I SETTE DORMIENTI

Il sonno dell’uomo non è un sonno normale, ma ipnotico. L’uomo è come ipnotizzato e questo stato è mantenuto in lui e continuamente rinforzato. Si potrebbe dire che esistano delle “forze esterne” alle quali non conviene che l’uomo si svegli, che conosca la verità, che comprenda la sua condizione, perché è utile e vantaggioso mantenere l’uomo in tale stato.

Un mago ricchissimo possedeva numerosi greggi. Il mago era molto avaro. Egli non voleva servirsi di pastori, e neppure voleva recintare i luoghi dove le sue pecore pascolavano. Naturalmente esse si smarrivano nella foresta, cadevano nei burroni, si perdevano, ma soprattutto fuggivano, perché sapevano che il mago voleva la loro carne e la loro pelle. Alle pecore, ovviamente, la loro condizione non piaceva affatto, per cui continuamente si ribellavano al mago.
Un giorno, dopo aver perso numerose pecore, al mago venne un’idea: ipnotizzò le sue pecore. Cominciò a suggerire loro che erano immortali e che l’essere scuoiate non poteva fare loro alcun male, che tale trattamento, al contrario, era per esse buono e persino piacevole. Aggiunse che egli era un buon pastore, che amava talmente il suo gregge da essere disposto a qualsiasi sacrificio nei loro riguardi. Infine, suggerì loro che se doveva capitare qualcosa, non poteva in ogni caso capitare in quel momento e nemmeno in quel giorno, e per conseguenza non avevano di che preoccuparsi. Quindi il mago introdusse nella testa delle pecore l’idea che esse non erano affatto pecore. Ad alcune disse che erano leoni, ad altre che erano aquile, ad altre ancora che erano uomini o che erano maghi.
Ciò fatto, da quel giorno, le pecore non gli procurarono più né noie né fastidi. Esse non lo fuggivano più, ma attendevano serenamente l’istante in cui il mago avrebbe preso la loro carne e la loro pelle. [Cit. in P. D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Cap. XI][1]

Questo sonno ipnotico produce tanti sogni per quanti esseri umani ci sono sulla faccia della terra. Si possono, comunque, individuare sette tipi fondamentali di addormentati, o se preferisci, sette tipologie di sogno: lo zombie, l’inadeguato, il succube, il sonnambulo, il beato, lo scalatore, il potente.

Ogni categoria di dormiente può, a sua volta, essere divisa in tre sottocategorie, a seconda del grado di coscienza: primo tipo, coscienza del sogno assente; secondo tipo, coscienza del sogno appena presente, ma è del tutto irrilevante perché non viene presa in considerazione (della serie “non me ne può fregà de meno”); terzo tipo, coscienza del sogno quasi presente, ma incapacità a renderla palese.

Un giorno il Mullah Nasrudin si addormentò a corte durante un pranzo. Il re era seccato, così fece notare l’accaduto.
«L’umanità è addormentata!», disse Nasrudin, «Il sonno del saggio è potente, mentre lo stato di veglia dell’uomo comune è pressoché inutile a tutti».
Il giorno seguente, il Mullah si addormentò di nuovo, dopo un abbondante pranzo. Il re, ancora più seccato di prima, lo fece condurre in una stanza vicina. Quando la corte stava per alzarsi da tavola, il Maestro, ancora insonnolito, venne ricondotto nella sala.
«Vi siete addormentato di nuovo!», disse il re.
«Sono stato sveglio quel tanto che basta» replicò Nasrudin.
«Allora dimmi cosa ho detto mentre eri fuori dalla sala?»
Tra lo stupore generale, Nasrudin ripeté una lunga e complicata storia che il re aveva raccontato.
«Come è possibile?» chiesero in coro.
«Semplice!» disse il Mullah «Guardando la mimica facciale del re, ho potuto intuire che stava per iniziare a raccontare quella vecchia storia che tanto l’appassiona.»  [Par. “Le sottigliezze di Mullah Nasrudin” in Idries Shah, I Sufi]

Un uomo può passare da un sogno all’altro con estrema facilità, a volte anche durante l’arco di una giornata.

Un uomo sognava di essere una farfalla dai molteplici colori. Sognava di essere una farfalla libera. Sognava di avere tante amiche farfalle con le quali si divertiva a svolazzare tra i bellissimi fiori. Al mattino, quando i sogni finiscono, la farfalla scomparve ma, cosa strana, anche l’uomo scomparve. Al suo posto ora c’era una meravigliosa farfalla, che aveva sognato di un uomo che aveva sognato di essere una farfalla, circondata da tante amiche farfalle con le quali si divertiva a svolazzare fra i bellissimi fiori. [Riadattato da un racconto zen, o forse taoista]

Tutti i dormienti hanno in comune una caratteristica, se provi a far loro notare che stanno dormendo, e provi a svegliarli un po’, come minimo s’infastidiscono, alcuni possono anche “incazzarsi”; per cui mai svegliare un addormentato, a meno che egli non voglia seriamente essere svegliato, in chiara sintonia con il detto popolare: «non disturbare il cane che dorme».

Mia madre soffre di insonnia e ogni sera prende una pastiglia per dormire. Io ho cercato di toglierle questa abitudine. Le ho detto: «Perché non provi a leggere un libro, prima di andare a letto?». «Ci ho provato», ha risposto mia madre, «ma dopo due righe mi addormento».

Spesso, contrariati, spazientiti, sdegnati, irritati diranno che sei un “presuntuoso”. Pensano, così, nella loro “modestia” di offenderti. Anche se provi a far capire loro che non puoi non esserlo, perché aprire la bocca e “vomitare” parole implica la presunzione. Anzi, di più, per dire alcune cose, sei costretto a portare la presunzione al limite: come potrebbe essere diversamente! Essi “non capiscono” e si alterano ancora di più.

Colui che parla deve essere presuntuoso, per cercare “vanamente” di trasferire il suo pensiero. Colui che ascolta deve essere umile, per cercare “vanamente” di apprendere.
La conoscenza, e quindi la consapevolezza, non può essere trasferita con le parole!
L’umile tace, il presuntuoso parla!
Chi è umile? Chi è presuntuoso? Colui che domanda o colui che risponde?
Silenzio!
Il problema nasce nel momento in cui apri la bocca, si risolve quando la chiudi.

