𝑊𝒉𝒖𝒂𝒏𝒈 ð‘ŧ𝒛𝒖 – 7. ð‘đ𝒊𝒗𝒐𝒍𝒕𝒐 𝒂 ð‘đ𝒆 𝒆 𝑰𝒎𝒑𝒆𝒓𝒂𝒕𝒐𝒓𝒊

ðŋâ€™ð‘–ð‘šð‘ð‘’ð‘Ÿð‘Žð‘Ąð‘œð‘Ÿð‘’ 𝑑𝑒𝑙 𝑀𝑎𝑟𝑒 𝑀𝑒𝑟𝑖𝑑𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑠𝑖 𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑎ð‘Ģ𝑎 𝑆ð‘Ēð‘ð‘–ð‘Ąð‘Žð‘›ð‘’ð‘œ,

ðŋâ€™ð‘–ð‘šð‘ð‘’ð‘Ÿð‘Žð‘Ąð‘œð‘Ÿð‘’ 𝑑𝑒𝑙 𝑚𝑎𝑟𝑒 ð‘†ð‘’ð‘Ąð‘Ąð‘’ð‘›ð‘Ąð‘Ÿð‘–ð‘œð‘›ð‘Žð‘™ð‘’ 𝑠𝑖 𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑎ð‘Ģ𝑎 𝐞𝑚𝑝𝑟𝑜ð‘Ģð‘Ģ𝑖𝑠𝑜,

ðŋâ€™ð‘–ð‘šð‘ð‘’ð‘Ÿð‘Žð‘Ąð‘œð‘Ÿð‘’ 𝑑𝑒𝑙 𝑅𝑒𝑔𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑀𝑒𝑧𝑧𝑜 𝑠𝑖 ðķℎ𝑖𝑎𝑚𝑎ð‘Ģ𝑎 ðķ𝑎𝑜𝑠.

𝑆𝑝𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑆ð‘Ēð‘ð‘–ð‘Ąð‘Žð‘›ð‘’ð‘œ 𝑒 𝐞𝑚𝑝𝑟𝑜ð‘Ģð‘Ģ𝑖𝑠𝑜 𝑠𝑖 ð‘–ð‘›ð‘ð‘œð‘›ð‘Ąð‘Ÿð‘Žð‘Ģ𝑎𝑛𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 ð‘Ąð‘’ð‘Ÿð‘Ÿð‘Ž 𝑑𝑖 ðķ𝑎𝑜𝑠,

𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑖 ð‘œð‘ ð‘ð‘–ð‘Ąð‘Žð‘Ģ𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑑𝑒 ð‘”ð‘’ð‘›ð‘’ð‘Ÿð‘œð‘ ð‘–ð‘Ąð‘ŽĖ€.

𝐷𝑖𝑠𝑐ð‘Ē𝑠𝑠𝑒𝑟𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑐𝑖𝑜Ė€ 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑚𝑝𝑒𝑛𝑠𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑠ð‘Ē𝑎 ð‘”ð‘’ð‘›ð‘Ąð‘–ð‘™ð‘’ð‘§ð‘§ð‘Ž.

â€œð‘Ąð‘Ēð‘Ąð‘Ąð‘– 𝑔𝑙𝑖 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑖 ð‘Ē𝑚𝑎𝑛𝑖” 𝑑𝑖𝑠𝑠𝑒𝑟𝑜 ”ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 7 ð‘Žð‘ð‘’ð‘Ÿð‘Ąð‘Ē𝑟𝑒

ðķℎ𝑒 ð‘ð‘’ð‘Ÿð‘šð‘’ð‘Ąð‘Ąð‘œð‘›ð‘œ 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑑𝑖 ð‘Ģ𝑒𝑑𝑒𝑟𝑒, ð‘Ē𝑑𝑖𝑟𝑒, 𝑚𝑎𝑛𝑔𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑒 𝑟𝑒𝑠𝑝𝑖𝑟𝑎𝑟𝑒.

