MASSONERIA: un’interpretazione

massoneria_02Secondo quanto affermano concordemente gli antichi rituali e le antiche costituzioni massoniche, la Massoneria ha per fine il perfezionamento dell’uomo. Anche gli antichi misteri classici avevano lo stesso scopo e conferivano la teletè, la perfezione iniziatica; e questo termine tecnico era etimologicamente connesso ai tre significati di fine, morte e perfezione, come osservava già il pitagorico Plutarco. Ed anche Gesù ricorre alla stessa parola, tèleios, quando esorta i suoi discepoli ad essere «perfetti come il Padre vostro che è nei cieli», sebbene, con una delle frequenti incongruenze delle Sacre Scritture, lo stesso Gesù affermi che «nessuno è perfetto ad eccezione del Padre mio che è nei cieli».

La definizione che abbiamo riportato sembrerebbe esplicita e precisa; eppure con una lieve alterazione formale essa ha subito una grave alterazione nel concetto. Per esempio, il dizionario etimologico del Pianigiani afferma che il fine della Massoneria è il perfezionamento dell’umanità; e non soltanto molti profani ma anche molti massoni accettano questa seconda definizione. A prima vista può sembrare che perfezionamento dell’uomo e perfezionamento dell’umanità significhino la stessa cosa; di fatto si riferiscono a due concetti profondamente diversi, e l’apparente sinonimia genera un equivoco e nasconde una incomprensione. Altri adoperano l’espressione: perfezionamento degli uomini, anche essa equivoca. Ora, evidentemente, non è possibile sentenziare quale sia l’interpretazione giusta, perché ogni massone può dichiarare giusta quella che si confà ai suoi gusti, e magari può compiacersi dell’equivoco. Se però si vuole determinare quale sia, storicamente e tradizionalmente, la interpretazione corretta e conforme al simbolismo muratorio, la questione cambia aspetto e non è più questione di gusti.

Il manoscritto rinvenuto dal Locke (1696) nella Biblioteca Bodleyana e pubblicato solo nel 1748 e che è attribuito alla mano di Enrico VI di Inghilterra, definisce la Massoneria come «la conoscenza della natura e la comprensione delle forze che sono in essa»; ed enuncia espressamente l’esistenza di un legame tra la Massoneria e la Scuola Italica, perché afferma che Pitagora, un greco, viaggiò per istruirsi in Egitto, in Siria, ed in tutti i paesi dove i Veneziani (leggi i Fenicii) avevano impiantato la Massoneria. Ammesso in tutte le logge di Massoni, acquistò un grande sapere, tornò in Magna Grecia e vi fondò un’importante loggia in Crotone[1].
A vero dire il manoscritto parla di Peter Gower; e, siccome il cognome Gower esiste in Inghilterra, Locke rimase alquanto perplesso nell’identificazione di Peter Gower con Pitagora. Ma altri manoscritti e le stesse Costituzioni dell’Anderson fanno esplicita menzione di Pitagora. Il manoscritto Cooke dice che la Massoneria è la parte principale della Geometria, e che fu Euclide, un sottilissimo e savio inventore, che regolò quest’arte e le dette il nome di Massoneria. E delle reminiscenze pitagoriche nelle «Old Charges» è traccia anche nel più antico rituale stampato (1724) il quale[2] attribuisce un pregio speciale ai numeri dispari, conforme alla tradizione pitagorica[3].
Gli antichi manoscritti massonici concordano dunque nell’indicare come fine della Massoneria quello del perfezionamento dell’uomo, del singolo individuo; e le prove iniziatiche, i viaggi simbolici, il lavoro dell’apprendista e del compagno hanno un manifesto carattere individuale e non collettivo.

vitriolSecondo la concezione massonica più antica, la «grande opera» del perfezionamento va attuata operando sopra la «pietra grezza», ossia sopra l’individuo singolo, squadrando, levigando e rettificando la pietra grezza sino a trasformarla nella  «pietra cubica della Maestria», ed applicando nella operazione le norme tradizionali dell’ «Arte Regia» muratoria di edificazione spirituale. Con perfetta analogia una tradizione parallela, la tradizione ermetica che almeno dal 1600 compare anche innestata a quella puramente muratoria, insegna che «la grande opera» si attua operando sopra la «materia prima» e trasformandola in «pietra filosofale» seguendo le norme dell’Arte Regia ermetica». Essa è compendiata nella massima di Basilio Valentino: Visita Interiora Terrae, Rectifìcando Invenies Occultum Lapidem [la cui traduzione letterale è “visita l’interno della terra, e rettificando troverai la pietra nascosta”e il cui acronimo è VITRIOL, il solvente universale degli alchimisti, detto ancora oggi acqua regia] oppure nella Tabula smaragdina, attribuita da moderni arabisti al pitagorico Apollonio Tianeo.
Secondo invece la concezione massonica profana e meno antica, il lavoro del perfezionamento va attuato sopra la collettività umana, è l’umanità ossia la società che bisogna trasformare e perfezionare: e in questo modo all’ascesi spirituale del singolo si sostituisce la politica collettiva. I lavori massonici acquistano in tal modo uno scopo ed un carattere prevalentemente sociali, se non unicamente sociali; ed il fine vero e proprio della Massoneria, cioè il perfezionamento dell’individuo, viene posto in seconda linea, se non addirittura trascurato, dimenticato ed ignorato.

