La nascita dei colori

Guacamaya con frutas by Armando Ahuatzi

Tanto tempo fa, la Guacamaya era brutta e grigia come una gallina spennacchiata. Adesso invece è un pappagallo tutto colorato. A quel tempo tutto il mondo era bianco e nero, con solo qualche sfumatura grigia. Non esisteva nessun altro colore. Tutti erano tristi. Gli dèi, gli uomini, gli animali e le piante si annoiavano perfino a vivere perché da qualunque parte si girassero, non vedevano altro che quei due colori.

Un giorno, tutti gli dèi si riunirono in assemblea e decisero di partire alla ricerca di altri colori. Se ne andarono, ognuno per la propria strada, con l’impegno di ritrovarsi nel luogo  dell’assemblea se qualcuno avesse trovato un colore nuovo.

Uno degli dèi era andato a fare una passeggiata. Era talmente concentrato nei suoi pensieri che, mentre camminava, andò a sbattere la testa contro un sasso. Gli uscì del sangue e pianse a lungo per il dolore. Quando vide il sangue, si accorse che c’era un altro colore. Andò subito a riferirlo agli altri e tutti gli dèi decisero insieme di chiamare rosso il terzo colore.

Una dea era partita anche lei, a cercare qualcosa per colorare il sentimento della speranza. Dopo molto tempo trovò un nuovo colore e tutti insieme decisero di chiamare verde il quarto colore.

Un’altra dea si era messa a scavare un buco molto profondo perché voleva trovare il cuore della terra.Finalmente lo trovò e tutti insieme decisero di chiamare marrone il quinto colore.

Un dio salì fino in cima ad una montagna altissima: voleva vedere dall’alto il colore del mondo. E lo vide. Però, non sapeva come fare a portarlo giù per mostrarlo agli altri. Restò sulla cima del monte a guardarlo per un tempo lunghissimo, finché diventò cieco. Quando finalmente riuscì a tornare dagli altri disse loro: “Il colore del mondo mi si è appiccicato agli occhi”. Tutti gli dèi videro il colore che gli era rimasto negli occhi e chiamarono azzurro il sesto colore.

Un altro dio si era avvicinato a un bambino che rideva. Gli aveva rubato il sorriso e il piccolo si era messo a piangere. È per questo motivo che i bambini passano così facilmente dal riso al pianto! Quando quel dio arrivò all’assemblea portando il sorriso del bambino, tutti insieme decisero di chiamare giallo il settimo colore.

Quando gli dèi furono stanchi, se ne andarono a dormire un po’ ubriachi. Ma prima misero tutti i colori che avevano trovato dentro una scatoletta, sotto l’ombra del loro grande albero sacro. Siccome la scatola non era ben chiusa, i colori cominciarono a uscire e a mescolarsi tra loro facendo nascere tanti altri colori. L’albero sacro, quando vide cosa stava succedendo, mise al riparo tutti i colori e li salvò dalla pioggia che li poteva cancellare.

Quando gli dèi si svegliarono, videro che i colori erano tanti, molti di più dei sette che avevano trovato e dissero all’albero sacro: “Visto che tu hai fatto tutti i colori, tu avrai il compito di proteggere il mondo, noi invece lo dipingeremo”. Gli dèi cominciarono a lanciare colori a caso, dappertutto. Il giallo colorò il sole, il verde dipinse l’erba e le foglie, l’azzurro finì su in cielo e nel mare, il marrone coprì la terra, il rosso colorò gli uomini e gli animali dentro perché se lo erano mangiato, il bianco e il nero c’erano anche prima.

Alcuni schizzi centrarono in pieno anche gli uomini ed è per questo motivo che gli uomini hanno colori e pensieri diversi.

Gli dèi, stanchi e contenti di aver colorato tutto il mondo, cominciarono a pensare a un modo per conservare i colori: temevano di dimenticali. Ma ecco che, proprio in quel momento, passò di lì la Guacamaya. Gli dèi la presero e le allungarono le piume, poi le appiccicarono addosso tutti i colori che riuscirono. La Guacamaya ancora oggi è fiera di poter mostrare agli uomini,  quando se ne dimenticano, che i colori e i pensieri sono tanti e che stanno molto bene insieme quando ad ognuno di essi si trova un posto giusto.

Fonte: Messico