LA CONTROPARTE CELESTE DI MALOENTON TERRA MAGA

 

Quando i guerrieri Sabini giunsero in illo tempore in questa valle appenninica per fondare Maloenton (l’odierna Benevento) dovettero trasalire.

Molti segni divini manifestava questo locus amoenus, compreso il numero 7.

Se Roma può vantare Sette Colli, Maloenton può vantare Sette Corsi d’Acqua: 2 Fiumi Gemelli “confluenti” e 5 Torrenti.

2 Fiumi Gemelli “confluenti”: il Sabato e il Calore, provenienti dalla stessa montagna, l’Accellica, e di cui uno, il Sabato, straordinariamente somigliante al Nilo;

5 Torrenti: il S.Nicola, il Serretelle, il Malacagna, la Fasanella, lo Jenga.

Anche questo straordinario impluvio di “Acque Vive” avrà contribuito a rendere Magica e Sacra la città di Maloenton.

Tratta dal libro di Pietro Piperno “Della Superstiziosa Noce Beneventana” (1640)

Dopo aver portato alla luce lo straordinario reticolo oro-idrografico di Maloenton  “Terra Maga”, resta da sciogliere un nodo ben più intricato, ovvero scoprire a quale “Costellazione Celeste” i coloni Sabini l’associavano e, di conseguenza, il “Nume Tutelare” sotto la cui protezione essa si affidava, che poi avrebbe rappresentato il suo “Nome Segreto”.

A scanso di equivoci, confesso subito di non possedere una risposta definitiva al quesito, ma solo piccoli tasselli di un antico mosaico, che intendo qui condividere con quanti sono appassionati al tema in questione.

La Geografia Sacra poggia su almeno due principi basilari.

1) La Terra è un “Essere Vivente”, dotato di un’Anima, oltre che di un Corpo, ed è pertanto attraversata da una fitta rete di correnti energetiche che ne determinano gli elementi geografici presenti sulla sua superficie esterna: montagne, fiumi, ecc.

2) I due emisferi della Terra, il Sud e il Nord, sono influenzati, rispettivamente, dal Cielo (Volta Celeste Australe) e dal Sotterraneo (Volta Celeste Boreale).

Molteplici dovevano essere le implicazioni dottrinali di quest’antica visione immaginifica della Madre Terra.

Intanto che i corsi d’acqua, ma anche le colate laviche, specialmente se orientati rispetto ai due Poli celesti o al Cammino Solare, erano considerati luoghi di forte energia e dove dunque maggiore doveva essere la presenza divina.

Grande importanza assumevano inoltre le “confluenze fluviali”, in quanto ritenute “nodi” cruciali della griglia energetica terrestre.

Ma non è tutto.

I luoghi più elevati, ovvero i picchi montuosi, come pure le sommità delle rupi, ma anche i siti di pianura dove cadevano le meteoriti, erano visti come i punti dove la Terra entrava in “Comunicazione” con il Cielo e il Sotterraneo ed erano pertanto considerati massimamente “sacri”.

Ciò in quanto la Terra era congiunta, da un lato, alla volta Celeste e, dall’altro, a quella Sotterranea, prima del loro distacco ad opera del loro figlio Chronos (Saturno).

In questi luoghi di grande energia divina, gli esseri umani erano soliti edificare templi o anche città.

Ogni manufatto edificato in un luogo ritenuto sacro, sia esso una Stele, un Menhir, un Tempio o un’intera Città doveva avere giocoforza un corrispondente “Asterismo” nel Cielo/Sotterraneo.

Per quanto finora detto, gli antichi si sforzavano di riconoscere negli elementi geografici della Terra il loro “Gemello” celeste e dunque lo studio della Geografia Sacra non può essere dissociato dalle antiche conoscenze Mitologiche, Astrologiche e Simboliche.

Nel Pensiero Arcaico, ciò che accadeva nel Cielo e nel Sotterraneo aveva analoghe ripercussioni sulla Terra.

Ne consegue che anche gli accadimenti umani terreni dovevano procedere in armonia con ciò che accadeva nel Cielo e nel Sotterraneo.