Quattro Allievi si ripromisero di osservare per una settimana il silenzio. Il primo giorno rimasero tutti zitti, la meditazione era profonda e tutto faceva pensare che avrebbero potuto mantenere la loro promessa. Quando scese la notte, però, accadde un’inezia. Ad uno degli allievi dava “fastidio” la luce delle lampade ad olio. Non poté trattenersi ed esclamò:
«Qualcuno potrebbe regolare la luce delle lampade, non riesco a meditare “bene”».
«Non dovremmo dire neanche una parola», osservò il secondo allievo.
«Che stupidi, perché avete parlato?», disse il terzo.
«Io sono l’unico che non ha parlato», concluse il quarto. [Par. “Imparare a star zitti”  in N. Senzaki e P. Reps, 101 Storie Zen]

1.1    Zombie

Lo zombie è completamente prigioniero degli incubi altrui, è morto, ma non sa di esserlo. Lo zombie sogna di vivere, ammesso che di vita si possa parlare, completamente sotto l’influsso di forze esterne.

Due amici, Aldo e Giovanni, s’incontrano dopo un po’ di tempo che non si vedevano.
Aldo: «come ti va, Giovanni?»
Giovanni: «sapessi quanto sono sfigato!»
Aldo: «che ti è successo?»
Giovanni: «ho perso il lavoro, mia moglie mi ha tradito con il mio avvocato, mia figlia è scappata di casa, mio figlio si droga, mio fratello è morto tre giorni fa…»
«Hai ragione, ti capisco! Comunque, cerca di vedere l’aspetto positivo: più in basso di così non puoi andare!»
«Dici? Ieri ero in auto, mi ha attraversato la strada un gatto nero e, quando mi ha visto, si è toccato le “palle”!»

Egli pensa di essere impotente, brutto, povero, ignorante, svolge lavori assurdi per conto di terzi, oppure non lavora affatto, in questo caso sogna di vivere come un “barbone”, da non confondere con il Barbone, che è perfettamente cosciente di quello che fa.

Su di una panchina siede un barbone. Dopo qualche minuto arriva una signora, tutta elegante, ben truccata, un po’ spazientita perché il fidanzato ci mette troppo ad arrivare, si siede sulla panchina.
Il barbone la osserva e, con aria indifferente, prende una busta tutta sporca e piena di olio. Guarda dentro la busta e prende un panino “enorme”, farcito con della frittata. Senza proferire parola, allunga il braccio con il panino verso la signora, in chiaro gesto di offerta.
La signora tutta schizzinosa, senza aprire bocca, fa comprendere al barbone che non è interessata.
Il barbone, sempre con aria disinteressata, guarda dentro la busta e prende una bottiglia di vino. La stappa e, sempre senza dire una parola, allunga la bottiglia verso la signora, in chiaro gesto di offerta.
La signora ovviamente, senza proferire sillaba, fa un chiaro gesto con la testa per indicare che non gradisce.
A questo punto il barbone, con aria distaccata, la guarda dritto negli occhi ed esclama:
«Di “scopare” non se ne parla proprio, vero?!?» 

Lo zombie è completamente squilibrato in senso passivo. Anche uno shock fortissimo avrebbe scarsa probabilità di successo. Ci vorrebbe un “miracolo”.

«Cosa è il miracolo?» chiese il Discepolo.
Il Maestro rispose: «Se un prete fa l’amore con Miss Mondo è un peccato, se invece lo fai tu è un miracolo!»

 

«Cosa è il miracolo?» domandò il Discepolo.
Il Maestro rispose: «Immagina una donna appena svegliata. Ella è nuda, tutti i capelli in disordine, gli occhi ancora persi nel sonno, probabilmente con un po’ di alitosi (soprattutto se fuma). Non è proprio il massimo da vedere. Eppure, per l’uomo che le è accanto, che la conosce profondamente e sa quanto sia dolce, intelligente, gradevole, perfetta nella sua semplicità (anche se ha un po’ di pancetta), Ella è bellissima. È la sua compagna. È la sua vita».
«Questa è la realtà!».
«Ora, immagina quella stessa donna che si prepara per andare al teatro. Si fa la doccia, si profuma, si pettina, si mette un vestito adatto per l’occasione (la pancetta non si nota più), si mette qualche gioiello e, per completare l’opera, si trucca in modo opportuno. Per l’uomo che le è accanto, Ella è, e resta, la sua compagna. Per colui che non la conosce, e la vede per la prima volta, Ella è così affascinante che non sembra reale: che portamento, che fisico, che gusto, che eleganza, quale meraviglia!».
«Questo è il miracolo!» [F.A.K.T.]

Il seme che era in lui ha trovato un terreno arido ed è morto. Ha perso la possibilità di avere una coscienza. Cenere era e cenere tornerà ad essere. È carne da macello. Per lui è troppo tardi. Nulla è più possibile. Vive all’inferno.

Un prete vide un giovane tornare in chiesa dopo una lunga assenza. Praticamente il giovane non aveva più messo piede in chiesa dal giorno del matrimonio. Il prete disse: «Vedo con piacere che tua moglie ti ha ricondotto all’ovile, alla tua chiesa, alla tua religione.»
«È proprio vero» rispose il giovane «finché non l’ho sposata non ho mai creduto che l’inferno potesse esistere!»

Immagina un uomo che desideri liberarsi da una prigione, ma che rinforzi simultaneamente le sbarre della sua prigione: come definiresti un simile uomo?

1.2    Inadeguato

L’inadeguato è prigioniero dei suoi incubi. Sogna di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Sembra che niente gli vada bene.

Un gruppo di amiche è in viaggio e sta cercando un albergo dove passare la notte. Ne trovano uno molto particolare che espone uno strano cartello che dice: “Per sole donne”. Incuriosite, decidono di entrare. All’interno il portiere spiega loro come funziona: «L’albergo ha 5 piani in tutto. Salite un piano alla volta, e quando trovate cosa state cercando, potete fermarvi li. È facile decidere, poiché ogni piano ha dei cartelli con scritto cosa vi troverete. La sola regola è che, una volta lasciato il piano, non ci potete tornare».
Le ragazze, sempre più incuriosite, decidono di rimanere.
Salgono al primo piano e il cartello dice: “Tutti gli uomini qui sono mediocri amanti, ma in compenso sono sensibili e gentili”. Le amiche scoppiano a ridere e senza esitazione salgono al secondo piano.
Il cartello del secondo piano dice: “Tutti gli uomini qui sono degli esperti amanti, ma trattano male le donne “. Non fa per loro, quindi salgono le scale.
Le ragazze raggiungono il terzo piano dove il cartello dice: “Qui tutti gli uomini sono grandi amanti e attenti alle esigenze delle donne”. Andrebbe già bene, ma ci sono ancora due piani da visitare.
Cosi vanno al quarto piano, il cartello dice: “Qui tutti gli uomini sono bellissimi, sono anche sensibili e premurosi, sono amanti perfetti, inoltre sono tutti single, ricchi e affascinanti”.
Le ragazze sorridono maliziose, sono molto tentate di fermarsi qui, ma decidono che sarebbe un peccato non vedere cosa riserva l’ultimo piano. Quando raggiungono il quinto piano, il cartello dice:
«Ma che “cazzo” volete?».