La concezione tradizionalmente corretta è sicuramente la prima, e nella letteratura massonica di due secoli fa ebbero grande voga esagerati e fantasiosi avvicinamenti ed identificazioni dei misteri eleusini e massonici. Senza ombra di dubbio il patrimonio ritualistico e simbolico dell’Ordine muratorio è in armonia soltanto con la concezione più antica del fine della Massoneria: infatti il testamento dell’iniziando, i viaggi simbolici, le terribili prove, la nascita alla luce iniziatica, la morte e resurrezione di Hiram, non si capisce quale relazione possano avere coi lavori massonici e con lo scopo della Massoneria, se tutto si deve ridurre a fare della politica.

Storicamente l’interessamento e l’intervento della Massoneria nelle questioni politiche e sociali si manifesta solo verso il 1730 e solo in alcune regioni europee con il trapiantamento della Massoneria inglese nel continente. Quel poco che si conosce delle antiche logge muratorie prima del 1600, mostra la presenza e l’uso nei lavori massonici di un simbolismo di mestiere, architettonico, geometrico, numerico; il quale per sua natura ha un carattere universale, non è legato ad una civiltà determinata e neppure ad una lingua particolare, ed è indipendente da ogni credenza di ordine politico e religioso. Per questa ragione il massone, secondo il rituale, non sa né leggere né scrivere.squadra-compasso

Un elemento ebraico compare nella leggenda di Hiram e della costruzione del Tempio, e le parole sacre del novizio e del compagno (i soli gradi allora esistenti) che si riferiscono a questa leggenda sono ebraiche. Questa leggenda non fa parte del patrimonio tradizionale dell’Ordine; la morte di Hiram non figura negli antichi manoscritti massonici, e le costituzioni dell’Anderson ignorano il terzo grado. Comunque la presenza di elementi e parole ebraiche non deve stupire in un tempo in cui l’ebraico era considerato una lingua sacra, anzi la lingua sacra in cui Dio aveva parlato all’uomo nel Paradiso terrestre; è una presenza di cui non va esagerata l’importanza ed il significato, e che·non basta certo a giustificare l’asserzione del carattere ebraico della Massoneria. La lettera G dell’alfabeto greco-latino, iniziale di geometria e dell’inglese God, che compare talora nella Stella Fiammeggiante o nel Delta massonico, sembra che sia un’innovazione (senza utilità per chi non sa né leggere né scrivere), mentre quei due simboli fondamentali dell’Ordine non sono altro che i due più importanti simboli del pitagoreismo: il pentalfa o pentagramma e la tetractis pitagorica. L’arte muratoria od arte reale od arte regia, termine di cui fa uso il filosofo neoplatonico Massimo di Tiro[4], era identificata con la geometria, una delle scienze del quadrivio pitagorico, e non si capisce come Oswald Wirth, il dotto massone ed ermetista, possa scrivere che i Massoni del XVII secolo[5] hanno potuto proclamarsi adepti dell’Arte reale perché dei re si interessarono un tempo all’opera delle corporazioni costruttive privilegiate del Medio Evo. Gli elementi di carattere muratorio puro costituiscono, insieme al simbolismo numerico c geometrico, il patrimonio simbolico e ritualistico arcaico e genuino della fratellanza. Non diciamo patrimonio caratteristico perché questi clementi compaiono, almeno parzialmente, anche nel compagnonage, del resto assai affine alla Massoneria.

rebisIn seguito, tra il 1600 ed il 1700, quando le logge inglesi principiano ad accettare come fratelli anche gli accepted masons, vale a dire anche persone che non esercitano la professione di architetto od il mestiere di muratore, compaiono anche elementi ermetici e rosacroce, ad esempio Elia Ashmole, come mostra il Gould nella sua storia della Massoneria. Questo contatto tra la tradizione ermetica e quella muratoria avviene anche fuori dell’Inghilterra presso a poco nel medesimo tempo, il che naturalmente implica l’esistenza nel continente di logge massoniche non derivanti dalla Gran Loggia d’Inghilterra. Il frontespizio di un importante testo di Ermetismo edito nel 1618[6] contiene accanto a simboli ermetici (il Rebis) anche i simboli prettamente muratorii della squadra, del compasso, ed altrettanto accade in un libretto italiano di alchimia[7] impresso in lamine di piombo e che risale presso a poco a quel periodo. In questo libretto è raffigurato, tra l’altro, Tubalcain che tiene nelle mani una squadra ed un compasso. Ora Tubalcain è nella Bibbia il primo fabrro; e per un errore etimologico allora accettato ed assai diffuso, per esempio dall’erudito Vossio, venne identificato con Vulcano, il fabbro degli Dei e Dio del fuoco, che secondo il concetto degli alchimisti ed ermetisti presiedeva al fuoco ermetico (od ardore spirituale), fuoco il quale compiva da solo la grande opera della trasmutazione.

