Corna/Corno parte 1: GENERALITÀ

Mosè_Michelangelo

Tra gli archeboli elementari quello delle Corna/Corno è tra i più diffusi, presente praticamente ovunque nel tempo e nello spazio, allo stesso modo dell’archebolo Serpente. L’archebolo delle corna/corno è uno dei miei preferiti, per la possibilità di far comprendere immediatamente e con semplicità il “triangolo semiotico” (il triangolo che mette in relazione l’archetipo, l’archebolo e il simbolo, di cui ti ho già parlato al tempo in cui li introducevo (“Archetipo e Archebolo, Simbolo e Segno” in FAKT, Zero, Infinito, Punto Uno); inoltre mette in luce il detto che “una parte fa presagire il tutto”, detto diversamente è sufficiente la “parte per il tutto”. In altre parole, una parte dell’animale, le corna o il corno, sostituiscono l’intero archebolo, che è l’animale medesimo, descrivendo, facendo intuire l’archetipo sotteso.

<Come sei complicato!>

Svelo subito quali siano gli archetipi sottesi al simbolismo delle corna/corno, così mi tolgo d’impaccio: elevazione, eminenza, spiritualità, luce, potenza, forza, abbondanza, fertilità, energia, procreazione, rinnovamento, rigenerazione, così come suggerito dall’ebraico queren, nonché dal sanscrito srnga e dal latino cornu. Nasce, quindi, spontanea la correlazione con gli animali dotati di corna, che diventano perfetti archeboli per la fattispecie. Tra gli animali dotati di corna più famosi e rinomati ricordo l’ariete, il bue, il toro, il bisonte, il capro o caprone, il cervo, il rinoceronte e, per ultimo, ma non per importanza, l’unicorno (animale tratto direttamente dall’iperuranio). Di essi ti dirò subito dopo.

Mi preme sottolineare che il simbolismo legato alle corna è indice sia di aspetti fisici sia di quelli metafisici. Ad esempio, nella celebre statua di Michelangelo, le corna possedute da Mosè rappresentano l’archebolo che richiama l’archetipo Luce/Spirito.

Alcuni vorrebbero che le corna di Mosè siano state “poste” da Michelangelo per un errore di traduzione di Girolamo, perché i raggi del volto di Mosè, espressi dal verbo qaran, vennero tradotti come “corna” nella Vulgata, dimenticando in questo modo che ai tempi di Michelangelo si conosceva perfettamente la simbologia delle corna. La parola ebraica qaran, è un verbo derivante da un sostantivo che significa «corno»; esso indica quindi i raggi di luce come «corni» o «punte», o come i raggi del mattino che si vedono spuntare all’orizzonte prima del sorgere del sole. insomma la simbologia delle corna è rispettata perfettamente, senza dover far ricorso a spiegazioni farlocche, quali ad esempio «l’errore di traduzione».

I due raggi luminosi che scendono e colpiscono, penetrano nel soggetto, possono anche essere visti come uscenti dalla testa di Michelangelo, sede dello spirito, e indicare la potenza, la forza spirituale, l’elevazione acquisita da Mosè per la sua vicinanza con Jahvè.

29 Or Mosè, quando scese dal monte Sinai (scendendo dal monte Mosè aveva in mano le due tavole della testimonianza), non sapeva che la pelle del suo volto era divenuta raggiante, perché era stato a parlare con l’Eterno. 30 Così, quando Aaronne e tutti i figli d’Israele videro Mosè, ecco che la pelle del suo volto era raggiante ed essi avevano paura di avvicinarsi a lui. 31 Ma Mosè li chiamò ed Aaronne e tutti i capi dell’assemblea ritornarono da lui, e Mosè parlò loro. 32 Dopo di che, tutti i figli d’Israele si avvicinarono, ed egli ordinò loro di fare tutto ciò che l’Eterno gli aveva detto sul monte Sinai. 33 Come Mosè ebbe finito di parlare con loro, mise un velo sul suo volto. 34 Quando però Mosè entrava davanti all’Eterno per parlare con lui, si toglieva il velo finché usciva fuori; uscendo fuori, diceva ai figli d’Israele ciò che gli era stato comandato. 35 I figli d’Israele, guardando la faccia di Mosè, vedevano che la pelle di Mosè era raggiante; poi Mosè rimetteva il velo sul suo volto, fino a quando entrava a parlare con l’Eterno. [Esodo 34:29-35]

Nell’antica Mesopotamia, al tempo degli Accadi/Sumeri e, dopo, degli Assiro/Babilonesi, alcuni sigilli cilindrici indicano gli Dei con corna regali come nelle figure sottostanti:

ENLILA destra il dio omaggiato è Enlil

ENKI-EAA sinistra il dio omaggiato è Enki/Ea (sumero/babilonese)