𝑆𝑜𝑙𝑜 ðķ𝑎𝑜𝑠 𝑛𝑜𝑛 𝑛𝑒 ℎ𝑎 𝑛𝑒𝑠𝑠ð‘Ē𝑛𝑎. 𝑃𝑟𝑜ð‘Ģ𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑎 ð‘ð‘Ÿð‘Žð‘Ąð‘–ð‘ð‘Žð‘Ÿð‘”ð‘™ð‘– 𝑞ð‘Ē𝑎𝑙𝑐ℎ𝑒 ð‘Žð‘ð‘’ð‘Ÿð‘Ąð‘Ē𝑟𝑎”.

𝑂𝑔𝑛𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜 𝑔𝑙𝑖𝑒𝑛𝑒 𝑓𝑒𝑐𝑒𝑟𝑜 ð‘Ē𝑛𝑎.

𝐞𝑙 ð‘ ð‘’ð‘Ąð‘Ąð‘–ð‘šð‘œ 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜 ðķ𝑎𝑜𝑠 𝑚𝑜𝑟𝑖Ė€.

 

Siamo all’ultimo dei capitoli interni dello Chuang Tzu.

Esso si divide in 7 capitoli interni, 15 misti e i restanti 11 esterni. Gli interni si ritiene siano sicuramente opera di Zhuang Zi, gli esterni si ritiene provengano da altre fonti e infine i misti sono di provenienza eterogenea difficilmente delineabile.

Gli interni sono reputati i piÃđ belli non solo filosoficamente ma anche come originalità e narrazione. Sono sicuramente i capitoli portanti del testo, tanto che i personaggi qui presenti si ritroveranno nei successivi capitoli. Sono quelli maggiormente studiati e piÃđ indicativi della dottrina Tao nel senso filosofico del termine.

Questo Settimo ed ultimo capitolo degli interni ÃĻ il piÃđ corto.

In questo capitolo Zhuang Zi affronta il tema dell’attuazione del taoismo nel mondo degli uomini partendo dalla visione del governante. Ma ovviamente si puÃē traslare questa lettura ad altri contesti altrettanto utili, come il ruolo dei genitori, di un capo azienda, o di una persona che ha potere non solo su altre persone ma che ha anche la responsabilità di prendere le decisioni che influiranno sul benessere della propria comunità.

Un argomento quindi molto interessante e anche pratico.

Tutto il Capitolo 7, come si puÃē facilmente intuire, si focalizza sul rapporto tra il saggio taoista e il “mondo dell’uomo”. Per comprendere cosa si intende per “mondo dell’uomo” si rimanda in particolare al Cap. 6.

Il primo paragrafo già ci pone sul discorso preminente per il taoismo in tale sfera: avere la capacità innanzitutto di sviluppare sÃĐ stessi come saggi e solo dopo, quando si ÃĻ pronti, agire nel “mondo dell’uomo”.

Leggiamo il capitolo nelle sue prime righe: “ðŋâ€™ð‘–ð‘šð‘ð‘’ð‘Ÿð‘Žð‘Ąð‘œð‘Ÿð‘’ 𝑌𝑜ð‘Ēð‘Ķð‘Ē 𝑛𝑜𝑛 𝑒Ė€ 𝑝𝑎𝑟𝑎𝑔𝑜𝑛𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒 ð‘Žð‘™ð‘™â€™ð‘–ð‘šð‘ð‘’ð‘Ÿð‘Žð‘Ąð‘œð‘Ÿð‘’ 𝑇𝑎𝑖.” Prima di proseguire, per aiutare la comprensione della lettura, chiariamo subito chi sono questi 2 imperatori.

Youyu rappresenta l’idea del reggente confuciano, un ideale quindi posto come la piÃđ alta espressione etica ma pur sempre nel “mondo dell’uomo”, come lo ÃĻ del resto tutta la filosofia ed etica confuciana.

Contrariamente Tai ÃĻ il reggente seduto nel Tao.

