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โ€œIl Vuoto, questo รจ il digiuno della menteโ€. Giusto meditare su questa frase dellโ€™introduzione di questo capitolo.

In questo quarto capitolo Zhuang Zi affronta il non facile percorso dellโ€™essere taoista nel mondo dellโ€™uomo, soprattutto nei tempi in cui il Tao non รจ riconosciuto dagli uomini.

Innanzitutto Zhuang Zi scomoda Confucio in questa storiella. Ma attenzione, non mescoliamo il Confucianesimo con il Taoismo. Il Confucianesimo รจ una corrente filosofica quasi complementare, per cosรฌ dire al Taoismo. Nel Confucianesimo ci si occupa del lato mondano, del governare, del rapporto tra uomo e societร , dellโ€™etica e della pratica. Il Confucianesimo ha un substrato umanistico profondo ma sul versante del momento essenzialmente profano. Essa รจ quindi la filosofia dellโ€™attivitร  e del momento in cui lโ€™uomo รจ integrato e immerso nel mondo umano.

Al contrario il Taoismo รจ una filosofia naturalistica, che mette il filosofo in ascolto con sรฉ stesso, il suo mondo interiore e la natura. Tocca alcuni punti del confucianesimo, come lโ€™arte del buon governo, ma lo fa sempre da una posizione esterna e mai fondamentale, centrale. Esso รจ la filosofia del momento Sacro ed รจ per la persona che, stanca del vissuto nel mondo profano, vuole ritirarsi dal mondo dellโ€™uomo per approfondire i suoi aspetti piรน sottili e mistici.

Perchรฉ quindi scomodare Confucio come il maestro in questo 4 capitolo?

Per 2 motivi: il primo รจ appunto che questo capitolo tratta del mondo dellโ€™uomo, un tema centrale del Confucianesimo. Il secondo รจ per la regola dellโ€™impersonalitร . Nel Tao, come anche nei RosaCroce, e gli Alchimisti europei, vige la regola che qualsiasi testo venga scritto debba essere considerato come originato dallโ€™egregore dellโ€™Ordine piuttosto che dallo scrittore stesso. Sono infatti quasi tutti firmati con โ€˜Anonimoโ€™ o pseudonimi. Similmente, nei capitoli del Zhuang Zi, ecco che a parlare รจ a volte lui stesso, a volte il macellaio Ding, altre volte Confucio oppure altri vari personaggi. Il testo ci parla quindi indirettamente anche di questi aspetti non secondari, insegandoci la regola dellโ€™impersonalitร  come strumento per andare oltre il senso dellโ€™ego e dellโ€™importanza di sรฉ stessi.

Entriamo ora nel testo di questo capitolo.

Il capitolo inizia con Confucio che dissuade un suo discepolo, Yan Hui, dallโ€™andare a fare da consigliere al Principe di Wei, dalla condotta sconsiderata. Leggendo si entra in un discorso articolato. Per consigliare gli altri, il testo ci insegna ad aver innanzitutto completato il proprio percorso di studioso.

Ecco un passaggio chiave: โ€œPredicare a forza benevolenza, giustizia ed etica a quellโ€™uomo violento vuol dire servirti della sua malvagitร  per far risaltare la tua bontร . Questo รจ detto โ€˜dissodare gli esseri umaniโ€™, e chi โ€˜dissodaโ€™ gli altri verrร  da essi a sua volta โ€˜dissodatoโ€™. Questo รจ ciรฒ che ti accadrร .โ€

Un passaggio profondo filosoficamente, dove la forza del taoismo รจ assolutamente esente da falsi o veri moralismi e vari approcci etici. Ecco una differenza chiave con molte filosofie contenenti morale ed etica. Nel Taoismo non cโ€™รจ la volontร  di voler rendere il mondo o le persone migliori, non cโ€™รจ, come abbiamo giร  visto, un anelito di evangelizzazione attraverso la filosofia e il filosofo stesso. Nel Tao lโ€™unica persona su cui lavorare (aggiungerei: senza volerla migliorare) รจ il filosofo stesso, e il mondo che gli gira attorno รจ solo un tramite nel suo percorso, ma sempre visto in chiave introspettiva.

