Idea, Eidos, Ousia

Idea, Eidos, Ousia

  È arrivato il momento di puntare i riflettori sulla parola utilizzata da Platone quando parla della “cosa in sé” e che viene tradotta in lingua moderna con il termine Idea. <Mi sembra chiaro, l’Idea platonica corrisponde a ciò che tu chiami Archetipo.> Sì, no, 

SIMBOLO 8: AVVICINARSI AL SIMBOLO

SIMBOLO 8: AVVICINARSI AL SIMBOLO

Il Simbolo è Linguaggio universale, un percorso di Conoscenza, una forma di ingresso al mondo del Sacro, un semplice vettore estetico, un catalizzatore nella ricerca introspettiva e infine una curiosità intellettuale In tutte queste varie forme il Simbolo è uno strumento per l’uomo che vuole 

SIMBOLO 7: UTILIZZO PRATICO OPERATIVO DEL SIMBOLO

SIMBOLO 7: UTILIZZO PRATICO OPERATIVO DEL SIMBOLO

I Simboli sono un canale per accedere ad una conoscenza diretta che non appare a prima vista, spesso una conoscenza nascosta svelabile solo a chi possiede la giusta chiave. Essi sono un tramite ideale inoltre per sviluppare una particolare intelligenza che meglio si adatta alla 

SIMBOLO 6: SIMBOLO E ALCHIMIA

SIMBOLO 6: SIMBOLO E ALCHIMIA

Alchimia e Simbolo sono da sempre collegati. Non vi è Alchimia di nessun tipo, inclusa quella operativa da laboratorio, senza uno studio approfondito e sistemico del mondo simbolico-alchemico. Il simbolo nel suo linguaggio silente è un tramite perfetto per avere accesso al misterium dell’Alchimia. Alchimia 

SIMBOLO 5: SIMBOLO E CONOSCENZA

SIMBOLO 5: SIMBOLO E CONOSCENZA

Come può il simbolo portare ad una Conoscenza? Possono i simboli ampliare la conoscenza? Possono infine dare una visione diversa della conoscenza, mostrare modi diversi di arrivare ad una conoscenza o dare accesso ad una sfera della conoscenza che non sarebbe altrimenti fruibile? Nella nostra 

SIMBOLO 4: SIMBOLO, MITO E FAVOLA

SIMBOLO 4: SIMBOLO, MITO E FAVOLA

Simbolo e Mito così come Mito e Favola, sono sempre stati accomunati nella tradizione popolare e colta. Sono forme di linguaggio che hanno diversi punti in comune, ma si situano su livelli di consapevolezza diversi. Per entrare nello studio comparato di questi diversi linguaggi, potrebbe 

SIMBOLO 3: IL SIMBOLO E IL SACRO

SIMBOLO 3: IL SIMBOLO E IL SACRO

Nel mondo, sulla coordinata temporale, ci sono essenzialmente due momenti di vita: il momento profano e il momento sacro. È importante, se si vuole vivere la propria vita nella completezza, avere ben chiaro quali sono i propri momenti Profani e quali quelli Sacri. 𝗜𝗹 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 

SIMBOLO 2: UN ANELLO TRA MONDI E GEOMETRIA SACRA

SIMBOLO 2: UN ANELLO TRA MONDI E GEOMETRIA SACRA

Il simbolo è una sintesi di diverse forze fondamentali dell’universo. Interessante notare come Sintesi in senso etimologico è molto simile a Simbolo: entrambe le parole hanno la radice Syn “con” ma mentre nel Simbolo è congiunto al verbo mettere, quindi con una valenza interiorizzante, nella 

SIMBOLO 1: INTRODUZIONE E STRUTTURA COGNITIVA

SIMBOLO 1: INTRODUZIONE E STRUTTURA COGNITIVA

  Il linguaggio si esprime attraverso infinite modalità. Fra le possibili strade, il simbolo è uno di quelli che ha sempre affascinato, probabilmente per la sua capacità di parlare contemporaneamente su diversi livelli e per la sua predisposizione all’analogia, un metodo particolare per raggiungere la 