La Storia umana altro non sarebbe, per gli antichi, che una “ripetizione” degli accadimenti cosmici, fissati dallo Spirito Umano nei racconti Mitologici e nei Catasterismi celesti.

Quanto finora brevemente detto in merito alla Geografia Sacra della Terra costituisce la cornice sapienziale entro cui tentare di ricostruire la “controparte celeste” di Maloenton Terra Maga.

La fondazione delle antiche città era soggetta ad un preciso rituale religioso, a cui nessun nuovo insediamento poteva sottrarsi, pena il rischio di distruzione ad opera delle forze naturali o degli stessi esseri umani.

I sacerdoti celebravano prima gli “Auguri”, basandosi sull’osservazione del volo degli uccelli, per chiedere l’assenso divino all’edificazione, e poi gli “Auspici”, mediante il sacrificio di un animale e la lettura del fegato, per accertarsi del beneplacito della divinità.

Solo in caso di responso favorevole alla fondazione, si procedeva alla battitura del “palo centrale” e alla posa della “prima pietra” forata, nonché al tracciamento del “solco perimetrale” e degli “assi cardinali o radianti” viari interni.

Nel VER SACRUM – cioè la “Migrazione Primaverile Consacrata” al seguito di un Animale-Guida, simbolo dalla divinità – la scelta del sito era decisa sulla base del luogo dove l’animale totemico si sarebbe sdraiato schiena a terra.

Poteva altresì accadere che la Geografia dei Luoghi – già di per sé fondamentale nella valutazione della Sacralità della nascente città – mostrasse una similitudine con una determinata Costellazione del Cielo.

In tal caso, la città assumeva uno status massimamente Sacro e l’entità catasterizzata in quella data Costellazione Celeste assurgeva a Nume Tutelare e a suo Nome Segreto.

Accertato che il sito di fondazione di Maloenton mostra un insieme di fattori ritenuti unanimemente sacri – la Confluenza di due Fiumi Gemelli “meridiani” provenienti dalla medesima Montagna, la compresenza di Cinque Torrenti convergenti, di un “Giogo” (Piana di Prata) tra due Montagne (Camposauro e Taburno) ad Occidente e Dio solo sa di cos’altro ancora – resta da verificare l’esistenza o meno di una Costellazione a cui detti luoghi potrebbero assomigliare.

Recentemente, è stato ipotizzato che il sito di fondazione di Roma avrebbe avuto come corrispettivo celeste la Costellazione delle PLEIADI e, in particolare, la sua stella centrale MAIA, corrispondente al sacro colle Palatino.

La scoperta è stata favorita dal fatto che dell’Urbe hanno parlato un gran numero di poeti e scrittori antichi, a cominciare da Ovidio, il quale avrebbe però commesso l’imperdonabile errore di rendere pubblico il nome segreto della Città Eterna.

Benevento non è purtroppo Roma e vi è penuria di testimonianze scritte.

Si tratta dunque di operare attraverso delle congetture immaginifiche.

Arrivati a questo punto, ci si chiede: « Da quali indizi occorre partire per trovare l’eventuale Costellazione nella quale la città di Maloenton Terra Maga si rifletteva? ».

A mio avviso, due:

1) L’etimologia del nome “MALOENTON”.

Il toponimo MALIES – ritrovato su due distinte monete del IV sec. a.C. – rimanda senza dubbio alla “MALIA”, cioè al “Fascino”, all’“Incanto”, allo “Splendore” dei luoghi, rappresentati, in un caso, dalla testa del dio Apollo e, nell’altro, da una testa di donna ornata di gioielli e con raffinata acconciatura dei capelli (vedi http://asmvpiedimonte.altervista.org/Marrocco_Raffaele/Simbolismo_moneta_Beneventum.html )

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Nella variante M-ELYS, traspare un chiaro rimando ai mitici “Campi Elisi”, ovvero ai Sacri Luoghi di Pace e Beatitudine destinati agli eroi e ai saggi dopo la morte terrena.

MELISSA, inoltre, era la “regina delle api” che, insieme ad A-MAL-TEA, la “regina delle capre”, aveva nutrito il neonato Zeus in una grotta del monte Ida, a Creta.

