Il Maestro e il Gatto

Molti secoli fa, nella Cina dell’imperatore Giallo, nel monastero Mayu della foresta di Kagi, il maestro Tian, si ritrovò un giorno, durante una pratica meditativa, nella grande Sala della Meditazione, spuntato da non si sa dove, un gatto fermarsi accanto a lui.
Questo gatto si acciambellò e facendo le fusa si addormentò. Alcuni dei suoi discepoli e fratelli monaci, vicino a lui, notarono la cosa e si chiesero in che modo il loro maestro sarebbe riuscito a far sparire l’animale senza turbare il silenzio e la profondità del momento nella sala. In realtà Tian, dopo i primi attimi di stupore sembrò accettare il fatto con assoluta naturalezza e continuò nelle sue pratiche lasciando dormire il gatto con serafica noncuranza. Successe così che alla fine della seduta alcuni discepoli, soprattutto i più giovani, si avvicinarono attorno al Maestro per chiedergli delle spiegazioni. Tian, con un sorriso e con il suo classico semplice modo di parlare, disse semplicemente: “Ditemi voi che mi chiedete: non trovate che fosse un bellissimo gatto?”.
I giovani discepoli la sera a cena si interrogarono sui profondi significati e livelli di interpretazione che il loro Maestro aveva riposto nella sua ermetica domanda-risposta ed erano tutti convinti che quanto accaduto era un insegnamento profondo prestabilito che non avrebbero mai dovuto farsi sfuggire e mal interpretare. “Il gatto simboleggia l’amore verso la Natura”. “No! Il Maestro accetta il gatto, ciò significa che dobbiamo accettare tutto quanto ci viene dal mondo senza alcun filtro”. “Assolutamente, il Maestro ci sta semplicemente chiedendo di prendere una posizione sul gatto e si aspetta da noi una risposta, per quello quella domanda così semplice!”…
Passarono i giorni e Tian e il gatto fecero amicizia. Così con naturalezza, il gatto cominciò ad accompagnare Tian e i suoi compagni nelle loro sedute meditative zen, anzi sembrava apprezzare e qualcuno insinuava che fosse la reincarnazione di qualche monaco zen vissuto a Mayu qualche secolo prima.
Un giorno, il maestro Tian, ormai vecchio lasciò questo mondo e Yi, il monaco a lui più vicino, prese il suo posto.
“Cosa succederà al gatto adesso che c’è un nuovo maestro? Verrà messo alla porta o continuerà a presenziare?” si domandavano un po’ agitati gli altri monaci, soprattutto i più giovani.
Yi, i cui pensieri e occupazioni erano ben altri che il gatto, semplicemente continuò a permettere al gatto di continuare a frequentare le lezioni e gli incontri di meditazione. E la cosa col passare degli anni cominciò a diventare una conformità e ad essere risaputa persino fuori dalle mura del tempio di Mayu.
Diversi discepoli dei monasteri vicini, venivano ad assistere agli incontri di meditazione col gatto per capire questa nuova tecnica e i suoi effetti sul loro percorso.
Si narrava che questa nuova tecnica fosse in realtà antichissima e segreta. E vi era anche chi, segretamente nella sua stanza cominciava, di nascosto, a meditare con il gatto accanto.
Trascorsero molti anni. Alla fine, stranamente, il gatto morì. Tuttavia la tecnica era indiscutibilmente efficace e i monaci del monastero erano tanto abituati alla sua presenza che trovarono subito un altro gatto per perpetuare la Sacra Tecnica della Meditazione col Gatto. Anche gli altri templi della regione cominciarono a introdurre i gatti nelle loro meditazioni: si credeva che il gatto fosse il vero responsabile della tecnica e della qualità degli incredibili risultati sui monaci, forse tralasciando o dimenticandosi che, al di là del gatto, vi era una conoscenza e una tecnica di meditazione perpetuata da maestro a maestro per centinaia di anni.
Passarono quindi diversi secoli, e cominciarono a comparire trattati tecnici sull’importanza del gatto nella meditazione zen.
Un dotto filosofo zen strutturò questa tecnica in un suo noto trattato. “L’ancestrale tecnica col Gatto” secondo cui il felino aveva la capacità di aumentare la concentrazione umana, e di eliminare le energie negative accelerando lo sviluppo delle qualità latenti.
 
