ROSACROCE: scherzo o realtà?

TempleofrosycrossRosacroce è il nome dato ad una confraternita di mistici, ricercatori spirituali, che ha avuto una grande influenza in Germania nel XVII secolo. Nel 1614, a Kassel, appaiono in un unico volume la Riforma e la Fama, e nel 1616 a Francoforte la Confessio, entrambi di autore ignoto. Le loro traduzioni furono numerose. Questi due documenti, che inquadrano il pensiero e l’organizzazione dell’Ordine dei Rosacroce, influenzano la Vita spituale in Europa. A sei anni dalla pubblicazione della Confessio, nel 1622, venivano affissi a Parigi dei manifesti che recavano il seguente messaggio: «Noi, deputati del collegio principale dei Fratelli della Rosacroce, soggiorniamo in questa città in modo visibile e invisibile per grazia dell’Altissimo, verso cui si volgono i cuori dei giusti, per salvare gli uomimi, nostri s1mili, dall’errore della morte».

Questa Confraternita sarebbe stata organizzata da Christian Rosencreutz – di fatto un personaggio mitico – che sarebbe vissuto 106 anni e che, secondo la leggenda, sarebbe nato in Germania nel 1378.
Questa società ermetica, rivelatasi durante la Riforma continua a vivere sotto aspetti diversi nel XVIII secolo e alcuni adepti rivendicano ancora ai nostri giorni il titolo di Rosacroce o Rosacrociani. Molti membri ammettono che l’ordine può essere «messo in sonno» e che il suo ritmo ciclico è di 108 anni.

Infatti, oltre ad un gruppo di uomini del XVII secolo che ha cercato l’illuminazione per raggiungere una vita migliore, il termine Rosacroce comprende un insieme di società segrete che pretendono di essere le eredi di un’antica saggezza sotto forma di confraternite segrete. Vi troviamo quindi l’Ermetismo egizio, lo Gnosticismo, la Cabala, l’Alchimia e l’Esoterismo cristiano, tutto un mondo che gravita attorno all’illuminazione e che comunica attraverso il simbolismo.

Tutte queste società hanno dato adito a innumerevoli congetture in quanto le loro attività sono quasi del tutto sconosciute. Ci si può persino chiedere se siano realmente esistite, se non siano rimaste allo stadio embrionale. Hanno queste società una struttura ben definita, struttura che non conosciamo, dato che il segreto è stato gelosamente conservato?

Ciò porta alcuni studiosi a ritenere che la Confraternita dei Rosacroce non abbia mai avuto un’esistenza sociale. Gli adepti, portatori del titolo, sarebbero solamente Fratelli per via della conoscenza e del successo delle loro opere. «Non li impegna nessun giuramento, nessuno statuto li lega tra loro, nessuna regola – oltre la disciplina ermetica liberamente accettata e volontariamente osservata – influenza il loro libero arbitrio […] I Rosacroce non si conoscevano tra loro, non avevano né luoghi di riunione, né sedi sociali, templi, rituali o segni di riconoscimento. Non versavano quote di associazione […] ».

Ma, a parte queste affermazioni del Fulcanelli (1), René Guénon e Victor-Émile Michelet (2) hanno sostenuto la stessa tesi che si ritrova nella maggior parte degli autori: «Non immaginiamo una società organizzata, ma dei contatti necessari tra spiriti di alto livello e un linguaggio comune, non segreto ma semplicemente inaccessibile agli altri uomini in un dato tempo (3) ».

rosacroce_3Le origini della Confraternita rimangono oscure; è quindi molto facile collegarle indirettamente all’insieme dei movimenti esoterici, ai gruppi iniziatici segreti più antichi, sia che se ne ritrovino le aspirazioni comuni, sia che se ne scopra l’identico insieme di simboli a partire principalmente dalla rosa mistica e dalla croce. Si può immaginare tutto e pensare ai «Nove Sconosciuti » o ai « Superiori Sconosciuti », associazioni misteriose dietro a cui alcuni saggi, o dei rari privilegiati, si sarebbero dissimulati, per non venire importunati a causa della loro conoscenza, pur fornendo consigli per interposta persona; il loro consiglio supremo sarebbe stato composto da nove membri. I Rosacroce hanno di conseguenza ricevuto la loro misteriosa eredità?

Non essendoci nulla di verificabile o controllabile, le tesi più contraddittorie sono state sostenute da uomini spesso sinceri. Per alcuni i Rosacroce sono superuomini, grandi iniziati che hanno un’influenza su tutta la nostra vita; essi modificano
il corso degli avvenimenti. Per altri, i Rosacroce non sono altro che mistici allucinati e anche, a volte, ciarlatani che approfittano della credulità dei loro simili. Ci troviamo così di fronte ad un delirio immaginativo, o al più deplorevole scetticismo (5). Che cosa pensare d’interpretazioni così contraddittorie?

La Confraternita della Rosacroce si sforzava di far sorgere una nuova fraternità cristiana, la « vera » religione, ridicolizzando il papismo; insegnava una « vera » filosofia, la morale più pura con il suo disinteresse, la sua carità; conduceva alla conoscenza delle scienze più segrete, tra cui l’alchimia, attraverso la quale si poteva creare il pensiero universale. I Rosacroce potevano guarire i malati, prolungare la vita, ma l’Elisir di Lunga Vita non è che una tappa in un’elaborazione più completa che mira alla trasmutazione dell’essere umano. Si tratta dunque della ricerca di un processo iniziatico: «passaggi» e «porte» che possono essere attraversate solo da coloro i quali ne sono degni, coloro i quali hanno ricevuto la rivelazione della Luce divina. L’uomo è alla ricerca del suo aspetto cosmico.

Per raggiungere tale via della vera saggezza, per avere la conoscenza integrale della natura visibile o invisibile, bisognava aderire a questa confraternita, il cui emblema era la croce macchiata dal sangue di Cristo, alla quale si univa la Rosa, la Purezza, la Discrezione, il crogiolo indubbiamente alchemico, la Bellezza; questa rosa era anche l’emblema della ribellione contro la chiesa di Roma e il culto reso a Maria. Con questo segno di riconoscimento, quindi, troviamo quasi sempre una rosa al centro della croce, ma qualche volta quattro rose disposte all’inizio dei quattro bracci della croce lasciando il centro libero; vedremo anche più in là che i Rosacroce si servono di altri simboli.

stemmi_rosa_croce

Gli Alchimisti e i Rosacroce sono stati intimamente collegati. I due manifesti considerano che l’alchimia, ben nota ai suoi adepti, sia la base del loro pensiero; questa conoscenza quindi non è commentata in modo frammentario, ma gli autori prendono posizione contro i «soffiatori»; e grandi alchimisti quali Fludd, Paracelso, Thomas Vaughan, Eugenio Filalete, sarebbero stati dei Rosacroce. Si possono trovare in loro caratteri comuni: l’amore fraterno per i simili, la carità, la ricerca di una medicina universale. Ma in realtà non si sa chi tra loro abbia veramente fatto parte di questa segreta e misteriosa Confraternita.

Pare che i Rosacroce abbiano tenuto in disparte chi sembrava indegno di una visione spirituale e tutti coloro che erano spinti più dalla patologia psicologica e sociale che da una conoscenza esoterica. Se i Rosacroce sono veramente esistiti, il reclutamento deve essere stato molto severo; i loro dirigenti non hanno mai dato peso al numero come nelle nostre associazioni moderne, ma quelli che sono stati ammessi hanno avuto accesso alla conoscenza del misterioso Libro del Mondo.

È stato inoltre affermato che i Rosacroce abbiano permesso la costituzione della Massoneria e che siano stati alla base dell’organizzazione di quest’ordine. In effetti, a tale riguardo abbiamo soltanto informazioni molto parziali, in quanto mancano i documenti storici.

