LE IEROGAMIE TRA IL LOGOS E LA SOPHIA

Il tema delle IEROGAMIE (gr. IEROS = Sacro e GAMOS = Nozze) o NOZZE SACRE rappresenta la punta di diamante di ogni dottrina sapienziale.

Tale nome cambia a seconda della disciplina nella quale esse hanno trovato accoglienza: “Unio Mystica”, “Nozze Alchemiche”, “Coniuctio Oppositorum”, “Camera Nuziale”, ecc.

Al di là delle diversità terminologiche, la celebrazione delle IEROGAMIE – come quelle mitiche tra Cadmo e Armonia – più che l’unione spirituale tra due anime elette, simboleggia l’unione intima dell’anima con il proprio spirito, in grado di disvelarle il cammino salvifico che il filosofo Plotino chiama “Ritorno al Principio” o, volendo usare le parole di R. Guénon, ascesa verso un grado superiore dell’Esistenza Universale.

Celebrare le NOZZE SACRE vuol dire, per l’essere umano, ricomporre nel proprio intimo la medesima Unità-Totalità che caratterizza la Divinità Creatrice (Assoltamente “Neutra”) e al cui fondamento si trova giustappunto la dottrina dell’AMORE.

La Creazione Universale ha avuto origine dalla “separazione” dell’Uno, ovvero dallo “smembramento” dell’Essenza divina, altresì detta “Kenosi” o “Annullamento”.

Lo stesso è avvenuto con l’Umanità, creata “androgina”, ovvero maschile-e-femminile insieme – « Maschio e Femmina la creò » (Gn. 1, 27) – e successivamente suddivisa nei due Sessi: il maschile e il femminile.

La parola “Sesso” vuol infatti dire Sezionare”, “Tagliare” e dunque “Separare”.

Ma attenzione, l’essere umano, indipendentemente dal sesso che lo caratterizza, custodisce in sé entrambe le energie, la Maschile e la Femminile, a differenza delle altre Entità che dimorano lungo la “Scala dell’Essere” estesa tra Dio e la Natura, le quali godono invece di una sola delle due correnti energetiche.

Purtroppo una cattiva interpretazione della Genesi Biblica ha alterato il significato autentico della creazione umana, facendo passare l’Androgino (Adam Kadmon) per un’entità esclusivamente “maschile” e, di conseguenza, la nascita di Eva come una “sottrazione” del femminile dal maschile.

Da qui, l’inaccettabile considerazione della donna come un essere “inferiore”.

La verità è per fortuna ben altra, ma la questione della nascita di Eva esula dal tema trattato e va dunque accantonata.

Una domanda a cui però non si può non dare una risposta è la seguente:

«Perché la Divinità Creatrice» il cui primo attributo è l’Unità «avrebbe dato vita al mondo della “Polarità”: Luce/Buio, Giorno/Notte, Maschile/Femminile?».

La risposta meriterebbe un lungo discorso.

In questa sede, occorre essere sintetici e dunque la risposta si trova nel concetto di EVOLUZIONE INFINITA, la cui immagine più rappresentativa è quella della spirale elicoidale prodotta dal “momento di una coppia” di forze, tipica della “vite senza fine”.

Ierogamie02 Ierogamie03

Per “momento di una coppia di forze” si intende il lavoro prodotto da due forze di uguale intensità ma di verso contrario e non allineate, ovvero sfalsate l’una rispetto all’altra, tali da produrre dapprima una rotazione, quindi un moto armonico e infine un moto elicoidale uniforme.

Senza la “separazione” dell’Unità in due distinte correnti energetiche – la celeste e la terrestre, la maschile e la femminile – la Spirale Evolutiva Cosmica non si sarebbe potuta realizzare.

L’Umanità si trova idealmente al “Centro” della Spirale Evolutiva Cosmica.

Ierogamie04

La finalità assegnata al genere umano è quella di portare a “compimento” la Creazione Universale, ovvero di ricondurre l’energia vitale al Centro, dove vige l’Unità.

In altre parole, l’Umanità è chiamata a “ricomporre” la frattura che tiene separate le opposte correnti energetiche e ciò può avvenire soltanto tramite l’AMORE.

L’AMORE, è noto, unifica e cancella le distanze.

Annullando le distanze tra le due correnti contrapposte, dentro e fuori di sé, si realizza la “riconciliazione degli opposti” complementari e, con essa, la sospirata Unità divina.

Il ricongiungimento al Centro delle opposte correnti energetiche consente quindi l’ascesa di un grado lungo la Scala Elicoidale Cosmica dell’Esistenza Universale.

«Cosa rappresentano, nel pensiero filosofico greco, il LOGOS e la SOPHIA?».

«E in che relazione stanno, l’uno rispetto all’altra?».

«Ed infine, è possibile ipotizzare un nesso tra la Filosofia greca e la Cabala ebraica?».

