Come si legge un testo antico di Alchimia e di Astrologia medica

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Andrea De Pascalis, col quale concordo pienamente, nel Linguaggio segreto degli alchimisti, scrive:

“Leggere per la prima volta un libro di alchimia e cercare di cogliervi un senso preciso è un’esperienza frustrante: enigmi, contraddizioni, allegorie, simboli, interruzioni e reticenze improvvise suscitano in chi legge l’impressione di essere vittima di una beffa straordinaria. Ne potrebbe essere altrimenti difronte ad una ricetta che inizia così: “Per estrarre l’anima dell’asino in venti giorni: prendi un asino o un ‘asina, battili fortemente fin che non venga più fuori alcuna feccia, poi prendi la metà di un sapiente milite armato e mescola nella pila …”

Naturalmente tutto ciò risulta altamente incomprensibile per noi e non perché viviamo oggi, vale a dire in un tempo diverso, ma piuttosto perché coloro che scrivevano ieri cercavano di renderlo tale, e non solo per occultarlo, ma anche per ‘educare’ il lettore. E vediamo perché e come.

Gli alchimisti ci hanno lasciato molti libri, perché amavano avere tanti lettori, i quali però non li dovevano capire, se non erano degli iniziati! ?

In questo modo quegli studiosi intendevano difendere la loro disciplina dai curiosi, vale a dire i non-iniziati. Per lo scrittore di alchimia di tutti i tempi l’impegno è esporre senza mai oltrepassare i limiti, infatti così la spiegazione diventerebbe delazione. Fulcanelli – ed è noto che, dietro questo nome da antico alchimista, magari fiorentino, si nascondano più di una persona, tutti però dei francesi  contemporanei – ha confessato: Talvolta davanti all’impossibilità nella quale ci troviamo, di spingerei più in là senza violare il nostro giuramento, abbiamo preferito mantenere il silenzio.

Si faceva così riferimento a un giuramento, segnalato in un antico manoscritto conservato a Venezia, secondo il quale l’alchimista si impegnava, in nome della SS. Trinità, a non rivelare i principi essenziali della sua dottrina, pena terribili castighi divini? Naturalmente la cosa non viene chiarita. Solo chi ha letto questo documento lo sa. Vale a dire gli iniziati. Comunque sia gli autori di testi di alchimia sono più o meno aperti alle confidenze. È così che si meritano la definizione di avari o di prodighi, anche se lo stesso autore può essere considerato ‘avaro’ in certi passaggi e in altri ‘prodigo’. Ciò vuol dire, comprensibilmente, “avaro di informazioni” o “prodigo” delle stesse. Infatti, si trovano spesso trattati di alchimia che iniziano promettendo di voler fornire, con la massima sincerità e chiarezza, ogni informazione necessaria alla comprensione del testo stesso, e niente è più ingannevole di questa promessa. Questo tipo di affermazione non è, infatti, quasi mai sincera: nessun libro di alchimia è stato costruito in modo da potersi dire completo; il più spesso possibile interi passaggi vengono taciuti e se ne cambiano del tutto i tempi, magari mescolandoli, ad es. mettendo prima un elemento che va dopo. Se quanto si legge ha una sua logica e una sua continuità, tali aspetti razionali sono solo apparenza. Tutto accade secondo un’operazione che si chiama Smembramento e che compie continui balzi temporali. Oltre a questo si utilizzano molti altri sistemi per alterare la realtà e orientare il lettore in maniera sbagliata, la Crittografia ad es., che peraltro è uno dei meno usati, la quale prevede che si scrivano singole parole o intere frasi senza significato in tutt’altro contesto. E ciò sempre per aumentare le difficoltà del lettore. Oppure il Simbolismo che utilizza, a sua volte, le  llustrazioni, affidando loro dei compiti, sempre arcani, di rappresentazione del testo, risolti attraverso dei segni convenzionali. L’Encyclopedie di Diderot e d’Alembert ne comprendeva circa cinquecento di questi simboli. Ed infine, uno dei metodi usati dagli alchimisti per sviare il lettore è stato quello della Rivisitazione di taluni episodi della storia sacra e della mitologia delle popolazioni coinvolte: romani e greci. Ciò significa che l’autore alchimista ne ripercorreva taluni episodi, trovando in essi interpretazioni e significati finora ignoti, almeno al pubblico dei ‘noniniziati’ che si fossero avvicinati incautamente a quei temi.

La moltiplicazione dei libri di alchimia andò di pari passo con la moltiplicazione di quelle tecniche di occultamento del significato stesso delle vicende o dei segreti dell’alchimia. Se questo è anche vero per tanti testi letterari, è vero contemporaneamente che i loro autori desiderassero che il lettore comune potesse godere del loro sapere. Non però nel caso degli alchimisti che invece tesero a incrementare e moltiplicare strumenti e tecniche di sviamento interpretativo. Il lettore frettoloso e che ignorava tutto ciò avrebbe cosi solo intravisto le meraviglie del ‘giardino dell’alchimista’. Ogni sapere sarebbe stato riservato al lettore capace di meritarlo con un paziente e quotidiano lavoro di meditazione, ispirato a quel principio dell’alchimia che raccomandava di pregare molto, di leggere e rileggere, perché solo così si sarebbero potute superate innocenza ed ignoranza.

Già, perché in realtà la difficoltà di acceso non serviva soltanto a tener lontano i curiosi e gli ‘indegni’ di un tale onore, o gli ‘incapaci’ a capire, ma serviva anche a trasformare i meccanismi mentali del lettore qualsiasi, a rompere il modo in cui gli era stato detto che il ragionamento funzionava, cioè cartesianamente, e a risvegliare in lui, se possibile, oggi si direbbe “parti del cervello trascurate o in utilizzate” per trasformarlo in persona degna di comprendere le bellezze di quell’ordine.

Come scriveva un grande filosofo e romanziere contemporaneo francese – recentemente scomparso – Michel Butor, “Tutto svia e rivela in pari tempo”.

Tratto dalla “Introduzione” di Adele Maiello al libro di Paolo Aldo Rossi e Ida Li Vigni, Come si legge un testo antico di alchimia e astrologia medica, ed. VirtuosaMente.