Autore: F.A.K. Thorosan

COSA è L’ALCHIMIA?

COSA è L’ALCHIMIA?

Quanto segue non è il frutto del mio “lavoro” ma di quello altrui, di cui mi servo per chiarire a me, e a chi avesse la bontà di seguirmi, cosa sia l’alchimia. In questo articolo, mi sono limitato ad assemblare il lavoro altrui, prendendo letteralmente 

ESEMPI DEL TRIANGOLO ARCHETIPO, ARCHEBOLO, SIMBOLO

ESEMPI DEL TRIANGOLO ARCHETIPO, ARCHEBOLO, SIMBOLO

– Ho una richiesta da farti, senza farmi scervellare troppo, non è che per caso puoi farmi qualche esempio in cui metti in evidenza il triangolo Archetipo-Archebolo-Simbolo e come esso si generi? Uhm … ok, farò due esempi. Mi servirò di due esempi per esplicitare 

IDEA, EIDOS, OUSIA

IDEA, EIDOS, OUSIA

  È arrivato il momento di puntare i riflettori sulla parola utilizzata da Platone quando parla della “cosa in sé” e che viene tradotta in lingua moderna con il termine Idea. <Mi sembra chiaro, l’Idea platonica corrisponde a ciò che tu chiami Archetipo.> Sì, no, 

La zuffa delle due lucertole ovvero Non ci sono piccole zuffe

La zuffa delle due lucertole ovvero Non ci sono piccole zuffe

Ai tempi in cui le creature della terra si capivano ancora tra di loro, un capofamiglia benestante viveva in un piccolo villaggio di una fertile contrada. La sua vecchia madre abitava ancora con lui. Nel vasto recinto circondato dalle capanne dei vari membri della famiglia, 

Il pesce e il diluvio universale

Il pesce e il diluvio universale

Ci fu un tempo in cui tutti gli uomini vivevano in pace insieme e non conoscevano né il lavoro, né le durezze dell’inverno, né le malattie, né la fame e la sete. La terra dava i suoi frutti migliori, il cibo cresceva sugli alberi e 

La nascita dei colori

La nascita dei colori

Guacamaya con frutas by Armando Ahuatzi Tanto tempo fa, la Guacamaya era brutta e grigia come una gallina spennacchiata. Adesso invece è un pappagallo tutto colorato. A quel tempo tutto il mondo era bianco e nero, con solo qualche sfumatura grigia. Non esisteva nessun altro 

SORELLA ALJONUSHKA, FRATELLO IVANUSHKA

SORELLA ALJONUSHKA, FRATELLO IVANUSHKA

C’erano una volta uno zar e una zarina che avevano un figlio e una figlia; il figlio si chiamava Ivanushka, la figlia, Aljonushka. Poi lo zar e la zarina morirono; i figli rimasero soli e si misero a viaggiare per il mondo. Cammina, cammina, ad 

Presentazione Sito

Presentazione Sito

Il suddetto sito, oltre a fungere da via promozionale ai futuri libri dell’autore, F.A.K.T.  si propone, da una parte, come servizio per i neofiti su argomenti di varia natura (Alchimia, Antroposofia, Archebologia, Arte, Astrologia, Bestiario, Buddhismo, Ermetismo, EsoCristiano, Filosofia, Gnosi, Gnosticismo, Induismo, Iniziazione, Kabbalah & 

GENESI parte I: ELOHIM e YHWH

GENESI parte I: ELOHIM e YHWH

Durante la tua vita ti sarà capitato di sentire almeno una volta la “storia di PUNTO”, ma quella che hai udito non è la “vera” storia di PUNTO”. Intendo dire che ci sono almeno quattro versioni della storia. <Quattro versioni?> Sì, quattro! La prima è 

I SETTE DORMIENTI

I SETTE DORMIENTI

Il sonno dell’uomo non è un sonno normale, ma ipnotico. L’uomo è come ipnotizzato e questo stato è mantenuto in lui e continuamente rinforzato. Si potrebbe dire che esistano delle “forze esterne” alle quali non conviene che l’uomo si svegli, che conosca la verità, che 

Corna/Corno parte 3: CAPRO/CAPRONE

Corna/Corno parte 3: CAPRO/CAPRONE

Capro alato (ansa di un vaso, arte achemenide) Fatta eccezione per il Serpente/Dragone, nessun altro animale si presta meglio del Capro/Caprone, cioè il maschio della capra, a rappresentare l’archebolo che passa dall’identificare caratteristiche positive all’indicare quelle negative, cioè a mostrare come un archebolo possa modificare 

