioni che in questo modo si ingeneravano. La cosa più importante, comunque, è che la Genesi non è il frutto della “inventiva” ebraica, ma l’unione, la fusione appunto, di racconti che, a partire dal 3000-3500 a.C. circolavano tra i popoli che stazionarono nell’area tra il Tigri e l’Eufrate, la cosiddetta Mesopotamia, e che hanno origine, con ogni probabilità, a partire da un popolo noto come Sumeri.

Ma, veniamo al punto che ci interessa, nella Genesi si parla di due “soggetti”: ELoHIM e YHWH. «In principio Dio creò i cieli e la terra». Così recita il primo verso tradotto della Genesi nelle lingue odierne, peccato che l’originale invece reciti diversamente, e precisamente: «In principio ELoHIM creò i cieli e la terra». Nella Genesi il nome “Dio” non esiste ancora. Non c’è alcun “Dio”. La Divinità che crea è multipla, ha un nome plurale.  Nella Genesi il nome, che ripeto è un plurale, viene associato ad un verbo al singolare, esattamente come facciamo noi quando ci esprimiamo in questi termini: «L’umanità ha deciso, ha dato vita, ha creato, oppure il popolo “TalDeiTali” decreta …».

<Allora quella parola così “ambigua” come andrebbe tradotta in una lingua moderna?>

Personalmente ritengo che la cosa migliore, la più saggia, sarebbe non tradurla, anche perché nessuno sa esattamente cosa significhi e a chi faccia riferimento, ma ammesso che si voglia tradurla a tutti i costi, non bisognerebbe mai dimenticare che trattasi di una pluralità.

<E di YHWH che mi dici?>

Il nome YHWH appare per la prima volta in Genesi 2:4b. Nelle versioni correnti il nome YHWH, la cui traduzione letterale potrebbe essere “Colui che è”, viene tradotto con “il Signore Dio”. Poiché le versioni consuete traducono anche ELoHIM con la parola “Dio”, tra i termini YHWH e ELoHIM non è possibile notare alcuna differenza.

Nel Documento P è utilizzata la parola ELoHIM, mentre si incontra per la prima volta la parola YHWH soltanto a partire dal Documento J. Il Documento J racconta la storia del “Dio” degli Ebrei.

<Ho capito cosa devo intendere per Dio, o meglio sulla distinzione tra ELoHim e YHWH, ma sui “figli di ELoHim” che mi sai dire?>

È un bel pasticcio, perché, per quanto si possa dire, non se ne viene fuori. Qualcuno ha provato ad “impapocchiare” una possibile risposta, ma francamente lascia il tempo che trova.

<Sentiamo questa risposta.>

 Gli “angeli caduti”! Gli “angeli ribelli”, insomma, di cui ti dirò tra poco. Fermo restando che non si capisce per quale strana forma del destino proprio “tutti” gli angeli che poi “tradiranno” debbano riunirsi in quel determinato giorno per poi sentirsi raccontare di un “Giobbe qualsiasi” (verrebbe quasi da dire: «e te credo che poi si siano ribellati!»), una simile interpretazione pone più problemi di quanti ne risolva:

  • Alcuni angeli si ribellarono nel momento in cui Dio impose Loro di inginocchiarsi di fronte all’uomo (si suppone trattasi di Adamo ed Eva). La nostra storia è ambientata molto dopo. Il che esclude, una volta per tutte, se mai ce ne fosse stato bisogno, l’associazione Satana-Lucifero.
  • Gesù insegnò che gli angeli non si sposano (Mc 12:25). Ciò non esclude necessariamente la possibilità che angeli caduti possano sposare degli umani. Infatti, nel Vangelo, sono gli “angeli nel cielo” che non si sposano; come gli “uomini nel cielo” che non si sposano, ma sulla terra potrebbero sposarsi tranquillamente. Resta, comunque, un forte punto interrogativo.
  • Non si sa se gli angeli, che sono esseri spirituali, possano avere rapporti sessuali con umani. Possono senz’altro prendere la forma umana e interagire con il mondo fisico (ce ne sono tanti esempi nella Bibbia), ma non sappiamo più di questo. Però sappiamo (almeno crediamo di sapere) che i “diavoli”, cioè gli “angeli caduti”, abbiano la capacità di possedere il corpo di alcuni uomini, ma questo non implica necessariamente che possano procreare.
  • Non è chiaro perché l’umanità fu punita in Genesi 6:7: per il peccato degli angeli, per il peccato delle donne che hanno sposato gli angeli, oppure per cosa?