Il testo dopo questa introduzione continua: ”𝑌𝑜ð‘Ēð‘Ķð‘Ē 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑒𝑑𝑒ð‘Ģ𝑎 𝑏𝑒𝑛𝑒ð‘Ģ𝑜𝑙𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑠ð‘Ēð‘“ð‘“ð‘–ð‘ð‘–ð‘’ð‘›ð‘Ąð‘’ 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑜𝑛𝑞ð‘Ēð‘–ð‘ ð‘Ąð‘Žð‘Ÿð‘ ð‘– 𝑔𝑙𝑖 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑖 ð‘Ē𝑚𝑎𝑛𝑖, 𝑚𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑎𝑝𝑒ð‘Ģ𝑎 𝑛ð‘Ē𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑛𝑜𝑛-ð‘Ē𝑚𝑎𝑛𝑜.”

L’imperatore confuciano aveva un alto senso etico, ma fuori dal “mondo dell’uomo”, ossia nel “non-umano”, era paragonabile agli altri uomini comuni.

“𝑇𝑎𝑖 𝑠𝑖 ð‘Žð‘‘ð‘‘ð‘œð‘Ÿð‘šð‘’ð‘›ð‘Ąð‘Žð‘Ģ𝑎 ð‘Ąð‘Ÿð‘Žð‘›ð‘žð‘Ē𝑖𝑙𝑙𝑜 𝑒 𝑠𝑖 𝑠ð‘Ģ𝑒𝑔𝑙𝑖𝑎ð‘Ģ𝑎 𝑎 ð‘Ģð‘œð‘™ð‘Ąð‘’ 𝑐𝑜𝑚𝑒 ð‘Ē𝑛 𝑐𝑎ð‘Ģ𝑎𝑙𝑙𝑜, 𝑎 ð‘Ģð‘œð‘™ð‘Ąð‘’ 𝑐𝑜𝑚𝑒 ð‘Ē𝑛 𝑏ð‘Ē𝑒. ðŋ𝑎 𝑠ð‘Ē𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑒𝑟𝑎 𝑎𝑓𝑓𝑖𝑑𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒, 𝑙𝑎 𝑠ð‘Ē𝑎 ð‘Ģð‘–ð‘Ÿð‘Ąð‘ĒĖ€ 𝑔𝑒𝑛ð‘Ē𝑖𝑛𝑎. 𝑃𝑒𝑟𝑐𝑖𝑜Ė€ 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑖 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑒 𝑚𝑎𝑖 𝑛𝑒𝑙 𝑛𝑜𝑛-ð‘Ē𝑚𝑎𝑛𝑜”

Il reggente taoista ÃĻ invece una figura poliedrica, quasi non inquadrabile dalla ragione (oggi cavallo, domani bue), ma esso oltre a sapersi districare nel mondo classico e razionale ÃĻ in grado di affrontare anche ciÃē che ÃĻ imprevisto e insondabile. Da questo punto di vista Zhuang Zi ÃĻ abbastanza chiaro sul fatto che il reggente non deve solo saper gestire il conosciuto e il noto, ma anche il fato che viene ad affacciarsi alla sua porta in forma inconsueta. Esso ÃĻ quindi in grado di non perdersi mai, in nessun caso, e questa conoscenza, diciamo piÃđ estesa concettualmente e filosoficamente, lo rende superiore anche al miglior reggente del “mondo dell’uomo” che ha una visione comunque limitata rispetto a lui.