Yan Hui, incalzato dalle domande del maestro, espone diversi possibili approcci per migliorare il principe, e Confucio gli mostra come ognuno dei suoi metodi sia destinato al fallimento. Alla fine, quando Yan Hui non ha piรน altre strade, Confucio gli mostra una possibilitร : โ€œDigiuna! Ti dirรฒ cosa significa. Esserci e agire, pensi sia facile? Con questo il cielo luminoso non รจ in accordo. (โ€ฆ) Unifica la tua volontร . Ascolta con il soffio vitaleโ€ E Yan Hui, cominciando a capire: โ€œSe Hui ancora non รจ arrivato a fare uso di questo digiuno รจ per via della sua identificazione con il proprio io?โ€

Entriamo qui nel verso piรน rivelatore del capitolo, lโ€™insegnamento su come educare una persona che non vuole imparare e che ha potere su di noi:

โ€œTi dirรฒ come penetrare le difese del principe evitando di ferire la sua reputazioneโ€ฆโ€

Quante volte ci siamo trovati in questa situazione? Parenti, figli, sul lavoro, con alcuni amiciโ€ฆ una delle sfide piรน difficili: la vita ci pone in una posizione dove possiamo aiutare qualcuno, ma la persona non vuole essere aiutata, per i motivi piรน disparati, mancanza di ascolto, chiusura (emotiva od intellettuale), ego, paura ad aprirsi…

โ€œSe ti accoglie, puoi cantare la tua canzone. Se non ti lascia entrare fermati.โ€

In queste poche parole cโ€™รจ tutto quello che serve. Su questa frase gira tutto il capitolo. Aiuta quando la persona ti apre le sue porte. Ma fermati quando essa le ha chiuse. รˆ un gioco di equilibri, di ascolto, di empatia. Di pazienza. Di tempi perfetti.

E qui lโ€™arte รจ capire proprio i tempi del nostro โ€˜Principe di Weiโ€™, sentire momento per momento la sua predisposizione dโ€™animo. Agire quando รจ aperto e fermarsi e portare pazienza quando non lo รจ. Sembra facile scrivendolo o leggendolo. Diviene invece unโ€™arte quando siamo nella vita reale e spesso siamo anche coinvolti emotivamente. Eppure, in questa frase cโ€™รจ tutto quanto dobbiamo sapere. Il resto non รจ meno importante, ma viene solo dopo questa comprensione che รจ il perno dal quale si dipana tutto il resto.

A questo punto il testo torna sulla necessitร  di essere centrati sul Tao quando รจ il momento di agire. Ecco un passaggio in questa parte:

โ€œHai udito parlare della conoscenza acquisita mediante la conoscenza, ma non ancora della conoscenza acquisita mediante la non conoscenza. Penetra il segreto di quella stanza chiusa, la camera vuota in cui si genera la luce!โ€

Do qui la mia personale interpretazione di queste 2 frasi ermetiche. Nella prima vi รจ forte il richiamo alla filosofia Socratica del โ€œSapere di non sapereโ€. Questo concetto รจ espresso esplicitamente, oltre che in Socrate, anche nel capitolo 71 del Tao The Ching. Data la sua brevitร  (e bellezza) vediamolo per intero:

“Sapere che non si sa รจ la cosa migliore.

Non sapere di non sapere รจ una malattia.

In veritร , solo chi vede la malattia come una malattia

Puรฒ evitare la malattia.

Il saggio non รจ malato,

Perchรฉ vede la malattia come una malattia.

Quindi non รจ malato.”

Nel Tao la vera conoscenza parte dal comprendere che la si puรฒ acquisire non attraverso il sapere del mondo degli uomini, ma attraverso lโ€™intuizione che nasce direttamente da noi stessi. Questa รจ la non-conoscenza a cui si fa qui riferimento.