Nel libro dell’Esodo, la “Terra Promessa” viene indicata da Dio a Mosè come un luogo ameno dove scorrono in abbondanza “Latte e Miele”.

Ma i rimandi etimologici ad un “Luogo Sacro e Divino” non finiscono qui.

Il termine dorico MELON, in attico MALON, indicava il magico frutto della “MELA” e rimanda dunque al Giardino delle Mele d’Oro posto ad Occidente, dove dimoravano le Pleiadi, le Sette Sorelle figlie di Atlante, e custodito dal drago Ladone.

Sempre a proposito del suddetto termine MALON, MALOENTON – a detta dello storico Gianni Vergineo – potrebbe provenire dal greco MALOEIS, traducibile con “Gregge di Pecore o Capre”, o, in alternativa, da MALLOS, “Vello di Pecora”.

Ma non bisogna farsi ingannare dalla traduzione “letterale”.

Il “Gregge di Pecore” simboleggiava la “Comunità dei Fedeli” appartenenti al Culto Misterico dell’Apollo Maloeis, il “Portatore dell’Agnello”, il cui sacro tempio era presente anche a Maloenton, su un’altura che sovrasta il torrente Serretelle.

2) L’altro elemento utile alla ricerca potrebbe essere l’animale sotto il cui vessillo si sarebbero mossi i coloni Sabini nel corso del Ver Sacrum fondativo di Maloenton.

Quattro sono le tribù sannitiche generate dai Ver Sacrum dei Sabini: Pentri (Molise), Carricini (Abruzzo), Irpini e Caudini (Campania).

L’Animale Guida dei Pentri era il BOVE, dei Carricini non è noto, degli Irpini il LUPO e dei Caudini il CINGHIALE.

MALOENTON si trovava in confine tra il territorio degli Irpini e quello dei Caudini.

Qualcuno sostiene che l’Animale Guida beveventano potrebbe essere stato il TORO MALON citato dal poeta Teocrito (III sec. a.C.), anche in ragione del nesso etimologico.

Secondo lo studioso R. Marrocco, il Toro “androprosopo” (a “faccia umana”) effigiato sulle predette monete sannite e simbolo per eccellenza di fecondità sarebbe Acheloo, il dio-fiume d’Etolia, padre di famose Ninfe delle fonti, nonché delle Sirene, il quale avrebbe assunto tali sembianze durante lo scontro avuto con Eracle, in quanto contendente di Deianira, la figlia del re di Calidone.

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Tale effige taurina è il simbolo, a detta del Marrocco, dei due Fiumi gemelli che bagnano e fecondano il territorio di Maloenton, ovvero il Sabato e il Calore.

Per inciso, in Egitto, il Toro API era il propiziatore della piena annuale del fiume Nilo, il cui fautore era il dio HAPY.

Ciò conferma l’esistenza di un profondo legame simbolico tra il Toro e i Fiumi e, più in generale, del Toro con l’Acqua.

Sopra l’effige del Toro androprosopo è raffigurata una Testa umana con corna taurina.

Sempre a detta del Marrocco, si tratterebbe di Sileno, il saggio tutore di Dioniso – figlio di Zeus e Semele – a cui il bambino venne affidamento dopo Atamante, re di Orcomeno, e Ino, sorella di Semele.

Sileno aveva lo sguardo taurino ma non le corna di toro, essendo egli un sileno con fattezze cavalline.

L’associazione tra il dio SABO – nelle fattezze del TORO androprosopo – e il FIUME che bagna e feconda Maloenton appare ben fondata e coerente, ma la testa taurina non sarebbe a mio avviso quella di Sileno.

Giova a tal riguardo ricordare che il dio Sabo (il Sabazio anatolico) – eponimo dei Sabini e del fiume sannita, che in Grecia prese il nome di Dioniso – era anche noto per la sua straordinaria capacità di addomesticare i buoi e aggiogarli.

Dioniso Zagreo – il misterioso figlio di Zeus e di Persefone, figlia di Demetra – appare, a differenza di Sileno, dotato alla nascita di corna taurine.

Narra Ovidio nelle Metamorfosi che il dio-fiume Acheloo, durante lo scontro con Eracle, avrebbe assunto dapprima le sembianze di un SERPENTE, poi di un TORO, quindi di un DRAGO e infine di un UOMO con corna taurine.