Che il LOGOS (Ragione) “maschile” e la SOPHIA (Sapienza) “femminile” siano due concetti cardine della filosofia greca, è un dato di fatto incontrovertibile.

Che entrambe le entità aspirino all’ALETHEIA (Verità) – la divinità suprema dei filosofi greci – è parimenti fuori discussione.

Che EROS (Amore) sia il collante in grado di unire in Nozze Sacre il LOGOS e la SOPHIA, facendo leva sulla KALOS (Bellezza), e di avviarli lungo il sentiero mediano che conduce al cospetto dell’ALETHEIA ce lo ricorda Platone nel Convivio, allorché narra dei “Sacri Misteri dell’Amore” impartiti della sacerdotessa Diotima di Mantinea al giovane Socrate.

Ciò che mi preme illustrare in questa sede è la presenza dei suddetti concetti filosofici nell’Albero cabalistico della Vita e della Conoscenza, la loro relazione con il numero “Tre”,  con la geometria del “Triangolo” e infine con la lettera femminile “M”.

Cercherò di essere il più possibile conciso.

Ierogamie05

Ambedue i concetti, il LOGOS e la SOPHIA, hanno assunto nel tempo una dimensione identitaria, spirituale e divina.

Il LOGOS – benché il termine più corretto sarebbe quello di NOUS (Intelletto), come sostiene il filosofo Anassagora – è citato in alcuni frammenti attribuiti ad Eraclito.

Il filosofo efesino lo ha inteso come la “Legge Universale” che governa il Cosmo e si manifesta nella mente umana come “Ragione discorsiva”.

Il suo simbolo più rappresentativo è il Fuoco.

Qualche secolo dopo, con gli Stoici, il LOGOS assurge a Principio Attivo cosmico ordinatore della HYLE (Materia), a sua volta considerata come il Principio Passivo.

Con Plotino diventa infine l’energia emanata dal NOUS (Intelletto), la seconda Ipostasi, verso la PSYCHE’ (Anima del Mondo), la terza Ipostasi, colei che anima la HYLE.

La SOPHIA – talora intesa come l’Anima del Mondo – è, dal canto suo, molto più che un concetto filosofico.

È  l’ideale supremo di vita verso cui tende il filosofo!

SOPHIA è la personificazione della Sapienza Eterna, colei che custodisce la Scienza delle cose e la Saggezza di vita.

Ella soltanto è in grado indirizzare l’essere umano verso la conoscenza e la pratica del bene e, in tal senso, è considerata l’Entità salvifica per eccellenza.

Per tale ragione, Il filosofo è colui che anela, più di tutti e più di ogni altra cosa, a congiungersi con la SOPHIA (Sapienza).

Il concetto di SOPHIA è quindi “sconfinato” nel campo dell’esoterismo (gnosi) ed in quello della religione (ebraica e cristiana).

I Libri Sapienziali dell’Antico Testamento ne sono la dimostrazione.

Come ho avuto modo di accennare in altre occasioni, nei Salmi, nei Proverbi (di Re Salomone) e nel Libro della Sapienza, vengono citati insieme SAPIENZA (SOPHIA) ed INTELLIGENZA (NOUS), talora associati, rispettivamente, alla Terra e al Cielo.

«Beato l’uomo che ha trovato SAPIENZA, l’uomo che ha incontrato INTELLIGENZA» (Pro 2,13).

«Per questo pregai e mi fu data l’INTELLIGENZA; invocai e venne a me lo spirito di SAPIENZA» (Sap. 7,7).

Nel Cantico dei Cantici, il Re e la bella Sulamita, alias Re Salomone e Makeda, la Regina di Saba, possono essere equiparati rispettivamente all’INTELLIGENZA e alla SAPIENZA.

L’EROS (Amore) tra il NOUS-LOGOS (Intelligenza-Ragione) e la SOPHIA (Sapienza) professata dalla Filosofia greca – quale viatico per giungere al cospetto dell’ALETHEIA (Verità) – emerge appieno anche nella Cabala ebraica.

In ebraico, l’Intelligenza-Ragione è detta BINAH e la Sapienza CHOCKMAH.

Nell’Albero cabalistico, le due Sefiroth (Sfere) superiori, di sinistra e di destra, sono rispettivamente BINAH e CHOCKMAH.

Non può trattarsi di una mera casualità.

Ierogamie06

La filosofia greca ha di certo influenzato il mondo religioso ed esoterico ebraico.

L’Albero cabalistico si manifesta, agli occhi di chi vuol conoscerne i segreti, come il modello esemplare della Creazione Universale e della sua Evoluzione Infinita.

Ma esso è anche l’immagine della Divinità, oltre che del suo Modus Operandi.

La Divinità ha creato il Cosmo nell’Unità e lo ha poi “separato” in due metà per dar vita alla Spirale Evolutiva Cosmica, avendone prevista la “riunificazione” finale.

