𝑊𝒉𝒖𝒂𝒏𝒈 ð‘ŧ𝒛𝒖 – 6. 𝑰𝒍 ð‘ī𝒂𝒆𝒔𝒕𝒓𝒐 𝑚𝒖𝒑𝒓𝒆𝒎𝒐

ðŋ’𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 ð‘Ē𝑚𝑎𝑛𝑜 𝑎ð‘Ēð‘Ąð‘’ð‘›ð‘Ąð‘–ð‘ð‘œ ð‘‘ð‘’ð‘™ð‘™â€™ð‘Žð‘›ð‘Ąð‘–ð‘â„Žð‘–ð‘Ąð‘ŽĖ€ 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑖 𝑟𝑖𝑏𝑒𝑙𝑙𝑎ð‘Ģ𝑎 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑒𝑛ð‘Ē𝑟𝑖𝑎

ðļ 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑖 𝑖𝑛𝑜𝑟𝑔𝑜𝑔𝑙𝑖ð‘Ģ𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑏𝑏𝑜𝑛𝑑𝑎𝑛𝑧𝑎

𝑁𝑜𝑛 𝑓𝑎𝑐𝑒ð‘Ģ𝑎 ð‘ð‘Ÿð‘œð‘”ð‘’ð‘Ąð‘Ąð‘–. 𝑁𝑜𝑛 𝑟𝑖𝑚𝑝𝑖𝑎𝑛𝑔𝑒ð‘Ģ𝑎 𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖 𝑒𝑟𝑟𝑜𝑟𝑖

ðļ 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑖𝑎𝑐𝑒ð‘Ģ𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖 𝑠ð‘Ē𝑐𝑐𝑒𝑠𝑠𝑖.

ð‘ƒð‘œð‘Ąð‘’ð‘Ģ𝑎 𝑠𝑐𝑎𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑑𝑖 ð‘Žð‘™ð‘Ąð‘’ð‘§ð‘§ð‘’ 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 ð‘Ģð‘’ð‘Ÿð‘Ąð‘–ð‘”ð‘–ð‘›ð‘’.

ð‘ƒð‘œð‘Ąð‘’ð‘Ģ𝑎 ð‘’ð‘›ð‘Ąð‘Ÿð‘Žð‘Ÿð‘’ 𝑛𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑐𝑞ð‘Ē𝑎 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑏𝑎𝑔𝑛𝑎𝑟𝑠𝑖, 𝑛𝑒𝑙 𝑓ð‘Ē𝑜𝑐𝑜 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑏𝑟ð‘Ē𝑐𝑖𝑎𝑟𝑠𝑖.

ðŋ𝑎 𝑠ð‘Ē𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑛𝑧𝑎 ð‘ð‘œð‘Ąð‘’ð‘Ģ𝑎 𝑎𝑠𝑐𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑓𝑖𝑛𝑜 𝑎𝑙 𝑇𝑎𝑜 𝑖𝑛 𝑞ð‘Ēð‘’ð‘ ð‘Ąð‘œ 𝑚𝑜𝑑𝑜.

ðŋ’𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 ð‘Ē𝑚𝑎𝑛𝑜 𝑎ð‘Ēð‘Ąð‘’ð‘›ð‘Ąð‘–ð‘ð‘œ ð‘‘ð‘’ð‘™ð‘™â€™ð‘Žð‘›ð‘Ąð‘–ð‘â„Žð‘–ð‘Ąð‘ŽĖ€ 𝑑𝑜𝑟𝑚𝑖ð‘Ģ𝑎 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑠𝑜𝑔𝑛𝑖

ðļ 𝑠𝑖 𝑠ð‘Ģ𝑒𝑔𝑙𝑖𝑎ð‘Ģ𝑎 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑜𝑐𝑐ð‘Ē𝑝𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖.