Il lavoro non va bene, gli amici non vanno bene, la famiglia non va bene, i figli non vanno bene, i genitori non vanno bene, il fidanzato o la fidanzata non vanno bene, la società non va bene, il ristorante non va bene, la doccia non va bene, la vacanza non va bene, l’auto non va bene, il frigorifero non va bene, tutto ciò che lo circonda non va bene.

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Vignette (Massimo Cavezzali)
«Mi sento l’uomo più inutile del mondo»
«Ma no… su, dai … cosa dici …».
«Sì, sì, non c’è mai niente che vada bene. La sfortuna mi perseguita!»
«Cerca di pensare positivo! Per esempio, sei andato alla “Compagnia telefonica” per avere una nuova linea telefonica e te l’hanno messa subito».
«Sì, ma lo sai che numero mi hanno dato?»
«Sei-uno-zero sei-uno-zero».

C’è sempre qualcosa che non va bene. L’erba del vicino è sempre più verde della sua.

Dei polli erano raggruppati in un cortile, quando una palla dai molteplici colori volò sopra la siepe e piombò nel bel mezzo del gruppo. Un gallo ondeggiò sul palla, la osservò e disse: «Ragazze, non per lamentarmi, ma guardate ciò che riescono a fare i vicini!».

È prigioniero di se stesso, delle sue paure.

Fu chiesto al Maestro Sufi Shibli: «Chi ti indicò la “Via”?».
Il Maestro rispose: «Un cane!».
«Un giorno vidi un cane assetato, presso l’orlo dell’acqua. Per quanto fosse assetato, non si decideva a bere, aveva paura dell’altro cane, quello che si rifletteva nell’acqua in cui doveva bere. La sete cresceva, ma ogni volta che si avvicinava alla fossa dell’acqua, sistematicamente si allontanava. Quando la sete infine raggiunse un livello non più sopportabile, pena la morte, il cane si decise, fece un salto, e si tuffò nella pozza d’acqua. Solo allora scomparve la paura». [“Perché il cane non riusciva a bere” in Idries Shah, La strada dei Sufi]

L’inadeguato è squilibrato in senso passivo. Avrebbe bisogno di qualche shock per fargli comprendere che la prigione in cui vive esiste solo nel suo sogno. Ma è difficile che comprenda, in lui tutto è disarmonico.

Immagina un uomo che voglia guardarsi intorno, ma che porti continuamente dei paraocchi: come definiresti un simile uomo?

1.3    Succube

Il succube è prigioniero dei sogni altrui e, in parte, degli incubi altrui. Sogna di vivere sempre molestato da qualcuno o da qualcosa. La moglie o il marito, i figli, i genitori, il “capo”, il partner, gli amici.

La moglie al marito: «Caro, vai fuori a bagnare il giardino!»
«Ma, cara, sta piovendo!»
«Embè … mettiti l’impermeabile!»

Gli altri, insomma, tra cui, ovviamente, tutti i mass-media.

cav04Big Bang n. 5 (Massimo Cavezzali)

Gli fanno sempre notare che l’erba del vicino è più verde della sua.

Se ogni tanto ti senti piccolo, inutile, offeso e depresso, ricorda sempre che una volta sei stato il più veloce e vittorioso spermatozoo del tuo gruppo.

Gli fanno sempre notare che gli altri hanno qualcosa in più che lui non ha: gli altri sono più belli, più ricchi e più intelligenti; gli altri hanno il partner più bello, più intelligente, più ricco; l’auto più bella; la casa più confortevole; i figli meno oppressivi e via discorrendo.

Un uomo si sentiva oppresso dal peso della propria sofferenza, così pregava Dio continuamente: «Perché io? Tutti gli altri sono felici, perché solo io devo soffrire tanto?»
Un giorno, spinto dalla propria disperazione, pregò Dio: «Sono disposto ad accettare le sofferenze di chiunque altro, in cambio della mia. La mia è eccessiva, è insopportabile, è insostenibile.»
Quella notte fece un sogno. Sognò Dio che dall’alto del Cielo diceva: «Voi tutti, portatemi le vostre sofferenze. Utilizzate una pietra diversamente colorata per ogni vostra sofferenza, mettetele in un sacco e portatele a me.»
Tutti sembravano felici che quel giorno fosse arrivato e che le loro preghiere fossero state ascoltate. Anche il nostro uomo si precipitò a preparare il proprio sacco. Arrivarono tutti al cospetto di Dio con il loro bravo sacco pieno di pietre della sofferenza.Dio disse: «Mettete tutti i sacchi contro quella parete». Poi aggiunse: «Ora potete scegliere, ciascuno può prendere il sacco che ritiene più opportuno, quello di suo gradimento.»
Incredibile a dirsi, ma il nostro uomo si precipitò a prendere il proprio sacco. Ancora più stupefacente fu il fatto che anche tutti gli altri corsero a prendere il rispettivo sacco.
Per la prima volta, ognuno aveva visto le sofferenze degli altri. Gli altri sacchi sembravano tutti grandi, apparivano tutti più grandi del proprio sacco, della serie “il sacco del vicino è sempre più grande”. [Riadattato]

Il succube è la versione distorta dell’equilibrio, tendente al passivo. Sente dentro di sé che qualcosa non quadra, che vive una vita completamente condizionata dagli altri.

Il mondo è una montagna, i nostri atti sono un grido;
L’eco del grido ci ritorna.
L’ombra che il muro proietta è lunga,
Ma sempre al muro torna. [Anwar-i-Suhaili cit. in “Condizionamento ed educazione” in Idries Shah, Imparare ad imparare]

Avrebbe bisogno di piccoli shock per prendere coraggio e dire: «Basta! Ma chi se ne frega di tutte le “stronzate” che dicono o fanno gli altri! Da adesso in poi hanno valore solo le mie “stronzate”.

Esiste un solo modo per capire se hai bisogno di un chiodo o di una vite per una panca: conficcare il chiodo nella panca! Se la panca si rompe, era della vite che avevi bisogno. [“Chiodo o vite?” in Idries Shah, Cercatore di Verità]

Ad diavolo il partner, i figli, i genitori, gli amici e i nemici, il “capo” e i “collaboratori”, ma soprattutto al diavolo i mass-media che condizionano completamente la mia e l’altrui vita con le loro “stupide” pubblicità visibili ovvero occulte, con le loro verità, note o ignote, ma sempre faziose».