I SETTE DORMIENTI

I SETTE DORMIENTI

Il sonno dell’uomo non è un sonno normale, ma ipnotico. L’uomo è come ipnotizzato e questo stato è mantenuto in lui e continuamente rinforzato. Si potrebbe dire che esistano delle “forze esterne” alle quali non conviene che l’uomo si svegli, che conosca la verità, che 

Corna/Corno parte 3: CAPRO/CAPRONE

Corna/Corno parte 3: CAPRO/CAPRONE

Capro alato (ansa di un vaso, arte achemenide) Fatta eccezione per il Serpente/Dragone, nessun altro animale si presta meglio del Capro/Caprone, cioè il maschio della capra, a rappresentare l’archebolo che passa dall’identificare caratteristiche positive all’indicare quelle negative, cioè a mostrare come un archebolo possa modificare 

Corna/Corno Parte 2: ARIETE/MONTONE

Corna/Corno Parte 2: ARIETE/MONTONE

Amon, Ra, Khnum, tre archeboli, un solo archetipo L’ariete, o montone, è il maschio della pecora[1]. Simbolo di forza, di potenza, d’energia, di vitalità, di dinamismo e, come vedremo in seguito, di fecondità, di rinnovamento, di rigenerazione. È l’archebolo dell’Ammone egizio, dio dell’aria e della 

Corna/Corno parte 1: GENERALITÀ

Corna/Corno parte 1: GENERALITÀ

Tra gli archeboli elementari quello delle Corna/Corno è tra i più diffusi, presente praticamente ovunque nel tempo e nello spazio, allo stesso modo dell’archebolo Serpente. L’archebolo delle corna/corno è uno dei miei preferiti, per la possibilità di far comprendere immediatamente e con semplicità il “triangolo 

Conoscenza parte I

Conoscenza parte I

Esse sono due, nascoste nel segreto dell’infinito: l’Ignoranza e la Conoscenza, ma l’Ignoranza è mortale e impermanente, la Conoscenza è immortale e permanente. Diverso da esse è colui che governa, ad un tempo, l’Una e l’Altra. [Svetashvatara Upanishad, V, 1]. L’uomo per comunicare, ovvero per trasmettere la conoscenza,  

Lucifero e Satana

Lucifero e Satana

Prima di esporre l’etimologia dei due nomi Lucifero e Satana, vorrei raccontarti una storiella. Non so come sia nata, non ero presente, ma, a un certo punto, la storia di Lucifero prese una piega strana. Sembra che tanto tempo fa, ma proprio tanto, Lucifero fosse 

Diavolo e Demone (o Demonio)

Diavolo e Demone (o Demonio)

DIALOGO TRA DUE DIAVOLI

Un giovane Diavolo, tutto preoccupato, andò dal suo superiore, un vecchio Diavolo, che tutto sereno si stava godendo il panorama. «Non ha sentito le ultime novità, signore?», disse il giovane Diavolo con voce angustiata, «C’è un uomo sulla terra che sa la verità! Credo sia nostro dovere entrare in azione e metterlo fuori gioco».

Il vecchio Diavolo scoppiò a ridere: «Sei proprio giovane ed inesperto! Da quanto sei in servizio?».

«Questo è il mio primo giorno, signore» rispose il giovane Diavolo.

«Ora, capisco. Vieni, siedi vicino a me, perché devo dirti alcune cose sul nostro lavoro».

«Tanto tempo fa, ma proprio tanto, noi poveri Diavoli eravamo costretti a lavorare giorno e notte. Era un lavoro massacrante. Era un inferno, insomma. Sulla terra non passava giorno che qualcuno non aprisse gli occhi e vedesse la verità. Più noi ci impegnavamo e più le cose peggioravano. Poi, un nostro fratello, il nostro salvatore, il santo, colui che ha onorato la parola Diavolo, colui il cui nome possa essere ricordato per l’eternità, ebbe un’intuizione. Egli era un fine osservatore, possedeva il pensiero analogico o comparativo. Notò che alcuni umani, pur non avendo le capacità necessarie, riuscivano a percepire la verità nel momento culminante del nostro lavoro. Gli venne il dubbio che fosse proprio la nostra presenza la causa della loro realizzazione. In altre parole si rese conto che bisogna essere proprio ottimisti nel pensare di poter peggiorare l’uomo. Così informò i superiori della sua induzione. Da quel giorno fu dato l’ordine di non interferire più con l’umanità. Anzi, i nostri superiori fecero di più: ordinarono che, se per nostra disavventura avessimo incontrato un umano, dovevamo limitarci a sostenere sempre la verità».