L’effige umana con corna taurine presente sulle monete sannite sarebbe dunque ancora quella di Acheloo, alias il dio Sabo.

A proposito di metamorfosi, anche Dioniso Zagreo, prima di essere ucciso e smembrato dai Titani, assunse più sembianze, fino a quello fatale del TORO.

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Nel Ver Sacrum fondativo di Maloenton, l’Animale Guida potrebbe in definitiva essere stato il TORO, dietro il quale si nascondeva però il dio fecondatore Sabo.

Nel pensiero arcaico, ogni Fiume era una divinità e la Ninfa che puntualmente lo abitava sua figlia.

La donna effigiata sul fronte di una della moneta sannite con il nome MALIES – continua Marrocco – sarebbe allora la mitica “ninfa fondatrice” di MALOENTON, nata dal dio-fiume sannita Sabo.

La pluricitata moneta sannita con l’effige della ninfa acquatica MALIES genitrice di Maloenton e con il Toro androprosopo MALON sull’altra faccia – simbolo quest’ultimo del dio-fiume Sabo (Sabazio-Dioniso), nonché Animale Guida nel suo Ver Sacrum – racconta il mito di fondazione di questa misteriosa città.

C’è chi sostiene che l’Animale Guida fosse il CINGHIALE, in virtù del fatto che, nel racconto di Procopio di Cesarea (VI sec.), l’eroe artefice della sua fondazione – ovvero l’eolo Diomede, amico fraterno di Ulisse – avrebbe donato alla nascente città di Maloenton le “zanne” del Cinghiale Calidonio ucciso da suo zio Meleagro.

Il Cinghiale era l’Animale totemico delle tribù Caudine, a cui però Maloenton non apparteneva, e dunque la sua presenza nel mito di fondazione potrebbe voler indicare altro.

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Come ricorda R. Guénon, il Cinghiale era il simbolo della classe “sacerdotale”.

L’uccisione del cinghiale Calidonio segna a suo dire la fine della supremazia “sacerdotale” e l’ascesa della classe “guerriera”, a cui Diomede apparteneva, essendo egli un nobile guerriero, oltre che re (il cui simbolo era l’ORSO) di Calidone, per nascita, e di Argo, la più antica città della Grecia, per acquisizione, avendo sposato la figlia del defunto re.

Il dono delle zanne del Cinghiale Calidonio potrebbe simboleggiare l’omaggio del conquistatore eolo alla “Sacralità” sacerdotale di Maloenton.

Dal punto di vista astronomico, con l’ascesa al potere della classe guerriera, la costellazione del Cinghiale sarebbe stata quindi mutata nell’Orsa Maggiore, il cui Guardiano è la vicina costellazione Bootes.

Molto interessante è la presenza di un CAVALLO al galoppo – animale legato proprio alla figura di Diomede, coautore con Ulisse del furto del Palladio di Troia e del Cavallo di legno lasciato dinanzi alle sue possenti mura – su una moneta beneventana di epoca romana (III sec. a.C.), associata all’effige di Apollo.

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Il Cavallo è un’animale bivalente, ctonio e uranico all’unisono, notturno e diurno, cavalcatura dei popoli guerrieri nomadi, dotato di forza, velocità ed agilità, simbolo di conquista territoriale e di fecondo allargamento degli orizzonti culturali e mentali.

Egli appare legato, nell’aspetto notturno, all’acqua fluviale e allo sgorgare delle sorgenti, mentre, nell’aspetto diurno, al fuoco, al cammino del Sole e al vento.

Associato ad Apollo e al nome Beneventum – in luogo del vecchio nome Malies e del Toro dionisiaco – il Cavallo effigiato sulla moneta appare sintomatico del nuovo corso diurno e solare acquisito dalla città sannita con il suo passaggio a urbe romana.

Maloenton mostra – come già detto in un precedente post – un nesso etimologico con MALLOS (Vello di pecora) e quindi con CRISO-MALLON, l’animale immortalato nella costellazione zodiacale dell’ARIETE.