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Vignette (Massimo Cavezzali)
Un amico all’altro: «Vorrei tanto avere una casetta in montagna e passarci il resto della mia vita con la donna che amo.»
«Perché non lo fai?»
«Perché mia moglie non vuole!»

Immagina un uomo che esprima il desiderio di arrivare alla superficie dell’acqua, ma che nel contempo sia ancorato al fondale marino: come definiresti un simile uomo?

1.4    Beato

Il beato è prigioniero dei suoi sogni. S’illude di essere un buon genitore, un buon figlio, una brava persona, di non fare del male a nessuno, di amare, ha un lavoro che gli permette di sopravvivere. Tutti i suoi sogni sono rassicuranti.  Sta vivendo secondo i dettami della sua religione, della sua filosofia, del suo “credo”, della sua “fede”.

Il prete domandò: «cosa è un uomo senza la fede?»
L’uomo rispose: «uno scapolo felice.»

Il “Dio” in cui crede non permetterebbe mai che gli succeda qualcosa di “cattivo” sia durante la “vita” che dopo.

Due anziani coniugi vanno dal dottore per un controllo.
Questi visita prima il marito e poi gli dice: «Bene, Signor Rossi, lei è in perfetta forma per un uomo della sua età.»
L’uomo: «Certo, non bevo, non fumo, e il buon Dio veglia su di me».
«Che cosa intende?» dice il dottore.
Il vecchietto: «Per esempio, ieri notte sono andato in bagno, e il buon Dio ha acceso la luce per impedire che io cadessi.»
Il dottore non capisce, ma chiede all’uomo di uscire e di far entrare la moglie.
Questa entra e, dopo la visita, il dottore le dice: «Signora Rossi, anche lei è in perfetta forma per una donna della sua età.»
La donna: «Certo, non bevo, non fumo…»
Il dottore la interrompe: … e il buon Dio veglia su di lei, vero?»
La donna rimane confusa e chiede spiegazione al dottore.
Il dottore allora le spiega: «Suo marito mi ha detto la stessa cosa: non beve, non fuma e il buon Dio veglia su di lui. Come ieri notte, quando era in bagno, e il buon Dio ha acceso la luce per lui.»
La moglie: «Porca miseria, ha di nuovo urinato nel frigo!»

Perché porsi domande, lui crede in “Dio”.

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Big Bang n. 143 (Massimo Cavezzali)

Sogna di essere un “cristiano”, un “musulmano”, un “ebreo”, un “buddhista”, un “taoista”, un “induista”, ecc.

Mi chiamate cristiano, musulmano, ebreo, buddhista, taoista, induista, oppure gnostico, per farmi arrabbiare e sentirvi soddisfatti.
Alcuni si definiscono cristiani, musulmani, ebrei, buddhisti, taoisti, induisti, oppure gnostici, per procurarsi altre emozioni.
Benissimo, se cerchiamo termini emozionanti, io vi chiamerò adoratori del diavolo. Questo dovrebbe procuravi un’agitazione, che per un certo tempo vi appagherà. [Zabardast Khan]

Sogna di possedere un’anima (di cui ovviamente non sa nulla) e quindi ritiene illusoriamente che dopo la “morte” andrà in paradiso,

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Vignette (Massimo Cavezzali)

dovesse andargli proprio male in purgatorio, ma mai all’inferno.

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Big Bang n.37 (Massimo Cavezzali)
Un samurai si presenta al Maestro e gli domanda:
«Cosa è l’inferno? Cosa è il paradiso?»
«Chi sei?» chiese il Maestro.
«Sono un guerriero» rispose il samurai.
«Non si direbbe, con la faccia che ti ritrovi» disse il Maestro.
Il samurai sentendosi offeso, fece cenno di “snudare” la sua “katana”.
Il Maestro incalzò: «Con la tua “katana” dalla lama “smussata” non riusciresti neanche a tagliarmi la testa.»
L’offesa era troppo grande, andava lavata con il sangue. Così il samurai sguainò la sua spada, pronto a tagliare la testa del Maestro.
In quel preciso istante il Maestro disse: «Questo è l’Inferno!»
Il Samurai capì, rinfoderò immediatamente la sua spada e fece un inchino al Maestro.
«Questo è il Paradiso!» concluse il Maestro. [Par. “Le porte del paradiso” in N. Senzaki e P. Reps, 101 Storie Zen]
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Big Bang n. 37 (Massimo Cavezzali)

Per migliorare non è necessario alcuno sforzo, perché soffrire, c’è qualcun altro che ci pensa.

Stanza del professore universitario. È orario di ricevimento degli studenti. Bussano alla porta ed entra una “stupenda” bionda, alta, gambe lunghe, minigonna vertiginosa e maglietta aderente.
«In che cosa posso esserle d’aiuto?», chiede il docente.
La ragazza si siede accavallando le gambe e, lasciando vedere bellissime gambe inguainate da calze e reggicalze neri, si rivolge al professore con voce suadente: «Ho bisogno di parlarle, perché desidero superare l’esame a tutti i costi. Sono disposta a qualsiasi cosa!»
Il professore, la guarda malizioso, e le chiede: «Lei è proprio disposta a fare qualsiasi cosa?»
«Sì, pur di essere promossa!», risponde la ragazza.
«Ma, lei che cosa intende per qualsiasi cosa?», ribadisce il professore.
 La ragazza, avvicinandosi al viso del professore, gli sussurra in un orecchio: «Qualsiasi cosa è … qualsiasi cosa!»
Il professore, allora, si alza dalla sua poltroncina, si avvicina alla ragazza, e le sussurra anche lui nell’orecchio: «Allora anche studiare!»Non vorrei tu pensassi che tutti i professori universitari siano così “bacchettoni” come quello precedente, c’è anche chi sa approfittare dell’occasione:Una donna si presenta al comando dei Carabinieri, dicendo che vuole denunciare una violenza sessuale.
Il comandante le chiede: «Cosa è successo?»
E lei racconta: «Sono una “ricercatrice” e lavoro all’Università; questo pomeriggio ero rimasta sola in Istituto, quando si è spenta la luce, e … un uomo mi ha violentata!»
Il comandante s’informa: «Signorina, ha qualche sospetto di chi possa essere stato?»
«Penso sia stato il Direttore dell’Istituto.»
«E, come mai ne è così sicura?», ribatte il comandante.
 «Perché ho dovuto fare tutto da sola!» esclama la ricercatrice.Non vorrei tu pensassi che tutte le “ricercatrici” siano così “permalose” come quella precedente, c’è anche chi sa essere grata al proprio “benefattore”:Una ricercatrice sta lavorando nel suo laboratorio all’Università, quando le cade qualcosa. Si china per prenderla e, proprio in quel momento, mentre è piegata in avanti, il Direttore le arriva lesto, lesto, da dietro, le solleva la gonna, le tira giù gli slip e … zak!
Lei, tutta arrabbiata, fa per alzarsi, e girando la testa, grida: «Ma chi cavolo è che … oh, è Lei Direttore … mi scusi, se le volto le spalle!”.