Ritorniamo a Satana.

7 Il Signore chiese a Satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Da un giro sulla terra, che ho percorsa».

La frase recita in modo che sembra quasi che Satana non sia un «figlio di Dio», appare piuttosto un loro “superiore”. Infatti Dio rivolge la sua attenzione a Satana e, poi, cosa strana per Dio (non dovrebbe essere onnisciente?) chiede (per ben due volte nella versione originale): «da dove vieni?», insomma «dove sei stato?»[10]. Satana risponde in modo del tutto colloquiale, come se parlasse a un suo pari: ««Da un giro sulla terra, che ho percorsa», quasi come se dicesse: «ho fatto un giro per la terra, perché t’interessa?»

Sembrerebbe che per comprendere da dove salti fuori il termine satàn (sarebbe meglio dire ha-satàn, perché “ha” è articolo determinativo per cui la traduzione corretta dovrebbe essere “il satana”, ma non è questo il momento di simili sottigliezze) bisogna risalire al periodo in cui Israele fu sotto il dominio persiano. In Persia, a quei tempi, il re aveva un suo funzionario, che si chiamava “l’occhio del re”, cioè satàn. Che cosa faceva questo funzionario? Girava per le regioni e guardava il comportamento dei governatori: se uno si comportava bene, lo segnalava al re per farlo promuovere, premiarlo; se uno si comportava male, lo segnalava al re per punirlo, eventualmente anche con la morte. Nella visione ebraica del Vecchio Testamento, Dio è rappresentato con una corte e c’è Satana che è l’occhio del re. È quindi un funzionario della corte divina, non un “nemico” di Dio (come invece diventerà in seguito). Insomma ha-satàn è la qualifica, non il nome proprio, di un angelo sottomesso a Dio, che rappresenta il capo-accusatore della corte divina. Satana, che a volte sta in cielo con Dio, spesso e volentieri fa un’incursione sulla terra e, se vede una persona che si comporta “male”, torna subito da Dio e gli dice: «guarda quella persona si comporta “male”, la possiamo punire?». Se Dio lo permette, si procede.

Satàn, in una siffatta visione, è la spia di Dio per scoprire i peccatori e punirli. Siccome fare la spia è una funzione, un compito, un lavoro, come tanti altri lavori, può essere affidato a chiunque, purché ovviamente ne abbia le capacità. Con ciò, intendo sottolineare che il termine satàn non fa riferimento ad un “individuo” specifico, ad un “essere” che è sempre lo stesso.

Nell’Ebraismo ha-satàn non è malvagio, ma piuttosto indica a Dio le cattive azioni e inclinazioni dell’uomo. Essenzialmente ha-satàn, ovvero colui che ha il compito di accusatore, non ha potere a meno che gli umani non compiano azioni malvagie. Tutto ciò fino al libro di Giobbe in cui si scoprono altri lati del nostro vigile, attento e scrupoloso “funzionario”.

A voler essere pignoli, io aggiungerei che questo compito, questa funzione – faccio riferimento all’occhio di re – deve per forza di cose essere nata con l’uomo. Insomma è nata con Adamo ed Eva, perché, se così non fosse, su chi doveva agire l’occhio del re: sui dinosauri? La conseguenza logica è che il serpente tentatore, di cui hai fatto la conoscenza in Genesi 3:1-7, potrebbe essere Satàn!