𝐞𝑙 𝑠ð‘Ē𝑜 𝑐𝑖𝑏𝑜 𝑒𝑟𝑎 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑙𝑖𝑐𝑒 𝑒 𝑖𝑙 𝑠ð‘Ē𝑜 𝑟𝑒𝑠𝑝𝑖𝑟𝑜 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑜𝑛𝑑𝑜â€Ķ

ðŋ’𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 ð‘Ē𝑚𝑎𝑛𝑜 𝑎ð‘Ēð‘Ąð‘’ð‘›ð‘Ąð‘–ð‘ð‘œ ð‘‘ð‘’ð‘™ð‘™â€™ð‘Žð‘›ð‘Ąð‘–ð‘â„Žð‘–ð‘Ąð‘ŽĖ€â€Ķ 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑖 𝑟𝑎𝑙𝑙𝑒𝑔𝑟𝑎ð‘Ģ𝑎

𝐷𝑖 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 ð‘›ð‘Žð‘Ąð‘œ 𝑛𝑒Ė 𝑠𝑖 ð‘Ÿð‘Žð‘Ąð‘Ąð‘Ÿð‘–ð‘ ð‘Ąð‘Žð‘Ģ𝑎 𝑑𝑖 𝑑𝑜ð‘Ģ𝑒𝑟 𝑚𝑜𝑟𝑖𝑟𝑒.

ðķ𝑜𝑛 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒𝑟𝑒𝑧𝑧𝑎 ð‘Ģ𝑒𝑛𝑖ð‘Ģ𝑎 𝑎𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒𝑟𝑒𝑧𝑧𝑎 𝑠𝑒 𝑛𝑒 𝑎𝑛𝑑𝑎ð‘Ģ𝑎.

𝑁𝑜𝑛 ð‘‘ð‘–ð‘šð‘’ð‘›ð‘Ąð‘–ð‘ð‘Žð‘Ģ𝑎 𝑖𝑙 𝑙ð‘Ē𝑜𝑔𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑠ð‘Ē𝑜 𝑖𝑛𝑖𝑧𝑖𝑜

ðļ 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑒𝑟𝑐𝑎ð‘Ģ𝑎 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑙ð‘Ē𝑜𝑔𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠ð‘Ē𝑎 𝑓𝑖𝑛𝑒.

𝑄ð‘Ē𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑟𝑖𝑐𝑒ð‘Ģ𝑒ð‘Ģ𝑎 𝑞ð‘Ē𝑎𝑙𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑠𝑒 𝑛𝑒 𝑟𝑎𝑙𝑙𝑒𝑔𝑟𝑎ð‘Ģ𝑎;

𝑝𝑜𝑖 𝑙𝑎 ð‘Ÿð‘’ð‘ ð‘Ąð‘–ð‘Ąð‘Ē𝑖ð‘Ģ𝑎 𝑒 𝑠𝑒 𝑛𝑒 ð‘‘ð‘–ð‘šð‘’ð‘›ð‘Ąð‘–ð‘ð‘Žð‘Ģ𝑎.

𝑄ð‘Ēð‘’ð‘ ð‘Ąð‘œ 𝑒Ė€ 𝑞ð‘Ē𝑒𝑙 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑑𝑖𝑐𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑙𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 𝑐ð‘Ē𝑜𝑟𝑒 𝑠𝑚𝑎𝑟𝑟𝑖𝑠𝑐𝑎 𝑖𝑙 𝑇𝑎𝑜â€Ķ

𝐞𝑙 𝑠ð‘Ē𝑜 𝑐ð‘Ē𝑜𝑟𝑒 ð‘‘ð‘–ð‘šð‘’ð‘›ð‘Ąð‘–ð‘ð‘Žð‘Ģ𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒Ė ð‘Ąð‘Žð‘™ð‘’ 𝑒𝑟𝑎 𝑙𝑎 𝑠ð‘Ē𝑎 ð‘›ð‘Žð‘Ąð‘Ē𝑟𝑎:

𝑖𝑙 𝑠ð‘Ē𝑜 ð‘Ģð‘œð‘™ð‘Ąð‘œ 𝑒𝑟𝑎 𝑠𝑒𝑟𝑒𝑛𝑜 𝑒 𝑙𝑎 𝑠ð‘Ē𝑎 ð‘“ð‘Ÿð‘œð‘›ð‘Ąð‘’ ð‘‘ð‘–ð‘ ð‘Ąð‘’ð‘ ð‘Ž.