Un certo giorno divenne maestro un monaco di nome Shi. Shi, sfortunatamente per noi non amava per niente la centralità del gatto, anzi, in generale non amava i gatti ed era addirittura allergico al loro pelo. Shi senza alcuna esitazione e sicuro che l’utilità della meditazione zen che insegnava non risiedeva nel gatto, ma nella tecnica in sé, decise di eliminare il gatto dalle loro pratiche quotidiane.
Ci fu una grande reazione negativa, soprattutto tra i monaci più vecchi che non capivano come uno stravolgimento così netto potesse avere qualche effetto benefico sul loro percorso. I giovani discepoli accettarono invece la cosa con curiosità e interesse. In fondo, siccome era un eccellente maestro, i monaci continuarono a mostrare di gradire gli incontri di meditazione e a progredire nel loro percorso, malgrado l’assenza del gatto.
 
A poco a poco, tutti i monasteri della regione, che non solo si erano riempiti di gatti, forse anche più del dovuto, ma erano ormai anche stanchi di doverli nutrire e accogliere incondizionatamente, pensarono che ci fosse del buono nel provare la nuova tecnica senza il gatto come ormai si faceva da un po’ nel monastero di Mayu. Andarono quindi eliminando gli animali dalle lezioni con indubbi benefici assodati su tutti i monaci e i loro tangibili progressi.
 
Nel giro di un secolo circa, si diffusero addirittura nuove tesi molto interessanti di cui ci preme ricordarne una di un dotto filosofo Zen che scrisse un trattato dal titolo: “L’importanza della meditazio
ne senza il gatto”, seguito da un secondo trattato, forse ancora più famoso: “Equilibrare l’universo zen solo con il potere della mente, senza l’aiuto di animali”.
Passato un altro s
eco

Questa vecchia storia zen, che si perde nella notte dei tempi, ci insegna molto sulle dinamiche della trasmissione della Tradizione, ossia l’insegnamento, nelle Scuole e negli Ordini Misterici. Vi sono diverse sfere in questo discorso. Cerchiamo di vederle:
lo, il gatto uscì definitivamente dal rituale della meditazione zen nei monasteri, con grande amarezza per i vecchi monaci, che ne parlavano di segreto nei loro incontri come una grandiosa tradizione persa del passato, Fu necessario un altro secolo perché tutto tornasse al momento fatidico di quella giornata in cui Tian stava andando a meditare e si ritrovò un gatto accanto. Ossia che tutto tornò esattamente come prima. Ci si dimenticò dei gatti e si riprese a meditare come si faceva ai tempi dell’imperatore Giallo, senza animali di supporto. Ma la storia, lo sappiamo bene, ci insegna che, prima o poi, in qualche secolo a venire, un nuovo Tian, un giorno, sedendosi nella Sala della Meditazione si imbatterà in un piccolo gatto stanco che non troverà miglior posto per dormire che accanto al maestro, con intorno molti altri umani intonanti un ipnotico ma senza senso: “Oooooommmmmmmm”
 