8 Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male».

Dio è interessato! Infatti, chiede lumi su un suo servo, un certo Giobbe, su cui esprime un parere molto favorevole: «nessuno è come lui sulla terra, uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male». Tralascio quel “teme Dio”, che voglio benevolmente considerare come il solito errore di traduzione (ma come “teme Dio”? Casomai “Mi teme”, se proprio vogliamo essere spiritosi).

9-10-11 Satana rispose al Signore e disse: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? Non hai forse messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quanto è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e il suo bestiame abbonda di terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia!».

Viene fuori un’altra natura di Satana, diversa da quella esposta in precedenza e da quella vista nel racconto di Balaam, cioè qui si osserva  il “bastian contrario”, l’“oppositore nato”, “colui che insinua il dubbio”, “colui che mette zizzania”, il “calunniatore”.

12 Il Signore disse a Satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stender la mano su di lui». Satana si allontanò dal Signore.

È fatta! Anche Dio abbocca: incredibile! Non voglio neanche esprimermi su questo passo, perché rischio di essere blasfemo!

Prima di vedere ciò che accade a Giobbe, vorrei soffermarmi sul rapporto tra Dio (giudice) e Satana (pubblico ministero). Per quanto possa non piacere, c’è una evidente relazione di “quasi parità” tra i due. Sembrano appartenere allo stesso livello o quasi. Sembrano due di famiglia, ecco: due fratelli! Di cui il primo, Dio, ha maggior potere, rispetto al secondo, Satana. È altresì evidente che Satana ha voce in capitolo, e non solo, Dio lo ascolta, accetta i suoi “suggerimenti”, i suoi “consigli”. Il guaio è che i suggerimenti di Satana, in questo caso almeno, finiranno per “inguaiare”, per “incasinare” la vita di quel povero uomo che ha nome Giobbe.

Satana, dopo aver avuto il via libera da Dio, si scatena:

13 Ora accadde che un giorno, mentre i suoi figli e le sue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del fratello maggiore, 14 un messaggero venne da Giobbe e gli disse: «I buoi stavano arando e le asine pascolando vicino ad essi, 15 quando i Sabei sono piombati su di essi e li hanno predati e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato io solo che ti racconto questo».

16 Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «Un fuoco divino è caduto dal cielo: si è attaccato alle pecore e ai guardiani e li ha divorati. Sono scampato io solo che ti racconto questo».

17 Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I Caldei hanno formato tre bande: si sono gettati sopra i cammelli e li hanno presi e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato io solo che ti racconto questo».

18 Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I tuoi figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del loro fratello maggiore, 19 quand’ecco un vento impetuoso si è scatenato da oltre il deserto: ha investito i quattro lati della casa, che è rovinata sui giovani e sono morti. Sono scampato io solo che ti racconto questo». [Giobbe 1:13-19]

Qui Satana cambia vestito, non rappresenta più soltanto il nemico, l’avversario, l’oppositore, l’accusatore, il contraddittore, il bastian contrario, l’insinuatore, il calunniatore, il suggeritore, l’istigatore, l’ingannatore, il tentatore, ma indiscutibilmente l’angelo del male, l’angelo della vendetta, l’angelo distruttore, l’angelo punitore, insomma l’angelo addetto ai “lavori sporchi”, “il braccio destro divino”. Non è forse Satana colui che soggiorna “spesso e volentieri” sulla terra?!?