ðļ𝑟𝑎 𝑓𝑟𝑒𝑠𝑐𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑙’𝑎ð‘Ēð‘Ąð‘Ē𝑛𝑛𝑜 𝑒 ð‘Ąð‘–ð‘’ð‘ð‘–ð‘‘ð‘œ 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎ð‘Ģ𝑒𝑟𝑎.

ðŋ𝑎 𝑠ð‘Ē𝑎 𝑔𝑖𝑜𝑖𝑎 𝑒 𝑙𝑎 𝑠ð‘Ē𝑎 𝑖𝑟𝑎 𝑠𝑒𝑔ð‘Ē𝑖ð‘Ģ𝑎𝑛𝑜 𝑖𝑙 ð‘Ÿð‘–ð‘Ąð‘šð‘œ 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 ð‘ ð‘Ąð‘Žð‘”ð‘–ð‘œð‘›ð‘–â€Ķ

 

Eccoci giunti ad un capitolo che possiamo ritenere fra i piÃđ densi del Chuang Tzu, la comprensione della filosofia Tao nel suo senso piÃđ profondo.

In questo capitolo Zhuang Zi, facendo uso delle classiche storielle Tao dense di humor, ci espone il Tao nella sua forma ontologica piÃđ pura e diretta. Ci espone inoltre come armonizzarsi con esso e percepirlo. Un capitolo profondo che va riletto e meditato in ogni suo paragrafo.

Cominciamo con ordine seguendo l’esposizione di Zhuang Zi.

Innanzitutto chiarisce fin dal principio le 2 sfere nelle quali l’uomo deve imparare ad interagire (Cap 4 verso la fine): quella del Fato che proviene dal mondo del Cielo (ossia Natura) e quella del Dovere che proviene dal mondo degli uomini con le loro regole. E’ importante capire bene quando abbiamo a che fare con l’una o con l’altra e questo viene espresso con mirabile sintesi nella seguente frase: “Chi conosce l’azione del Cielo vive conformemente al cielo. Chi conosce l’azione degli uomini si serve della conoscenza per alimentare il sapere di non sapere”.

Fatta la doverosa premessa che åĪĐ Tian in cinese significa sia Cielo che Natura, ecco che questa frase spiega bene l’atteggiamento da tenere nella vita: quando si ÃĻ immersi nella Natura, bisogna seguirne il corso ed entrarne in armonia. Viceversa quando si ÃĻ nel mondo dell’uomo, il sapere che si sviluppa non puÃē che essere sterile per capire il Tao; per il saggio nel Tao il sapere del mondo dell’uomo ÃĻ solo e unicamente il sapere di non sapere. Il mondo dell’uomo non puÃē dare altro a colui che vuole comprendere il Tao.

Una posizione netta e chiara che vedremo come si sviluppa nel prosieguo. Zhuang Zi ci spiegherà bene queste 2 sfere.

Anzitutto pone il problema della conoscenza come autenticità. Non vi puÃē essere conoscenza autentica senza un uomo autentico, ossia un Saggio realizzato che riesca a capire ciÃē che ÃĻ falso o limitato da ciÃē che ÃĻ vero e assoluto. Questo passaggio mostra la concretezza che il Tao ha come filosofia.