Corna/Corno Parte 2: ARIETE/MONTONE

Corna/Corno Parte 2: ARIETE/MONTONE

Amon, Ra, Khnum, tre archeboli, un solo archetipo L’ariete, o montone, è il maschio della pecora[1]. Simbolo di forza, di potenza, d’energia, di vitalità, di dinamismo e, come vedremo in seguito, di fecondità, di rinnovamento, di rigenerazione. È l’archebolo dell’Ammone egizio, dio dell’aria e della 

CONOSCENZA parte I

CONOSCENZA parte I

Esse sono due, nascoste nel segreto dell’infinito: l’Ignoranza e la Conoscenza, ma l’Ignoranza è mortale e impermanente, la Conoscenza è immortale e permanente. Diverso da esse è colui che governa, ad un tempo, l’Una e l’Altra. [Svetashvatara Upanishad, V, 1]. L’uomo per comunicare, ovvero per trasmettere la conoscenza,  

LUCIFERO E SATANA

LUCIFERO E SATANA

Prima di esporre l’etimologia dei due nomi Lucifero e Satana, vorrei raccontarti una storiella. Non so come sia nata, non ero presente, ma, a un certo punto, la storia di Lucifero prese una piega strana. Sembra che tanto tempo fa, ma proprio tanto, Lucifero fosse 

DIAVOLO E DEMONE (O DEMONIO)

DIAVOLO E DEMONE (O DEMONIO)

DIALOGO TRA DUE DIAVOLI

Un giovane Diavolo, tutto preoccupato, andò dal suo superiore, un vecchio Diavolo, che tutto sereno si stava godendo il panorama. «Non ha sentito le ultime novità, signore?», disse il giovane Diavolo con voce angustiata, «C’è un uomo sulla terra che sa la verità! Credo sia nostro dovere entrare in azione e metterlo fuori gioco».

Il vecchio Diavolo scoppiò a ridere: «Sei proprio giovane ed inesperto! Da quanto sei in servizio?».

«Questo è il mio primo giorno, signore» rispose il giovane Diavolo.

«Ora, capisco. Vieni, siedi vicino a me, perché devo dirti alcune cose sul nostro lavoro».

«Tanto tempo fa, ma proprio tanto, noi poveri Diavoli eravamo costretti a lavorare giorno e notte. Era un lavoro massacrante. Era un inferno, insomma. Sulla terra non passava giorno che qualcuno non aprisse gli occhi e vedesse la verità. Più noi ci impegnavamo e più le cose peggioravano. Poi, un nostro fratello, il nostro salvatore, il santo, colui che ha onorato la parola Diavolo, colui il cui nome possa essere ricordato per l’eternità, ebbe un’intuizione. Egli era un fine osservatore, possedeva il pensiero analogico o comparativo. Notò che alcuni umani, pur non avendo le capacità necessarie, riuscivano a percepire la verità nel momento culminante del nostro lavoro. Gli venne il dubbio che fosse proprio la nostra presenza la causa della loro realizzazione. In altre parole si rese conto che bisogna essere proprio ottimisti nel pensare di poter peggiorare l’uomo. Così informò i superiori della sua induzione. Da quel giorno fu dato l’ordine di non interferire più con l’umanità. Anzi, i nostri superiori fecero di più: ordinarono che, se per nostra disavventura avessimo incontrato un umano, dovevamo limitarci a sostenere sempre la verità».

«Ti sembrerà assurdo, ma da quel giorno, sempre meno umani conobbero la verità».

«Come è possibile una cosa simile?», disse il giovane Diavolo.

«È nella natura dell’uomo non voler vedere ciò che ha davanti agli occhi. La sua pigrizia gli appanna gli occhi, per cui è sempre disposto a cercare “mezzogiorno alle tre”. Volendo sintetizzare la loro natura, potrei dirti che sono sette i punti caratterizzanti: ogni specie di depravazione, conscia o inconscia; l’intima soddisfazione di indurre gli altri in errore; il bisogno irresistibile di distruggere tutto e tutti; la pigrizia, ossia l’esigenza di liberarsi da qualsiasi sforzo per vedere la verità; la tendenza ad usare ogni sorta di artificio per celare quello che altri ritengono difetti; la soddisfazione di godere tranquilli e beati ciò che non si è meritato; la tendenza a cercare di essere quello che non si è».