In un nostro lavoro giovanile [A. Reghini, Le parole sacre e di passo ed il massimo mistero massonico] abbiamo dato una errata interpretazione della parola di passo Tubalcain, non conoscendo la errata identificazione di Vulcano con Tubalcain accettata dagli ermetisti ed in generale dagli eruditi del Seicento e del Settecento. Ci sembra oggi manifesto che questa parola ed altre parole di passo traggano la loro derivazione dall’Ermetismo, e riteniamo probabile che siano state introdotte in Massoneria e poste a lato delle parole sacre a testimonianza del contatto stabilito tra le due tradizioni, la muratoria e l’ermetica. Le parole di passo del2° e 3° grado non esistono nel rituale del Prichard (1730).
Ermetismo e Massoneria hanno per fine la «grande opera della trasmutazione», e le due tradizioni trasmettono il segreto di un’arte, che entrambe designano con il termine di arte regia, già usato da Massimo di Tiro. Era quindi naturale che si riconoscessero mutuamente affini. Osserviamo come l’adozione del simbolismo ermetico non avvenga a detrimento della universalità massonica e della sua indipendenza dalla religione e dalla politica, perché anche il simbolismo ermetico od alchemico è per sua natura estraneo ad ogni credenza religiosa o politica. L’arte massonica e l’arte ermetica, detta anche semplicemente l’arte, è un’arte e non una dottrina od una confessione.

massoneria_05Sino al 1717 ogni loggia massonica era libera ed autonoma; i fratelli di una officina erano ricevuti come visitatori nelle altre purché sapessero rispondere alla tegolatura, ma ogni maestro Venerabile era l’autorità unica e suprema per i fratelli di una officina. Nel 1717 si ebbe un mutamento con la costituzione della prima Grande Loggia, la Grande Loggia di Londra, e poco dopo venivano compilate, per opera del pastore protestante Anderson, le Costituzioni massoniche per le Logge all’Obbedienza della Gran Loggia di Londra; e, sebbene teoricamente un’officina potesse e possa mantenere la propria autonomia o mettersi all’Obbedienza di una Gran Loggia[8] , nella pratica vengono oggi considerate logge regolari quelle che direttamente od indirettamente sono emanazione e derivazione della Gran Loggia di Londra, supponendo che questa derivazione e soltanto essa possa conferire la «regolarità».

Ora è molto importante notare che le Costituzioni dell’Anderson affermano esplicitamente che per essere iniziato ed appartenere alla Massoneria si richiede solo di essere un uomo libero e di buoni costumi, ed esaltano (a differenza delle varie sette cristiane) il principio della tolleranza reciproca di ogni fratello per le altrui credenze, aggiungendo solo che un massone non sarà mai uno «stupido ateo». Taluno potrà forse pensare che l’Anderson ammetta che il massone possa essere un ateo intelligente, ma è più verosimile che l’Anderson, da buon cristiano, ammetta che un ateo è necessariamente uno stupido, seguendo la massima che dice: Dixit stultus in corde suo: Non est Deus (letterale “Dice lo stolto nel suo cuore: non è Dio”).

Bisognerebbe qui fare una digressione cd osservare che in questa disputa tanto chi afferma quanto chi nega non ha in generale nozione alcuna di quanto afferma esistere o no, e che la parola Dio viene adoperata di solito con un senso talmente indeterminato da rendere vana qualunque discussione [al riguardo ti consiglio di leggere l’articolo «Ma tu “credi” o “non credi”?» ]. Comunque le Costituzioni della Massoneria sono esplicitamente teistiche; e quei profani che accusano la Massoneria di ateismo sono in malafede od ignorano che essa lavora alla gloria del Grande Architetto dell’Universo; ed osserviamo ancora che questa designazione oltre ad essere in armonia con il carattere del simbolismo muratorio ha un significato preciso ed intelligibile a differenza di altre designazioni vaghe o prive di senso come quella di «Nostro Signore», di «Padre di tutti gli uomini» ecc.

massoneria_09Maggiore interesse offre il requisito di uomo libero fatto al profano per iniziarlo ed al massone per considerarlo fratello. L’Anderson non fa che continuare a chiamare liberi Muratori i Free Masons, e resta solo da esaminare in che cosa consista questa freedom dei Free Masons. Si tratta solo di franchigia economica e sociale che esclude gli schiavi o servi e  delle franchigie e dei privilegi di cui godeva la corporazione dei liberi Inuratori rispetto ai governi degli stati e delle varie regioni in cui essa svolgeva la sua attività? Oppure questo appellativo di liberi muratori va inteso anche in altro senso di non schiavo dei pregiudizii e delle credenze che non era il caso di ostentare? Se così fosse sarebbe vano cercarne le prove documentate, e la questione resterebbe indecisa. Pure è possibile dire qualche cosa in proposito, grazie ad un documento del 1509 la cui rsistenza od importanza sembra non sia stata finora avvertita.

Si tratta di una lettera scritta il 4 febbraio 1509 ad Enrico Cornelio Agrippa da un suo amico italiano, certo Landolfo, per raccomandargli un iniziando. Scrive Landolfo[9] : «È un tedesco come te, originario di Norimberga, ma abita a Lione. Curioso indagatore degli arcani della natura, ed uomo libero, completamente indipendente del resto, vuole, sulla reputazione che tu hai già, esplorare anche lui il tuo abisso … Lancialo dunque per provarlo nello spazio; e portato sulle ali di Mercurio vola dalle regioni dell’Austro a quelle dell’Aquilone, prendi anche lo scettro di Giove; e se questo neofita vuole giurare i nostri statuti, associalo alla nostra confraternita».