Il simbolismo delle corna è riscontrabile in Cina nel mito del terribile Ch’ih-yu dotato di due corna e fornito di quattro occhi e sei braccia, ognuna brandente una spada molto affilata, considerato anche dio della guerra e delle armi. Fu sconfitto in battaglia dal guerriero che diventerà intorno al 2600 a.C. il mitico imperatore giallo della Cina Huang-ti (2697 a.C – 2597 a.C.). Il mito vuole che l’imperatore sconfisse Ch’ih-yu soffiando in un corno. Successivamente, Huang-ti utilizzò la bandiera del rivale – che ne raffigurava l’effige cornuta, detenendone la virtù – per imporre il proprio potere.[1]

Da non dimenticare, sempre in Cina, il dio Pan-Ku, dotato di due piccole corna (simili a quelle del Mosè michelangiolesco). Richiama alla mente il dio Pan greco, ma nella versione antica non in quella moderna, intendo far riferimento al termine “pan” come il “tutto”. Trovo interessante il suo mito che in qualche modo richiama la relazione ZERO-INFINITO-PUNTO-UNO. In principio non esisteva la Manifestazione, tuttavia non si sa come, non si sa perché, nella Non-Manifestazione (la Potenzialità, ZERO) si coaugulò un Uovo (la Possibilità, INFINITO). Nella cosmogonia cinese ci vollero 18.000 anni perché ciò avvenisse. All’interno dell’Uovo c’era un essere minuscolo, infinitesimale, un seme insomma (PUNTO) che cresceva in modo esponenziale. Con il passare del tempo, quando fu il momento opportuno, sbucò, emerse Pan-Ku (UNO), un essere gigantesco, dotato di due corna e villoso. Essendoci varie versioni del mito, ne scelgo una per arrivare alla Manifestazione. A Pan-Ku, venne la brillante idea di mettersi a fare lo scultore, così prese scalpello e martello e si mise all’opera, aiutato dai suoi fidi “animali”: la Tartaruga, la Fenice, Il Dragone e Qilin (o Kilin o Kylin, ovvero l’Unicorno). Non essendoci, chiaramente, alcun materiale su cui lavorare, Pan-Ku si mise all’opera sul suo corpo, l’unico materiale a disposizione, da cui ottenne tutto ciò che rappresenta la Manifestazione, tranne l’uomo, che fu invece creato da Nu-Kua, ma questa è un’altra storia come dice il saggio. In un’altra versione del mito, Pan-Ku utilizzando un’ascia distrusse con un fendente l’Uovo cosmico, creando così il Cielo e la Terra. Si pose in mezzo tra loro, per tenerli separati, spingendo il Cielo verso l’alto e la Terra verso il basso; questo processo di separazione durò altri 18.000 anni. Poi completò il lavoro, il suo occhio sinistro divenne il sole e quello destro la luna, il suo respiro si trasformò in vento, la sua voce in quella del tuono, mentre il resto del suo corpo assunse le sembianze delle montagne e tutta la superficie terrestre.

Nei miti norreni o scandinavi o nordici (che dir si voglia), nonché in quelli germanici, non mancano certo riferimenti a divinità, eroi, guerrieri dotati di corna, anzi il pantheon è pieno, a partire dal signore degli dei, cioè Odino (spesso disegnato anche con elmo alato, come il figlio Thor). Il più cornuto di tutti, però, è il dio “birichino” (il trickster), il bugiardo, l’astuto, l’ingannatore per antonomasia, l’ambiguo Loki, fratellastro di Thor, dotato di corna dorate. Dei due avrò modo di parlarti in altra occasione.

Nei miti celtici, in due o tre occasioni, è citato un certo Conganchnes “dalla pelle di corna”, totalmente invulnerabile tranne che nella pianta dei piedi, in sintonia con il mito di Achille, che però era vulnerabile al tallone.[2]

Nei miti greci, pur non essendo estremamente diffusa la divinità cornuta, direi che è ben rappresentata da Apollon Karneios (Apollo Carneo) e da Dioniso, per non citare il dio con zampe di capra Pan, associato a Fauno del pantheon romano. Su Dioniso, su Pan e su Apollon Karneios avrò modo di accennare in altra occasione.

Nell’analisi moderna, le corna, essendo due, sono considerate anche come simbolo di ambivalenza, di divergenza, di opposizione, di forza negativa, di oscurità, ad esempio il diavolo è rappresentato iconograficamente con le corna, in chiara opposizione al simbolismo dell’apertura, della luce, dell’iniziazione, ad esempio come nel mito del “vello d’oro”.

In campo psicologico, G. Jung, in particolare, vede nel simbolismo delle corna, una duplice valenza: da una parte, per la loro forma esprimente la penetrazione, un principio attivo e maschile, mentre dall’altra, per l’aspetto sempre legato alla forma, che richiama la ricettività, la coppa, l’apertura, un principio femminile e passivo.


[1] Voce “Corno” in J. Chevalier – A. Gheerbrant, Dizionario dei simboli, BUR, Milano, 2016.

[2] Bernard Sergent, Celti e greci. Il libro degli eroi, ed. Mediterranee, Roma, 2005, p.261.