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Il mito dell’Ariete CRISOMALLO – che in greco significa “VELLO D’ORO” e alla cui conquista è legato l’avventuroso viaggio di Giasone e dei 50 Argonauti sulla nave parlante Argo narrato da Apollonio Rodio – si colloca subito dopo l’uccisione del cinghiale Calidonio.

Molti degli eroi imbarcati sulla nave Argo verso la Colchide alla conquista del Vello d’Oro di Crisomallo, tra cui la cacciatrice Atalanta, unica donna ammessa a bordo, avevano partecipato alla caccia del cinghiale Calidonio.

Tra questi, spiccano Eracle, Teseo, Meleagro, Orfeo e i Dioscuri Castore e Polluce.

La città dove tutto ha inizio non è più Calidone (re Meleagro), in Etolia, ma Orcomeno (re Atamante), in Beozia, e Iolco (re Giasone), in Tessaglia.

La Colchide era una regione selvaggia e occidentale del Mar Nero, posizionata sul 41° parallelo, come Maloenton, e la storia del Vello d’Oro appeso ad un albero nel bosco sacro di Ares (Marte) fa in un certo qual modo da prologo alla guerra di Troia, la cui caduta segnerà la fine dell’Età degli Eroi e l’avvio dell’Età del Ferro.

Ora, i Ver Sacrum dei Sabini avevano luogo in primavera, nel mese di Marzo, a seguito di un voto al dio Mamerte (il Marte dei latini).

La Costellazione dove il dio-pianeta Marte ha il suo domicilio è proprio l’Ariete e nei due millenni avanti Cristo era il catasterismo zodiacale che appariva ad Est all’Alba all’Equinozio di Primavera (Età dell’Ariete), dopo quella del Toro e prima di cedere lo scettro ai Pesci.

L’Equinozio di Primavera possiede una grande importanza simbolica, legata al tema della “rinascita” della Luce divina dalle tenebre invernali.

Il “sacrificio” dell’Ariete Crisomallo – il quale aveva portato in salvo Frisso, il figlio maschio di Nefele, la dea Nuvola, ripudiata di Atamante, re di Orcomeno, può essere inquadrato in quest’ottica di “morte iniziatica” e di “rinascita” ad un grado superiore di esistenza, di cui il dio Apollo Karneios e/o Apollo Maloeis diventa il supremo referente.

Ipotizzato che il TORO MALON (associato a Dioniso) fosse l’Animale Guida, l’ARIETE CRISOMALLO (associato ad Apollo) potrebbe essere l’Animale al Seguito del Toro MALON che ne raccoglie l’eredità sacra.

Va ricordato che soltanto con l’aggiogamento di due Tori focosi e grazie alle arti magiche di Medea, Giasone riesce ad entrare in possesso del Vello d’Oro dell’Ariete.

Toro e Ariete sono strettamente connessi in Cielo, così come lo sono in Terra.

Ciò può essere visto non solo come il memento del passaggio precessionale dalla costellazione del TORO a quella dell’ARIETE, che segna la “morte” di un’epoca storica (femminile) e la “nascita” di quella successiva (maschile), ma anche come un passaggio di consegne iniziatiche, dal culto misterico di Dioniso a quello di Apollo.

Si potrebbe addirittura ipotizzare che l’Animale Guida fosse proprio l’ARIETE apollineo, il quale va a prendere il posto di un precedente Animale Guida, ovvero il TORO dionisiaco.

A conclusione di quest’inedita ricerca, resta da chiarire quale fosse – agli occhi dei suoi primi abitanti – la “Controparte Celeste” di Maloenton Terra Maga, ovvero la Costellazione nella quale si rispecchiava la Geografia Sacra di questi luoghi.

Ebbene, ritengo che la Costellazione sotto cui Maloenton Terra Maga ha poste le sue fondamenta dovesse essere quella dei GE-MAELLON.

Ai due Animali Guida – l’Ariete CRISO-MALLO e il Toro MALON e alle rispettive Costellazioni Zodiacali – si verrebbe ad aggiungere il “Nume Tutelare”, ovvero i DIOSCURI Castore e Polluce e la Costellazione dei GE-MAELLON.

Le suddette Costellazioni dell’ARIETE, del TORO e dei GEMELLI sono collocate in successione lungo il Circolo Zodiacale.