Alcuni autori hanno addirittura confutato l’esistenza di questo movimento; perché non è stata trovata traccia dei loro archivi. Ma le società segrete non hanno archivi, i poteri sono trasmessi a voce. Una volta all’anno i Compagnons du Tour de France bruciavano la documentazione, anche se non era compromettente. Si nota indubbiamente una certa indifferenza verso lo scritto, ma anche il rispetto della parola, della memoria, del silenzio iniziatico.

Questo silenzio rappresenta il cuore e lo spirito di uomini amanti della libertà e della lealtà, per i quali soltanto la trasmissione dei simboli era importante. Una tale assenza di storicità non può però far pensare ad una mancanza di organizzazione, o perfino alla non-esistenza di questo movimento. Peraltro, il suo esoterismo ha influenzato la letteratura, la filosofia, gli avvenimenti della nostra vita e quindi la politica sociale e quella delle varie fazioni. Se non esistono prove dell’esistenza di questa Confraternita, i fatti improntati dal suo spirito rimangono molto tangibili.

È cosl che con uno spirito dello stesso genere MarquèsRivière dedicando la sua Histoire de la Franc-Maçonnerie Française «al Maresciallo Pétain, Capo dello Stato Francese, che sopprimendo la Massoneria ha liberato la Francia6 da una esautorazione che la stava uccidendo», è stato costretto a riconoscere che « la Massoneria è stata troppo legata alla grandezza della nazione e alcuni suoi membri hanno avuto un ruolo storico troppo considerevole perché delle ingiurie non possano indirettamente ricadere sulla gloria della patria ». Anche Bernard Fay ( 6) ammette che «meglio di qualunque altra forza, meglio di qualunque altro corpo costituitosi dal XVIII secolo, la Massoneria ha saputo attirare gli uomini, svegliare in loro il desiderio e la curiosità, farli agire tenendoli sempre in tensione senza saziarli né stancarli».  Potremmo dire la stessa cosa per i Rosacroce che hanno segnato la ricerca spirituale  di un’epoca.

Così lo studio delle società segrete diventa una necessità assoluta se si vuole raggiungere una comprensione tanto dei fatti antichi passati quanto di quelli dei tempi moderni, perché una fraternità di pensiero ha sempre una ripercussione sull’ambiente che la circonda. L’atto politico non è comandato da un iniziato, ma è motivato da un’atmosfera generale che scaturisce da pensatori, ricercatori, umanisti; gli enciclopedisti hanno fatto nascere la rivoluzione francese, senza per questo agire direttamente sugli avvenimenti politici.

logo_rosacroceIl silenzio e il segreto osservati da queste società chiuse hanno suscitato molti commenti. La profusione di libri ad esse dedicati provoca un malessere e porta sovente ad una falsa interpretazione. L’ideologia di tali movimenti deve essere vista dall’interno e non dall’esterno; bisogna penetrarne lo spirito.

Gli errori riguardo agli ordini segreti si sono cosl accumulati, sia che provenissero da studiosi ostili che favorevoli. Per mancanza di documenti disponibili è stata redatta una presunta storia al di fuori di ogni possibile critica. È curioso notare come le società segrete non hanno voluto rettificare le menzogne o le maldicenze espresse sul loro conto. Sotto la copertura dei simboli hanno lasciato diffondere delle leggende pià o meno comprensibili, lasciando i profani nell’impossibilità di determinare il vero o il falso. Gli uomini non colgono altro che ciò che viene detto in modo letterale e nella maggior parte dei casi non possono fare lo sforzo di assimilare l’idea che si trova oltre le parole. Cristo stesso diceva « Parlo in parabole per coloro i quali sono di fuori, affinché guardando non vedano e ascoltando non sentano» (7). Ora, un archetipo che esprime un’idea-forza, il fondamento, l’essenza stessa dell’idea, non può che presentarsi sotto una forma approssimata, in quanto esso è la profondità stessa. L’idea è in sé incomunicabile, e la sua natura implica il concetto di silenzio, di vuoto. Bisogna quindi agire e parlare per equivalenze; un critico  d’arte che vuole fare una descrizione interiore di un quadro, avrà molta difficoltà a trovare le parole per tradurre la sua emozione plastica, in quanto il dipinto è composto di pasta e colori. Lo stesso vale per il pensiero metafisico. Questa traduzione per equivalenza prende così una forma velata e si è quindi parlato di segreto delle società iniziatiche. Questi movimenti chiusi si rivolgono a coloro che sono iniziabili e che ne sono degni, ma non contengono «segreti» nel senso profano.

Il rituale iniziatico si svolge nel silenzio, al riparo dei rumori della vita quotidiana; esso mira all’espansione dell’individuo. Le autocrazie civili e religiose vi hanno visto il segno di una ubbidienza passiva, di una credenza imposta. La sua potenza magica ed incantatoria permette all’essere di sdoppiarsi: attraverso una morte fittizia, il profano si trasforma in un iniziato rigenerandosi in un altro status.

L’inesprimibile non è l’incomprensibile e difatti la ricerca del suo significato permette all’adepto di passare da uno stato esteriore ad uno stato interiore che è proprio dell’iniziazione. La società segreta ricorre ai simboli che suggeriscono una corrispondenza analogica. Questi simboli si ritrovano, ovunque, sia nelle società arcaiche come i Maya, sia nella società egizia o nei misteri di Mithra ed Eleusi. Molte società iniziatiche moderne – fra cui la Massoneria e il Compagnonaggio – commentano le leggende facendole rivivere per mezzo dei loro rituali.

Questi adepti hanno senza dubbio raggiunto la loro verità, che è difficilmente spiegabile agli altri, a meno che questi ultimi adottino lo stesso procedimento, cioè un cammino molto lungo che li porterà alla stessa comprensione. Una tale difficoltà a spiegare o a tradurre mostra meglio perché costoro abbiano lasciato effettuare le più svariate congetture sul loro conto senza smentirle.

Ritornando ad una società chiusa, ma meglio conosciuta, come la Framassoneria e, volendo fare un esempio preciso, la letteratura profana ha notato che Anderson nelle sue Costituzioni ha affiliato Adamo alla Massonena; ma non ha capito che ciò significava collegare quest’ordine ad un centro spirituale, dando ogni valore all’iniziazione che si deve trasmettere senza interruzione a partire dai valori tradizionali. Ogni ordine spirituale non può avere un’origine umana fisica; è invece l’espressione di un’idea, di un potere metafistco. È evidente che usiamo la parola «tradizionale» unicamente nel suo senso iniziatico e non nel suo senso profano. Ci sembra comunque utile precisare questo valore al fine di evitare ogni confusione.

album-fotografico_sacramentario-rosacrociano-secxviii-fig16René Guénon, ne Le Règne de la quantité et le Signes des Temps(8) indica «non c’è e non ci può essere nulla di veramente tradizionale che non implichi un elemento di ordine sovrumano; questo rappresenta un punto essenziale che in un certo qual senso costituisce la definizione della Tradizione e tutto ciò che la riguarda ». Ne La Crise du Monde Moderne l’autore aggiunge che «nella confusione mentale caratterizzante l’epoca nostra, si è infatti giunti ad applicare indistintamente questa parola “tradizione” ad ogni sorta di cose, a cose spesso insignificanti, a semplici costumi privi di ogni portata e spesso di origine affatto recente» (9). La Tradizione invece non può essere che la trasmissione orale « della dottrina secondo la quale le verità assolute sarebbero state rivelate da Dio a Adamo » (definizione contenuta nel dizionario di Hatzfeld e Darmesteter). La trasmissione di fatti di ordine umano non può essere considerata tradizionale, ma solamente folcloristica. Un ordine che attinge dalla Tradizione la più autentica, possiede in sé tutte le virtualità dell’insieme della Conoscenza; esso irraggia dal suo punto centrale, nella Certezza assoluta, ed è da lì che proviene la nozione di «infallibilità».
Da parte nostra impiegheremo la parola «Tradizione» nel senso della trasmissione e dell’appartenenza ad un centro primordiale di natura divina, a carattere rivelato, da cui noi proveniamo e che tentiamo di reintegrare per mezzo dell’iniziazione. Le leggende circa l’immortalità trovano una spiegazione nel valore che ha la catena iniziatica, dove il messaggio si trasmette e sopravvive al di fuori della nozione del tempo terrestre. L’iniziato non ha più bisogno di morire per rinascere in uno status migliore, perché arriva da sé a questo stato del superamento. Vediamo così Cagliostro affermare, con grande sorpresa dei membri di un intero salotto: « Non appartengo a nessuna epoca e a nessun luogo, il mio essere spirituale vive la sua esistenza eterna».