𝟭) 𝗧𝗿𝗮𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲
Vi è innanzitutto la Tradizione
La Tradizione è l’essenza e la ragione d’essere di ogni Scuola Misterica.
Essa rappresenta non solo l’insegnamento esoterico perpetuato in essa nel senso più puro, filosofico e spirituale, ossia il lato speculativo. Essa rappresenta anche l’insieme delle operazioni, rituali, iniziazioni e tecniche che si svolgono in essa sia singolarmente che come gruppo, ossia il lato pratico-operativo.
Una Scuola dove la Tradizione è stata stravolta, adattata o modificata nel corso del tempo, anche se composta da ottime persone con alti propositi, non potrà mai essere detentrice di una Tradizione forte e vera. Come dice la parola stessa, la Tradizione ha radice in una sorgente originaria e attraverso un lignaggio ben chiaro e definito di tradizione orale o scritta, o entrambe, viene di generazione in generazione mantenuta viva e intatta con non poco lavoro, dall’attacco del tempo e della relatività del mondo profano. Tale Tradizione, per esser autentica, deve venire da un vero Maestro e rimanere inalterata sia nei contenuti che nelle forme. Vi sono spesso molte discussioni e divergenze sul fatto che le forme possano essere modificate, e aggiornate ai costumi che cambiano nel tempo, questa storia del gatto nel monastero zen ne è un classico esempio. Per quanto l’evolversi dei tempi e delle coscienze sia continua, non bisogna dimenticare che la Tradizione in sé è un linguaggio per l’anima e lo spirito dell’uomo. In quanto tale, questo linguaggio non è intaccato dallo scorrere del tempo e dalle consuetudini profane dell’uomo che sempre variano nello scorrere del mondo.
Voler modificare la Tradizione nelle sue forme esteriori secondarie può forse essere accettabile, a patto che i suoi contenuti e le sue forme principali, cioè strutturali non vengano modificate. E la stessa cosa vale per i suoi simboli, le sue tecniche, le sue strutture gerarchiche e le sue metodiche iniziatiche. Le tradizioni sono state formate per fornire un percorso ben preciso ad ogni classe umana e se uno non dovesse riuscire ad adattarsi alla Scuola Misterica nella quale si trova e alla sua Tradizione, piuttosto che provare a cambiarne i contenuti e le forme, farebbe meglio a trovare quella più in sintonia con la propria classe, poiché i Maestri, nella loro conoscenza profonda dell’uomo, hanno dato ad ogni classe la propria Tradizione più adatta.
 
𝟮) 𝗹𝗮 𝗦𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝗜𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮
La Scuola Iniziatica o Misterica, qualsiasi essa sia, è la detentrice e la responsabile del perpetuarsi della Tradizione. Tutte le persone in essa hanno fondamentalmente ed unicamente 3 scopi:
a) 𝐴𝑝𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑇𝑟𝑎𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 e usarla “attivamente” per il beneficio della propria vita spirituale e materiale. Questo attivamente è un aspetto importante poiché frequentare una Scuola misterica per un solo scopo intellettuale o didattico è una strada che può rivelarsi pericolosa, un po’ come un bambino che gioca col fuoco. Nelle Scuole, quelle vere ed autentiche, dove la Tradizione è viva, le energie e le Egregori sono attive e intelligenti e pensare di entrare in questi luoghi Sacri con una curiosità solamente profana, senza apertura cardiaca, è come entrare in una foresta senza la lanterna di Diogene, si corre il rischio di perdersi o di incontrare qualche bestia affamata. Usare attivamente la Tradizione significa utilizzare e approfondire il suo lato operativo, dopo aver ben inteso il lato speculativo. Non vi è Tradizione vera e utile all’uomo senza la parte operativa che è quella che lavora veramente sullo spirito e in generale i corpi sottili aiutando a conoscerli, attivarli e padroneggiarli. Quella Speculativa è invece più introduttiva e preparativa a livello intellettuale, non per questo meno importante. Entrambe devono essere attive e approfondite, come la via della mano destra e la via della mano sinistra in simbiosi.
b) 𝑃𝑒𝑟𝑝𝑒𝑡𝑢𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑇𝑟𝑎𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 nel tempo per mantenerla viva, intatta e pura alle generazioni future. Un lascito, un tramite che è una forma di ringraziamento per gli insegnamenti ricevuti. Non vi è altra ricompensa se non ciò che si può apprendere dalla Tradizione e non vi è altro ringraziamento se non ciò che si può perpetuare per i futuri fratelli e sorelle. Nessun stravolgimento, nessuna modifica, nessuna critica, un totale abbandono e fiducia, e lasciar lavorare lo Spirito della Tradizione dentro di noi è l’atteggiamento migliore. Sapendo che i Maestri hanno fatto tutto con un’armonia che regge all’attacco del tempo.
c) 𝐴𝑐𝑐𝑜𝑔𝑙𝑖𝑒𝑟𝑒 𝑒 𝑖𝑛𝑡𝑟𝑜𝑑𝑢𝑟𝑟𝑒 i novizi che hanno bisogno di capire e comprendere questo nuovo Sacro linguaggio con tutti i suoi lati sottili e sfuggenti. Questo è un compito che deve essere fatto dopo aver passato un sufficiente numero di anni nella Scuola e ci sente in armonia con la Tradizione e con i confratelli. È un compito delicato e importante, spesso sottostimato in questo periodo storico, e dovrebbe essere lasciato ai confratelli più adatti e portati empaticamente. Non tutti sono portati in questo ultimo compito.
 