Si trattava di una associazione segreta ermetica fondata da Agrippa, ed è manifesta l’analogia tra questa prova dello spazio da fare affrontare all’iniziando e le terribili prove ed i viaggi simbolici della iniziazione massonica, sebbene qui la prova si effettui sulle ali di Ermete; Ermete psicopompo, il padre dei filosofi secondo la tradizione ermetica, è la guida delle anime nell’al di là classico e nei misteri iniziatici. Anche qui compare la qualifica di uomo libero, sufficiente ad aprire le porte a chi bussa profanamente alla porta del tempio; anche qui compare in sostanza il principio della libertà di coscienza e conseguentemente della tolleranza; le due tradizioni parallele muratoria ed ermetica pongono la stessa unica condizione al profano da iniziare: quella di essere un uomo libero; e ne deriva che presumibilmente essa non si riferiva alle franchigie particolari delle corporazioni di mestiere, che sarebbe stato del resto fuori di luogo pretendere dagli accepted Masons che non erano muratori di mestiere ma liberi muratori.

Il carattere fondamentale delle Costituzioni massoniche dell’Anderson sta adunque nel principio della libertà di coscienza e della tolleranza, che rende possibile anche ai non cristiani di appartenere all’Ordine. Nelle Costituzioni dell’Anderson la Massoneria conserva il suo carattere universale, non è subordinata ad alcuna credenza filosofica particolare né ad alcuna setta religiosa, e non manifesta alcuna tendenza a lavori di ordine sociale e politico; può darsi che questo carattere aconfessionale e libero inspirasse anche la Massoneria anteriore al 1717 e che l’Anderson non abbia fatto altro che sancirlo nelle Costituzioni.

massoneria_07Trapiantandosi in America e nel continente europeo la Massoneria conserva in generale questo suò carattere universale di tolleranza religiosa e filosofica e resta aliena da ogni partecipazione ai movimenti politici e sociali, talora accentuando, come in Germania, il suo interesse per l’Ermetismo. Sorgono per altro a partire circa dal 1740 i nuovi riti e gli alti gradi, i quali però hanno cura di mantenere intatti il rito ed i rituali dei primi tre gradi, ossia della vera e propria Massoneria detta anche Massoneria simbolica od azzurra. I rituali di questi alti gradi sono talora uno sviluppo della leggenda di Hiram, oppure si riattaccano ai Rosacroce, all’Ermetismo, ai Templari, allo gnostidsmo, ai catari … , vale a dire non hanno un vero e proprio carattere massonico, e dal punto di vista della iniziazione massonica sono assolutamente superflui.

La Massoneria sta tutta nei primi tre gradi, riconosciuti da tutti i riti, e posti alla base degli alti gradi e delle camere superiori dei vari riti. Il compagno libero muratore, una volta divenuto maestro ha simbolicamente terminato la sua grande opera; e gli alti gradi potrebbero avere una qualche funzione veramente massonica soltanto se contribuissero alla corretta interpretazione della tradizione muratoria ed a una più intelligente comprensione cd applicazione del rito ossia dell’arte regia.

Naturalmente questo non significa che si debbano abolire gli alti gradi perché i fratelli insigniti degli alti gradi sono liberi, e quelli di loro cui piace di riunirsi in riti e corpi per svolgere lavori non in contrasto con quelli massonici debbono avere la libertà di farlo. Però dal punto di vista strettamente massonico questa loro appartenenza ad altri riti ed a camere superiori non li pone in alcun modo al di sopra di quei maestri che non sentono il bisogno di altro lavoro che quello della universale Massoneria dei primi tre gradi. Del resto è manifesto che riti distinti, come quello di Swedenborg, quelli scozzesi, quello della Stretta Osservanza, quello di Memphis … appunto perché differenti non sono più universali, oppure lo sono solo in quanto si basano sopra i primi tre gradi. Dimenticarlo o tentare di snaturare il carattere universale, libero e tollerante della Massoneria, per imporre ai fratelli delle Logge particolari punti di vista ed obbiettivi, sarebbe mettersi contro lo spirito della tradizione muratoria c contro la lettera delle Costituzioni della Fratellanza.

massoneria_gradiLa prima alterazione appare in Francia, simultaneamente alla fioritura degli alti gradi. Il fermento degli spiriti in codesto periodo, il movimento dell’Enciclopedia, si ripercuotono nella Massoneria che si diffonde largamente e rapidamente; ed accade così per la prima volta che l’interesse dell’Ordine si dirige e si concentra nelle questioni politiche e sociali. Affermare che la rivoluzione francese sia stata opera ddla Massoneria ci sembra per lo meno esagerato; è invece innegabile che la Massoneria subi in Francia, e sarebbe stato difficile che ciò non avvenisse, l’influenza del grande movimento profano che condusse alla rivoluzione e culminò poi nell’impero. La Massoneria francese divenne e rimase anche in seguito una Massoneria colorata politicamente ed interessata nelle questioni politiche e sociali, e si formò quella che da taluni è considerata come la tradizione massonica, sebbene sia tutt’al più la tradizione massonica francese, ben distinta dalla antica tradizione.