20 Allora Giobbe si alzò e si stracciò le vesti, si rase il capo, cadde a terra, si prostrò. 21 e disse: «Nudo uscii dal seno di mia madre, e nudo vi ritornerò. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!». 22 In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla d’ingiusto. [Giobbe 1:20-22]

Questa è la risposta di Giobbe! A questo punto dovrebbe essere chiara la sua natura di uomo “integro, retto, timorato di Dio e alieno dal male”. Ma Giobbe non ha fatto i conti con la natura “sospettosa” di Satana, infatti, durante un’altra “riunione di famiglia”:

3 Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male. Egli è ancor saldo nella sua integrità; tu mi hai spinto contro di lui, senza ragione, per rovinarlo». [Giobbe 2:3]

Sono basito! Come sarebbe a dire: «Tu mi hai spinto contro di lui, senza ragione, per rovinarlo»? Mi viene voglia di aggiungere: «e fu così che venne fuori il gioco dello “scarica barile”!» Sta scherzando, non può essere vero! È Dio che risponde oppure uno stolto, un bacchettone, un allocco, che si fa prendere “in giro” da Satana?

Ho maturato una convinzione: i capitoli 1 e 2 del libro, ad esclusione della parte che riguarda il modo di comportarsi di Giobbe, sono avulsi dal resto del libro medesimo, insomma non sono originali, sono stati aggiunti.

<Chi li ha aggiunti?>

Un “satanista” è ovvio!

A parte gli scherzi, ma com’è possibile che Dio si rivolga a Satana in questo modo? Chi comanda: Dio o Satana? C’è qualcosa che non mi convince, c’è qualcosa che non quadra, Satana ha soltanto il ruolo del “consigliori”, è Dio a prendere le decisioni non il “funzionario”, non ha-satàn. Mi rifiuto di credere in un Dio che si esprima in modo così palesemente sciocco, stolto, infantile e per giunta incapace di apprendere dai propri errori. Mi viene spontaneo, non posso farci niente: «ma mi faccia il piacere!».

4 Satana rispose al Signore: «Pelle per pelle; tutto quanto ha, l’uomo è pronto a darlo per la sua vita. 5 Ma stendi un poco la mano e toccalo nell’osso e nella carne e vedrai come ti benedirà in faccia!». 6 Il Signore disse a Satana: «Eccolo nelle tue mani! Soltanto risparmia la sua vita». [Giobbe 2:4-6]

Come volevasi dimostrare!

7 Satana si allontanò dal Signore e colpì Giobbe con una piaga maligna, dalla pianta dei piedi alla cima del capo. [Giobbe 2:7]

E ti pareva! Satana, o chi per Lui, senza più freni inibitori, si scatena contro il povero Giobbe.

8 Giobbe prese un coccio per grattarsi e stava seduto in mezzo alla ce­nere. 9 Allora sua moglie disse: «Rimani ancor fermo nella tua inte­grità? Benedici Dio e muori!». 10 Ma egli le rispose: «Come parlerebbe una stolta tu hai parlato! Se da Dio accettiamo il bene, perché non do­vremo accettare il male?». In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra. [Giobbe 2:8-10].

Meravigliosa risposta di Giobbe, uomo “integro, retto, timorato di Dio e alieno dal male”:

«Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare il male?»

Grande, mirabolante, illuminante[11]:

«Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare il male?»

E’ tutto qui! Non c’è altro da aggiungere al riguardo. Ciò che segue è un di più, che comunque consiglio di approfondire.

<Mi è venuto un dubbio, nei Vangeli si parla di Gesù che, dopo essersi ritirato in meditazione nel deserto per 40 giorni, viene tentato dal “diavolo”, chi era costui: Satana?>

[12]Uhm! Purtroppo, come puoi ben comprendere, la risposta non è semplice. Nella traduzione dei Vangeli troviamo indifferentemente i termini diavolo, satana e demonio utilizzati come sinonimi. Venirne a capo non è semplice. Se poi a ciò aggiungi che manca ancora all’appello il “più bello di tutti” cioè Lucifero, puoi ben comprendere che la domanda non è di facile soluzione. Per fortuna Lucifero non è mai nominato nei Vangeli e neanche nell’Antico Testamento (tranne una volta, in Isaia 14:12, di cui ti dirò dopo) per cui possiamo escluderlo a priori.