Per non dare adito a dubbi, nella seconda conversazione il concetto viene ripreso e sviluppato su un altro versante attiguo: 2 monaci, un maestro Tao e un suo allievo parlano degli insegnamenti di un maestro confuciano, l’allievo dice: ”𝑀𝑖 ℎ𝑎 ð‘–ð‘›ð‘ ð‘’ð‘”ð‘›ð‘Žð‘Ąð‘œ 𝑐ℎ𝑒 ð‘Ē𝑛 𝑠𝑖𝑔𝑛𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑖 ð‘Ē𝑜𝑚𝑖𝑛𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑚ð‘Ē𝑙𝑔𝑎 𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖 𝑝𝑟𝑖𝑛𝑐𝑖𝑝𝑖 𝑒 𝑙𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑒 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑖. ðķ𝑜𝑠𝑖Ė€ 𝑛𝑒𝑠𝑠ð‘Ē𝑛𝑜 𝑜𝑠𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑜𝑏𝑏𝑒𝑑𝑖𝑟𝑒 𝑒 ð‘Ąð‘Ēð‘Ąð‘Ąð‘– ð‘Ģ𝑒𝑛𝑔𝑜𝑛𝑜 ð‘Ąð‘Ÿð‘Žð‘ ð‘“ð‘œð‘Ÿð‘šð‘Žð‘Ąð‘–â€ e il maestro gli risponde in modo semplice e chiaro: “𝑄ð‘Ēð‘’ð‘ ð‘Ąð‘Ž 𝑒Ė€ ð‘Ē𝑛𝑎 𝑓𝑎𝑙𝑠𝑎 ð‘Ģð‘–ð‘Ÿð‘Ąð‘ĒĖ€ 𝑑𝑎ð‘Ģð‘Ģ𝑒𝑟𝑜. 𝐚𝑜ð‘Ģ𝑒𝑟𝑛𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑛 𝑞ð‘Ēð‘’ð‘ ð‘Ąð‘œ 𝑚𝑜𝑑𝑜 𝑒Ė€ 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑐𝑒𝑟𝑐𝑎𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎𝑟𝑒 𝑎 𝑔ð‘Ē𝑎𝑑𝑜 ð‘Ē𝑛 𝑜𝑐𝑒𝑎𝑛𝑜. (â€Ķ) 𝑄ð‘Ē𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑙 𝑠𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑔𝑜ð‘Ģ𝑒𝑟𝑛𝑎, 𝑠𝑖 𝑜𝑐𝑐ð‘Ē𝑝𝑎 𝑓𝑜𝑟𝑠𝑒 𝑑𝑖 𝑐𝑖𝑜Ė€ 𝑐ℎ𝑒 ð‘ ð‘Ąð‘Ž 𝑓ð‘Ē𝑜𝑟𝑖? 𝑃𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒𝑔𝑔𝑒 𝑠𝑒Ė ð‘ ð‘Ąð‘’ð‘ ð‘ ð‘œ, 𝑝𝑜𝑖 𝑎𝑔𝑖𝑠𝑐𝑒: 𝑐𝑜𝑠𝑖Ė€ 𝑒Ė€ 𝑖𝑛 𝑔𝑟𝑎𝑑𝑜 𝑑𝑖 ð‘ð‘œð‘Ÿð‘Ąð‘Žð‘Ÿð‘’ 𝑎 ð‘Ąð‘’ð‘Ÿð‘šð‘–ð‘›ð‘’ 𝑙𝑎 𝑠ð‘Ē𝑎 𝑜𝑝𝑒𝑟𝑎.”

Questo insegnamento ÃĻ la base dell’etica taoista, e nella sua semplicità ÃĻ non solo apparentemente inconsueta nell’ottica occidentale classica del governare, ma anche controintuitiva. Fino a quando non si ÃĻ completamente centrati in sÃĐ stessi e nel Tao, ÃĻ inutile occuparsi di altro, soprattutto se si ha a che fare con gli uomini. Essere un reggente, un capo sul lavoro, un genitore, un amico confidente, o situazioni simili, ÃĻ un compito che si puÃē portare a buon termine solo quando la persona si ÃĻ prima occupata di lavorare in profondità sul proprio essere e lo ha affinato per saper affrontare la vita e il Tao in tutti i suoi aspetti e possibilità.