L’uomo autentico ÃĻ quello dell’antichità, del tempo dell’oro, colui che viveva senza schierarsi in modo netto nelle circostanze e non cercava un vantaggio personale dalle situazioni. Non si ribellava alla penuria e non si inorgogliva dell’abbondanzaâ€Ķ

Si entra quindi in aspetti particolari che fanno trasparire la conoscenza dei taoisti delle varie sfere dell’uomo: l’uomo autentico ÃĻ senza sogni, il sonno profondo dovuto alla mancanza di preoccupazioni mentali; il respiro parte dai talloni indice di una connessione diretta con Madre Terra.

L’uomo autentico non ÃĻ particolarmente attaccato alla vita poichÃĐ nel Tao ci si vede come una forma passeggera che diverrà altro dal punto formale; parimenti non ÃĻ preoccupato della morte dato che tramite la morte si puÃē fare esperienza di altro e visitare nuove realtà che il Tao ci puÃē mostrare, e questo, per il Maestro Tao ÃĻ molto piÃđ interessante che restare uomo il piÃđ a lungo possibile.

Nel Tao non vi ÃĻ dunque ricerca di avere un seguito, nÃĐ la fama, nÃĐ la sapienza nÃĐ il comando sugli uomini.

Quando irritato lo mostra in viso naturalmente e parimenti, il suo aspetto ÃĻ lieto quando felice, ama la solitudine quando assorto e perde la parola in preda alla meraviglia.

Un uomo quindi diretto, semplice, naturale, quasi un bambino puro e senza strutture mentali o maschere di difesa o di circostanza. Puro essere con forma umana, con la sola educazione dalla natura e dal mondo.

Non vede separazione, per lui tutto ÃĻ uno, incluso ciÃē che non ama. “Tutto ciÃē che era uno era uno, e anche tutto ciÃē che non era uno era uno (â€Ķ) uno era compagno del cielo, non uno era compagno dell’uomo”. Si ritrovano i 2 mondi del Cielo e dell’uomo: fato e dovere.

L’uomo Autentico ÃĻ colui che riesce a porre queste 2 sfere non in conflitto: questo ÃĻ il punto chiave di tutto il capitolo.

L’uomo che vive nel mondo delle 10.000 cose, ossia il mondo dell’uomo entra facilmente in conflitto col mondo del cielo.

E l’uomo che vive nel mondo del cielo (la Natura) non ama entrare nel mondo degli uomini.

Se la prima fase ÃĻ chiara e di facile lettura poichÃĐ sappiamo bene che l’uomo scollegato dalla Natura vede la stessa come un’antagonista al raggiungimento dei suoi obiettivi, soffermiamoci invece sulla seconda: gli uomini che vivono nella natura che non amano il mondo dell’uomo.

Questo ÃĻ un argomento importante da approfondire: il vero uomo autentico non ÃĻ colui che rifugge il mondo degli uomini, e non ÃĻ neanche colui che intorno agli uomini si sente perso o costretto. Ritocchiamo un punto già visto nel Cap 4 riguardo agli asceti come nei Sanyasi indiani. Se cosÃŽ fosse egli non sarebbe “uomo autentico” dato che in qualsiasi situazione si trovi, il vero saggio rimane centrato e sereno.

Ecco che i Saggi taoisti abbracciano senza timori tutto l’universo, sai la parte del Cielo che quella dell’uomo :”Nascondi la tua barca nell’anfratto e pensi che sia al sicuro. Ma nel cuore della notte un uomo se la porta via: nell’oscurità non ti accorgi di nulla. Nascondere le cose piccole nelle grandi sembra una buona idea, ma ancora possono sfuggirtiâ€Ķ” il normale approccio del mondo degli uomini.

Ma poi il testo prosegue:”â€Ķ Nascondi il mondo intero nel mondo intero e non potrà piÃđ sfuggirti! Solo questo ÃĻ costante condizione degli esseri.”