«Ti sembrerà assurdo, ma da quel giorno, sempre meno umani conobbero la verità».

«Come è possibile una cosa simile?», disse il giovane Diavolo.

«È nella natura dell’uomo non voler vedere ciò che ha davanti agli occhi. La sua pigrizia gli appanna gli occhi, per cui è sempre disposto a cercare “mezzogiorno alle tre”. Volendo sintetizzare la loro natura, potrei dirti che sono sette i punti caratterizzanti: ogni specie di depravazione, conscia o inconscia; l’intima soddisfazione di indurre gli altri in errore; il bisogno irresistibile di distruggere tutto e tutti; la pigrizia, ossia l’esigenza di liberarsi da qualsiasi sforzo per vedere la verità; la tendenza ad usare ogni sorta di artificio per celare quello che altri ritengono difetti; la soddisfazione di godere tranquilli e beati ciò che non si è meritato; la tendenza a cercare di essere quello che non si è».

«I nostri superiori, poi, ebbero un’idea brillante: “istituzionalizzare” la verità, ossia incentivare la creazione di istituzioni, che si occupassero “esclusivamente” della verità, con “diversi colori”, in relazione alle diverse località, in modo tale che ogni gusto fosse soddisfatto. Certo, ci sono dei colori che sono più richiesti di altri. Ogni tanto nascono piccole incomprensioni. Ci scappa qualche morto. Ma queste sono sottigliezze, “quisquiglie”, di cui si occupa il nostro settore marketing.  Dette istituzioni ora sono sparse su tutta la terra. Non c’è un solo lembo di terra che non sia ricoperto. Sono gestite interamente da umani e finanziate da altri umani. Nei loro luoghi di ritrovo, settimanalmente, tutti i “fedeli”, compiono piccoli, insignificanti, inutili atti, gesti, rituali».

«Se qualcuno non vuole far parte di alcuna di queste istituzioni, cosa succede?», chiese il giovane Diavolo.

«È libero di non far parte di alcuna istituzione, se non vuole.  È ovvio però che per Lui le “porte della verità” resteranno chiuse. Molti di essi, quasi tutti, comunque, saranno sempre disposti a seguire il “fumatore d’oppio” di turno, con la sua bellissima “pipa”, purché abbia uno dei seguenti requisiti: sia famoso e/o ricco e/o esotico; se poi è anche “agganciato”, direttamente o indirettamente, con qualche istituzione non guasta».

«Relativamente a quel “povero” uomo che tanto ti preoccupava con la sua conoscenza della verità, sappi che mi fa pena. Spero per Lui che lo lascino vivere in pace. Molti, prima di Lui, sono stati ammazzati per molto meno. Gli suggerirei di parlare il meno possibile e, se proprio gli scappa di dire qualcosa, spero si accerti di dirla solo ad un gruppo ristretto di “amici” fidati. Ed ora, mio giovane Diavolo, goditi il panorama, perché quello che doveva essere fatto è già stato fatto» [F.A.K.T.]

Prima di soffermarmi sul significato da attribuire al termine demonio, credo sia bene analizzare quello di diavolo, partendo dai vari nomi, almeno i principali, che si sono avuti nel tempo, al fine di liberare l’anima da quelle congetture “errate”, “distorte”, “deformate”, “alterate” – instillate durante l’infanzia e oltre, sostenute e tollerate dalla religione monoteistica nella sua versione essoterica, sotto qualsiasi forma essa si sia manifestata, si manifesta e si manifesterà.