Il beato rappresenta la versione distorta dell’equilibrio. Non ci sono shock che tengano, anzi rafforzerebbero le sue convinzioni. Il beato è profondamente assorto nel suo sogno.

Tre uomini dormono nello stesso letto. Il mattino dopo riferiscono il rispettivo sogno.
L’uomo a destra dice: «Io ho sognato che mi masturbavo.»
«Ma dai!» afferma l’uomo sulla sinistra. «Anche io ho sognato che mi masturbavo.»
«Che strano!» conclude l’uomo al centro. «Io ho sognato che stavo sciando.»

Immagina un uomo che voglia crescere in altezza, ma che si sia chiuso in una cassa che impedisca il suo sviluppo: come definiresti un simile uomo?

1.5    Sonnambulo

Il sonnambulo è prigioniero dei suoi sogni. S’illude di essere un buon genitore, un buon figlio, una brava persona, di non fare del male a nessuno, di amare, ha un lavoro che gli permette di sopravvivere, però il suo “credo” non è molto forte

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Big Bang n. 140 (Massimo Cavezzali)

oppure è assente, e allora intervengono alcuni “attenuatori”, basta andare in palestra, fare un corso di “yoga”, un corso di ballo, un po’ di “ginnastica da camera”,

Un uomo, dopo molti anni, che aveva seguito le pratiche e la meditazione yoga, la dieta e tutto il resto, comprese che aveva bisogno della “vera” conoscenza. Viaggiò in lungo e in largo senza però ottenere ciò che cercava. Dopo molte delusioni giunse in una foresta, dove incontrò un Maestro, che lo accolse come Discepolo. A volte accadeva che il Discepolo si soffermasse a parlare con il Maestro sullo yoga. Il tutto, senza che il Maestro proferisse alcun commento al riguardo. Un giorno, finalmente, il Discepolo giunse ad intravedere la Realtà. Così esclamò: «Questo è il vero Yoga!»
Il Maestro commentò: «Sì, sembra che tu stia facendo progressi, anche se sei un po’ impetuoso. Ora, dimmi: che cosa è questo yoga di cui tanto parli?». [Par. “Yoga ed Illuminazione” in Idries Shah, L’io che comanda]

una spruzzata di filosofia,

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Vignette (Massimo Cavezzali)

un pizzico di psicologia,

Aldo incontra Giovanni, dopo molto tempo che non lo vedeva. Dopo i soliti convenevoli, osserva l’amico e vede che ha dei libri con sé. Incuriosito, chiede spiegazione.
«Sai, ultimamente, ho cambiato ufficio, avendo un po’ di tempo libero a disposizione, ho deciso di interessarmi di psicologia», dice Giovanni.
«Psicologia?», chiede Aldo, «e, che cosa è la psicologia?»
«La psicologia … la psicologia è … la psicologia è quella scienza … come posso dirti, non è facile spiegare la psicologia con una frase, però posso farti un esempio», afferma Giovanni.
«Sentiamo» dice Aldo.
«Allora, a casa hai un acquario?» chiede Giovanni.
«Sì, ho un acquario» risponde Aldo.
«Bene!», continua Giovanni, «se hai un acquario, significa che ti piacciono i pesci, giusto?»
«Giusto!» ribatte Aldo.
«Se ti piacciono i pesci è probabile che tu abbia un sentimento nei confronti degli animali.»
«Vero! Io amo gli animali.», dichiara Aldo.
«Se ami gli animali significa che hai dei sentimenti, e questi sentimenti puoi anche averli nei confronti di una donna.»
«Effettivamente, io ho una fidanzata!» afferma Aldo.
«Questa è la psicologia!», dichiara Giovanni, «vedi, da una cosa apparentemente insignificante come un acquario, io sono riuscito a conoscere la tua personalità, e a scoprire che hai una fidanzata.»
«Bella la psicologia!», esclama Aldo, «mi piace! Che, per caso, puoi prestarmi un libro per iniziare?»
«Certo!», dice Giovanni, «prendi questo libro: “Introduzione alla psicologia”; io l’ho già letto!»
Tutto felice, Aldo si avvia verso casa con il suo libro sottobraccio. Lungo la strada incontra Giacomo. Dopo i soliti convenevoli, Giacomo si accorge del libro e chiede delucidazioni.
«È un libro di psicologia!», dice Aldo.
«Psicologia?», chiede Giacomo, «e, che cosa è la psicologia?»
«La psicologia … la psicologia è … la psicologia è quella scienza … come posso dirti, non è facile spiegare la psicologia con una frase, però posso farti un esempio», afferma Aldo.
«Sentiamo» dice Giacomo.
«A casa hai un acquario?» chiede Aldo.
«Mah …veramente no» risponde Giacomo «e allora?»
«Allora sei un “ricchione”!» conclude Aldo.

una passata di letteratura, una spremuta d’arte, di musica, di “new age”, … ed il sogno ritorna rassicurante. Basta prendere un “tranquillante” per dormire meglio!

Non è pestando in questo modo l’uva che viene fuori il vino. [Aforisma Sufi ]

Alcuni di essi sognano di seguire una via “alternativa” sotto qualche sedicente maestro.

Come può una nuvola priva di acqua essere dispensatrice di pioggia?
Come può un addormentato svegliare un altro addormentato?
Come può un cieco condurre un altro cieco?
Come può un muto parlare ad un sordo?
Come può un prigioniero liberare un altro prigioniero?
[“Affermazioni pertinenti” nello stile Sufi]

Altri vorrebbero seguire la “via” con qualche Maestro non avendo alcuna “attitudine”, ma soprattutto senza “sforzarsi”.