«I nostri superiori, poi, ebbero un’idea brillante: “istituzionalizzare” la verità, ossia incentivare la creazione di istituzioni, che si occupassero “esclusivamente” della verità, con “diversi colori”, in relazione alle diverse località, in modo tale che ogni gusto fosse soddisfatto. Certo, ci sono dei colori che sono più richiesti di altri. Ogni tanto nascono piccole incomprensioni. Ci scappa qualche morto. Ma queste sono sottigliezze, “quisquiglie”, di cui si occupa il nostro settore marketing.  Dette istituzioni ora sono sparse su tutta la terra. Non c’è un solo lembo di terra che non sia ricoperto. Sono gestite interamente da umani e finanziate da altri umani. Nei loro luoghi di ritrovo, settimanalmente, tutti i “fedeli”, compiono piccoli, insignificanti, inutili atti, gesti, rituali».

«Se qualcuno non vuole far parte di alcuna di queste istituzioni, cosa succede?», chiese il giovane Diavolo.

«È libero di non far parte di alcuna istituzione, se non vuole.  È ovvio però che per Lui le “porte della verità” resteranno chiuse. Molti di essi, quasi tutti, comunque, saranno sempre disposti a seguire il “fumatore d’oppio” di turno, con la sua bellissima “pipa”, purché abbia uno dei seguenti requisiti: sia famoso e/o ricco e/o esotico; se poi è anche “agganciato”, direttamente o indirettamente, con qualche istituzione non guasta».

«Relativamente a quel “povero” uomo che tanto ti preoccupava con la sua conoscenza della verità, sappi che mi fa pena. Spero per Lui che lo lascino vivere in pace. Molti, prima di Lui, sono stati ammazzati per molto meno. Gli suggerirei di parlare il meno possibile e, se proprio gli scappa di dire qualcosa, spero si accerti di dirla solo ad un gruppo ristretto di “amici” fidati. Ed ora, mio giovane Diavolo, goditi il panorama, perché quello che doveva essere fatto è già stato fatto» [F.A.K.T.]

Prima di soffermarmi sul significato da attribuire al termine demonio, credo sia bene analizzare quello di diavolo, partendo dai vari nomi, almeno i principali, che si sono avuti nel tempo, al fine di liberare l’anima da quelle congetture “errate”, “distorte”, “deformate”, “alterate” – instillate durante l’infanzia e oltre, sostenute e tollerate dalla religione monoteistica nella sua versione essoterica, sotto qualsiasi forma essa si sia manifestata, si manifesta e si manifesterà.

<Eh già, si fa presto a dire “diavolo”!>

Hai una vaga idea di quanti nomi esistano per identificarLo, per nominarLo? Tanti, veramente tanti, forse troppi: Abraxas, Asmodeus, Azazél, Astarte, Astaroth, Baal, Baphomet, Belial, Belfagor, Belzebù, Dagon, Demonio, Diavolo, Emaus, Lucifero, Mammona, Mefistofele, Moloch, Samael, Satana, Shaytan, Tuberoch, solo per citarne alcuni.

<E qual è il problema?>

Non ci sarebbe problema se indicassero tutti la stessa cosa, cioè lo stesso archetipo, purtroppo non è così. Alla base di tutti i nomi vi è la tendenza connaturata in ogni nuova “religione” che si rispetti, e che diventi religione di stato, di fare tabula rasa di tutti i simboli e archeboli delle religioni che l’hanno preceduta. Un modo molto simpatico è quello di prendere ad esempio il nome simbolico di un dio dell’altra religione e attribuirgli connotati negativi, ossia trasformarlo in un archebolo del male. Altri simboli e archeboli, invece, vengono riciclati e diventano simboli ufficiali della nuova religione, quasi sempre però snaturandoli, in modo tale da far perdere il loro significato originale. Per intenderci, ti sei mai chiesto, solo per fare un piccolissimo esempio, perché il Diavolo è rappresentato iconograficamente con le corna e con testa e piedi di caprone, oppure perché è associato al serpente-dragone?

<No, veramente no, perché ha un significato?>

Tutto ha un significato, perché l’archetipo è uno, ma gli archeboli e i simboli sono molteplici. Tutti gli archeboli e i simboli possono assumere caratteristiche negative e positive, dipende dall’occhio di chi guarda e dal significato che costui vuole attribuirgli.