<Eh già, si fa presto a dire “diavolo”!>

Hai una vaga idea di quanti nomi esistano per identificarLo, per nominarLo? Tanti, veramente tanti, forse troppi: Abraxas, Asmodeus, Azazél, Astarte, Astaroth, Baal, Baphomet, Belial, Belfagor, Belzebù, Dagon, Demonio, Diavolo, Emaus, Lucifero, Mammona, Mefistofele, Moloch, Samael, Satana, Shaytan, Tuberoch, solo per citarne alcuni.

<E qual è il problema?>

Non ci sarebbe problema se indicassero tutti la stessa cosa, cioè lo stesso archetipo, purtroppo non è così. Alla base di tutti i nomi vi è la tendenza connaturata in ogni nuova “religione” che si rispetti, e che diventi religione di stato, di fare tabula rasa di tutti i simboli e archeboli delle religioni che l’hanno preceduta. Un modo molto simpatico è quello di prendere ad esempio il nome simbolico di un dio dell’altra religione e attribuirgli connotati negativi, ossia trasformarlo in un archebolo del male. Altri simboli e archeboli, invece, vengono riciclati e diventano simboli ufficiali della nuova religione, quasi sempre però snaturandoli, in modo tale da far perdere il loro significato originale. Per intenderci, ti sei mai chiesto, solo per fare un piccolissimo esempio, perché il Diavolo è rappresentato iconograficamente con le corna e con testa e piedi di caprone, oppure perché è associato al serpente-dragone?

<No, veramente no, perché ha un significato?>

Tutto ha un significato, perché l’archetipo è uno, ma gli archeboli e i simboli sono molteplici. Tutti gli archeboli e i simboli possono assumere caratteristiche negative e positive, dipende dall’occhio di chi guarda e dal significato che costui vuole attribuirgli.

Un uomo andò dal Mullah Nasrudin e gli disse: Il vostro toro ha ferito con le corna la mia mucca. Ho diritto a qualche risarcimento?».

«No!», rispose il Mullah, «Il toro non è responsabile per le sue azioni».

«Sono spiacente», disse l’uomo, «ma devo essermi espresso male: volevo dire che il mio toro ha ferito con le corna la vostra mucca. Ovviamente la situazione resta la stessa».

 «No!», replicò il Mullah, «Penso sia meglio consultare il mio libro sulle leggi per vedere se esiste un precedente a ciò». [“Le sottigliezze del Mullah” in Idries Shah, I sufi]

Come ti dicevo, ci sono diversi nomi per identificarLo, direi di analizzare e commentare quelli più noti. Inizierei proprio con il nome diavolo, se non ti dispiace, anche perché, a mio modesto avviso, il suo significato non è per niente chiaro, come invece sembrerebbe leggendo i vari vocabolari etimologici. Tutti riportano, ad eccezione del Canini, di cui ti dirò subito dopo, che il termine deriva dal latino tardo diabŏlus, traduzione del termine greco diábolos, derivato da diabàllo, composto di dia “a traverso” e bàllo “getto, metto”, indi getto, caccio, metto a traversoossia, detto con una sola parola, “attraverso“, “trafiggo”; si potrebbe anche pensare ad un “dividere” quindi “colui che divide”; metaforicamente, si sostiene significhi anche “calunnio”, quindi “calunniatore”. Premesso che io non sono un filologo e neanche un linguista, per cui è facile che possa prendere “fischi per fiaschi”, ma come abbia fatto il termine “attraverso”, “trafiggo” a diventare metaforicamente “calunniatore” e, in seguito, per estrapolazione “ingannatore”, “tentatore”, “istigatore”, “suggeritore”, per me resta un mistero, anche perché si perde il proprio tempo, se si cerca di risalire etimologicamente, mediante un processo a ritroso, dai termini “calunniatore, accusatore” alla parola diabàllo ovvero diábolos.