La risposta alla tua domanda dovrebbe trovare accoglienza in quel Satana “birichino” “scrupoloso” sempre pronto a rompere le uova nel paniere a chiunque se ne stia per i fatti suoi a meditare, insomma Lui, quel “bellimbusto” che se ne va in giro per la terra, sempre pronto a mettere “zizzania”, a svolgere il suo lavoro di “oppositore”, di “istigatore”, di “tentatore”. Chi altri se no? Però, pensandoci bene, un piccolo dubbio mi sovviene. Questo Satana, come “piazzista”, come “suggeritore”, come “imbonitore” non mi sembra allo stesso livello di quello conosciuto in Giobbe: è meno deciso!

<Ho la vaga sensazione che sia un suo sostituto, che non sia il “principale”.>

Torniamo al termine satàn. Qualcuno ha avanzato l’ipotesi, peraltro tutta da dimostrare e alquanto peregrina, che il termine ebraico satàn, possa derivare dal sanscrito SatNam, composto “da Sat, “verità, esistente, essere” e Nam, “nome o identità”. La sua traduzione, interpretazione, ovviamente, è variegata: “nome di verità”, “identità con la verità”,  “nome dell’essere”, “identità con l’essere”. Nel cosiddetto “Kundalini” Yoga si utilizza un “mantra”, ossia una sequenza di suoni, noto proprio come satnam. Questo mantra, che serve come sfera protettiva contro gli “incidenti”, consiste nel “recitare” secondo una sequenza precisa i suoni SaTaNaMa (è evidente l’assonanza con il suono satàn e ancor di più con il nostro satana). Premesso che un’assonanza sonora è ben misera cosa per fare degli accostamenti tra termini, per cui tra satàn  e satnam è molto probabile, per non dire certo, che non ci sia alcuna parentela, ricordo, soltanto per pura informazione, che Sa vuol dire nascita (inizio), Ta significa vita (fase), Na significa morte (fine) e Ma significa rinascita (nuovo inizio)[13].  Il mantra normalmente è accompagnato da un “mudra”, cioè da particolari posizioni delle mani e delle dita. Consiste nel formare sia con la mano sinistra sia con quella destra, una O, un anello, unendo rispettivamente pollice e indice in corrispondenza del suono Sa, pollice e medio con il suono Ta, pollice ed anulare con il suono Na e, per finire, pollice e mignolo con il suono Ma. Mi piacerebbe dilungarmi sul suddetto mudra, sul suo legame con le arti marziali e sulla versione “oscura”, “nera” “nascosta”, “occulta” dell’insegnamento, ma non mi sembra il caso in questa sede. Mi limito ad accennare che «il più conosciuto degli stili, uno di quelli che si tramandano sino ai tempi recenti, che veniva chiamato Mou Shan Shu (Arte dei Monti Mou) una derivazione dell’antichissimo “Sistema degli Amuleti” taoista, veniva ritenuto in grado di fornire il potere di comandare gli spiriti, guarire gli ammalati, esorcizzare i posseduti, dominare la mente degli uomini sino al punto di controllare i cadaveri costringendoli ad una falsa vita».[14]

Vorrei chiudere questa disamina prendendo in considerazione un’altra parola composita sanscrita e precisamente SatAnanta, “infinito esistente”, composta da sat, aggettivo di cui ti ho già detto, e dal sostantivo ananta, “senza fine”, “infinto “.

<Cosa c’entra questo con satàn?>

Aspetta non avere fretta, ricorda che il “cercatore” deve essere paziente e saper aspettare il tempo e il luogo giusti. Fermo restando l’assonanza satananta con satàn, (che ovviamente potrebbe essere del tutto casuale) l’aspetto interessante consiste nel fatto che Ananta è il nome del serpente (sanscrito naga), chiamato Sesa,[15] detto anche “Eterno”, “Infinito”.  La testa di Sesa sostiene la terra [ti ricordo che Satana è anche il principe, il signore, il padrone della terra], e quest’ultima le sfere celesti e i loro abitatori.