Un uomo andò dal Mullah Nasrudin e gli disse: Il vostro toro ha ferito con le corna la mia mucca. Ho diritto a qualche risarcimento?».

«No!», rispose il Mullah, «Il toro non è responsabile per le sue azioni».

«Sono spiacente», disse l’uomo, «ma devo essermi espresso male: volevo dire che il mio toro ha ferito con le corna la vostra mucca. Ovviamente la situazione resta la stessa».

 «No!», replicò il Mullah, «Penso sia meglio consultare il mio libro sulle leggi per vedere se esiste un precedente a ciò». [“Le sottigliezze del Mullah” in Idries Shah, I sufi]

Come ti dicevo, ci sono diversi nomi per identificarLo, direi di analizzare e commentare quelli più noti. Inizierei proprio con il nome diavolo, se non ti dispiace, anche perché, a mio modesto avviso, il suo significato non è per niente chiaro, come invece sembrerebbe leggendo i vari vocabolari etimologici. Tutti riportano, ad eccezione del Canini, di cui ti dirò subito dopo, che il termine deriva dal latino tardo diabŏlus, traduzione del termine greco diábolos, derivato da diabàllo, composto di dia “a traverso” e bàllo “getto, metto”, indi getto, caccio, metto a traversoossia, detto con una sola parola, “attraverso“, “trafiggo”; si potrebbe anche pensare ad un “dividere” quindi “colui che divide”; metaforicamente, si sostiene significhi anche “calunnio”, quindi “calunniatore”. Premesso che io non sono un filologo e neanche un linguista, per cui è facile che possa prendere “fischi per fiaschi”, ma come abbia fatto il termine “attraverso”, “trafiggo” a diventare metaforicamente “calunniatore” e, in seguito, per estrapolazione “ingannatore”, “tentatore”, “istigatore”, “suggeritore”, per me resta un mistero, anche perché si perde il proprio tempo, se si cerca di risalire etimologicamente, mediante un processo a ritroso, dai termini “calunniatore, accusatore” alla parola diabàllo ovvero diábolos.

Un uomo è veramente disperato, infatti si trova sul bordo di un altissimo dirupo, pronto a gettarsi nel vuoto. Ad un tratto una voce: «Uomooo… qual è il tuo nomeee?». «Mi chiamo Giovanni». «Giovanniii … cosa stai per fareee ?». «Sto per suicidarmi … ma tu chi sei? Vai via! lasciami con il mio dolore. Lasciami morire in pace». «Sono il diavolooo, e posso offrirti quello che vuoi, se mi venderai la tua animaaaa ed mi darai il culoooo». «Va bè, tanto peggio di così … in cambio voglio essere ricco, tante donne e potermela godere per almeno 20 anni». «Concessooo, Giovanniii, adesso spogliatiii!». Dopo un po’, tra i lamenti dell’uomo, la voce chiede: «Giovanni, dimmi, quanti anni hai?». «Ahi,  ahi … Ho 35 anni!». «E  tu, Giovanni, a 35 anni credi ancora al diavolo?» risponde la voce tutta soddisfatta.

L’unica scappatoia sarebbe di tradurre il termine diabàllo con “ciò che è messo di traverso”, cioè “mettere o mettersi di traverso” e non con “mettere attraverso”, ma non so quanto questa operazione sia corretta. Comunque perché cercare di far “entrare l’elefante dal buco, lasciando fuori la coda”, quando nella seconda metà dell’ottocento Marco Antonio Canini nel suo Etimologico dei vocaboli italiani di origine ellenica con raffronti ad altre lingue ci viene incontro e ci toglie le castagne dal fuoco.

Il Canini sostiene che l’etimo di “diavolo” sia lo stesso di “dio”, in quanto entrambe deriverebbero dalla radice sanscrita div, diu ossia “rilucere” (da cui dyaus, “brillare”, “emettere luce”, “splendore”, “giorno”, “cielo”; “aere luminoso”), aggiungendo che in principio la voce diàbolos non era, al pari di daimon, “demone”, di significato sinistro, ma di buon genio, come lo zingaresco devel significante “santo” e devla nome di Maria, madre di Gesú. Solo in seguito il significato di calunniatore sarebbe derivato da diàbolos, dalla “leggenda cristiana”, ossia quando il solito traduttore, grazie alla sua innata capacità di confondere le acque, pensando di fare cosa buona e giusta, ha tradotto il termine ah-satàn, dell’Antico Testamento, prima con il greco diábolos (nella versione dei “settanta”, septuaginta, III secolo a.C.) e poi con il latino diabŏlus (nella versione “vulgata”, V secolo d.C.). Nei Vangeli, ovviamente, il solito zelante traduttore ha confermato l’ispirazione, continuando a utilizzare il termine latino diábolos (in Marco 1:12 per fortuna è rimasto il termina satana: «Immediatamente lo Spirito lo sospinse nel deserto, e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato dal satana [tou= satana], e stava con le bestie e gli angeli lo servivano»).