Interessante qui un confronto con L’Arte della Guerra di Sun-Tzu: “𝑆𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑖 𝑖𝑙 𝑛𝑒𝑚𝑖𝑐𝑜 𝑒 ð‘Ąð‘’ ð‘ ð‘Ąð‘’ð‘ ð‘ ð‘œ, 𝑙𝑎 ð‘Ąð‘Ē𝑎 ð‘Ģð‘–ð‘Ąð‘Ąð‘œð‘Ÿð‘–ð‘Ž 𝑒Ė€ 𝑠𝑖𝑐ð‘Ē𝑟𝑎. 𝑆𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑖 ð‘Ąð‘’ ð‘ ð‘Ąð‘’ð‘ ð‘ ð‘œ 𝑚𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑖𝑙 𝑛𝑒𝑚𝑖𝑐𝑜, 𝑙𝑒 ð‘Ąð‘Ē𝑒 ð‘ð‘Ÿð‘œð‘ð‘Žð‘ð‘–ð‘™ð‘–ð‘Ąð‘ŽĖ€ 𝑑𝑖 ð‘Ģ𝑖𝑛𝑐𝑒𝑟𝑒 𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 ð‘Ē𝑔ð‘Ē𝑎𝑙𝑖. 𝑆𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑖 𝑖𝑙 𝑛𝑒𝑚𝑖𝑐𝑜 𝑒 𝑛𝑒𝑚𝑚𝑒𝑛𝑜 ð‘Ąð‘’ ð‘ ð‘Ąð‘’ð‘ ð‘ ð‘œ, 𝑠𝑜𝑐𝑐𝑜𝑚𝑏𝑒𝑟𝑎𝑖 𝑖𝑛 𝑜𝑔𝑛𝑖 ð‘ð‘Žð‘Ąð‘Ąð‘Žð‘”ð‘™ð‘–ð‘Ž.“

Quando la persona ÃĻ padrona del proprio sÃĐ e del Tao, allora sarà in grado di guidare e aiutare gli altri. E questo perchÃĐ tutti gli uomini, essendo immersi nel Tao, sono soggetti alle stesse leggi e dinamiche. Inutile farsi guidare da un uomo che non conosce il Tao, anche se esso ÃĻ il migliore fra gli uomini eticamente, poichÃĐ arriverà sempre il momento in qui, con la sola ragione e razionalità, non si potranno affrontare in modo corretto le situazioni del momento. Il Tao trascende l’etica normale e classica del mondo dell’uomo.

“ðŋ𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑎 ð‘Ąð‘Ē𝑎 ð‘šð‘’ð‘›ð‘Ąð‘’ ð‘Ģ𝑎𝑔ℎ𝑖 𝑛𝑒𝑙𝑙’𝑖𝑛𝑠𝑎𝑝𝑜𝑟𝑒, ð‘Ē𝑛𝑖𝑠𝑐𝑖 𝑖𝑙 ð‘Ąð‘Ē𝑜 ð‘ ð‘ð‘–ð‘Ÿð‘–ð‘Ąð‘œ 𝑎𝑙 ð‘‘ð‘’ð‘ ð‘’ð‘Ÿð‘Ąð‘œ 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎, ð‘™ð‘Žð‘ ð‘ð‘–ð‘Žð‘Ąð‘– 𝑔ð‘Ē𝑖𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 ð‘›ð‘Žð‘Ąð‘Ē𝑟𝑎 ð‘–ð‘›ð‘Ąð‘Ÿð‘–ð‘›ð‘ ð‘’ð‘ð‘Ž 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑒 𝑒 ð‘‘ð‘–ð‘šð‘’ð‘›ð‘Ąð‘–ð‘ð‘Ž 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑓𝑖𝑛𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒. ðķ𝑜𝑠𝑖Ė€ 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑠𝑎𝑟𝑎Ė€ 𝑏𝑒𝑛 𝑔𝑜ð‘Ģð‘’ð‘Ÿð‘›ð‘Žð‘Ąð‘œâ€

Questo “insapore”, questo “ senza forma” richiama chiaramente l’approccio Tao verso la via vera e centrata che il saggio deve sapere condurre. Insapore ÃĻ la mancanza di un particolare sapore, quindi un’assenza di separazione e classificazione delle cose secondo i classici costrutti mentali. Il senza forma ÃĻ parimenti la mancanza di catalogazione delle cose secondo la loro struttura apparente formale ( la forma appunto) seguendo il classico sentiero razionale. Quando si giunge a questo “â€Ķil mondo sarà ben governato.”

Ma come si vede, nel ‘mondo dell’uomo’, il sapiente governo di un saggio che vive nel Tao?