L’essere Umano – in quanto creato a «immagine e somiglianza» della Divinità – è chiamato a ripetere, dentro e fuori di sé, al fine di portarla a compimento, la Grande Opera della Creazione Universale.

«Separando ciò che è unito e unendo ciò che è separato» (“solve et coagula”, direbbero gli alchimisti), l’essere Umano permette all’Energia divina di ascendere a un grado superiore dell’Esistenza Universale.

Assume, a tal riguardo, grande importanza il concetto di “Centro”, unitamente a quello del numero “Tre” e del “Triangolo”.

Il Centro rappresenta infatti il “perno” intorno al quale ruotano le opposte energie responsabili della Spirale Evolutiva Cosmica.

Esso è dunque il luogo della Suprema Armonia, dove le distanze si “annullano” e le energie contrapposte si “riconciliano”.

Nel concetto di «tensione tra gli opposti» – espresso da Eraclito per spiegare l’incessante “fluire” dell’energia cosmica – è insita l’originaria Unità Armonica di Tutte le cose, la quale non può che essere ubicata nel Centro.

«Portarsi al Centro» costituisce – per coloro che desiderano avviarsi nell’Iter Perfectionis – l’imperativo assoluto da mettere in pratica.

Il Centro è la dimora per eccellenza del “filosofo”.

L’Albero cabalistico ha una struttura simmetrica e tripartita, dunque “filosofica”.

In Alto, al Centro, si trova KETHER, la Verità divina, dove vige l’Unità del Tutto.

Ed è in KETHER che ha origine la “separazione” dell’Unità nella Polarità.

Quest’ultima è rappresentata dalle due “colonne” laterali – simbolo della Conoscenza del male e del bene – intorno a cui si avvita la Spirale Evolutiva Cosmica.

La colonna di “sinistra” è detta del “Rigore”; la colonna di “destra” è invece detta della “Compassione”.

La colonna “centrale”, detta dell’”Equilibrio” ed intorno a cui le suddette Forze si sviluppano, rappresenta invece l’Albero della Vita (Eterna).

Se la Creazione divina ha comportato il passaggio «dall’Unità alla Polarità», all’essere Umano spetta l’oneroso compito di riportare «la Polarità nell’Unità centrale».

«Allorché di due farete Uno, allorché farete la parte interna come l’esterna e la parte superiore come l’inferiore, allorché del maschio e della femmina farete un unico essere, sicché non vi sia più né maschio né femmina (…), allora entrerete nel regno dei Cieli», si legge nel Vangelo gnostico di Tommaso.

Ma l’auspicato «ritorno all’Unità» non può che realizzarsi mediante la Trinità.

Tre – ovvero la Trinità – è il numero della Perfezione e dell’Equilibrio, in quanto sommatoria dell’Unità e della Polarità.

Tre sono le colonne dell’Albero cabalistico: quella di sinistra “maschile”, quella di destra “femminile” e quella centrale, la Via di Mezzo o Mediana, la stessa indicata dal Buddha, cioè la Terza Via, detta della Liberazione, assolutamente “neutra”.

«In medium stat virtus» sostenevano, non a caso, i latini.

Per portarsi sulla Via di Mezzo – in realtà molto difficile da raggiungere e da scalare fino alla sommità – occorre mondarsi dalla Polarità.

Il Sentiero salvifico che conduce al sospirato Centro è simbolicamente chiamato il «Pellegrinaggio verso il Cuore».

«Ma qual è il Punto più Centrale della Colonna di Mezzo?»

La risposta non ammette equivoci.

Quello occupato dall’undicesima Sefiroth, DAATH, la Sfera invisibile, divenuta tale dopo la cacciata di Adamo ed Eva dal Giardino edenico e presso la quale dimora l’Angelo dell’Amore che Tutto “unisce” e a cui il filosofo sommamente aspira.

DAATH si trova imboscata sul “Retto Sentiero” verticale che unisce TIFERETH (Bellezza) a KETHER (Verità).

I due Sentieri obliqui che collegano DAATH (Amore) a BINAH (Intelligenza) e CHOCKMAH (Sapienza) si sono anch’essi eclissati dopo da cacciata edenica.

Se e quando l’essere Umano riesce a raggiungere il DAATH, i suddetti Sentieri obliqui a forma di V (simbolo femminile che Marija Gimbutas chiama CHEVRON) si ricompongono e viene a ricrearsi magicamente sia il Triangolo Femminile, quello con la punta rivolta verso il basso, che la meravigliosa Lettera femminile M, simbolo delle NOZZE SACRE tra gli opposti principi.

NOUS-LOGOS e SOPHIA possono così discendere in esso, ovvero nel DAATH, per celebrare le IEROGAMIE.

Può infine avere inizio il “viaggio di nozze” in “luna di miele” verso KETHER, la Corona, simbolo della Verità divina, Custode del “Frutto della Vita Eterna”.

Autore: Paolo Scalise. Seguimi su Facebook