Questa deviazione e questa persuasione è la causa prima, sebbene non la sola, del contrasto che è poi sorto tra la Massoneria anglosassone e la Massoneria francese; anche in Italia essa è stata la sorgente dei dissensi massonici di questi ultimi cinquanta anni e della conseguente disunione e debolezza della Massoneria di fronte agli attacchi ed alla persecuzione fascista e gesuitica. Comunque anche i fratelli che seguono questa tradizione massonica francese non hanno dimenticato il principio della tolleranza, e nelle logge massoniche italiane, anche prima della persecuzione fascista, si trovavano fratelli di ogni fede politica e religiosa, compresi i cattolici ed i monarchici.

Va anche ricordato che nel periodo di poco precedente lo scoppio della rivoluzione francese non tutti i massoni dimenticarono la vera natura della Massoneria, sebbene disorientati dalla pleiade di riti diversi e contrastanti; e si tenne il Convento dei Filaleti allo scopo di rintracciare quale fosse la vera tradizione massonica, ossia la vera parola di maestro che, secondo la stessa leggenda di Hiram, era andata perduta. Al Convento dei Filaleti convennero massoni di ogni rito, tutti desiderosi di ristabilire l’unità. Il solo Cagliostro, che aveva fondato il rito della Massoneria Egiziana in soli tre gradi, dedito esclusivamente all’opera della edificazione spirituale, rifiutava di partecipare al Convento dei Filaleti per ragioni che sarebbe lungo esporre.

massoneria_08L’influenza massonica francese si affermò, dopo la rivoluzione e durante l’impero, anche in Italia; la presenza anche oggi di alcuni termini tecnici nei «travagli» massonici, come il «maglietto» del Venerabile, versione poco felice del maillet ossia del martello, ne fa testimonianza 12 . La Massoneria francese e quella italiana ebbero durante tutto lo scorso secolo intimi rapporti, ed assunsero insieme talora atteggiamento rivoluzionario, repubblicano ed anche materialista e positivista seguendo la voga filosofica del tempo. Non si può dire per altro che la Massoneria divenne In Italia una Massoneria materialista, perché non soltanto fu sempre tollerante di tutte le opinioni, ma venerò in modo speciale la grande anima di Giuseppe Mazzini; ed i grandi massoni italiani come Garibaldi, Bovio, Carducci, Filopanti, Pascoli, Domizio Torrigiani e Giovanni Amendola f’urono tutti idealisti e spiritualisti. Era riservata alla teppa fascista la selvaggia furia di devastazione dei nostri templi, delle nostre biblioteche ed il vandalismo che fece a pezzi i ritratti ed i busti dei grandi spiritualisti come Mazzini e Garibaldi che decoravano le nostre sedi.

D’altra parte bisogna riconoscere che, se la Massoneria anglosassone ha sempre mantenuto il carattere spiritualista e non ha mai pensato a dichiarare l’inesistenza del Grande Architetto dell’Universo, essa è stata spesso incline, e lo è ancora, a conferire un colorito cristiano al suo spiritualismo, allontanandosi dallo spirito di assoluta imparzialità ed aconfessionalità delle Costituzioni dell’Anderson. Non si può negare che l’imporre il giuramento sul Vangelo di San Giovanni sia una manifestazione non troppo tollerante rispetto a quei profani ed a quei fratelli che, essendo agnostici, pagani, od ebrei o liberi pensatori, non sentono particolare simpatia per il Vangelo di San Giovanni e non sanno nulla della tradizione gioannita. L’intolleranza si accentua con l’andazzo di infliggere la lettura ed il commento di versetti del Vangelo durante i lavori di Loggia. Questo mal vezzo, qualora si affermasse, ridurrebbe i lavori di Loggia al livello di un service di una chiesa quacchera o puritana, ad una specie di rosario e vespro fastidioso, inconcludente, e ripugnante alla libera coscienza dei moltissimi fratelli i quali, anche in Inghilterra ed in America, non solo non vanno alla messa e non accettano l’infallibilità del Papa, ma non accettano più neppure l’autorità della Bibbia. Vale la pena di provocare il disagio e l’insofferenza tra le colonne senza sensibile compenso? Si crede proprio con simili mezzi di convertire gli altri alla propria credenza e di arginare la potente ondata dell’agnosticismo inglese ed americano?

Queste considerazioni inducono a mantenere alla Massoneria il suo carattere universale al di sopra di ogni credenza religiosa e filosofica e di ogni fede politica. Il che non vuol dire che si debba fare astrazione dalla politica. Occorre infatti difendersi. L’intolleranza non può lasciare prosperare la tolleranza; e la tolleranza tutto può tollerare salvo l’intolleranza dichiaratamente ostile. Appena comparvero le Costituzioni dell’Anderson con il loro principio della libertà e della tolleranza la Chiesa cattolica scomunicò la Massoneria rea appunto di tolleranza; e l’accanimento contro la Massoneria non si è mai più smentito.