Per convincere di tale sua teoria, nella monografia che introduce il vocabolario, presenta il parallelo tra i vocaboli esprimenti le idee assimilabili a quella di “dio” e di “diavolo” nelle diverse lingue. Degna di nota, soprattutto per ciò che andrò a dire in seguito, è quella tra il sanscrito Deva, il lituano Devas, cioè “Dio”, “Divinità” (“colui” o “ciò” che emana luce) e il zendo Daeva, l’armeno e il persiano Dev, cioè “Diavolo”, “Demonio”. In altre parole, il Canini sostiene che sia una trasformazione di significato legata ad una visione “distorta” da parte del cristianesimo.

Ottorino Pianigiani, nel suo dizionario etimologico, alla voce “diavolo”, dopo aver detto che deriva dal greco diábolos, derivato da diabàllo ecc. riporta quanto espresso dal Canini, però aggiungendo che «il cui giudizio giova registrare a titolo di curiosità e perché gl’inesperti non lo accettino per buono», adducendo la seguente motivazione alla sua affermazione: «E tutto ciò tornerebbe bene, se la voce Diavolo fosse stata applicata al genio del male prima del cristianesimo: il che non costa».

Pianigiani sarà stato un grande magistrato ed un fine linguista, ma come logico, ho la sensazione che lasci un po’ a desiderare. Ma come, il Canini si sforza in tutti i modi di affermare, di dimostrare che prima del Cristianesimo il termine diavolo non aveva connotati “negativi” e cosa fa il Pianigiani, non soltanto non nega che quanto affermato dal Canini sia errato, ma avvalora la tesi di Costui riaffermando che il termine diavolo non era associabile prima del cristianesimo al genio del male. Boh? Problemi di logica? E che la cosa sia veramente strana è confermata, se mai ce ne fosse bisogno, da quanto lo stesso Pianigiani sottolinea alla voce “demonio”, in cui non si comprende, per quale strana forma del destino, egli non segua la stessa logica.

Riporto testualmente dal dizionario del Pianigiani (tra parentesi quadre ci sono mie aggiunte). «Demone o demonio deriva dal greco daimónion “genio sovrumano” [da cui il latino daemónium] che in principio non può aver avuto mai, come in seguito, sinistro significato. Indi la greca voce, come avviene in genere delle divinità di una religione antica, cui si sostituisca la nuova, prese anche il significato di genio dannoso, funesto, come si desume pure dall’aggettivo daimónios che vale “sovrumano”, “divino” [“appartenente agli dèi”, “che è in rapporto con daimón”, cioè “demone”, “demonio”] ma, anche, “venerabile”, [“ammirabile”, “sorprendente”], “ottimo”, “beato” e insieme “triste”, “misero”, “pessimo”. In Esiodo son detti “Demoni” le anime umane dell’età dell’oro, le quali avviluppate nell’aria dimorano sopra la terra, osservano le azioni degli uomini e li difendono, divinità protettrici che mantengono l’unione fra gli dei e gli uomini, e simili di tal modo ai “Lari” dei Romani; ed in questo concetto il Pott collega siffatta voce a Daio “divido”, come dire “Distributore”, “Dispensatore del bene e del male”, e il Bopp alla stessa radice della voce Dio, il che troverebbe conforto nel raffronto tra il sanscrito Devas “Dio” e lo zendo Daeva “demonio” [vedi il raffronto fatto dal Canini], ambedue derivanti dalla radice ariana Div “splendere”. Dopo il Cristianesimo però assunse esclusivamente il senso di spirito maligno e delle tenebre, nemico del bene, che eccita l’uomo a mal fare».

Che dire? Io penso che sia l’analogo del termine “diavolo”, e tu?