Questa frase all’apparenza incomprensibile mostra l’insegnamento Tao alla questione del rapporto uomo-mondo. L’uomo si affannerà sempre nel cercare di controllare “le cose”, o per dirla col linguaggio Tao, il mondo del “ciÃē che non ÃĻ uno”. Qualsiasi ricerca della felicità partendo da tale mondo, quello degli uomini, ÃĻ vana perchÃĐ ÃĻ impossibile controllare le 10.000 cose. I Taoisti hanno un approccio molto piÃđ assoluto e semplice: non possedendo nulla si possederà tutto. Abbraccia il mondo intero ed esso non potrà piÃđ sfuggirti.

Ma come puÃē un uomo abbracciare il mondo intero?

La risposta viene in modo semplice e potete: non avendo attaccamento per nulla, lasciando fluire interiormente ed esteriormente il Tao, sia nel suo aspetto del Cielo (il fato) che nel suo aspetto puntale del mondo delle 10.000 cose (il destino).

E attenzione, questo non attaccamento non ÃĻ solo nelle cose materiali, ma anche nei pensieri, nelle convinzioni, nelle emozioni. Nulla deve essere trattenuto, tutto deve scorrere continuamente.

Da questo punto di vista il saggio ÃĻ colui il quale, pur cosciente della differenza tra Cielo e Uomini, all’atto pratico ÃĻ distaccato da entrambi, gioca il suo ruolo nel disegno complessivo del tutto tramite la sua forma corporale puntuale, ma nel suo io profondo, nella propria coscienza, che tutto osserva, egli non vede solo se stesso e il suo mondo personale. Il vero Maestro vede tutto il fluire del Tao nella sua completezza come un organismo perfetto, vivente, intelligente e cangiante dentro il quale la sua forma umana non ÃĻ che minuscolo componente. Ed ÃĻ qui, in questa visione allargata che egli, non possedendo nulla, in realtà possiede il “Mondo Intero”.

Quanta poesia e semplicità, quanta utilità per chi riesce ad applicarla!

Questo ÃĻ il passaggio chiave dell’insegnamento Tao, della sua filosofia cosÃŽ semplice eppure pragmaticamente potente e innovativa. Ricorda per certi aspetti il Karma Yoga Vedantico e vi sono analogie forti fra questi 2 approcci, ma mentre nel Karma Yoga vi ÃĻ sempre sottesa la presenza del Dharma come punto di riferimento, nel Tao questa componente ÃĻ addirittura assente. L’orientamento cardinale del Dharma viene trasceso per lasciare al suo posto un abbandono Totale al fluire del Tao e nel Tao, poichÃĐ il Tao in sÃĐ già racchiude tutto ciÃē di cui necessita il Saggio per essere una parte in armonia col creato.

Vediamo come nel camminare all’interno di questo capitolo si incontrano insegnamenti profondi e filosoficamente molto interessanti.

Vi ÃĻ quindi un richiamo alla naturale importanza della forma umana che in sÃĐ ÃĻ una fonte di falsa superiorità. I taoisti sono infatti esenti da concetti di forme superiori o inferiori, tutto ÃĻ equanime nel Tao. Vediamo queste righe al riguardo: “Hai osato assumere questa forma umana e ne gioisci. Ma la forma umana soggiace a 10.000 mutamenti , senza fine. (â€Ķ) PerciÃē il saggio desidera camminare nel luogo in cui le cose non possono piÃđ sfuggire e tutte simultaneamente esistono.” E qui, per far capire come la fluidità di questo stato sia la vera essenza dell’essere saggio il testo entra in un terreno razionalmente sfuggente: “Morire giovane ÃĻ un bene, invecchiare ÃĻ un bene. L’inizio ÃĻ un bene, la fine ÃĻ un bene.”

Ecco che ammiriamo finalmente la “camera principale” di questo capitolo, una definizione di Tao, per quanto questo possa essere possibile. Questa definizione che cito testualmente va sempre presa con la dovuta leggerezza e distacco, senza soppesare le parole, altrimenti sfoceremmo nella rigidità, opposta al concetto stesso del Tao fluido.