Sesa, aspetto teromorfico di Visnu, è una sorta di demiurgo, il cui soffio di fuoco, al termine di ogni era cosmica, distrugge l’universo intero; le ceneri di questo sprofondano allora nelle acque primordiali (simbolo dello stato indifferenziato del cosmo), mentre il solo Visnu, con Sesa, prosegue l’opera di creazione. Visnu si adagia sul serpente avvolto in spire, e queste rappresentano l’infinita rivoluzione del Tempo.

Secondo quanto afferma il testo Harivamsa, Sesa rimane “appeso” a un albero per un periodo di “mille anni”, in fervore ascetico (tapas), distillando dalla propria bocca il veleno Kalākula e, quindi, dando fuoco all’universo intero.

Ti ricorda qualche evento biblico il serpente “appeso” all’albero?

<Come sei spiritoso!>

I serpenti, secondo la tradizione, erano l’incarnazione dell’“anima”. Sesa, narra la leggenda, apparve dal corpo del morente Balarāma e penetrò nella terra, ove ricevette l’accoglienza degli altri serpenti.

Ti ricorda qualcosa?

<Uhm … direi di sì! La caduta di un angelo, che sprofonda al centro della terra. Ma, così facendo, anche Lucifero è associato al serpente! Non avevi detto che non era possibile?>

Io ho detto che Lucifero non può essere Satana, non ho detto che non possa essere associato al “serpente”.

<Buonanotte!>

1.3 Lucifero-Satana

Ora posso provare ad abbozzare alcune risposte alla domanda: «Perché i padri della chiesa hanno sentito il “dovere” di abbinare, di associare Satana e Lucifero? Perché non andava bene soltanto Satana? Che senso ha voler vedere le due figure unite, congiunte nella superbia e nel male?».

La risposta, come ti dicevo, non è semplice, nel senso che, con ogni probabilità, non c’è un’unica spiegazione.

Provo ad indicarne alcune:

  • Evitare antagonismo tra Dio e Lucifero;
  • Eliminazione tra Anima e Spirito;
  • Semplificazione tra Bene e Male:
  • “Tre” che diventa “due” con annessi e connessi problemi;
  • Molto più semplicemente e banalmente tenendo presente le teorie gnostiche che andavano sviluppandosi nei primi due secoli dopo Cristo, qualcuno (Origene, in particolare, gli altri non hanno fatto altro che accodarsi) ha sentito il bisogno di prendere le distanze. Tieni presente che in quel periodo erano in tanti a contrastare la versione “ufficiale”, ad esempio: Valentino (Phrebonis, 135–165) filosofo e predicatore egiziano di lingua greca e di scuola cristiano-gnostica; Basilide (greco: Βασιλείδης, Basilides; floruit 117-138; ?) maestro religioso dello gnosticismo cristiano primitivo; Simone Mago (Gitton?, villaggio della Samaria, I secolo), considerato dagli eresiologi cristiani il primo degli eretici e proto-gnostico samaritano; Cerdone (latino: Cerdo; floruit II secolo; Siria, ?) teologo gnostico siriano, nato in Siria, si trasferì a Roma al tempo di papa Igino (138-142), in quel periodo erano a Roma anche lo gnostico Valentino e, verso il 146, Marcione di Sinope; Marcione (greco: Μαρκίων; Sinope, 85 – Roma, 160) vescovo e teologo greco antico, fondatore della dottrina cristiana che prende il nome di Marcionismo, considerata eretica dalla corrente proto-ortodossa, fu il primo a costituire un canone di scritti ispirati; Mānī (Mardinu, 25 aprile 215 – 276) profeta e predicatore iranico, fondatore del Manicheismo.