Attualmente in tutto il mondo si sta producendo un vasto movimento di ricerca verso l’unità spirituale. Legami di solidarietà si stanno imponendo al di là delle credenze e delle opinioni; individui, giunti da lontani orizzonti, si riconoscono: questa mescolanza di mentalità fa nascere un amichevole spirito di confronto. Grazie allo sviluppo delle nostre conoscenze scientifiche le frontiere amministràtive si aprono, l’uomo non vuole più essere isolato: questo fenomeno comunitario si sviluppa su scala mondiale. Tutta la nostra società aspira ad una pausa; la nostra trasformazione materialista riattualizza cosl una ricerca spirituale affinché l’essere umano possa espandersi liberamente. Le chiese separate tentano di riunirsi e di ritornare alla Tradizione Una ed Universale.

La speranza vaga e imprecisa di un mondo migliore si trova in ogni essere che diventa un Rosacroce. Se l’individuo non ha l’aiuto di una religione, di una fede, cerca una conoscenza ideale che oltrepassi il razionale o il determinismo della materia. Per alcuni la conoscenza tradizionale permette di affermare la propria fede, e in tal modo, di entrare meglio in comunione con i «misteri religiosi». Per mezzo di una ricerca cosciente l’uomo vuole conoscere, vuole penetrare gli enigmi, vuole sapere. Le scienze tradizionali, con il loro superamento dei concetti umani, permetteranno di scoprire questa verità? Permetteranno che l’uomo giunga alla sua evoluzione interiore, che pervenga alla sua forma più pura ed elevata?

Ci sono dei problemi più concreti da risolvere. Allo scopo di stabilire un’unità dottrinale religiosa, bisogna creare un movimento e attirare l’attenzione del pubblico; cosi nascono dei libri che s’interrogano sulle società segrete, sui Rosacroce, la Framassoneria, sulla Religione e particolarmente sui legami con la chiesa cristiana d’Occidente, quella che per divergenza dogmatica e dottrinale ha lanciato l’anatema sui « Figli della Luce ». La Framassoneria ha dato origine ad un gran numero di scritti perché attinge alle fonti più antiche – tra cui quella della Rosacroce – pur mantenendo come base l’insegnamento di San Giovanni che onora come suo patrono. Tutte queste tradizioni fanno appello agli uomini di buona volontà.

Al di fuori della ricerca di un superamento morale vi è anche l’attrazione dello scandalo. Esiste un movimento segreto, abbastanza potente da dare parole d’ordine e praticare una solidarietà universale e totale fra membri che si riconoscono come « Fratelli », con tutto ciò che questo comporta a livello spirituale? Ma allora chi sono i suoi dirigenti? chi può vantarsi di presentare la Rosa posta sulla Croce? Possiamo senza dubbio ammettere che la Confraternita della Rosacroce non è esistita come « organismo », ma non si può contestare né questo spirito, né la sua influenza, dato che molte altre società si sono formate basandosi proprio su questa presunta confraternita. Anche se mancano le pezze d’appoggio concrete – cosa che resta d’altronde da dimostrare – è nato un vasto movimento: il suo mito avrebbe dunque fatto nascere un’ampia trama di ermetisti che hanno avuto un ruolo e anche un’influenza concreta sugli avvenimenti sia spirituali che politici. Ci interessa poco determinare con esattezza, sulla base di un documento datato, se tale o tal altro personaggio sia o meno appartenuto a questa società segreta; ci sembra più utile percepire il clima spirituale scaturito da questi ricercatori e da questi sapienti e di vedere come questa influenza si sia trasmessa. Sappiamo inoltre che questo spirito, che sopravvive al di là del tempo, al di là delle lotte dottrinali o ideologiche, ha un’origine molto oscura. Non abbiamo dunque la pretesa di portare la Verità; sarebbe presuntuoso voler riflettere tutto il punto di vista iniziatico; sappiamo che ogni organizzazione lascia libero il pensiero di ciascuno, che è egli stesso un caleidoscopio di tendenze, di opinioni diverse, che alla fine si uniscono per creare misteriosamente la ricerca simbolica e iniziatica.

Tratto da: “Introduzione” in Jean-Pierre Bayard, I Rosacroce, Storia-Dottrine-Simboli, Ed. Mediterraanee, Roma, 1990.

Per una visione più ampia sui Rosacroce ti consiglio di vedere la pagina relativa ai link di alcuni libri sul blog http://www.archeboli.it/libri/ .

 

Note:
(1) Fulcanelli, Les Demeures Philosophales, t. I, p. 161 dell’edizione 1960 (tr. it.: Le Dimore Filosofali, Edizioni Mediterranee, Roma 1973 – N.d.C.)
(2) Victor-Émile Michelet, Le secret de la Chevalerie, p. 74 (tr. it.: Il segreto della Cavalleria, Basaia, Roma 1985 – N.d.C.)
(3) L. Pauwels e J. Bergier, Le Matin des Magiciens, NRF, Parigi 1960, p. 60 (tr. it.: Il Mattino dei Maghi, Mondadori, Milano 1963 – N.d.C.)
(4) Le Roman de la Rose venne completato nel1260 da Jean de Meung in uno spirito diverso.
(5) L’ abbé Grégoire scrive nella Histoire des Sectes (Parigi 1828 vol. Il, p. 49): «Viviamo in un paese in cui l’incredulità anticristiana ha come parallelo l’inconcepibile credulità, da parte anche di letterati, nelle fantasticherie di Swedenborg,  Jacob Boehme e in altre chimere».
(6) Bemard Fay, La Franc-Maçonnerie, p. 263 (tr. it.: La massoneria e la rivoluzione intellettuale del secolo XVIII, Einaudi, Torino 1939 – N.d.C.)
(7) Matteo XIII, 13; Marco IV, 11-12; Luca VIII, 10.

(8) Tr. it.: Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, Adelphi, Milano 1982 (N.d.C.)
(9) Tr. it.: La crisi del mondo moderno, Edizioni Mediterranee, Roma 1972, pag. 50 (N.d.C.)

 

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MASSONERIA: un’interpretazione

massoneria_02Secondo quanto affermano concordemente gli antichi rituali e le antiche costituzioni massoniche, la Massoneria ha per fine il perfezionamento dell’uomo. Anche gli antichi misteri classici avevano lo stesso scopo e conferivano la teletè, la perfezione iniziatica; e questo termine tecnico era etimologicamente connesso ai tre significati di fine, morte e perfezione, come osservava già il pitagorico Plutarco. Ed anche Gesù ricorre alla stessa parola, tèleios, quando esorta i suoi discepoli ad essere «perfetti come il Padre vostro che è nei cieli», sebbene, con una delle frequenti incongruenze delle Sacre Scritture, lo stesso Gesù affermi che «nessuno è perfetto ad eccezione del Padre mio che è nei cieli».

La definizione che abbiamo riportato sembrerebbe esplicita e precisa; eppure con una lieve alterazione formale essa ha subito una grave alterazione nel concetto. Per esempio, il dizionario etimologico del Pianigiani afferma che il fine della Massoneria è il perfezionamento dell’umanità; e non soltanto molti profani ma anche molti massoni accettano questa seconda definizione. A prima vista può sembrare che perfezionamento dell’uomo e perfezionamento dell’umanità significhino la stessa cosa; di fatto si riferiscono a due concetti profondamente diversi, e l’apparente sinonimia genera un equivoco e nasconde una incomprensione. Altri adoperano l’espressione: perfezionamento degli uomini, anche essa equivoca. Ora, evidentemente, non è possibile sentenziare quale sia l’interpretazione giusta, perché ogni massone può dichiarare giusta quella che si confà ai suoi gusti, e magari può compiacersi dell’equivoco. Se però si vuole determinare quale sia, storicamente e tradizionalmente, la interpretazione corretta e conforme al simbolismo muratorio, la questione cambia aspetto e non è più questione di gusti.