massoneria_06In Italia la persecuzione contro la Massoneria in questo ultimo ventennio è stata iniziata e sostenuta dai gesuiti e dai nazionalisti[10]; ed i fascisti per ingraziarsi questi messeri non esitarono a provocare l’avversione del mondo civile contro l’Italia con le loro gesta vandaliche contro la Massoneria. I gesuiti hanno perduto questa guerra; ma la peste dell’intolleranza non è finita, anzi si affaccia sotto nuove forme e ne segue la necessità di prevenirla. D’altra parte giunge l’ora, se non erriamo, di spargere la Massoneria sopra tutta la superficie della terra e di stabilire una fratellanza tra gli uomini di tutte le razze, civiltà e religioni; e per assolvere questo compito è necessario che la Massoneria non abbia una fisionomia ed un colorito che appartiene solo alla minoranza dell’umanità a cui le grandi civiltà orientali, tutta la Cina, tutta l’India, il Giappone, la Malesia, il mondo dell’Islam si sono dimostrati refrattarii. La cosa è possibile sin tanto che la Massoneria non si circoscrive in una qualunque credenza e resta fedele al suo patrimonio spirituale che non consiste in una fede codificata, in un credo religioso o filosofico, in un complesso di postulati o pregiudizii ideologici e moralistici, in un bagaglio dottrinale in cui si creda contenuta ed espressa la verità cui convertire i miscredenti. Bisogna pensare che, anche se esiste la vera religione o la vera filosofia, è una illusione il credere di poterla conquistare o comunicare con una conversione o con una confessione od una recitazione di formule determinate, perché ognuno intende le parole di questi credi e formule a modo suo, conforme alla sua cultura ed intelligenza; ed in fondo esse non sono, come diceva Amleto, che words, words, words. Fin tanto che non ci si ragiona sopra, permane l’illusione di comprendere queste parole nello stesso modo; appena si comincia a ragionare, sorgono le sette e le eresie, ciascuna persuasa di possedere la verità.

La sapienza non può essere razionalmente intesa, espressa e comunicata; essa è una visione, una vidya, essenzialmente e necessariamente indeterminata, incerta; e, aprendo gli occhi alla luce con la nascita alla nuova vita, ci si avvia a questa visione. L’arte muratoria od arte regia è l’arte di lavorare la pietra grezza in modo da rendere possibile la trasmutazione umana e la graduale percezione della luce iniziatica. Il che non significa naturalmente che la Massoneria abbia il monopolio dell’arte regia.

Durante questi ultimi due secoli la grande maggioranza dei nemici della Massoneria ha fatto sistematicamente ed unicamente ricorso soltanto all’ingiuria ed alla calunnia facendo leva sui sentimenti moralistici e patriottici. Si è affermato che i lavori massonici consistono in orgie abominevoli, svisando a questo scopo i rituali, si sono svelate le cerimonie massoniche ponendole in ridicolo, si è accusato i massoni di tradire la loro patria a causa del carattere internazionale dell’Ordine, si è affermato che la Massoneria non è altro che uno strumento degli Ebrei, sempre mirando ad ingannare ed aizzare i fedeli credenti ed il grosso pubblico contro la «Società Segreta». I massoni naturalmente sapevano bene che non si trattava che di calunnie; e, non potendoli persuadere, si è pensato a sopprimerli od a togliere ad essi la possibilità di adunarsi, di lavorare, di rispondere e di difendersi.

Recentemente uno scrittore cattolico[11] ha pubblicato uno studio storico sopra «la Tradizione Segreta» c ondotto con competenza ed abilità, ed in cui le contumelie e le solite calunnie dirette a fare presa sull’animo dei profani sono state sostituite da una critica insidiosa diretta a fare presa sul lettore colto ed anche sull’animo dei fratelli. Questa critica afferma che nel fondo della tradizione segreta è contenuto il vuoto assoluto e conclude con l’affermare che «la Scuola Iniziatica o per essa la Tradizione Segreta non ha insegnato assolutamente nulla all’umanità>>. Veramente non si capisce bene come si possa allora anche affermare che questo vuoto assoluto, «questa tradizione segreta coincide, se pure spesso in forma corrotta, con le dottrine gnostiche», ma non pretendiamo troppo. La Massoneria è dunque, secondo l’autore, una sfinge senza segreto perché non insegna alcuna dottrina, ed il lettore è così portato a concludere che essendo priva di contenuto la Massoneria non val niente.

massoneria_04In quanto precede noi abbiamo mostrato che la Massoneria non insegna alcuna dottrina e non deve insegnarne; e che questo è un merito e non un demerito della Massoneria. Per concludere poi che, non contenendo una dottrina, la Tradizione segreta contiene il vuoto assoluto bisogna credere che soltanto una dottrina possa occupare il vuoto. Afferma ancora il Del Castillo che «il sistema iniziatico suppone che l’uomo possa arrivare a capire con lo sforzo del cervello i problemi insoluti del cosmo e dell’al di là»; e che la «Chiesa cattolica oppone, alle vane elucubrazioni dei cosidetti iniziati, la forza intangibile del suo dogma che deve essere unico perché non possono esistere due verità»; e che il sistema iniziatico è incompatibile con il Cristianesimo. A queste e simili affermazioni rispondiamo che ignoriamo la esistenza di un sistema iniziatico, che non conosciamo iniziati che facciano delle supposizioni, e tanto meno che si illudano di potere capire con il solo cervello e con elucubrazioni di problemi insoluti; ma non ci è possibile ammettere che la fede in un dogma costituisca una conoscenza perché sapere non è credere. Anzi, noi comprendiamo che la verità è necessariamente ineffabile ed indefinibile, e lasciamo ai profani l’ingenua e consolante illusione che sia possibile una qualsiasi formulazione della verità e della conoscenza in credi, formule, dottrine, sistemi e teorie. Anche Gesù, del resto, sapeva che le sue parabole non erano che delle parabole, ma diceva anche ai suoi discepoli che ad essi «era dato intendere il mistero del regno dei cieli». Evidentemente sola fides sujficit ad firmandum cor sincerum, ma non sufficit per intendere i misteri. Lo stesso dicasi naturalmente per il solo raziocinio. E con questo non intendiamo menomare il valore della fede e del raziocinio; la sola fede conduce al fànatismo ignorante, il solo raziocinio conduce alla disperazione filosofica; sono un po’ come il tabacco ed il caffè: due veleni che si compensano; ma naturalmente non basta fumare la pipa e centellinare il caffè per assurgere alla conoscenza. Alla conoscenza multi vocati sunt, non tutti: e, tra questi molti, pauci electi sunt secondo la Chiesa cattolica invece basta la fede nel Dogma, e conoscenza e paradiso sono portata di tutte le borse a prezzi di vera concorrenza.