A questa domanda Zhuang Zi risponde in modo uguale a Laozi (Lao Tse): “𝐞 𝑏𝑒𝑛𝑒𝑓𝑖𝑐𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝑠ð‘Ē𝑜 𝑔𝑜ð‘Ģ𝑒𝑟𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑝𝑟𝑜𝑛𝑜 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜 ð‘–ð‘›ð‘Ąð‘’ð‘Ÿð‘œ, 𝑚𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑒𝑚𝑏𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑜𝑝𝑒𝑟𝑎 𝑠ð‘Ē𝑎.”

Ecco, sullo stesso argomento cosa dice Laozi nel Tao Te Ching, al verso 17:

LA PURA INFLUENZA

𝐷𝑖 ð‘Ē𝑛 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑑𝑒 ð‘Ÿð‘’ð‘”ð‘”ð‘’ð‘›ð‘Ąð‘’ 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑜 𝑔𝑜ð‘Ģ𝑒𝑟𝑛𝑎,

𝑖𝑙 𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑎ð‘Ģð‘Ģð‘’ð‘Ÿð‘Ąð‘’ 𝑞ð‘Ē𝑎𝑠𝑖 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎.

𝑃𝑜𝑖 ð‘Ģ𝑖𝑒𝑛𝑒 𝑞ð‘Ē𝑒𝑙𝑙𝑜 ð‘Žð‘šð‘Žð‘Ąð‘œ 𝑒 ð‘ ð‘Ąð‘–ð‘šð‘Žð‘Ąð‘œ.

𝑃𝑜𝑖 𝑞ð‘Ē𝑒𝑙𝑙𝑜 ð‘Ąð‘’ð‘šð‘Ēð‘Ąð‘œ.

𝐞𝑛𝑓𝑖𝑛𝑒 𝑞ð‘Ē𝑒𝑙𝑙𝑜 ð‘‘ð‘–ð‘ ð‘ð‘Ÿð‘’ð‘§ð‘§ð‘Žð‘Ąð‘œ 𝑒 ð‘Ąð‘’ð‘šð‘Ēð‘Ąð‘œ.

𝑄ð‘Ē𝑎𝑛𝑑𝑜 ð‘Ē𝑛 𝑐𝑎𝑝𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑖 𝑓𝑖𝑑𝑎 𝑑𝑖 𝑛𝑒𝑠𝑠ð‘Ē𝑛𝑜,

𝑛𝑒𝑠𝑠ð‘Ē𝑛𝑜 𝑠𝑖 𝑓𝑖𝑑𝑎 𝑑𝑖 𝑙ð‘Ē𝑖.

𝐞𝑙 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑑𝑒 ð‘Ÿð‘’ð‘”ð‘”ð‘’ð‘›ð‘Ąð‘’ 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑎 𝑝𝑜𝑐𝑜.

𝑁𝑜𝑛 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑖 ð‘ ð‘ð‘œð‘›ð‘ ð‘–ð‘‘ð‘’ð‘Ÿð‘Žð‘Ąð‘Žð‘šð‘’ð‘›ð‘Ąð‘’.

ðŋ𝑎ð‘Ģ𝑜𝑟𝑎 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑏𝑎𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖 ð‘–ð‘›ð‘Ąð‘’ð‘Ÿð‘’ð‘ ð‘ ð‘–

𝑒 𝑠𝑖 ð‘Ÿð‘–ð‘Ąð‘–ð‘Ÿð‘Ž 𝑖𝑛 𝑏ð‘Ē𝑜𝑛 𝑜𝑟𝑑𝑖𝑛𝑒.

ðī 𝑜𝑝𝑒𝑟𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑖ð‘Ēð‘Ąð‘Ž 𝑖 𝑠ð‘Ēð‘‘ð‘‘ð‘–ð‘Ąð‘– 𝑑𝑖𝑐𝑜𝑛𝑜:

𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 ð‘“ð‘Žð‘Ąð‘Ąð‘œ ð‘Ąð‘Ēð‘Ąð‘Ąð‘œ 𝑑𝑎 𝑠𝑜𝑙𝑖.”