Il manoscritto rinvenuto dal Locke (1696) nella Biblioteca Bodleyana e pubblicato solo nel 1748 e che è attribuito alla mano di Enrico VI di Inghilterra, definisce la Massoneria come «la conoscenza della natura e la comprensione delle forze che sono in essa»; ed enuncia espressamente l’esistenza di un legame tra la Massoneria e la Scuola Italica, perché afferma che Pitagora, un greco, viaggiò per istruirsi in Egitto, in Siria, ed in tutti i paesi dove i Veneziani (leggi i Fenicii) avevano impiantato la Massoneria. Ammesso in tutte le logge di Massoni, acquistò un grande sapere, tornò in Magna Grecia e vi fondò un’importante loggia in Crotone[1].
A vero dire il manoscritto parla di Peter Gower; e, siccome il cognome Gower esiste in Inghilterra, Locke rimase alquanto perplesso nell’identificazione di Peter Gower con Pitagora. Ma altri manoscritti e le stesse Costituzioni dell’Anderson fanno esplicita menzione di Pitagora. Il manoscritto Cooke dice che la Massoneria è la parte principale della Geometria, e che fu Euclide, un sottilissimo e savio inventore, che regolò quest’arte e le dette il nome di Massoneria. E delle reminiscenze pitagoriche nelle «Old Charges» è traccia anche nel più antico rituale stampato (1724) il quale[2] attribuisce un pregio speciale ai numeri dispari, conforme alla tradizione pitagorica[3].
Gli antichi manoscritti massonici concordano dunque nell’indicare come fine della Massoneria quello del perfezionamento dell’uomo, del singolo individuo; e le prove iniziatiche, i viaggi simbolici, il lavoro dell’apprendista e del compagno hanno un manifesto carattere individuale e non collettivo.

vitriolSecondo la concezione massonica più antica, la «grande opera» del perfezionamento va attuata operando sopra la «pietra grezza», ossia sopra l’individuo singolo, squadrando, levigando e rettificando la pietra grezza sino a trasformarla nella  «pietra cubica della Maestria», ed applicando nella operazione le norme tradizionali dell’ «Arte Regia» muratoria di edificazione spirituale. Con perfetta analogia una tradizione parallela, la tradizione ermetica che almeno dal 1600 compare anche innestata a quella puramente muratoria, insegna che «la grande opera» si attua operando sopra la «materia prima» e trasformandola in «pietra filosofale» seguendo le norme dell’Arte Regia ermetica». Essa è compendiata nella massima di Basilio Valentino: Visita Interiora Terrae, Rectifìcando Invenies Occultum Lapidem [la cui traduzione letterale è “visita l’interno della terra, e rettificando troverai la pietra nascosta”e il cui acronimo è VITRIOL, il solvente universale degli alchimisti, detto ancora oggi acqua regia] oppure nella Tabula smaragdina, attribuita da moderni arabisti al pitagorico Apollonio Tianeo.
Secondo invece la concezione massonica profana e meno antica, il lavoro del perfezionamento va attuato sopra la collettività umana, è l’umanità ossia la società che bisogna trasformare e perfezionare: e in questo modo all’ascesi spirituale del singolo si sostituisce la politica collettiva. I lavori massonici acquistano in tal modo uno scopo ed un carattere prevalentemente sociali, se non unicamente sociali; ed il fine vero e proprio della Massoneria, cioè il perfezionamento dell’individuo, viene posto in seconda linea, se non addirittura trascurato, dimenticato ed ignorato.

La concezione tradizionalmente corretta è sicuramente la prima, e nella letteratura massonica di due secoli fa ebbero grande voga esagerati e fantasiosi avvicinamenti ed identificazioni dei misteri eleusini e massonici. Senza ombra di dubbio il patrimonio ritualistico e simbolico dell’Ordine muratorio è in armonia soltanto con la concezione più antica del fine della Massoneria: infatti il testamento dell’iniziando, i viaggi simbolici, le terribili prove, la nascita alla luce iniziatica, la morte e resurrezione di Hiram, non si capisce quale relazione possano avere coi lavori massonici e con lo scopo della Massoneria, se tutto si deve ridurre a fare della politica.

Storicamente l’interessamento e l’intervento della Massoneria nelle questioni politiche e sociali si manifesta solo verso il 1730 e solo in alcune regioni europee con il trapiantamento della Massoneria inglese nel continente. Quel poco che si conosce delle antiche logge muratorie prima del 1600, mostra la presenza e l’uso nei lavori massonici di un simbolismo di mestiere, architettonico, geometrico, numerico; il quale per sua natura ha un carattere universale, non è legato ad una civiltà determinata e neppure ad una lingua particolare, ed è indipendente da ogni credenza di ordine politico e religioso. Per questa ragione il massone, secondo il rituale, non sa né leggere né scrivere.squadra-compasso

Un elemento ebraico compare nella leggenda di Hiram e della costruzione del Tempio, e le parole sacre del novizio e del compagno (i soli gradi allora esistenti) che si riferiscono a questa leggenda sono ebraiche. Questa leggenda non fa parte del patrimonio tradizionale dell’Ordine; la morte di Hiram non figura negli antichi manoscritti massonici, e le costituzioni dell’Anderson ignorano il terzo grado. Comunque la presenza di elementi e parole ebraiche non deve stupire in un tempo in cui l’ebraico era considerato una lingua sacra, anzi la lingua sacra in cui Dio aveva parlato all’uomo nel Paradiso terrestre; è una presenza di cui non va esagerata l’importanza ed il significato, e che·non basta certo a giustificare l’asserzione del carattere ebraico della Massoneria. La lettera G dell’alfabeto greco-latino, iniziale di geometria e dell’inglese God, che compare talora nella Stella Fiammeggiante o nel Delta massonico, sembra che sia un’innovazione (senza utilità per chi non sa né leggere né scrivere), mentre quei due simboli fondamentali dell’Ordine non sono altro che i due più importanti simboli del pitagoreismo: il pentalfa o pentagramma e la tetractis pitagorica. L’arte muratoria od arte reale od arte regia, termine di cui fa uso il filosofo neoplatonico Massimo di Tiro[4], era identificata con la geometria, una delle scienze del quadrivio pitagorico, e non si capisce come Oswald Wirth, il dotto massone ed ermetista, possa scrivere che i Massoni del XVII secolo[5] hanno potuto proclamarsi adepti dell’Arte reale perché dei re si interessarono un tempo all’opera delle corporazioni costruttive privilegiate del Medio Evo. Gli elementi di carattere muratorio puro costituiscono, insieme al simbolismo numerico c geometrico, il patrimonio simbolico e ritualistico arcaico e genuino della fratellanza. Non diciamo patrimonio caratteristico perché questi clementi compaiono, almeno parzialmente, anche nel compagnonage, del resto assai affine alla Massoneria.

rebisIn seguito, tra il 1600 ed il 1700, quando le logge inglesi principiano ad accettare come fratelli anche gli accepted masons, vale a dire anche persone che non esercitano la professione di architetto od il mestiere di muratore, compaiono anche elementi ermetici e rosacroce, ad esempio Elia Ashmole, come mostra il Gould nella sua storia della Massoneria. Questo contatto tra la tradizione ermetica e quella muratoria avviene anche fuori dell’Inghilterra presso a poco nel medesimo tempo, il che naturalmente implica l’esistenza nel continente di logge massoniche non derivanti dalla Gran Loggia d’Inghilterra. Il frontespizio di un importante testo di Ermetismo edito nel 1618[6] contiene accanto a simboli ermetici (il Rebis) anche i simboli prettamente muratorii della squadra, del compasso, ed altrettanto accade in un libretto italiano di alchimia[7] impresso in lamine di piombo e che risale presso a poco a quel periodo. In questo libretto è raffigurato, tra l’altro, Tubalcain che tiene nelle mani una squadra ed un compasso. Ora Tubalcain è nella Bibbia il primo fabrro; e per un errore etimologico allora accettato ed assai diffuso, per esempio dall’erudito Vossio, venne identificato con Vulcano, il fabbro degli Dei e Dio del fuoco, che secondo il concetto degli alchimisti ed ermetisti presiedeva al fuoco ermetico (od ardore spirituale), fuoco il quale compiva da solo la grande opera della trasmutazione.