Un uomo è veramente disperato, infatti si trova sul bordo di un altissimo dirupo, pronto a gettarsi nel vuoto. Ad un tratto una voce: «Uomooo… qual è il tuo nomeee?». «Mi chiamo Giovanni». «Giovanniii … cosa stai per fareee ?». «Sto per suicidarmi … ma tu chi sei? Vai via! lasciami con il mio dolore. Lasciami morire in pace». «Sono il diavolooo, e posso offrirti quello che vuoi, se mi venderai la tua animaaaa ed mi darai il culoooo». «Va bè, tanto peggio di così … in cambio voglio essere ricco, tante donne e potermela godere per almeno 20 anni». «Concessooo, Giovanniii, adesso spogliatiii!». Dopo un po’, tra i lamenti dell’uomo, la voce chiede: «Giovanni, dimmi, quanti anni hai?». «Ahi,  ahi … Ho 35 anni!». «E  tu, Giovanni, a 35 anni credi ancora al diavolo?» risponde la voce tutta soddisfatta.

L’unica scappatoia sarebbe di tradurre il termine diabàllo con “ciò che è messo di traverso”, cioè “mettere o mettersi di traverso” e non con “mettere attraverso”, ma non so quanto questa operazione sia corretta. Comunque perché cercare di far “entrare l’elefante dal buco, lasciando fuori la coda”, quando nella seconda metà dell’ottocento Marco Antonio Canini nel suo Etimologico dei vocaboli italiani di origine ellenica con raffronti ad altre lingue ci viene incontro e ci toglie le castagne dal fuoco.

Il Canini sostiene che l’etimo di “diavolo” sia lo stesso di “dio”, in quanto entrambe deriverebbero dalla radice sanscrita div, diu ossia “rilucere” (da cui dyaus, “brillare”, “emettere luce”, “splendore”, “giorno”, “cielo”; “aere luminoso”), aggiungendo che in principio la voce diàbolos non era, al pari di daimon, “demone”, di significato sinistro, ma di buon genio, come lo zingaresco devel significante “santo” e devla nome di Maria, madre di Gesú. Solo in seguito il significato di calunniatore sarebbe derivato da diàbolos, dalla “leggenda cristiana”, ossia quando il solito traduttore, grazie alla sua innata capacità di confondere le acque, pensando di fare cosa buona e giusta, ha tradotto il termine ah-satàn, dell’Antico Testamento, prima con il greco diábolos (nella versione dei “settanta”, septuaginta, III secolo a.C.) e poi con il latino diabŏlus (nella versione “vulgata”, V secolo d.C.). Nei Vangeli, ovviamente, il solito zelante traduttore ha confermato l’ispirazione, continuando a utilizzare il termine latino diábolos (in Marco 1:12 per fortuna è rimasto il termina satana: «Immediatamente lo Spirito lo sospinse nel deserto, e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato dal satana [tou= satana], e stava con le bestie e gli angeli lo servivano»).

Per convincere di tale sua teoria, nella monografia che introduce il vocabolario, presenta il parallelo tra i vocaboli esprimenti le idee assimilabili a quella di “dio” e di “diavolo” nelle diverse lingue. Degna di nota, soprattutto per ciò che andrò a dire in seguito, è quella tra il sanscrito Deva, il lituano Devas, cioè “Dio”, “Divinità” (“colui” o “ciò” che emana luce) e il zendo Daeva, l’armeno e il persiano Dev, cioè “Diavolo”, “Demonio”. In altre parole, il Canini sostiene che sia una trasformazione di significato legata ad una visione “distorta” da parte del cristianesimo.

Ottorino Pianigiani, nel suo dizionario etimologico, alla voce “diavolo”, dopo aver detto che deriva dal greco diábolos, derivato da diabàllo ecc. riporta quanto espresso dal Canini, però aggiungendo che «il cui giudizio giova registrare a titolo di curiosità e perché gl’inesperti non lo accettino per buono», adducendo la seguente motivazione alla sua affermazione: «E tutto ciò tornerebbe bene, se la voce Diavolo fosse stata applicata al genio del male prima del cristianesimo: il che non costa».