<Se lo dici tu! Comunque sembrano simili.>

Nel Nuovo testamento il termine “demonio”, “demone” è presente sia con l’originale senso neutro di divinità, sia con quello di angelo caduto. In Atti 17:18, Paolo è descritto dai pagani Ateniesi come un predicatore di “divinità straniere” (daimónia).

Nella Septuaginta (LXX) daimónion, è usato più volte, nel senso dell’antico vicino oriente, come spiriti del deserto. In LXX Isa 13:21 il termine ebraico śe’îrîm, “capre selvatiche”, è tradotto come “satiri”, “capre demoni”  e in Isa 34:14 il termine  siyyim, “dimoranti del deserto”, “bestie selvatiche” come “bestie del deserto”. In LXX Ps 95:5 le divinità nazionali di altri popoli che sono dette essere ‘elilim in ebraico, “idoli”, diventano “demoni” (“Tutti gli dei delle nazioni sono demoni”). In LXX Deut 32:17, le divinità straniere che Israele adorava e che sono propriamente descritte nel testo ebraico come šēdîm (spiriti tutelari), diventano di nuovo “demoni” (“Essi sacrificano ai demoni e non a dio”; cf. LXX Ps 105:37; Bar. 4:7). In LXX Isa 65:11 è usato “demonio” per rendere il nome ebreo del “dio pagano della fortuna” Gad ».

<Insomma, con un pizzico di fantasia e di ironia anche un “dio” può diventare un “demonio” e viceversa, dipende dall’occhio di chi guarda, dall’orecchio di chi ascolta.>

Esatto! A questo punto prima di proseguire con la disamina dei nomi attribuiti al diavolo (e associati simbolicamente al male) è bene soffermarsi su alcuni miti.

Epifania

Epifania

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FENICE

FENICE

Introduzione La Fenice (dal greco phòinix, “rosso porpora”) è il leggendario “uccello” la cui mitologia si perde nell’alba dei tempi. Come per molti altri animali mitici (e come per qualsiasi mito), ci sono molteplici interpretazioni attribuite al suo simbolismo, oltre che differenziazioni nella descrizione del 

Cane e Gatto

Cane e Gatto

Preferite il cane? Preferite il gatto? Siete persone abbastanza diverse che hanno però un’importante caratteristica in comune, l’esteriorizzazione simbolica dell’anima. Ma andiamo con ordine. Sia il cane che il gatto sono animali legati alla Luna, ma in modo diverso. Nell’ecologia umana primitiva, il lupo, poi divenuto 

Lo schiavo senza padrone

Lo schiavo senza padrone

RACCONTO Mentre andava vagando col suo vestito rattoppato ed il volto annerito dal sole, un certo derviscio giunge a Kufa, dove un mercante lo vide. Il mercante gli parlò e si convinse che l’uomo doveva essere uno schiavo sperduto. «Per il tuo tratto mansueto ti 

Moneta, Satana e Cristo

Moneta, Satana e Cristo

Goethe affermava che «nessuno è più schiavo di chi si ritiene libero senza esserlo». Questo principio è particolarmente valido per il sistema monetario vigente. Il cittadino si illude di essere proprietario dei soldi che ha in tasca, mentre ne è debitore. La banca, infatti, emette 

Il mito nella cultura tradizionale

Il mito nella cultura tradizionale

Crono evira Urano “[…] queste cose non avvennero mai, ma sono sempre: l’intelligenza le vede tutte assieme in un istante, la parola le percorre e le espone in successione.” [Salustio, Sugli dèi e il mondo, IV, 8] Nella storia della cultura non vi è assolutamente 

Tradizione e Civiltà

Tradizione e Civiltà

Cos’è o cosa dovrebbe essere la civiltà? Quali sono la sua essenza ed il suo significato autentici? È possibile che si possa rispondere seriamente a questi quesiti prescindendo dalla ricerca del significato reale della stessa esistenza? Secondo la Tradizione ciò è del tutto impossibile, mentre 

Il simbolismo dei Quadrati Magici

Il simbolismo dei Quadrati Magici

A dispetto del titolo, questo studio non intende affatto trattare di magia, e ne approfittiamo subito per osservare quanto sia infatti inadeguato il nome che comunemente si dà ai simboli in oggetto, giacché il loro significato si pone decisamente molto al di là delle loro 

Il simbolismo della Città Divina

Il simbolismo della Città Divina

Uno dei simboli più importanti della Tradizione, non foss’altro in quanto esprime in maniera esemplare l’essenza stessa della Civiltà tradizionale, è quello della Città Divina, la quale costituisce costantemente l’archebolo del centro spirituale trascendente dal quale sempre s’irradia ciascuna forma del Sacro, vissuta da una 