La seconda frase รจ piรน enigmatica, si potrebbe pensare ad un richiamo allโ€™intelligenza cardiaca che viene direttamente dal cuore attraverso tecniche di alchimia interiore, una materia sicuramente molto praticata dai taoisti. Lโ€™intelligenza cardiaca, o intelligenza del cuore, รจ un tema trattato e studiato in diverse scuole misteriche, e quindi non cโ€™รจ da stupirsi che anche il Tao, senza parlarne esplicitamente in un testo essoterico, ne faccia menzione. Sullโ€™intelligenza del cuore, e come essa sia collegata, attraverso lโ€™intuizione, a tutta la conoscenza universale, ecco un passaggio di una delle piรน studiate Upanishad, la Chandogya: โ€œVasto come questo spazio esterno รจ il minuscolo spazio dentro al nostro cuore: in esso si trovano il cielo e la terra, il fuoco e lโ€™aria, il sole e la luna, la luce che illumina e le costellazioni, qualunque cosa quaggiรน vi appartenga e tutto ciรฒ che non vi appartiene, tutto questo รจ raccolto in quel minuscolo spazio dentro al vostro cuoreโ€.

Gli studi delle neuroscienze di questi ultimi decenni hanno ormai dimostrato come nel cuore (e nella pancia) vi siano neuroni e neurotrasmettitori, argomento affascinante che possiamo solo accennare per motivi di spazio.

Il testo, cambiando personaggio e situazione, a questo punto entra in un altro tema interessante, la capacitร  di non avere attaccamento emotivo verso lโ€™esito delle nostre azioni. Un tema trattato approfonditamente anche nella Bhagavad Gita.

Un altro discepolo di Confucio, Zigao, chiede al maestro come riuscire ad essere un ambasciatore senza sofferenza e preoccupazione nel compito che gli spetterร  a breve. Per quanto Zigao abbia chiaro che tutto avviene nel Tao egli รจ preoccupato per lโ€™esito positivo della sua prossima missione da ambasciatore.

Confucio risponde: โ€œNel mondo ci sono 2 grandi regole: una รจ fato, lโ€™altra รจ dovereโ€.

Zhuang Zi spiega come alcune situazioni ci vengano direttamente dal Tao attraverso il destino e come altre ci vengano attraverso le nostre scelte personali, ossia il dovere che deriva dalle situazioni nelle quali noi stessi ci siamo posti (un velato accenno al libero arbitrio?).

โ€œLโ€™amore nei confronti dei Genitori รจ fato. Il servizio di un ministro nei confronti del suo sovrano รจ dovere.โ€

Egli spiega quindi a Zigao come porsi nei confronti di queste 2 regole: โ€œRiguardo alla propria mente, non lasciare che sia turbata da gioia e tristezza, riconoscere ciรฒ che non possiamo cambiare e accettarlo come fato, questo รจ il culmine della virtรน. (โ€ฆ) Se agisci come la situazione richiede, senza darti pensiero per te stesso, troverai forse il tempo per amare la vita e odiare la morte? Vai dunque in questo spirito.โ€

Incredibilmente simile alla risposta di Krishna ad Arjuna nella Bhagavad Gita. Il Cap 18 verte tutto su questo insegnamento e sulle conseguenze che seguono le azioni fatte. Come Zhuang Zi, Krishna รจ esplicito e non da adito a dubbi. Riporto solo un paio di versi:

โ€œ1 Arjuna disse: Parlami, o Krishna, dellโ€™effettiva distinzione tra la rinuncia (astensione dallโ€™azione) e la rinuncia ai frutti dellโ€™azione (arresa).