Le Scuole Misteriche hanno strutture gerarchiche ben chiare e definite con regole precise e cadenze cicliche. In esse la struttura è da intendersi non come organizzazione di potere o superiorità di conoscenza, ma come gravosità e carico di servizio all’interno della gerarchia stessa, essendo i confratelli nelle posizioni apicali quelli che dedicano il maggior tempo alle attività della Scuola stessa. Assicuratevi nel caso doveste crescere gerarchicamente, di non trascurare mai questo importante aspetto della struttura. Nella gerarchia vi sono inoltre strutture maschili e femminili. In quelle maschili la gerarchia è chiara e formale, nota a tutti. Nella struttura maschile i confratelli si occupano degli aspetti più amministrativi e tangibili.
Vi è quindi, e questo è importante da comprendere, una altrettanto importante gerarchia femminile che non appare a prima vista. In tale gerarchia, che non è né formale né ben definita in ruoli ufficiali, vi è la cura della trasmissione della Conoscenza e della Tradizione, ossia del cuore della Scuola. Questa gerarchia lavora nel momento Sacro del Tempio attraverso l’esempio, l’atteggiamento, l’insegnamento orale, l’aiuto cardiaco e la capacità di iniziare i novizi più dotati ai lati più intimi e non espressi apertamente nel percorso. Sono le persone alle quali si va spontaneamente per un parere, una richiesta di comprensione, in poche parole sono quelle persone alle quali, magari in intimità ci si affida per andare più in profondità nel percorso iniziatico. Le persone di questa gerarchia femminile non sono interessate ai ruoli visibili, si siedono spesso silenti nelle riunioni e sono quasi invisibili durante le discussioni, ma quando aprono bocca per parlare, tutti sanno istintivamente che è il momento di tacere per ascoltare e dopo che hanno parlato tutti nella sala sanno che è stato detto qualcosa su cui riflettere.
È infine importante sapere che da una visuale alta, le Scuole non sono strutture cristallizzate e granitiche, facilmente incasellabili nello scorrere del tempo. Alcune possono essere introduttive ad altre, per così dire Scuole e Tradizioni interne ad altre Scuole, Ordini su livelli diversi che si incontrano frequentando Scuole puramente Speculative…o incontri con persone che ci condurranno su nuove strade sconosciute e inaccessibili prima. La strada dello Spirito è piena di queste “coincidenze” se l’anima è pronta e aperta. Vi sono così Scuole Misteriche più profonde che spesso usano alcune Scuole Tradizionali più essoteriche per far poi progredire quelli ritenuti adatti. Infine vi possono essere Scuole che vanno in sonno mentre altre, contemporaneamente, si possono svegliare, magari con nuovi nomi, ma con la stessa Tradizione, poiché le vie dello Spirito e della Tradizione travalicano la visione delle vicende umane e della sua storia. Da questo punto di vista le Scuole, tutte, non sono altro che strumenti e canali per la Tradizione che è la vera luce vivificante. Non sono esse il punto di arrivo, ma la base per arrivare a toccare, tramite la Tradizione, la Luce Philosophica. Questo il fraintendimento che spesso accade nelle menti più profane: essere orgogliosi di appartenere ad una scuola e pensare che il solo farne parte sia l’attestato di esser in una sorta di ascensione spirituale automatica. La Scuola in sé è vuota se non vi si trova, e si sviluppa quella Tradizione viva in essa. È la Tradizione, l’insegnamento che deve essere colto e deve essere usato attivamente con costanza nel tempo. E se si è in una Scuola della propria classe, i risultati arriveranno in modo tangibile.
 