“Il Tao ha un sentimento e una verità, ma non agisce e non ha forma. Puoi trasmetterlo ma non puoi riceverlo; puoi riceverlo ma non vederlo. È la propria radice e il proprio fondamento. Esiste da tempo immemorabile, ÃĻ piÃđ antico di cielo e terra. (â€Ķ) Si estende al di là dei sei poli dell’universo ma non puoi chiamarlo profondo. Esiste da prima dei tempi piÃđ remoti ma non puoi chiamarlo vecchio.”

Come si vede, questa definizione ÃĻ piena di ossimori accennati o evidenti, una tecnica usata spesso nel Tao per aiutare lo studente a trascendere il razionale nella comprensione del Tao. Un altro ossimoro di tale definizione ÃĻ il suo confronto con il primo verso del Tao Te Ching: “ Il Tao che puÃē essere detto non ÃĻ il Tao”. Dove Lao Tzu dice che non si puÃē disquisire, Chuang Tzu si attarda a spiegarlo. Ecco che, nuovamente, i saggi taoisti non vanno presi alla lettera e non possono essere comparati tra di loro in modo razionale. Eppure leggendo il Tao Te Ching e, di seguito lo Chuang Tzu, si sente la stessa armonia, humor, senso poetico, leggerezza e semplicità. Indubbiamente tra questi 2 testi l’approccio alla vita e al mondo ÃĻ simile se non identico.

Verso la fine del capitolo viene affrontato in modo specifico il tema della morte: “Cosa nella morte dovrebbe farmi orrore? (â€Ķ) Ho ricevuto la vita al momento giusto e la lascio obbedendo al fato. Chi ÃĻ grato per il tempo che gli ÃĻ stato dato e dimora nell’obbedienza non ÃĻ toccato da gioia e dolore, nell’antichità questo era detto “liberarsi dai vincoli.”

Vi sono diverse pagine sull’importanza di prendere la morte non solo come una cosa naturale di cui non avere timore; addirittura i taoisti si spingono oltre e dicono chiaramente che nel momento del funerale non si dovrebbe assumere un’aria grave e triste ma mostrare lo stesso uguale stato d’animo dei giorni normali. Quando il discepolo di Confucio mostra fastidio verso l’atteggiamento scanzonato di alcuni taoisti ad un funerale di un loro compagno, Confucio gli risponde: “Questi uomini camminano fuori dai confini del mondo mentre io mi muovo all’interno di quei confini.(â€Ķ) il loro “non agire” ÃĻ la unica occupazione. Come possono costoro lasciarsi confondere dai rituali del mondo o preoccuparsi degli occhi e delle orecchie degli spettatori?”

Nel Tao tutto ÃĻ trasformazione, ci vediamo come uomini, ma lo siamo veramente? Oppure ÃĻ semplicemente un sogno? Nel Tao vi ÃĻ chiaramente una visione della forma come di un qualcosa di transitorio ed effimero sul quale non ha senso soffermarsi piÃđ di tanto. Quando il taoista muoreâ€Ķ”il mio braccio sinistro si trasformerà in un gallo per annunciare l’alba. la mia spalla destra ÃĻ trasformata in un proiettile, la userÃē per abbattere un piccione da arrostire. Se i miei glutei diventano ruote di carro e il mio spirito un cavalloâ€Ķ”.

Saremo capaci di vivere con tale leggerezza?

Saremo capaci non possedendo nulla, di possedere il mondo intero?

Sapremo affrontare la morte come ci insegna Zhuang Zi in questo capitolo?

Forse non tutti, ma la lettura di questi capitoli ci rende sicuramente la vita piÃđ spensierata e giocosa. E già questo ÃĻ piÃđ che sufficiente.

Grazie Zhuang Zi per questo prezioso dono.

 

Autore: Ferderico Gualdi. Seguimi su Facebook