Vi ÃĻ perÃē ad uno studio un po’ piÃđ profondo, un leggera differenza tra i 2 Maestri taoisti sulla questione; mentre Laozi sembra parlare di questa trasparenza del reggente come una necessità per il buon governo e per i sudditi, Zhuang Zi ÃĻ maggiormente focalizzato sulla necessità del saggio di restare protetto e piÃđ centrato nel suo essere che al servizio del mondo dell’uomo. In entrambi i casi l’insegnamento ÃĻ chiaro e anche molto attuale. Essere capaci di guidare le persone dove si vuole facendo loro pensare di averlo fatto da sole ÃĻ una delle principali capacità di leadership insegnate oggi nelle maggiori business school internazionali.

In questo capitolo Zhuang Zi mostra inoltre il suo lato critico sull’aspetto sciamanico del percorso esoterico e sapienziale. Come se ci volesse dire: non ÃĻ necessario sviluppare tecniche magiche o capacità paranormali per diventare dei saggi. In una storiella presente nel capitolo il Maestro Huzi si mostra ad uno sciamano, Ji Xian, ogni volta con una “sostanza diversa” per insegnare al suo allievo come la vera padronanza del Tao sia superiore ai poteri sciamanici. Huzi la prima volta appare a Ji Xian come morente, poi in un secondo incontro, come guarito, nel terzo incontro senza alcuna forma definita. Alla fine dell’incontro lo sciamano dice a Liezi, l’allievo di Huzi. “𝐞𝑙 ð‘Ąð‘Ē𝑜 ð‘šð‘Žð‘’ð‘ ð‘Ąð‘Ÿð‘œ 𝑒Ė€ 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑑𝑖ð‘Ģ𝑒𝑟𝑠𝑜! ðķ𝑜𝑠𝑖Ė€ 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑜 𝑒𝑠𝑎𝑚𝑖𝑛𝑎𝑟𝑙𝑜. 𝑆𝑒 𝑠𝑖 ð‘ ð‘Ąð‘Žð‘ð‘–ð‘™ð‘–ð‘§ð‘§ð‘Ž ð‘Ąð‘œð‘Ÿð‘›ð‘’ð‘Ÿð‘œĖ€.” Huzi, per accertarsi che il suo allievo abbia capito, chiede a Liezi di portarlo una 4° volta. Ma appena giunto in presenza di Huizi lo sciamano viene preso dal panico e fugge. Huzi ci spiega l’accaduto: ”𝑀𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 ð‘šð‘œð‘ ð‘Ąð‘Ÿð‘Žð‘Ąð‘œ 𝑎 𝑙ð‘Ē𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑒𝑚𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑑𝑎𝑙𝑙’ðīð‘›ð‘Ąð‘’ð‘›ð‘Žð‘Ąð‘œ (𝑖𝑙 𝑇𝑎𝑜), ð‘ð‘Žð‘Ÿð‘Ąð‘’ð‘ð‘–ð‘ð‘’ 𝑑𝑒𝑙 𝑉ð‘Ēð‘œð‘Ąð‘œâ€Ķ𝐚𝑙𝑖 𝑒Ė€ ð‘ ð‘’ð‘šð‘ð‘Ÿð‘Žð‘Ąð‘œ 𝑑𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑠𝑜𝑙ð‘Ģ𝑒𝑟𝑠𝑖, 𝑑𝑖 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 ð‘ð‘œð‘Ÿð‘Ąð‘Žð‘Ąð‘œ ð‘Ģ𝑖𝑎 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑜𝑛𝑑𝑒: 𝑝𝑒𝑟 𝑞ð‘Ēð‘’ð‘ ð‘Ąð‘œ 𝑒Ė€ 𝑓ð‘Ēð‘”ð‘”ð‘–ð‘Ąð‘œ.”