𝟯) 𝗜 𝗖𝗼𝗻𝗳𝗿𝗮𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶 𝗲 𝗹𝗲 𝗖𝗼𝗻𝘀𝗼𝗿𝗲𝗹𝗹𝗲
Argomento importante e che deve essere focalizzato poiché da spesso luogo a problematiche di fraintendimento del ruolo delle persone nelle Scuole. Spesso si fa l’errore di valutare una Scuola per la qualità dei confratelli in essa. Per quanto sicuramente i fratelli siano una cartina tornasole indicativa di una Scuola, non si deve commetter l’errore di confondere la Scuola stessa e soprattutto la Tradizione contenuta in essa con le persone. Fare questa analogia non solo è fuorviante, ma mostra come non si sia compreso la struttura portante di una via iniziatica tradizionale. Il Cuore è e rimane sempre la Tradizione, le persone, come la Scuola, sono strumenti ed involucri. Le scuole e i confratelli passano, la Tradizione resta. Restano il potere dei simboli, resta l’Egregore, restano le tecniche e gli insegnamenti speculativi. Fino a quando la Tradizione è preservata la Scuola ha una ragione d’essere a prescindere dai confratelli.
Dico questo perché se qualcuno di voi ha avuto l’esperienza di stare in una Scuola Iniziatica per molti anni, una Scuola autentica con una tradizione della Luce Philosophica viva, sa che la qualità dei confratelli può variare nel tempo. Dico questo partendo comunque sempre dall’ovvia premessa che tale giudizio è e rimane soggettivo, e non per questo non meno vissuto dalla persona. A volte il livello qualitativo o quantitativo si alza, poi si riabbassa per poi nuovamente rialzarsi, con infinti cicli e percezioni. Ma la Luce della Tradizione quando si entra nel momento Sacro rimane autentica e penetrante. I confratelli sono esseri umani come noi sul cammino, coi loro pregi e difetti, come noi abbiamo i nostri. La Scuola non è un luogo dove fare “terapia di gruppo” o portare i nostri problemi personali per alleviarli con dei confratelli; avvicinarsi a loro con queste premesse è dannoso per tutti a partire da sé stessi. I confratelli sono un’opportunità per condividere una strada sacra con qualcuno che ci farà da maestro a volte, e da specchio altre volte.
Sono persone che sono al servizio della Tradizione per perpetuarla, tanto quanto noi, ma con percorsi e esperienze diverse dalle nostre. Sono esseri che vanno supportati e sostenuti nel loro lavoro, nel Tempio e nel momento Sacro, mai darlo per scontato e banale. Dobbiamo accettare, quanto i nostri, i loro difetti e aiutarli dove possibile, nel percorso Sacro, sempre che ne abbiamo le competenze e la giusta posizione.
 
Perché questa storia del gatto?
 
Innanzitutto perché è una storia divertente che facendoci sorridere ci mostra molto di tutti questi aspetti che viviamo nelle Scuole.
Secondariamente perché in essa è mostrato come il mondo degli uomini cade facilmente in tranello quando mischia il livello del Sacro con quello del profano.
In terzo luogo perché se qualcuno di voi ha qualche anno alle spalle in Scuole iniziatiche, di ogni tipo, Occidentale od Orientale, puramente speculativa o soprattutto operativa non importa, se siete ancora dentro o siete usciti, se pensate di entrarci ma qualcosa vi frena ancora dal farlo, se magari avete reminiscenze di vite passate in situazioni di questo tipo, allora comprenderete come questa storia nella sua leggerezza ci parla di tanto…ci parla di molto riguardo al nostro vivere una Tradizione, una Scuola e, soprattutto, del rapporto a volte non facile con dei Confratelli che condividono con noi un percorso così importante e profondo. E che in fondo la leggerezza di Spirito, è sempre il giusto atteggiamento nella vita, poiché tutto scorre perfettamente nel fiume della vita che viviamo ogni giorno, e l’unica nostra vera arte dovrebbe essere quella di avere il coraggio di immergerci in esso, come ci insegna il Tao, con totale abbandono e fiducia, poiché esso sa dove deve portarci e che paesaggi mostrarci.
 
Che il gatto del maestro Tian vi possa essere sempre essere accanto, quando entrerete nel vostro Tempio interiore. E che il maestro Shi ve lo tolga di torno quando non lo vorrete più!