In un nostro lavoro giovanile [A. Reghini, Le parole sacre e di passo ed il massimo mistero massonico] abbiamo dato una errata interpretazione della parola di passo Tubalcain, non conoscendo la errata identificazione di Vulcano con Tubalcain accettata dagli ermetisti ed in generale dagli eruditi del Seicento e del Settecento. Ci sembra oggi manifesto che questa parola ed altre parole di passo traggano la loro derivazione dall’Ermetismo, e riteniamo probabile che siano state introdotte in Massoneria e poste a lato delle parole sacre a testimonianza del contatto stabilito tra le due tradizioni, la muratoria e l’ermetica. Le parole di passo del2° e 3° grado non esistono nel rituale del Prichard (1730).
Ermetismo e Massoneria hanno per fine la «grande opera della trasmutazione», e le due tradizioni trasmettono il segreto di un’arte, che entrambe designano con il termine di arte regia, già usato da Massimo di Tiro. Era quindi naturale che si riconoscessero mutuamente affini. Osserviamo come l’adozione del simbolismo ermetico non avvenga a detrimento della universalità massonica e della sua indipendenza dalla religione e dalla politica, perché anche il simbolismo ermetico od alchemico è per sua natura estraneo ad ogni credenza religiosa o politica. L’arte massonica e l’arte ermetica, detta anche semplicemente l’arte, è un’arte e non una dottrina od una confessione.

massoneria_05Sino al 1717 ogni loggia massonica era libera ed autonoma; i fratelli di una officina erano ricevuti come visitatori nelle altre purché sapessero rispondere alla tegolatura, ma ogni maestro Venerabile era l’autorità unica e suprema per i fratelli di una officina. Nel 1717 si ebbe un mutamento con la costituzione della prima Grande Loggia, la Grande Loggia di Londra, e poco dopo venivano compilate, per opera del pastore protestante Anderson, le Costituzioni massoniche per le Logge all’Obbedienza della Gran Loggia di Londra; e, sebbene teoricamente un’officina potesse e possa mantenere la propria autonomia o mettersi all’Obbedienza di una Gran Loggia[8] , nella pratica vengono oggi considerate logge regolari quelle che direttamente od indirettamente sono emanazione e derivazione della Gran Loggia di Londra, supponendo che questa derivazione e soltanto essa possa conferire la «regolarità».

Ora è molto importante notare che le Costituzioni dell’Anderson affermano esplicitamente che per essere iniziato ed appartenere alla Massoneria si richiede solo di essere un uomo libero e di buoni costumi, ed esaltano (a differenza delle varie sette cristiane) il principio della tolleranza reciproca di ogni fratello per le altrui credenze, aggiungendo solo che un massone non sarà mai uno «stupido ateo». Taluno potrà forse pensare che l’Anderson ammetta che il massone possa essere un ateo intelligente, ma è più verosimile che l’Anderson, da buon cristiano, ammetta che un ateo è necessariamente uno stupido, seguendo la massima che dice: Dixit stultus in corde suo: Non est Deus (letterale “Dice lo stolto nel suo cuore: non è Dio”).

Bisognerebbe qui fare una digressione cd osservare che in questa disputa tanto chi afferma quanto chi nega non ha in generale nozione alcuna di quanto afferma esistere o no, e che la parola Dio viene adoperata di solito con un senso talmente indeterminato da rendere vana qualunque discussione [al riguardo ti consiglio di leggere l’articolo «Ma tu “credi” o “non credi”?» ]. Comunque le Costituzioni della Massoneria sono esplicitamente teistiche; e quei profani che accusano la Massoneria di ateismo sono in malafede od ignorano che essa lavora alla gloria del Grande Architetto dell’Universo; ed osserviamo ancora che questa designazione oltre ad essere in armonia con il carattere del simbolismo muratorio ha un significato preciso ed intelligibile a differenza di altre designazioni vaghe o prive di senso come quella di «Nostro Signore», di «Padre di tutti gli uomini» ecc.

massoneria_09Maggiore interesse offre il requisito di uomo libero fatto al profano per iniziarlo ed al massone per considerarlo fratello. L’Anderson non fa che continuare a chiamare liberi Muratori i Free Masons, e resta solo da esaminare in che cosa consista questa freedom dei Free Masons. Si tratta solo di franchigia economica e sociale che esclude gli schiavi o servi e  delle franchigie e dei privilegi di cui godeva la corporazione dei liberi Inuratori rispetto ai governi degli stati e delle varie regioni in cui essa svolgeva la sua attività? Oppure questo appellativo di liberi muratori va inteso anche in altro senso di non schiavo dei pregiudizii e delle credenze che non era il caso di ostentare? Se così fosse sarebbe vano cercarne le prove documentate, e la questione resterebbe indecisa. Pure è possibile dire qualche cosa in proposito, grazie ad un documento del 1509 la cui rsistenza od importanza sembra non sia stata finora avvertita.

Si tratta di una lettera scritta il 4 febbraio 1509 ad Enrico Cornelio Agrippa da un suo amico italiano, certo Landolfo, per raccomandargli un iniziando. Scrive Landolfo[9] : «È un tedesco come te, originario di Norimberga, ma abita a Lione. Curioso indagatore degli arcani della natura, ed uomo libero, completamente indipendente del resto, vuole, sulla reputazione che tu hai già, esplorare anche lui il tuo abisso … Lancialo dunque per provarlo nello spazio; e portato sulle ali di Mercurio vola dalle regioni dell’Austro a quelle dell’Aquilone, prendi anche lo scettro di Giove; e se questo neofita vuole giurare i nostri statuti, associalo alla nostra confraternita».

Si trattava di una associazione segreta ermetica fondata da Agrippa, ed è manifesta l’analogia tra questa prova dello spazio da fare affrontare all’iniziando e le terribili prove ed i viaggi simbolici della iniziazione massonica, sebbene qui la prova si effettui sulle ali di Ermete; Ermete psicopompo, il padre dei filosofi secondo la tradizione ermetica, è la guida delle anime nell’al di là classico e nei misteri iniziatici. Anche qui compare la qualifica di uomo libero, sufficiente ad aprire le porte a chi bussa profanamente alla porta del tempio; anche qui compare in sostanza il principio della libertà di coscienza e conseguentemente della tolleranza; le due tradizioni parallele muratoria ed ermetica pongono la stessa unica condizione al profano da iniziare: quella di essere un uomo libero; e ne deriva che presumibilmente essa non si riferiva alle franchigie particolari delle corporazioni di mestiere, che sarebbe stato del resto fuori di luogo pretendere dagli accepted Masons che non erano muratori di mestiere ma liberi muratori.