Ma di questo avrò modo dirti dopo. Per momento ci tengo a sottolineare che sentire da “soggetti” vari, a tutte le latitudini e longitudini, utilizzare indifferentemente i nomi Lucifero e Satana, mi fa stare male. Sentire di gruppi “satanisti” di varia natura parlare di Satana come se fosse Lucifero e viceversa, significa non aver compreso la profonda differenza tra l’essenza, la natura dei due “soggetti” in questione. Insomma, i cosiddetti “satanisti” si comportano, in modo ignaro, allo stesso modo dei padri della Chiesa, rifacendo il loro stesso “errore”, ossia capovolgendo il simbolismo correlato a Lucifero ed unendolo a Satana, poi, aggravando ulteriormente l’errore, ricapovolgendo il simbolismo dei due archeboli, ormai uniti in unica entità. Quindi, in un colpo solo, due “errori”! Con questo non intendo dire che il significato di un archebolo non possa essere capovolto, puntando all’opposto di ciò a cui si rivolgeva in precedenza, ma bisogna essere perfettamente coscienti di ciò che si sta facendo, per non accennare poi alla Coincidentia oppositorum o mysterium coniunctionis, cioè “l’unione degli opposti”. Non esiste nessun satanismo “spirituale”, nessun satanismo “buono”.

Inoltre non c’è alcun “Satana” che possa essere associato a divinità accadico/sumere o assiro/babilonesi o greco/egiziane. Questa è un’operazione, del tutto impropria fatta ultimamente dai “moderni” dotati di molta fantasia, soprattutto da quando sono iniziate le traduzioni di centinaia di tavolette rinvenute nella solita area della Mesopotamia, l’attuale Iran (culla della civiltà, fino a prova contraria, cioè fino a quando non si scopriranno altre tavolette, risalenti magari a 10.000 o 20.000 anni fa, in altri posti della terra, ad esempio in antartide).

Oramai imperversa il sincronismo più audace e sfrenato, senza regole, senza logica, senza coscienza. Non voglio neanche accennare, poi, alla storiella degli extraterrestri, mi riservo di farlo in un secondo momento. E con questo non intendo dire che io non sia aperto ad accettare qualsiasi ipotesi, anche la più fantasiosa, purché sia argomentata, logica, non presenti interruzioni o salti o incongruenze, non scambi l’ipotesi per tesi, e mi fermo qui.

Ho letto in alcuni gruppi, ovvero in alcuni post/articoli di qualche “moderno” dotato di molta fantasia che, ormai, i suoi “dei” sono liberi, non sono più “prigionieri”!

<Non sono più in catene, quindi sono usciti dal carcere? E chi li avrebbe messi in carcere, chi li avrebbe imprigionati? E poi perché “suoi”? Li ha comprati?>

Boh, forse i vari maghi e maghetti ebreo/cristiani (Salomone docet); comunque una cosa è certa, i maghi non possono essere stati musulmani, perché la magia è bandita nel Corano. Per quanto riguarda il “noi”, lascio che cada nella più totale indifferenza.

<Chiedo venia per l’ironia, ma di che stiamo parlando? «Ma che, davero? (con una sola “v”)». Stiamo scherzando, immagino!? Fermo restando che ogni essere è libero di “credere” ovvero di “non credere” a ciò che vuole, e che nessuno può sindacare il “mi piace” ovvero “non mi piace” di un altro, esiste però anche un limite alla fantasia e al sincretismo, o no?>

Non è a me che devi rivolgerti, comunque anche di questo avrò modo di dire qualcosa in seguito.

Tratto da FAKT, Due e dualità, che spero di completare quanto prima.

[1] Della visione patristica riguardo Satana/Lucifero risente tutta la letteratura e la filosofia cristiana almeno fino al XVIII secolo (e oltre), per cui Dante Alighieri e John Milton diedero una rappresentazione di Lucifero che ben palesava la sua totale identificazione con l’origine prima del Male, il Principe dei demoni, delle tenebre, dell’Inferno e di questo mondo, il Nemico di Dio e degli uomini. Tra le fonti non cristiane è la Jewish Encyclopedia ad affermare che, l’identità fra Sataniel (Satana) e Helel (Lucifero), risale già a un secolo prima dell’era cristiana, quando gli scritti ebraici, quali il Secondo Libro di Enoch e la Vita Adae et Evae, interpretarono il passo di Isaia e quello di Ezechiele nello stesso senso dei Padri della Chiesa, riferendolo cioè al racconto della Caduta degli Angeli capeggiati dall’arcangelo Samhazai o Samyaza, “ladro del cielo”, che sarebbe appunto un altro nome di Sataniel. [Voce “Lucifero” in Wikipedia].