Riassumendo: Non esiste una dottrina segreta massonica[12]; ma esiste un’arte segreta, detta arte reale, od arte regia o semplicemente l’Arte; è l’arte della edificazione spirituale cui corrisponde l’architettura sacra. Gli i strumenti muratorii hanno perciò un senso figurato nell’opera della trasmutazione, ed al segreto dell’arte regia corrisponde il segreto architettonico dei costruttori delle grandi cattedrali medioevali. È naturale che i liberi muratori venerino il Grande Architetto dell’Universo, anche se non si definisce cosa si debba intendere con questa formula. Nell’architettura antica, specialmente in quella sacra, avevano grande importanza le questioni di rapporto e di proporzione; l’architettura classica regolava la proporzione delle varie parti di un edificio, ed in particolare dei templi, basandosi sopra un modulo segreto cui accenna Vitruvio; sopra l’architettura egiziana e specialmente sopra la Piramide di Cheope esister  tutta una letteratura che ne mostra il carattere matematico; ed, anche procedendo con molto scetticismo, è certo ad esempio che tale piramide si trova esattamente alla latitudine di 30° in modo da formare con il centro della terra e con il polo Nord un triangolo equilatero, è  certo che essa è perfettamente orientata e che la faccia rivolta a settentrione è esattamente perpendicolare all’asse di rotazione terrestre, anzi alla posizione di questo asse al tempo della sua costruzione. Ed anche i costruttori medioevali non erano guidati da criteri puramente estetici [come purtroppo accade oggi], e si preoccupavano dell’ orientazione della chiesa, del numero delle navate ecc.; e l’arte dei costruttori era posta in connessione con la scienza della geometria.

massoneria-strumentiLa squadra ed il compasso sono i due simboli fondamentali di mestiere dell’arte muratoria; e la riga ed il compasso sono i due strumenti fondamentali per la geometria elementare. La Bibbia afferma che Iddio ha fatto omnia in numero, pondere et mensura; i pitagorici hanno coniato la parola cosmo per indicare la bellezza del cosmo in cui riconoscevano una unità, un ordine, un’armonia, una proporzione; e tra le quattro scienze liberali del quadrivio pitagorico, cioè l’aritmetica, la geometria, la musica e la sferica, la prima stava alla base di tutte le altre. Dante compara il cielo del Sole all’aritmetica perché «come del lume del Sole tutte le stelle si illuminano, così, del lume dell’aritmetica tutte le scienze si illuminano, e perché come l’occhio non può mirare il sole così l’occhio dell’intelletto non può mirare il numero che è infinito>>[13]. Lasciando da parte ogni critica di questo passo, resta stabilita la posizione occupata secondo Dante dalla Aritmetica. Tanto la Bibbia quanto l’architettura portavano alla considerazione dei numeri. Oggi, anche rifiutando di riconoscere nel cosmo una unità, un ordine, un’armonia, una legge ed accettando solo un determinismo limitato dalla legge di probabilità, la fisica moderna si riduce sempre alla considerazione di numeri e rapporti numerici; anzi non restano altro che quelli, e tanto Einstein quanto Bertrand Russel hanno constatato e riconosciuto il ritorno della scienza moderna al pitagoreismo. Non stupisce quindi che i liberi muratori identificassero l’arte architettonica con la scienza della geometria e dessero alla conoscenza dei numeri tale importanza da giustificare la loro pretesa tradizionale di essere i soli ad avere conoscenza dei «numeri sacri».

Dobbiamo per altro fare ancora alcune osservazioni. La geometria nella sua parte metrica, ossia nelle misure, richiede la conoscenza dell’aritmetica; inoltre l’accezione della parola geometria era anticamente più generica che ora non sia, e geometria indicava genericamente tutta la matematica; di modo che l’identificazione dell’arte reale con la geometria, tradizionale in Massoneria, si riferisce non alla sola geometria intesa nel senso moderno, ma anche all’aritmetica. In secondo luogo dobbiamo osservare che questa relazione fra la geometria e l’arte regia, dell’architettura e dell’edificazione spirituale è la stessa che inspira la massima platonica: «Nessun ignaro della geometria entri sotto il mio tetto». Questa massima è di attribuzione un po’ dubbia perché è riportata solo da un tardo commentatore; ma in opere che indiscutibilmente appartengono a Platone leggiamo essere «la geometria un metodo per dirigere l’anima verso l’essere eterno, una scuola preparatoria per una mente scientifica, capace di rivolgere le attività dell’anima verso le cose sovrumane», essere «perfino impossibile arrivare ad una vera fede in Dio se non si conosce la matematica e l’astronomia e l’intimo legame di quest’ultima con la musica»[14].