Un uomo chiese ad un Maestro di diventare suo Discepolo.
Il Maestro rispose: «Non sei ancora pronto!»
L’uomo insistette tanto, ed il Maestro non poté far altro che acconsentire.
«Sto partendo per un viaggio», disse il Maestro, «vieni con me, così vedrò cosa posso fare per te». «Siccome dovremo viaggiare insieme, è opportuno che uno “guidi” e l’altro “esegua”: scegli la tua parte», continuò il Maestro.
«Io eseguo, e tu guidi» disse l’uomo al Maestro.
Durante la notte, il Maestro decise che fosse meglio accamparsi. Si era alzato il vento e faceva freddo, così il Maestro prese una coperta e coprì l’uomo.
«Questo dovrei farlo io per te», disse l’uomo.
«Siccome sono io che guido, io decido che tu mi permetta di ripararti» rispose il Maestro.
L’indomani mattina, l’uomo, memore del ricordo della notte, disse: «Oggi, io faccio colui che guida e tu fai la parte di colui che esegue». Così ripresero il viaggio. Si fece di nuovo notte.
Il Maestro disse: «Raccolgo un po’ di legna per fare del fuoco, così potremo riscaldarci.»
«Non sia mai detto», replicò l’uomo, «raccolgo io la legna, tu stai seduto.»
«Impossibile», replicò il Maestro, «non è consentito dalla prassi dell’insegnamento, che un seguace permetta alla sua guida di fare ciò che è il suo lavoro, devo per forza farlo io.»
Per tutto il viaggio, in un modo o in un altro, il Maestro fece tutto ciò che doveva essere fatto.
Alla fine del viaggio il Maestro si separò dall’uomo con queste parole:
«Per fare il Discepolo, non basta “dire” di volerlo fare. Il Discepolo deve sapere come obbedire, ed eseguire, non limitarsi a sapere che deve obbedire. Il discepolo fa il Discepolo, il maestro fa il Maestro: ad ognuno la sua parte!»
Dopo alcuni anni l’uomo divenne un Discepolo. [Par. “Il Maestro” in Idries Shah, La strada dei Sufi]

Non cercano la Conoscenza.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste per viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza. [Dante Alighieri, Inferno, XXVI]

Vogliono la felicità.

La felicità è conoscere e meravigliarsi. [Jacques Cousteau]

Vogliono l’amicizia.

Un uccello era solito mangiare bacche avvelenate che, grazie al suo particolare metabolismo, non gli facevano alcun male. Un giorno decise di invitare a casa il suo amico cavallo. Preparò per pranzo bacche al forno con contorno di carote. [Favola sufi]

Vogliono essere accettati dagli altri, vogliono essere “amati”.

L’amore non è un problema, come non lo è un veicolo:
problematici sono soltanto il conducente, i viaggiatori e la strada. [Franz Kafka]

Vogliono la famiglia.

I Discepoli gli dissero: «I tuoi fratelli e tua madre sono lì fuori».
Egli disse loro: «Coloro che sono qui , che fanno la volontà di mio Padre, essi sono miei fratelli e mia madre; sono essi che entreranno nel Regno di mio Padre» [Tommaso 106, cfr. Matteo 22:16-22, Marco 3:32-35, Luca 8:19-21].
Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra. Non sono venuto a portare pace, ma spada. Sono venuto a mettere in lotta il figlio contro il padre, la figlia contro la madre, la nuora contro la suocera. Sì, perché i nemici di ciascuno sono proprio i suoi familiari. [Matteo 10:34-36, cfr. Luca 12:51-53]
Chi preferisce il padre e la madre a me, non è degno di me. Chi preferisce il figlio o la figlia a me, non è degno di me. Chi non prende la sua croce e mi segue, non è degno di me. [Matteo 10:37-38; cfr. Luca 14:26-27, Tommaso 108]

Felicità, amicizia, amore, famiglia, … cosa hanno a che vedere con QUELLO?
Il sonnambulo rappresenta la versione distorta dell’equilibrio, tendente all’attivo. Per far crescere il seme che è in lui, avrebbe bisogno di piccoli shock. Bisognerebbe alimentare gli “elementi”, perché essi scarseggiano, ma sognare è così bello, perché svegliarsi?

Il Mullah Nasrudin una notte sognò che il Khidr, il Maestro Sufi occulto, stava in piedi di fronte a lui e gli chiedeva: «Che cosa vuoi Nasrudin?»
Preso alla sprovvista, la prima cosa che gli venne in mente di dire fu: «Cento monete d’oro.»
Il Khidr rispose: «Ti darò una moneta, anzi, voglio essere generoso, ti darò due monete.»
Il Mullah replicò: «No, cento!»
E il Khidr: «Tre!»
Il gioco andò avanti in un continuo mercanteggiare, tutto in sogno. Arrivarono a novantanove monete. A quel punto il Khidr fu inflessibile: «Non ti darò neppure una moneta in più. Novantanove monete, prendere o lasciare!»
Il Mullah replicò: «Quanto sei avaro! Soltanto per una moneta in più. Perché non vuoi darmene cento?»
La discussione diventò così concitata che il Mullah si svegliò. Aprì gli occhi, vide che il Khidr era scomparso e con lui erano sparite tutte le monete. Al suo fianco era seduta la moglie, aveva parlato a voce così alta, si era svegliata ed era rimasta ad ascoltare. Sentiva quel mercanteggiare, si parlava di soldi, e la cosa interessava anche a lei. Non volle disturbare il marito, il dialogo era importante.
Quando il Mullah aprì gli occhi, la moglie chiese: «Che cosa sta succedendo?»
Il Mullah rispose: «Sta’ zitta!» Subito richiuse gli occhi, dicendo: «Va bene, dammi novantanove monete». Ma a quel punto il sogno era finito, non c’era più alcun Khidr. Il Mullah insisté: «Mi hai sentito? Ho detto che vanno bene novantanove. Dove sei? Ok, facciamo novantotto. Che ne dici di novantasette? E novantasei?» E continuò a scendere, ma non c’era più nessuno, e non era rimasta neanche una moneta, per cui si arrabbiò con se stesso: «Che sciocco sono! Che stupido! Avrei dovuto accettare le novantanove monete, adesso dove andrò mai a cercarlo, dove lo troverò?»  [“Sull’altare del reale” in Osho, Lo specchio del cuore, News Services Corporation]

Immagina un uomo che abbia voglia di viaggiare per poter conoscere altri luoghi, ma che costantemente sia barricato in casa: come definiresti un simile uomo?

1.6    Scalatore

Lo scalatore è prigioniero dei suoi incubi, e in parte degli incubi altrui. S’illude di essere bello, intelligente, ricco, di conoscere, di avere un bel lavoro, ma può fare di più: può diventare più bello, più intelligente, più ricco, ma soprattutto più  potente.

Un uomo arriva, al mattino, in un bar con un secchio pieno di “merda” in mano e ordina un caffè. Il barista glielo dà.  L’uomo beve il caffè tutto di un fiato, poi lancia il contenuto del secchio in aria e se ne va.
Il giorno dopo, sempre al mattino, torna e chiede un altro caffè: «Aspetta un attimo», gli dice il barista, «stiamo ancora pulendo la “roba” che hai lanciato in aria ieri, sei scemo o cosa?»
L’uomo risponde: «Sto facendo un corso di management per diventare dirigente. Mi sto esercitando: arrivo la mattina, bevo il mio caffè, getto “merda” su tutti e dopo sparisco per tutto il giorno!»