Il carattere fondamentale delle Costituzioni massoniche dell’Anderson sta adunque nel principio della libertà di coscienza e della tolleranza, che rende possibile anche ai non cristiani di appartenere all’Ordine. Nelle Costituzioni dell’Anderson la Massoneria conserva il suo carattere universale, non è subordinata ad alcuna credenza filosofica particolare né ad alcuna setta religiosa, e non manifesta alcuna tendenza a lavori di ordine sociale e politico; può darsi che questo carattere aconfessionale e libero inspirasse anche la Massoneria anteriore al 1717 e che l’Anderson non abbia fatto altro che sancirlo nelle Costituzioni.

massoneria_07Trapiantandosi in America e nel continente europeo la Massoneria conserva in generale questo suò carattere universale di tolleranza religiosa e filosofica e resta aliena da ogni partecipazione ai movimenti politici e sociali, talora accentuando, come in Germania, il suo interesse per l’Ermetismo. Sorgono per altro a partire circa dal 1740 i nuovi riti e gli alti gradi, i quali però hanno cura di mantenere intatti il rito ed i rituali dei primi tre gradi, ossia della vera e propria Massoneria detta anche Massoneria simbolica od azzurra. I rituali di questi alti gradi sono talora uno sviluppo della leggenda di Hiram, oppure si riattaccano ai Rosacroce, all’Ermetismo, ai Templari, allo gnostidsmo, ai catari … , vale a dire non hanno un vero e proprio carattere massonico, e dal punto di vista della iniziazione massonica sono assolutamente superflui.

La Massoneria sta tutta nei primi tre gradi, riconosciuti da tutti i riti, e posti alla base degli alti gradi e delle camere superiori dei vari riti. Il compagno libero muratore, una volta divenuto maestro ha simbolicamente terminato la sua grande opera; e gli alti gradi potrebbero avere una qualche funzione veramente massonica soltanto se contribuissero alla corretta interpretazione della tradizione muratoria ed a una più intelligente comprensione cd applicazione del rito ossia dell’arte regia.

Naturalmente questo non significa che si debbano abolire gli alti gradi perché i fratelli insigniti degli alti gradi sono liberi, e quelli di loro cui piace di riunirsi in riti e corpi per svolgere lavori non in contrasto con quelli massonici debbono avere la libertà di farlo. Però dal punto di vista strettamente massonico questa loro appartenenza ad altri riti ed a camere superiori non li pone in alcun modo al di sopra di quei maestri che non sentono il bisogno di altro lavoro che quello della universale Massoneria dei primi tre gradi. Del resto è manifesto che riti distinti, come quello di Swedenborg, quelli scozzesi, quello della Stretta Osservanza, quello di Memphis … appunto perché differenti non sono più universali, oppure lo sono solo in quanto si basano sopra i primi tre gradi. Dimenticarlo o tentare di snaturare il carattere universale, libero e tollerante della Massoneria, per imporre ai fratelli delle Logge particolari punti di vista ed obbiettivi, sarebbe mettersi contro lo spirito della tradizione muratoria c contro la lettera delle Costituzioni della Fratellanza.

massoneria_gradiLa prima alterazione appare in Francia, simultaneamente alla fioritura degli alti gradi. Il fermento degli spiriti in codesto periodo, il movimento dell’Enciclopedia, si ripercuotono nella Massoneria che si diffonde largamente e rapidamente; ed accade così per la prima volta che l’interesse dell’Ordine si dirige e si concentra nelle questioni politiche e sociali. Affermare che la rivoluzione francese sia stata opera ddla Massoneria ci sembra per lo meno esagerato; è invece innegabile che la Massoneria subi in Francia, e sarebbe stato difficile che ciò non avvenisse, l’influenza del grande movimento profano che condusse alla rivoluzione e culminò poi nell’impero. La Massoneria francese divenne e rimase anche in seguito una Massoneria colorata politicamente ed interessata nelle questioni politiche e sociali, e si formò quella che da taluni è considerata come la tradizione massonica, sebbene sia tutt’al più la tradizione massonica francese, ben distinta dalla antica tradizione.

Questa deviazione e questa persuasione è la causa prima, sebbene non la sola, del contrasto che è poi sorto tra la Massoneria anglosassone e la Massoneria francese; anche in Italia essa è stata la sorgente dei dissensi massonici di questi ultimi cinquanta anni e della conseguente disunione e debolezza della Massoneria di fronte agli attacchi ed alla persecuzione fascista e gesuitica. Comunque anche i fratelli che seguono questa tradizione massonica francese non hanno dimenticato il principio della tolleranza, e nelle logge massoniche italiane, anche prima della persecuzione fascista, si trovavano fratelli di ogni fede politica e religiosa, compresi i cattolici ed i monarchici.

Va anche ricordato che nel periodo di poco precedente lo scoppio della rivoluzione francese non tutti i massoni dimenticarono la vera natura della Massoneria, sebbene disorientati dalla pleiade di riti diversi e contrastanti; e si tenne il Convento dei Filaleti allo scopo di rintracciare quale fosse la vera tradizione massonica, ossia la vera parola di maestro che, secondo la stessa leggenda di Hiram, era andata perduta. Al Convento dei Filaleti convennero massoni di ogni rito, tutti desiderosi di ristabilire l’unità. Il solo Cagliostro, che aveva fondato il rito della Massoneria Egiziana in soli tre gradi, dedito esclusivamente all’opera della edificazione spirituale, rifiutava di partecipare al Convento dei Filaleti per ragioni che sarebbe lungo esporre.

massoneria_08L’influenza massonica francese si affermò, dopo la rivoluzione e durante l’impero, anche in Italia; la presenza anche oggi di alcuni termini tecnici nei «travagli» massonici, come il «maglietto» del Venerabile, versione poco felice del maillet ossia del martello, ne fa testimonianza 12 . La Massoneria francese e quella italiana ebbero durante tutto lo scorso secolo intimi rapporti, ed assunsero insieme talora atteggiamento rivoluzionario, repubblicano ed anche materialista e positivista seguendo la voga filosofica del tempo. Non si può dire per altro che la Massoneria divenne In Italia una Massoneria materialista, perché non soltanto fu sempre tollerante di tutte le opinioni, ma venerò in modo speciale la grande anima di Giuseppe Mazzini; ed i grandi massoni italiani come Garibaldi, Bovio, Carducci, Filopanti, Pascoli, Domizio Torrigiani e Giovanni Amendola f’urono tutti idealisti e spiritualisti. Era riservata alla teppa fascista la selvaggia furia di devastazione dei nostri templi, delle nostre biblioteche ed il vandalismo che fece a pezzi i ritratti ed i busti dei grandi spiritualisti come Mazzini e Garibaldi che decoravano le nostre sedi.

D’altra parte bisogna riconoscere che, se la Massoneria anglosassone ha sempre mantenuto il carattere spiritualista e non ha mai pensato a dichiarare l’inesistenza del Grande Architetto dell’Universo, essa è stata spesso incline, e lo è ancora, a conferire un colorito cristiano al suo spiritualismo, allontanandosi dallo spirito di assoluta imparzialità ed aconfessionalità delle Costituzioni dell’Anderson. Non si può negare che l’imporre il giuramento sul Vangelo di San Giovanni sia una manifestazione non troppo tollerante rispetto a quei profani ed a quei fratelli che, essendo agnostici, pagani, od ebrei o liberi pensatori, non sentono particolare simpatia per il Vangelo di San Giovanni e non sanno nulla della tradizione gioannita. L’intolleranza si accentua con l’andazzo di infliggere la lettura ed il commento di versetti del Vangelo durante i lavori di Loggia. Questo mal vezzo, qualora si affermasse, ridurrebbe i lavori di Loggia al livello di un service di una chiesa quacchera o puritana, ad una specie di rosario e vespro fastidioso, inconcludente, e ripugnante alla libera coscienza dei moltissimi fratelli i quali, anche in Inghilterra ed in America, non solo non vanno alla messa e non accettano l’infallibilità del Papa, ma non accettano più neppure l’autorità della Bibbia. Vale la pena di provocare il disagio e l’insofferenza tra le colonne senza sensibile compenso? Si crede proprio con simili mezzi di convertire gli altri alla propria credenza e di arginare la potente ondata dell’agnosticismo inglese ed americano?