2 Krishna disse: Il sapiente (colui che pratica la sapienza come conoscenza dalla radice mentale) considera come rinuncia lโ€™astensione dallโ€™attivitร  ispirata da desideri (egoistici), mentre il saggio (colui che รจ in armonia con il Brahman) considera come rinuncia lโ€™abbandono dei frutti dellโ€™azione (ovvero di ogni aspettativa di ricompensa per le azioni compiute).โ€

Vi sono quindi altri insegnamenti, per cosรฌ dire piรน pratici, per aiutare a districarsi nel mondo degli uomini. Ne cito alcuni:

โ€œQuando le 2 parti (colui che parla con colui che ascolta) sono compiaciute vi รจ un eccesso di positivitร . Quando le 2 parti sono adirate vi รจ un eccesso di negativitร . Nelle faccende umane ogni esagerazione รจ pericolosa.โ€ Insegnamento pratico che spesso molti non focalizzano, ma che con la dovuta presenza di spirito puรฒ invece tornare molto utile.

โ€œLe gare di forza e abilitร  solitamente cominciano nello spirito yang, ma alla fine prevale lo yin ed emergono i comportamenti scorrettiโ€ Un invito alla prudenza e moderazione nei rapporti umani.

โ€œQuando un contendente si sente con le spalle al muro, inevitabilmente ricorre a mezzi sleali, senza neanche sapere perchรฉ lo fa.โ€ Un invito a non mettere mai le persone in situazioni troppo difficili per evitarne le reazioni imprevedibili.

Vi รจ poi un accenno alla necessitร  della pazienza sia nellโ€™azione che, soprattutto, nellโ€™elaborazione di una strategia: โ€œPremere per una rapida risoluzione รจ pericoloso. Lโ€™elaborazione di una buona soluzione richiede tempo. Una volta che una cattiva soluzione รจ stata adottata รจ troppo tardi per cambiarla. Puoi permetterti di essere imprudente?โ€

Tra gli altri un richiamo alla giusta via di mezzo: โ€œChi alleva una tigre non osa nutrirla con animali vivi, per timore di eccitarne la furia nellโ€™uccidere, nรฉ osa darle pezzi di carne per timore di eccitarne la furia nello sbranare. Regola lโ€™orario dei pasti in modo da tenere sotto controllo la mente feroce della tigre.โ€

Vi sono alla fine 3 pagine di racconti riguardo alla โ€˜utilitร  dellโ€™inutilitร โ€™, un concetto tipicamente Tao.

Zhuang Zi vuole qui fare un richiamo alla necessitร  che i saggi debbano tenere uno stato riservato e modesto nel mondo degli uomini, nei tempi in cui non possono essere capiti i loro insegnamenti. Il racconto dellโ€™albero, che non viene tagliato poichรฉ non ha alcuna utilitร  pratica il suo legno, รจ il momento centrale di questa parte.

โ€œOra che sono quasi giunto al fine della mia vita, ci sono riuscito. La mia inutilitร  mi รจ molto utile. Se fossi stato utile, come avrei potuto raggiungere queste dimensioni?โ€ Ecco lโ€™albero inutile che mostra lโ€™utilitร  nel non poter interagire in alcun modo col mondo degli uomini.

La conferma di questo atteggiamento รจ in una frase alla fine del capitolo che risulta fin troppo esplicita: โ€œQuando il mondo ha il Tao, il saggio puรฒ realizzare la sua opera; quando il mondo non ha il Tao il saggio puรฒ solo preservare la sua vita. (โ€ฆ) Basta, basta cercare di influenzare gli esseri umani per mezzo della virtรน!โ€โ€

Il saggio taoista, nei tempi il cui Tao non รจ capito dal mondo degli uomini, deve quindi avere un profilo basso, essere prudente e paziente. Solo quando il Tao tornerร  ad essere il perno della vita umana, egli potrร  tornare attivo e compiere la sua opera.

Un capitolo, a differenza del precedente, articolato e con molti insegnamenti pratici. Non possiamo che ringraziare Zhuang Zi, per queste perle cosรฌ diverse fra loro.

Autore: Federico Gualdi. Seguimi su Facebook