[2] In tutta l’opera di sant’Ambrogio (340-397) è ripreso più volte l’accostamento del Cristo all’immagine della luce e dello splendore.

[3] Voce “Lucifero” in Wikipedia

[4] La Vecchia Religione anche chiamata Tradizione Italiana, Stregoneria Italiana o Stregheria, è una pratica religiosa e spirituale neo-pagana, ricostruzionista e politeista, ritenuta nativa dell’Italia; essa fa parte della cosiddetta Stregoneria Tradizionale ed ha avuto il primo moto di rinascita principalmente per influsso dell’opera dell’antropologo Charles Godfrey Leland che intervistò gente dell’appennino tosco-romagnolo di fine ‘800, che si dichiarava strega e seguace di questo culto (come evidenziato nei suoi libri Etruscan Roman Remains in Popular Tradition e, specialmente, Aradia, o il Vangelo delle Streghe). In realtà gli studi di Leland sono stati messi piuttosto in dubbio dagli antropologi successivi, ma ciò non toglie che i suoi scritti (esattamente come in altri casi, ad esempio con Margaret Murray per la Wicca), siano stati presi come “mito di fondazione” per la rinascita di un culto italiano della Stregoneria, quest’ultima intesa come una sopravvivenza in Italia dei culti pagani, dopo l’avvento del Cristianesimo. Contrariamente che altrove però non si è formato in Italia un unico culto capace di elevarsi a livello nazionale, in quanto sono emerse piuttosto varie piccole forme locali, influenzate ed alimentate da studi e ricerche successive di altri autori, le quali sono legate soprattutto al folklore popolare. La pratica perciò può variare molto da regione a regione ed include la celebrazione di feste stagionali, rituali magici e di riverenza per gli Dei, gli Antenati e gli Spiriti della propria Tradizione. [Sheanan e ArdathLili. Il Sabba italiano. Edizione Privata. 2003]

[5] Voce “Lucifero nella stregoneria” in Wikipedia.

[6] A mio modestissimo avviso, la risposta fornita da Tommaso d’Aquino è lacunosa nella logica: se Lucifero-Satana è la causa-principio dell’aver tentato l’uomo e dell’aver dunque introdotto la morte e il male (metafisico, morale e fisico) nella Creazione, che di per sé sarebbe stata altrimenti perfetta, chi o cosa è la causa-principio di Lucifero-Satana? Bisogna fare molta attenzione alla risposta, perché c’è il rischio di una “forte” contraddizione.

[7] Satana e Balaam by Gustav Jaeger

[8] Voce “Satan – Avversario” in Giulio Busi, Simboli del pensiero ebraico, Einaudi Ed. 

[9] Nel capitolo “UNO” di Infinto, Zero, Punto, Uno (prima parte di BAGLIORI DI VERITA’).

[10] Ricorda tanto Genesi 3:8-9«Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?».

[11] La ripetizione è a beneficio, soprattutto, di Tommaso d’Aquino, dei suoi seguaci e del suo mysterium iniquitatis.

[12] Le tentazioni di Gesù by Gustave Dorè

[13] Per una corretta comprensione ti rimando al libro ARCHETIPI E SIMBOLI –  Tre e Legge del Tre.

[14] Bruno Abietti, Ninjutsu, l’arte dell’invisibilità, Ed. Mediterranee.

[15] Quanto segue è ripreso dalla voce “Sesa” del libro di Margaret e James Stutley, Dizionario dell’Induismo, Ubaldini Editore. Tra parentesi quadre ci sono i miei commenti.