Queste considerazioni inducono a mantenere alla Massoneria il suo carattere universale al di sopra di ogni credenza religiosa e filosofica e di ogni fede politica. Il che non vuol dire che si debba fare astrazione dalla politica. Occorre infatti difendersi. L’intolleranza non può lasciare prosperare la tolleranza; e la tolleranza tutto può tollerare salvo l’intolleranza dichiaratamente ostile. Appena comparvero le Costituzioni dell’Anderson con il loro principio della libertà e della tolleranza la Chiesa cattolica scomunicò la Massoneria rea appunto di tolleranza; e l’accanimento contro la Massoneria non si è mai più smentito.

massoneria_06In Italia la persecuzione contro la Massoneria in questo ultimo ventennio è stata iniziata e sostenuta dai gesuiti e dai nazionalisti[10]; ed i fascisti per ingraziarsi questi messeri non esitarono a provocare l’avversione del mondo civile contro l’Italia con le loro gesta vandaliche contro la Massoneria. I gesuiti hanno perduto questa guerra; ma la peste dell’intolleranza non è finita, anzi si affaccia sotto nuove forme e ne segue la necessità di prevenirla. D’altra parte giunge l’ora, se non erriamo, di spargere la Massoneria sopra tutta la superficie della terra e di stabilire una fratellanza tra gli uomini di tutte le razze, civiltà e religioni; e per assolvere questo compito è necessario che la Massoneria non abbia una fisionomia ed un colorito che appartiene solo alla minoranza dell’umanità a cui le grandi civiltà orientali, tutta la Cina, tutta l’India, il Giappone, la Malesia, il mondo dell’Islam si sono dimostrati refrattarii. La cosa è possibile sin tanto che la Massoneria non si circoscrive in una qualunque credenza e resta fedele al suo patrimonio spirituale che non consiste in una fede codificata, in un credo religioso o filosofico, in un complesso di postulati o pregiudizii ideologici e moralistici, in un bagaglio dottrinale in cui si creda contenuta ed espressa la verità cui convertire i miscredenti. Bisogna pensare che, anche se esiste la vera religione o la vera filosofia, è una illusione il credere di poterla conquistare o comunicare con una conversione o con una confessione od una recitazione di formule determinate, perché ognuno intende le parole di questi credi e formule a modo suo, conforme alla sua cultura ed intelligenza; ed in fondo esse non sono, come diceva Amleto, che words, words, words. Fin tanto che non ci si ragiona sopra, permane l’illusione di comprendere queste parole nello stesso modo; appena si comincia a ragionare, sorgono le sette e le eresie, ciascuna persuasa di possedere la verità.

La sapienza non può essere razionalmente intesa, espressa e comunicata; essa è una visione, una vidya, essenzialmente e necessariamente indeterminata, incerta; e, aprendo gli occhi alla luce con la nascita alla nuova vita, ci si avvia a questa visione. L’arte muratoria od arte regia è l’arte di lavorare la pietra grezza in modo da rendere possibile la trasmutazione umana e la graduale percezione della luce iniziatica. Il che non significa naturalmente che la Massoneria abbia il monopolio dell’arte regia.

Durante questi ultimi due secoli la grande maggioranza dei nemici della Massoneria ha fatto sistematicamente ed unicamente ricorso soltanto all’ingiuria ed alla calunnia facendo leva sui sentimenti moralistici e patriottici. Si è affermato che i lavori massonici consistono in orgie abominevoli, svisando a questo scopo i rituali, si sono svelate le cerimonie massoniche ponendole in ridicolo, si è accusato i massoni di tradire la loro patria a causa del carattere internazionale dell’Ordine, si è affermato che la Massoneria non è altro che uno strumento degli Ebrei, sempre mirando ad ingannare ed aizzare i fedeli credenti ed il grosso pubblico contro la «Società Segreta». I massoni naturalmente sapevano bene che non si trattava che di calunnie; e, non potendoli persuadere, si è pensato a sopprimerli od a togliere ad essi la possibilità di adunarsi, di lavorare, di rispondere e di difendersi.

Recentemente uno scrittore cattolico[11] ha pubblicato uno studio storico sopra «la Tradizione Segreta» c ondotto con competenza ed abilità, ed in cui le contumelie e le solite calunnie dirette a fare presa sull’animo dei profani sono state sostituite da una critica insidiosa diretta a fare presa sul lettore colto ed anche sull’animo dei fratelli. Questa critica afferma che nel fondo della tradizione segreta è contenuto il vuoto assoluto e conclude con l’affermare che «la Scuola Iniziatica o per essa la Tradizione Segreta non ha insegnato assolutamente nulla all’umanità>>. Veramente non si capisce bene come si possa allora anche affermare che questo vuoto assoluto, «questa tradizione segreta coincide, se pure spesso in forma corrotta, con le dottrine gnostiche», ma non pretendiamo troppo. La Massoneria è dunque, secondo l’autore, una sfinge senza segreto perché non insegna alcuna dottrina, ed il lettore è così portato a concludere che essendo priva di contenuto la Massoneria non val niente.

massoneria_04In quanto precede noi abbiamo mostrato che la Massoneria non insegna alcuna dottrina e non deve insegnarne; e che questo è un merito e non un demerito della Massoneria. Per concludere poi che, non contenendo una dottrina, la Tradizione segreta contiene il vuoto assoluto bisogna credere che soltanto una dottrina possa occupare il vuoto. Afferma ancora il Del Castillo che «il sistema iniziatico suppone che l’uomo possa arrivare a capire con lo sforzo del cervello i problemi insoluti del cosmo e dell’al di là»; e che la «Chiesa cattolica oppone, alle vane elucubrazioni dei cosidetti iniziati, la forza intangibile del suo dogma che deve essere unico perché non possono esistere due verità»; e che il sistema iniziatico è incompatibile con il Cristianesimo. A queste e simili affermazioni rispondiamo che ignoriamo la esistenza di un sistema iniziatico, che non conosciamo iniziati che facciano delle supposizioni, e tanto meno che si illudano di potere capire con il solo cervello e con elucubrazioni di problemi insoluti; ma non ci è possibile ammettere che la fede in un dogma costituisca una conoscenza perché sapere non è credere. Anzi, noi comprendiamo che la verità è necessariamente ineffabile ed indefinibile, e lasciamo ai profani l’ingenua e consolante illusione che sia possibile una qualsiasi formulazione della verità e della conoscenza in credi, formule, dottrine, sistemi e teorie. Anche Gesù, del resto, sapeva che le sue parabole non erano che delle parabole, ma diceva anche ai suoi discepoli che ad essi «era dato intendere il mistero del regno dei cieli». Evidentemente sola fides sujficit ad firmandum cor sincerum, ma non sufficit per intendere i misteri. Lo stesso dicasi naturalmente per il solo raziocinio. E con questo non intendiamo menomare il valore della fede e del raziocinio; la sola fede conduce al fànatismo ignorante, il solo raziocinio conduce alla disperazione filosofica; sono un po’ come il tabacco ed il caffè: due veleni che si compensano; ma naturalmente non basta fumare la pipa e centellinare il caffè per assurgere alla conoscenza. Alla conoscenza multi vocati sunt, non tutti: e, tra questi molti, pauci electi sunt secondo la Chiesa cattolica invece basta la fede nel Dogma, e conoscenza e paradiso sono portata di tutte le borse a prezzi di vera concorrenza.