Non è ancora potente a sufficienza e, poi, la concorrenza è così spietata. È così ossessionato dai suoi incubi che non ha il tempo di osservare ciò che lo circonda e tanto meno percepire la gabbia in cui vive.

Alcuni manager, a seguito di un disastro aereo, ebbero una fine violenta: finirono tutti all’Inferno. Furono molto sorpresi di ritrovarsi in un mondo che somigliava molto a questo. Non mancava nulla. Tutte le strutture e le forme di divertimento che mente umana possa concepire erano presenti.
Coloro che volevano una vita eccitante, avevano una vita eccitante.
Coloro che desideravano denaro e ricchezze, possedevano denaro e ricchezza.
Coloro che bramavano il potere, detenevano il potere.
Tutti i desideri, tutte le ambizioni, erano soddisfatte, nessuna esclusa.
Un giorno particolare, che veniva chiamato il “giorno delle lamentele”, una rappresentanza degli uomini di quello strano mondo andarono a trovare il “diavolo addetto alle lamentele”: «Non per essere ingrati», dissero, «qui abbiamo tutto ciò che desideriamo, trascorriamo una vita meravigliosa, non manca proprio niente, ma a volte abbiamo come la sensazione che qualcosa ci sfugga, abbiamo l’impressione che qualcosa in noi si stia inaridendo e appassendo, che nessuno provi più un legame con l’altro, che non riusciamo a trattenere ciò che otteniamo così facilmente.»
«Eh sì!», disse il diavolo, «siamo proprio all’Inferno, vero?» [Par. “Riconoscere dove siamo” in Idries Shah, Cercatore di Verità]

In sintesi lo scalatore è squilibrato in senso attivo. In lui il seme non è ancora morto, ma rischia di morire per assenza di luce, di aria, di  acqua, di terra. Solo uno shock forte potrebbe essergli d’aiuto, ma questo non si verifica quasi mai, inoltre lo shock non sarebbe notato. Nel sogno è così preso dalla sua scalata.

Un uomo aveva faticosamente accumulato nel corso della sua vita molti milioni di euro. Possedeva, inoltre, terre, case e alcune “società”. Un giorno decise di prendersi un anno di riposo, per potersi godere le sue fortune. In quello stesso giorno, però, venne a fargli visita l’Angelo della Morte. Spaventato da una simile visione, non avendo alcuna intenzione di mollare ed essendo un “uomo d’affari”, incominciò a contrattare sul prezzo della sua morte.
«Se mi lasci vivere altri tre giorni, ti cedo un terzo di tutte le mie ricchezze», propose l’uomo all’Angelo. L’Angelo rifiutò, e cercò di portar via la vita all’uomo, ma trovava resistenza.
«Se mi lasci vivere altri due giorni, ti cedo due terzi delle mie ricchezze» ripropose l’uomo all’Angelo. L’Angelo rifiutò di nuovo, e cercò di portar via la vita all’uomo, ma trovava ancora resistenza.
«Se mi lasci vivere anche un solo giorno, ti cedo tutte le mie ricchezze, accumulate durante una vita di sacrifici, rinunce, battaglie, sofferenze», disse l’uomo all’Angelo. L’Angelo rifiutò per la terza volta, e cercò di nuovo di portar via la vita all’uomo, ma trovava ancora resistenza.
«Allora, lascia almeno che io possa scrivere una frase», disse disperato l’uomo all’Angelo. L’Angelo accettò. L’uomo scrisse con il suo sangue:
«Uomo, fai un buon uso della tua vita. Sappi che non ho potuto comprare neanche un’ora con tutte le mie ricchezze.  Sii certo di non sprecare il tuo tempo in cose futili, perché anche per te arriverà il momento d’incontrare l’Angelo della Morte». [Par. “L’Avaro e l’Angelo della Morte” in Idries Shah, La strada dei Sufi]

Immagina un uomo che intenda raggiungere la cima di una montagna, ma avendo per tutto il tempo attaccato ai suoi piedi dei macigni: come definiresti un simile uomo?

1.7    Potente

Il potente è completamente prigioniero dei suoi incubi. S’illude di essere potente, bello, intelligente, ricco, di conoscere, di avere un bel lavoro, anzi è lui che ha creato il lavoro e tutto quello che è intorno.

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Vignette (Massimo Cavezzali)

Un giorno, il Presidente di una grande multinazionale, viene tragicamente investito da un’auto e muore. La sua anima arriva in paradiso e incontra San Pietro.
«Benvenuto in paradiso!», dice San Pietro, «prima che ti sistemi, però, dobbiamo risolvere un problema, perché sei il primo Presidente di una multinazionale ad arrivare qui e perciò non sappiamo ancora quale sia la migliore sistemazione per un manager del tuo tipo.»
«Nessun problema, fammi entrare, posso essere di aiuto nella “organizzazione” del paradiso», dice l’uomo.
«Beh, mi piacerebbe», dice San Pietro, «ma, dall’Alto ho l’ordine preciso di farti passare un giorno all’inferno e uno in paradiso, così poi tu potrai scegliere dove stare per l’eternità. Come vedi, ti viene concesso un grande privilegio.»
«Non c’è bisogno, ho già deciso» si affretta a dichiarare l’uomo, «preferisco stare in paradiso!»
«Mi spiace, ma l’ordine è quello che ti ho detto», precisa San Pietro.
Così, San Pietro accompagna il Presidente all’ascensore e spinge il bottone per l’inferno.
Le porte si aprono e l’uomo si trova nel bel mezzo di un verde campo da golf. In lontananza un country club e davanti a lui i colleghi manager che avevano collaborato con lui, nonché quelli di tutte le altre multinazionali, tragicamente e prematuramente scomparsi, tutti vestiti in abito da sera e molto contenti. Lo salutano cordialmente, e incominciano a ricordare i bei tempi. Giocano un’ottima partita a golf e poi la sera cenano insieme al country club con aragoste, caviale e champagne. Incontra anche il Diavolo, tutto diverso da come se l’era immaginato, un tipo brillante cui piace raccontare barzellette, ballare, cantare, e disquisire di politica, di arte, di letteratura, di musica. Si sta divertendo così tanto che, prima che se ne accorga, è già ora di andare. Tutti gli stringono la mano e lo salutano mentre sale sull’ascensore.
L’ascensore va su, su, e si riapre al cancello del paradiso dove San Pietro lo sta aspettando.
 «Adesso è ora di passare un giorno in paradiso» dice San Pietro.
Così l’uomo passa le successive 24 ore passeggiando tra le nuvole, ascoltando una dolce melodia, e fermandosi ogni tanto a parlare con qualche anima del paradiso “del più e del meno”. Gli piace la calma che regna e, prima che se ne accorga, le 24 ore trascorrono.
 «Allora, hai passato un giorno all’inferno e uno in paradiso. Adesso devi scegliere dove stare per l’eternità», dice San Pietro.
L’uomo riflette un attimo e, poi, quasi sentendosi in imbarazzo, risponde:
«Non l’avrei mai creduto, voglio dire … sì, il paradiso è bello, la calma, la musica dolce … ma … alla fin fine … mi sono trovato meglio all’inferno!»
San Pietro sentenzia: «è deciso, andrai all’inferno!»
Lo scorta fino all’ascensore e, giù giù, fino all’inferno.
Quando le porte dell’ascensore si aprono, l’uomo si trova di fronte un paesaggio raccapricciante: un’immensa distesa desolata, ricoperta di sterco e rifiuti di ogni genere. Vede i suoi colleghi lerci, vestiti di stracci, curvi a raccogliere lo sterco e i rifiuti e a metterli in sacchi neri. Il Diavolo lo raggiunge e gli mette un braccio sulla spalla.
«Non capisco… ma … ieri qui c’era un campo da golf, un country club … abbiamo mangiato aragosta, danzato … ci siamo divertiti molto», balbetta l’uomo, «ora c’è una terra desolata, piena di sterco e i miei colleghi sembrano dei poveri miserabili!»
Il Diavolo lo guarda e, con aria sorniona, gli dice: «L’altro ieri, ti stavamo assumendo. Oggi, fai parte del personale!» [Riadattato]