Inutile avere poteri paranormali se a questi non si associa un parallelo sviluppo della consapevolezza e della comprensione profonda del sÃĐ e dell’universo. La vista delle energie sottili, la capacità di fare viaggi astrali, e tutte le altre siddhi (mi si perdoni il termine sanscrito ma credo sia quello che rende meglio l’idea) che si possono ottenere con le varie pratiche e tecniche avanzate, sono inutili o addirittura controproducenti se l’uomo non ha innanzitutto una chiara visione del proprio essere e delle leggi della natura. La visione del vuoto sconvolge Ji Xian; egli ÃĻ uno sciamano potente e famoso, ma non ha mai visto il “senza forma” ossia il Tao nella sua essenza piÃđ profonda e vera, e l’incontro con esso lo trova impreparato. Questo ÃĻ l’insegnamento di Huzi a Liezi, che ÃĻ poi il ritorno alla prima parte del capitolo: non pensare al dirigere e aiutare gli uomini se prima non padroneggi te stesso e il Tao. Huzi non ÃĻ interessato alla magia perchÃĐ ÃĻ in grado di ritirarsi al di là della vita e della morte in quello stato in cui il corpo ÃĻ come un albero rinsecchito e il cuore come cenere spenta, esteriormente indistinguibile dalla morte. Per lui la sola tecnica presa in considerazione ÃĻ il controllo del qi (o ki ossia il soffio vitale, energia interna) per mezzo di una respirazione profonda che ‘sale dai talloni’.

Dopo un ultimo invito a prendere ciÃē che il Tao ci dà naturalmente nel corso della vita, restando distaccati da fama, progetti, responsabilità e persino conoscenza, il Capitolo si chiude con la storia di apertura qui riportata integralmente, come sempre, in testa sotto il titolo. Cerco di darle una lettura allegorico-simbolica: il primo imperatore incontrato, Subitaneo, del Mare meridionale, rappresenta le forze e energie della Madre Terra, quelle che salgono quando la persona “respira col tallone”; il secondo imperatore, Improvviso, ÃĻ del Mare Superiore, esso rappresenta le energie del cielo che vengono dall’alto attraverso il chakra della corona. Questi 2 imperatori sono nominati con sostantivi afferenti alla rapidità poichÃĐ essi agiscono tramite il Tao e sono parti del flusso eterno nell’uomo. Il “Regno di mezzo” ÃĻ l’Uomo e il suo nome Hundun ossia “Caos”, fa riferimento a ”l’uomo dei tempi antichi” (anche qui, per meglio contestualizzare leggere il Cap.6). Quando all’imperatore del Regno di Mezzo vengono praticate le aperture del corpo verso l’esterno (i 7 canali che gli danno la sensibilità e percezione esteriore), gli viene mostrato l’apparire del mondo, egli penetra cosÃŽ in esso, passando da essere Hundun “Caos” a Wanwu (10.000 cose) “Cosmo” in forma sempre piÃđ concreta e materiale, lasciando uscire dal proprio corpo le energie del Cielo e della Terra prima dirette internamente. Questo cambio di flusso energetico fa perdere la centratura all’uomo poichÃĐ diviene piÃđ attento all’esterno che al proprio interno. Dimentica la conoscenza e consapevolezza del proprio vero sÃĐ. CosÃŽ facendo “Il settimo giorno Caos morΔ. L’uomo dei tempi antichi cessa di essere e arriviamo all’uomo moderno, Wanwu ossia il Cosmo che risiede nel Crono, un uomo che i taoisti rifuggono poichÃĐ considerato pericoloso e incapace di afferrare il Tao, come abbiamo visto nei capitoli precedenti.

Come mai Zhuang Zi ponga questa storia nel 7° capitolo non ÃĻ chiarissimo, diversi commentatori hanno cercato di darne una motivazione, ma sempre in modo debole. Potrebbe benissimo essere che non ci sia un perchÃĐ, per quanto questa storia sia densa di contenuto esoterico. Nel Chuang Tzu non sarà l’ultima volta che troveremo delle brevi perle all’apparenza decontestualizzate.

Ritengo che anche questo modo di comunicare faccia parte della filosofia e del linguaggio Tao, e Zhuang Zi mostra di padroneggiarlo con grande maestria.

Autore: Ferderico Gualdi. Seguimi su Facebook