In senso astrologico, i GEMELLI (Mercurio) appaiono come figli dell’unione tra l’ARIETE (Marte) e il TORO (Venere).

La Geografia Sacra di Maloenton è caratterizzata dai due Fiumi Gemelli “meridiani” (ovvero allineati con l’asse di rotazione terrestre), rivolti verso il Polo Nord.

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Osservando la Costellazione dei GEMELLI non si può non notare una notevole somiglianza con i due Fiumi Gemelli sanniti, il Sabato e il Calore.

Questa è la soluzione del mistero a cui sono personalmente giunto.

L’incrocio tra le Costellazioni Zodiacali del TORO e dei GEMELLI rappresenta un punto di grande importanza nell’ambito della dottrina celeste dell’Anima e ciò rende ancora più pregna di valore questa corrispondenza tra Astronomia e Geografia Sacra.

Dal punto di vista simbolico, i Gemelli rappresentano la “POLARITA’”, ovvero la condizione operativa alla base dell’EVOLUZIONE Cosmica e Umana.

Dall’UNO al DUE e dal DUE all’UNO, tramite il TRE: questa sarebbe in estrema sintesi la formula della Ri-Creazione Universale.

«Separare ciò che è Unito» e «Unire ciò che è Separato»: questo è il duplice gravoso compito spettante ai GEMELLI.

Nella narrazione mitologica, la nascita dei Dioscuri rientra nella subdola strategia architettata dalle divinità olimpiche per far concludere l’Età degli Eroi e dare inizio a quella del Ferro.

Vengono così stabiliti due matrimoni, entrambi non graditi alle spose:

– di Zeus (Giove) con Nemesi, la Vendetta, figlia di Nyx, la Notte;

– di Teti, una delle Nereidi, figlia di Nereo e Doride, con Peleo.

Nemesi si trasforma in OCA per sfuggire a Zeus, il quale si tramuta in CIGNO.

Ne viene fuori un UOVO da cui nascono CASTORE, POLLUCE ed ELENA, la “Luminosa”, la nuova Pandora, colei che avrebbe fatto scatenare la guerra di Troia. (vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Dioscuri)

L’UOVO viene recapitato dai pastori a LEDA, la figlia del re d’Etolia e zia di Meleagro, re di Calidone, sposa di Tindaro, re di Sparta.

In una variante del mito si narra che le UOVA sarebbero state di LEDA: una fecondata da Tindaro, i cui figli erano CASTORE e CLITEMNESTRA, i Gemelli “mortali”, e l’altra da Zeus, i cui figli erano POLLUCE ed ELENA, i Gemelli “immortali”.

Dall’unione di Teti e Peleo nasceva invece l’eroe ACHILLE, a cui Elena sarebbe dovuta andare in moglie, se non fosse stato per il “ratto” della giovane perpetrato da Teseo e il suo inseparabile amico PIRITOO.

Poi la storia la conosciamo tutti.

ERIS (Discordia) lancia tra gli astanti divini al banchetto nuziale di Teti e Peleo la MELA d’Oro con la scritta “Alla più Bella”, per vendicarsi di non essere stata invitata ai festeggiamenti.

Paride viene obbligato a far da giudice e decide in favore di Afrodite, che gli offre come ricompensa ELENA, moglie di Menelao, divenuto nel frattempo re di Sparta.

Ha così inizio la guerra voluta dagli achei greci contro la città di Troia e dagli deì contro l’umanità eroica.

Ma torniamo alla storia dei Dioscuri.

E’ interessante notare che i Gemelli Castore e Polluce partecipano sia alla caccia del cinghiale Calidonio, che alla conquista del Vello d’Oro dell’ariete Crisomallo.

Quando Castore muore, Polluce chiede a Zeus di morire insieme al fratello.

Dopo la loro morte, vengono quindi “immortalati” nella costellazione dei Gemelli, assurgendo a protettori dei naviganti, nel corso delle tempeste, e dei soldati, durante le furiose mischie nelle battaglie. [https://it.wikipedia.org/wiki/Gemelli_(costellazione)]

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Autore: Paolo Scalise. Seguimi su Facebook