Il Logos trascendente della natura vivente

Il Logos trascendente della natura vivente

Ponendoci nella prospettiva di chi intenda dedurre l’esistenza di un’Intelligenza trascendente dell’Universo a partire dall’ordine razionale che in esso è possibile riconoscere, ciò è decisamente più facile da effettuare se ci si riferisce all’osservazione della realtà terrestre, anche attraverso i parametri della scienza moderna e 

La Fede e l’Intuizione del Logos Cosmico

La Fede e l’Intuizione del Logos Cosmico

Comunemente si ritiene che la fede in Dio sia un fatto che appartiene esclusivamente alla sfera religiosa, intesa come un dominio specifico all’interno della più vasta realtà universale, o, secondo un’idea più ristretta, della vita mentale dell’essere umano. La fede sarebbe solo un sentimento, più 

Hanami Sakura – Ciliegi Fioriti

Hanami Sakura – Ciliegi Fioriti

Da vedere ed ascoltare Ogni anno, in primavera, tra i primi di aprile e la metà di maggio, il Giappone rivive la festa dei ciliegi in fiore, Hanami. E’ commovente e poetica la partecipazione dei giapponesi a questo evento: in tutti i Parchi si riversa 

I Due Ciliegi Innamorati

I Due Ciliegi Innamorati

La versione video dei “Due ciliegi innamorati” Voce: Arturo Delogu Sei sei interessato all’articolo con relativo commento: http://www.archeboli.it/2012/07/06/i-due-ciliegi-innamorati/ _______________________ Se ti interessa il nostro “lavoro” saremmo felicissimi di accoglierti nel gruppo su Facebook https://www.facebook.com/groups/archeboli/ Se hai tempo e voglia, potresti dare una sbirciatina al sito 

Hugo Simberg, L’angelo ferito ovvero «perché il simbolo?»

Hugo Simberg, L’angelo ferito ovvero «perché il simbolo?»

Prenderò spunto da L’angelo ferito (1903) di Hugo Simberg (pittore finlandese, 1873-1917), per cercare di spiegare nei limiti del possibile, ma soprattutto delle mie capacità, il perchè del simbolo, avendo già in altra occasione (Archetipo e Archebolo, Simbolo e Segno) introdotto il significato di simbolo. Ultimamente, 

Alcune considerazioni sulla dottrina dei cicli cosmici

Alcune considerazioni sulla dottrina dei cicli cosmici

Ci è stato chiesto talvolta, a proposito degli accenni che siamo stati talvolta indotti a fare in diverse occasioni alla dottrina indù dei cicli cosmici ed a quelle equivalenti che si ritrovano in altre tradizioni, di darne, se non una esposizione completa, almeno un quadro 

La dottrina sacra del Tempo

La dottrina sacra del Tempo

Uno dei segni più significativi dei «Tempi ultimi» che stiamo vivendo è certamente anche l’interesse sempre più vivo ed esteso per la conoscenza dei cicli cosmici e storici, che scaturisce indubbiamente da tutta una serie di forti inquietudini – quando non si tratti di angosce 

Sulla via cristiana all’unione mistica con Dio

Sulla via cristiana all’unione mistica con Dio

Intendiamo qui occuparci del sentiero mistico cristiano visto esclusivamente nella prospettiva dei contemplativi attivi, e non in quella relativa a coloro i quali devono i loro beni spirituali esclusivamente ai doni gratuiti della Grazia divina. Innanzitutto, bisogna distinguere tra contemplazione diretta e indiretta: la prima 

La Scala per la Luna

La Scala per la Luna

Quanto segue è il mio commento sul simbolo della scala in un “gruppo” – di cui ovviamente non faccio il nome ed in cui vengono postate, per la verità, cose bellissime, grazie alle citazioni dei maestri del passato – con un piccolo, come dire, inghippo: 

PRINCIPIO E FUNZIONE, PROCESSO E MODELLO

PRINCIPIO E FUNZIONE, PROCESSO E MODELLO

Vorrei provare a descrivere il significato di quattro concetti: Principio e Funzione, Processo e Modello. Anche in questo caso faccio la stessa premessa fatta nell’articolo Archetipo e Archebolo, Simbolo e Segno.  Al fine di non tarpargli le ali, per poter fornire una possibile interpretazione dei 

Cosa è la Conoscenza?