massoneriaQuesta concezione ed attitudine di Platone è la medesima che si ritrova nella scuola italica o pitagorica che esercitò sopra Platone grandissima influenza, di modo che anche volendo sostenere che la Massoneria si sia inspirata a Platone, si è sempre in ultima analisi ricondotti alla geometria ed all’aritmetica dei pitagorici. Il legame tra la Massoneria e l’Ordine pitagorico, anche se non si tratta di ininterrotta derivazione storica, ma soltanto di filiazione spirituale, è certo e manifesto. L’Arciprete Domenico Angherà nella prefazione del 1874 alla ristampa degli Statuti Generali della Società dei Liberi Muratori del Rito Scozzese Antico ed Accettato, già pubblicati a Napoli nel 1820, afferma categoricamente che l’Ordine massonico è la stessa, stessissima cosa dell’Ordine pitagorico; ma anche senza spingersi tanto oltre l’affinità tra i due ordini è sicura. In particolare l’arte geometrica della Massoneria deriva, direttamente od indirettamente, dalla geometria ed aritmetica pitagoriche; e non più in là, perché i pitagorici furono i creatori di queste scienze liberali, a quanto risulta storicamente e secondo la attestazione di Proclo. Ad eccezione di alcune poche proprietà geometriche attribuite,
probabilmente a torto, a Talete, la geometria, dice il Tannery, scaturì  completa dal genio di Pitagora, come Minerva balza armata di tutto punto dal cervello di Giove; ed i pitagorici sono stati i primi ad iniziare lo studio dell’aritmetica e dei numeri.

Per studiare le proprietà dei numeri sacri ai Liberi Muratori e la loro funzione in Massoneria, la via che si presenta spontaneamente è dunque quella di studiare l’antica aritmetica pitagorica; e di studiarla sia dal punto di vista aritmetico ordinario, sia dal punto di vista dell’aritmetica simbolica od aritmetica formale, come la chiama Pico della Mirandola, corrispondente al compito filosofico e spirituale assegnato da Platone alla geometria. I due sensi si trovano strettamente connessi nello sviluppo dell’aritmetica pitagorica. La comprensione dei numeri pitagorici faciliterà la comprensione dei numeri sacri alla Massoneria.

Tratto da: “Premesse” in Arturo Reghini, La Tradizione Pitagorica Massonica, Gherardo Casini Editore, Santarcangelo di Romagna (RN), 2010.

Note:
[1]  HUTCHINSON, SpiritofMasonry; PRESTON, Illustrations ofMasonry; DE CASTRO, Mondo segreto, N, 91; ARTURO REGHINI, Noterelle iniziatiche. Sull’origine del simbolismo muratorio, Rassegna Massonica, giugno-luglio 1923.
[2] The Grand Mystery of Free-masons discovered wherein are the severa/ questions put to them at their Meetings and installa.tion, London 1724.
[3] VERGILIUS, Bucolicon, Eglo, VIII; Numero impari Deus gaudet.
[4] MAXIME DE TYR, Discours philosophiques, trad. par FoRMEY, Leida 1764, Disc. XI, pag. 173.
[5]
Cfr. OswALo WIRTH, Le Livre du Maztre, 1923, pag. 7.
[6]
Si tratta della Basilica Philosophica, ]OHANNlS Mnn, Francof. 1618.
[7]
Cfr. PIETRO NEGRI, Un codice plumbeo alchemico italiano, nella rivista UR, anno 1127, n.ri 9 e IO.
[8]
O. WIRTH esprime categoricamente questa opinione (Livre du Maitre, p. 189).
[9] ENRICO CORNELIO AGRIPPA, Epistol. Cfr. anche la monografia di ARTURO REGHINI premessa alla versione italiana della Filosofia Occulta di Agrippa.
[10] Cfr. gli art. di EMILIO BODRERO nell’organo della Compagnia di Gesti, la Civiltà cattolica, ed il giornale Roma Fascista; cfr. et.: Ignis e Rassegna Mass. , annata 1925.
[11] Cfr. RAFFAELE DEL CAsTILLO, La tradizione segreta, Milano, Bompiani, 1941.
[12] La stessa cosa era già stata detta dal WIRTH nel 1941: «Comme la méthode initiatique se refuse à inculquer qui que ce soit, il n’est guère admissible qu’une doctrine positive ait été enseignée au sein des Mystères» (Le livre du Maitre, 119). Il Del Castillo invece sostiene senza alcuna prova, che la Massoneria ha preteso insegnare una tale dottrina segreta, constata che di questa dottrina positiva non trova traccia, ed invece di riconoscere che la sua personale asserzione non ha fondamento, accusa la Massoneria di millantato credito e di incapacità. O vos qui , cum ]esu itis, non ite cum ]esuitis.
[13] DANTE, Conv. II, 14.
[14] Gino Loria, Le scienze esatte nell’antica Grecia, 2a ed., Milano, Hoepli, 1914, pag. 110.