È così ossessionato dai suoi incubi che non ha il tempo di rendersi conto della follia che lo circonda e della cella in cui vive.

Peppino, un giovane, un po’ sempliciotto, che ha sempre vissuto nel suo piccolo paese di montagna lontano dal mondo, un giorno decide di andare a trovare lo zio John, che vive a New York. Appena giunto a New York, resta stupefatto, sbigottito, meravigliato: case così alte non le aveva mai viste in vita sua. Non riesce a credere ai suoi occhi, chi può mai vivere in simili case? Così domanda allo zio:
«Zio John, mi stavo chiedendo, come sono fatti gli uomini che vivono in case così grandi?»
Lo zio, comprendendo lo stupore del nipote, non sapendo come spiegargli che quelle non sono case, bensì “grattacieli” e che quelle case non appartengono ad un uomo ma ad una “multinazionale”, provò con una metafora.
«Quelle che tu chiami case non sono case, ma il pene di alcuni giganti che vivono sulla terra. Si chiamano “grattacielo”. Con essi i suddetti giganti si illudono di fare sesso con gli Dei.»
«Ammazza!», esclamò Peppino, «figurati i coglioni?»
«Quelli escono alle cinque del pomeriggio!» concluse lo zio John.

Il potente è completamente squilibrato in senso attivo. In lui il seme è ai limiti della sopravvivenza, per assenza di luce, di aria, di  acqua, di terra.

Un miliardario decise di fare visita ad un sufi, per ottenere la sua benedizione. Intraprese un lungo viaggio, accompagnato da uno sfavillante seguito, e arrivò alla casa del saggio.
«O Illuminato!», gridò l’uomo ricco giungendo al suo cospetto, «Maestro le cui invocazioni sono sempre accolte, dì una preghiera per me!».
«Quale preghiera desideri che io dica?», replicò il Sufi.
«Chiedi che io non debba mai cadere in una condizione inferiore a quella in cui sono ora», fu la richiesta.
Il Sufi acconsentì e la preghiera fu recitata.
Alcuni anni più tardi, il Sufi entrò in un miserabile caravanserraglio e trovò un mendicante, vestito di stracci, che subito lo attaccò, urlando: «Sono il magnate per cui pregasti, tu, spregevole e falso sedicente Sufi!».
«Qual è, più precisamente, il tuo reclamo?», domandò il Sufi.
«Reclamo? Guardami, sono infelice e bisognoso …».
La tua preghiera è stata realmente esaurita. La tua condizione era di avidità e insicurezza e tu ne sei ancora fortemente preda. [“La condizione dell’uomo ricco” in Idries Shah. L’Io che comanda]

Solo uno shock fortissimo potrebbe essergli d’aiuto, ma questo non si verifica quasi mai, inoltre lo shock è facilmente fagocitato dai suoi incubi.

Pochi anni fa, alcuni di essi, hanno fatto un incubo terribile. Hanno fatto un incubo di “onnipotenza”. L’incubo ha generato una Creatura Informe.
Prima di allora, in tutta la storia dell’umanità, mai si era visto un simile Mostro. Non è costituito con i Quattro Elementi. Ha per padre la Mente e per madre la Brama, ma è diverso da entrambi.
Ora vaga per tutto il Globo. È insaziabile. Distrugge tutto ciò che incontra lunga la sua strada.
È più subdolo di un Virus invisibile, è più potente dell’Idra dalle nove teste, si mimetizza meglio di qualsiasi Camaleonte. È parte integrante, oramai, dei sogni di tutti gli Addormentati.
Alcuni Potenti, nei loro incubi, si illudono di dargli ordini. Lo accarezzano, giocano con Esso, ignorano con che tipo di Mostro hanno a che fare.
Stolto umano, la Creatura con cui ti sollazzi è “perfetta” e tu sei così “miserabile”, non hai la più pallida idea di cosa sia la “perfezione”. Non sei tu “colui che comanda”, ma il Mostro, e tu non sei consapevole.
È conosciuto con molti nomi. Alcuni lo chiamano “Company”, altri lo chiamano “Multinazionale”. La sua “fede”, il suo “credo”, è il Profitto “sempre, comunque e ovunque”.
Uomo, Dormiente, svegliati dal tuo incubo prima che sia troppo tardi, prima che non ci sia più niente da distruggere. [F.A.K.T.]

Immagina un uomo che esprima la volontà di volare, ma che contemporaneamente rinforzi la gabbia in cui vive: come definiresti un simile uomo?

Tratto da FAKT, Zero, Infinito, Punto, Uno, di prossima pubblicazione.


[1] Del suddetto racconto c’è una versione leggermente diversa dal titolo “Il pranzo del Mago” in Idries Shah, Cercatore di Verità. Nel suddetto racconto il ruolo delle pecore è svolto dalla popolazione di un paese, di un villaggio.