Cosa è la Conoscenza?

Per spiegare cosa sia la conoscenza devo parlarti di due sorelle gemelle: Gnosi e Sofia. Sofia è quella più “carina”, veste meglio, parla in modo corretto, è brillante, sa vivere in società, tutti le vanno dietro; Gnosi invece è meno “carina”, non si esprime sempre 

ARCHETIPO E ARCHEBOLO, SIMBOLO E SEGNO

ARCHETIPO E ARCHEBOLO, SIMBOLO E SEGNO

Per poter fornire una possibile interpretazione dei termini archetipo, simbolo, segno, per non parlare dell’archebolo (neologismo coniato impunemente dal sottoscritto) devo liberarli dai vari lacci e lacciuoli dovuti alla psicoanalisi, alla psicoanalitica, alla filosofia, alla religione, alla sociologia, all’antropologia, al fine di non tarpargli le 

Maestri e Discepoli

Maestri e Discepoli

Questo articolo nasce da una mia risposta indiretta, sottolineo indiretta, ad un post datato 14 luglio 2012 in uno dei tanti gruppi su facebook dedicati direttamente o indirettamente a G.I.Gurdjieff e alla Quarta Via Titolo del post: “FALSI MAESTRI E VERI DISCEPOLI” Tanto tempo fa 

FISICI e PSICANALISTI

FISICI e PSICANALISTI

Questo breve articolo nasce da una mia risposta datata 7 luglio 2012 ad un post messo su uno dei gruppi di fisica in facebook. Post: «Quando Albert Einstein obietta a Niels Bohr: “Dio non gioca a dadi” (come obiezione all’indeterminatezza della fisica dei quanti) o 

Perché il racconto?

Perché il racconto?

I nomi che vengono dati alle cose terrestri racchiudono un grande inganno, perché distolgono i cuori da concetti che sono autentici verso concetti che non sono autentici. Chi sente la parola “Dio” non intende ciò che è autentico, ma intende ciò che non è autentico. 

I tre pesci

I tre pesci

Prima versione: si racconta che Hussein, nipote di Maometto, trasmise questa storia-insegnamento ai Khwajagan (i ‘Maestri’) che nel xrv secolo presero il nome di Naqshbandi. Talvolta la storia si svolge in un ‘mondo’ chiamato Karatas, il Paese della Pietra Nera. Questa versione è quella di 

Cosa è la tradizione?

Cosa è la tradizione?

Bella domanda, merita una buona risposta: completa ed articolata! Se io fossi saggio, cosa poco probabile, mi toglierei dagli impicci in maniera veloce ed elegante citando qualche testo di qualche autore più o meno famoso, la cui reputazione è riconosciuta a livello, non dico internazionale 

Strano gruppo, strani racconti

Strano gruppo, strani racconti

Questo articolo è da leggere come una mia risposta privata ad un “amico”, che chiamerò “LETTORE”, in data 11 luglio 2012. Perché dovrebbe interessare ad altri una risposta privata? Perché la risposta, pur essendo indirizzata al singolo, riguarda indirettamente tutti quelli che hanno dei dubbi 

Prologo ed Epilogo

Prologo ed Epilogo

Hai letto una miriade di libri che trattavano di esoterismo, teosofia, religione, magia, filosofia, psicologia, archeologia, fisica, chimica, biologia. Se prima avevi alcune certezze, ora non hai neanche quelle. La differenza tra il saggio e lo stolto? Nessuna! Entrambi sono ignoranti. Però, il saggio è 

BERTRAND RUSSELL È SOPRAVVALUTATO

BERTRAND RUSSELL È SOPRAVVALUTATO

Tutto ha inizio con il post (datato 25 giugno 2012) dell’amico TU, dal titolo LA TEIERA DI RUSSELL sulla mia pagina di Facebook https://www.facebook.com/kuphasael.thorosan a cui fece seguito la mia risposta dal titolo BERTRAND RUSSELL È SOPRAVVALUTATO. TU: Nel 1952 Bertrand Russell mette nero su bianco l’elementare, 

I due ciliegi innamorati

I due ciliegi innamorati

Due Ciliegi innamorati, nati distanti, si guardavano senza potersi toccare. Li vide una Nuvola, che mossa a compassione, pianse dal dolore ed agitò le loro foglie, ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono. Li vide una Tempesta, che mossa a compassione, urlò dal