Pianigiani sarà stato un grande magistrato ed un fine linguista, ma come logico, ho la sensazione che lasci un po’ a desiderare. Ma come, il Canini si sforza in tutti i modi di affermare, di dimostrare che prima del Cristianesimo il termine diavolo non aveva connotati “negativi” e cosa fa il Pianigiani, non soltanto non nega che quanto affermato dal Canini sia errato, ma avvalora la tesi di Costui riaffermando che il termine diavolo non era associabile prima del cristianesimo al genio del male. Boh? Problemi di logica? E che la cosa sia veramente strana è confermata, se mai ce ne fosse bisogno, da quanto lo stesso Pianigiani sottolinea alla voce “demonio”, in cui non si comprende, per quale strana forma del destino, egli non segua la stessa logica.

Riporto testualmente dal dizionario del Pianigiani (tra parentesi quadre ci sono mie aggiunte). «Demone o demonio deriva dal greco daimónion “genio sovrumano” [da cui il latino daemónium] che in principio non può aver avuto mai, come in seguito, sinistro significato. Indi la greca voce, come avviene in genere delle divinità di una religione antica, cui si sostituisca la nuova, prese anche il significato di genio dannoso, funesto, come si desume pure dall’aggettivo daimónios che vale “sovrumano”, “divino” [“appartenente agli dèi”, “che è in rapporto con daimón”, cioè “demone”, “demonio”] ma, anche, “venerabile”, [“ammirabile”, “sorprendente”], “ottimo”, “beato” e insieme “triste”, “misero”, “pessimo”. In Esiodo son detti “Demoni” le anime umane dell’età dell’oro, le quali avviluppate nell’aria dimorano sopra la terra, osservano le azioni degli uomini e li difendono, divinità protettrici che mantengono l’unione fra gli dei e gli uomini, e simili di tal modo ai “Lari” dei Romani; ed in questo concetto il Pott collega siffatta voce a Daio “divido”, come dire “Distributore”, “Dispensatore del bene e del male”, e il Bopp alla stessa radice della voce Dio, il che troverebbe conforto nel raffronto tra il sanscrito Devas “Dio” e lo zendo Daeva “demonio” [vedi il raffronto fatto dal Canini], ambedue derivanti dalla radice ariana Div “splendere”. Dopo il Cristianesimo però assunse esclusivamente il senso di spirito maligno e delle tenebre, nemico del bene, che eccita l’uomo a mal fare».

Che dire? Io penso che sia l’analogo del termine “diavolo”, e tu?

<Se lo dici tu! Comunque sembrano simili.>

Nel Nuovo testamento il termine “demonio”, “demone” è presente sia con l’originale senso neutro di divinità, sia con quello di angelo caduto. In Atti 17:18, Paolo è descritto dai pagani Ateniesi come un predicatore di “divinità straniere” (daimónia).

Nella Septuaginta (LXX) daimónion, è usato più volte, nel senso dell’antico vicino oriente, come spiriti del deserto. In LXX Isa 13:21 il termine ebraico śe’îrîm, “capre selvatiche”, è tradotto come “satiri”, “capre demoni”  e in Isa 34:14 il termine  siyyim, “dimoranti del deserto”, “bestie selvatiche” come “bestie del deserto”. In LXX Ps 95:5 le divinità nazionali di altri popoli che sono dette essere ‘elilim in ebraico, “idoli”, diventano “demoni” (“Tutti gli dei delle nazioni sono demoni”). In LXX Deut 32:17, le divinità straniere che Israele adorava e che sono propriamente descritte nel testo ebraico come šēdîm (spiriti tutelari), diventano di nuovo “demoni” (“Essi sacrificano ai demoni e non a dio”; cf. LXX Ps 105:37; Bar. 4:7). In LXX Isa 65:11 è usato “demonio” per rendere il nome ebreo del “dio pagano della fortuna” Gad ».

<Insomma, con un pizzico di fantasia e di ironia anche un “dio” può diventare un “demonio” e viceversa, dipende dall’occhio di chi guarda, dall’orecchio di chi ascolta.>

Esatto! A questo punto prima di proseguire con la disamina dei nomi attribuiti al diavolo (e associati simbolicamente al male) è bene soffermarsi su alcuni miti.

Epifania

Epifania

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