Riassumendo: Non esiste una dottrina segreta massonica[12]; ma esiste un’arte segreta, detta arte reale, od arte regia o semplicemente l’Arte; è l’arte della edificazione spirituale cui corrisponde l’architettura sacra. Gli i strumenti muratorii hanno perciò un senso figurato nell’opera della trasmutazione, ed al segreto dell’arte regia corrisponde il segreto architettonico dei costruttori delle grandi cattedrali medioevali. È naturale che i liberi muratori venerino il Grande Architetto dell’Universo, anche se non si definisce cosa si debba intendere con questa formula. Nell’architettura antica, specialmente in quella sacra, avevano grande importanza le questioni di rapporto e di proporzione; l’architettura classica regolava la proporzione delle varie parti di un edificio, ed in particolare dei templi, basandosi sopra un modulo segreto cui accenna Vitruvio; sopra l’architettura egiziana e specialmente sopra la Piramide di Cheope esister  tutta una letteratura che ne mostra il carattere matematico; ed, anche procedendo con molto scetticismo, è certo ad esempio che tale piramide si trova esattamente alla latitudine di 30° in modo da formare con il centro della terra e con il polo Nord un triangolo equilatero, è  certo che essa è perfettamente orientata e che la faccia rivolta a settentrione è esattamente perpendicolare all’asse di rotazione terrestre, anzi alla posizione di questo asse al tempo della sua costruzione. Ed anche i costruttori medioevali non erano guidati da criteri puramente estetici [come purtroppo accade oggi], e si preoccupavano dell’ orientazione della chiesa, del numero delle navate ecc.; e l’arte dei costruttori era posta in connessione con la scienza della geometria.

massoneria-strumentiLa squadra ed il compasso sono i due simboli fondamentali di mestiere dell’arte muratoria; e la riga ed il compasso sono i due strumenti fondamentali per la geometria elementare. La Bibbia afferma che Iddio ha fatto omnia in numero, pondere et mensura; i pitagorici hanno coniato la parola cosmo per indicare la bellezza del cosmo in cui riconoscevano una unità, un ordine, un’armonia, una proporzione; e tra le quattro scienze liberali del quadrivio pitagorico, cioè l’aritmetica, la geometria, la musica e la sferica, la prima stava alla base di tutte le altre. Dante compara il cielo del Sole all’aritmetica perché «come del lume del Sole tutte le stelle si illuminano, così, del lume dell’aritmetica tutte le scienze si illuminano, e perché come l’occhio non può mirare il sole così l’occhio dell’intelletto non può mirare il numero che è infinito>>[13]. Lasciando da parte ogni critica di questo passo, resta stabilita la posizione occupata secondo Dante dalla Aritmetica. Tanto la Bibbia quanto l’architettura portavano alla considerazione dei numeri. Oggi, anche rifiutando di riconoscere nel cosmo una unità, un ordine, un’armonia, una legge ed accettando solo un determinismo limitato dalla legge di probabilità, la fisica moderna si riduce sempre alla considerazione di numeri e rapporti numerici; anzi non restano altro che quelli, e tanto Einstein quanto Bertrand Russel hanno constatato e riconosciuto il ritorno della scienza moderna al pitagoreismo. Non stupisce quindi che i liberi muratori identificassero l’arte architettonica con la scienza della geometria e dessero alla conoscenza dei numeri tale importanza da giustificare la loro pretesa tradizionale di essere i soli ad avere conoscenza dei «numeri sacri».

Dobbiamo per altro fare ancora alcune osservazioni. La geometria nella sua parte metrica, ossia nelle misure, richiede la conoscenza dell’aritmetica; inoltre l’accezione della parola geometria era anticamente più generica che ora non sia, e geometria indicava genericamente tutta la matematica; di modo che l’identificazione dell’arte reale con la geometria, tradizionale in Massoneria, si riferisce non alla sola geometria intesa nel senso moderno, ma anche all’aritmetica. In secondo luogo dobbiamo osservare che questa relazione fra la geometria e l’arte regia, dell’architettura e dell’edificazione spirituale è la stessa che inspira la massima platonica: «Nessun ignaro della geometria entri sotto il mio tetto». Questa massima è di attribuzione un po’ dubbia perché è riportata solo da un tardo commentatore; ma in opere che indiscutibilmente appartengono a Platone leggiamo essere «la geometria un metodo per dirigere l’anima verso l’essere eterno, una scuola preparatoria per una mente scientifica, capace di rivolgere le attività dell’anima verso le cose sovrumane», essere «perfino impossibile arrivare ad una vera fede in Dio se non si conosce la matematica e l’astronomia e l’intimo legame di quest’ultima con la musica»[14].

massoneriaQuesta concezione ed attitudine di Platone è la medesima che si ritrova nella scuola italica o pitagorica che esercitò sopra Platone grandissima influenza, di modo che anche volendo sostenere che la Massoneria si sia inspirata a Platone, si è sempre in ultima analisi ricondotti alla geometria ed all’aritmetica dei pitagorici. Il legame tra la Massoneria e l’Ordine pitagorico, anche se non si tratta di ininterrotta derivazione storica, ma soltanto di filiazione spirituale, è certo e manifesto. L’Arciprete Domenico Angherà nella prefazione del 1874 alla ristampa degli Statuti Generali della Società dei Liberi Muratori del Rito Scozzese Antico ed Accettato, già pubblicati a Napoli nel 1820, afferma categoricamente che l’Ordine massonico è la stessa, stessissima cosa dell’Ordine pitagorico; ma anche senza spingersi tanto oltre l’affinità tra i due ordini è sicura. In particolare l’arte geometrica della Massoneria deriva, direttamente od indirettamente, dalla geometria ed aritmetica pitagoriche; e non più in là, perché i pitagorici furono i creatori di queste scienze liberali, a quanto risulta storicamente e secondo la attestazione di Proclo. Ad eccezione di alcune poche proprietà geometriche attribuite,
probabilmente a torto, a Talete, la geometria, dice il Tannery, scaturì  completa dal genio di Pitagora, come Minerva balza armata di tutto punto dal cervello di Giove; ed i pitagorici sono stati i primi ad iniziare lo studio dell’aritmetica e dei numeri.

Per studiare le proprietà dei numeri sacri ai Liberi Muratori e la loro funzione in Massoneria, la via che si presenta spontaneamente è dunque quella di studiare l’antica aritmetica pitagorica; e di studiarla sia dal punto di vista aritmetico ordinario, sia dal punto di vista dell’aritmetica simbolica od aritmetica formale, come la chiama Pico della Mirandola, corrispondente al compito filosofico e spirituale assegnato da Platone alla geometria. I due sensi si trovano strettamente connessi nello sviluppo dell’aritmetica pitagorica. La comprensione dei numeri pitagorici faciliterà la comprensione dei numeri sacri alla Massoneria.

Tratto da: “Premesse” in Arturo Reghini, La Tradizione Pitagorica Massonica, Gherardo Casini Editore, Santarcangelo di Romagna (RN), 2010.

Note:
[1]  HUTCHINSON, SpiritofMasonry; PRESTON, Illustrations ofMasonry; DE CASTRO, Mondo segreto, N, 91; ARTURO REGHINI, Noterelle iniziatiche. Sull’origine del simbolismo muratorio, Rassegna Massonica, giugno-luglio 1923.
[2] The Grand Mystery of Free-masons discovered wherein are the severa/ questions put to them at their Meetings and installa.tion, London 1724.
[3] VERGILIUS, Bucolicon, Eglo, VIII; Numero impari Deus gaudet.
[4] MAXIME DE TYR, Discours philosophiques, trad. par FoRMEY, Leida 1764, Disc. XI, pag. 173.
[5]
Cfr. OswALo WIRTH, Le Livre du Maztre, 1923, pag. 7.
[6]
Si tratta della Basilica Philosophica, ]OHANNlS Mnn, Francof. 1618.
[7]
Cfr. PIETRO NEGRI, Un codice plumbeo alchemico italiano, nella rivista UR, anno 1127, n.ri 9 e IO.
[8]
O. WIRTH esprime categoricamente questa opinione (Livre du Maitre, p. 189).
[9] ENRICO CORNELIO AGRIPPA, Epistol. Cfr. anche la monografia di ARTURO REGHINI premessa alla versione italiana della Filosofia Occulta di Agrippa.
[10] Cfr. gli art. di EMILIO BODRERO nell’organo della Compagnia di Gesti, la Civiltà cattolica, ed il giornale Roma Fascista; cfr. et.: Ignis e Rassegna Mass. , annata 1925.
[11] Cfr. RAFFAELE DEL CAsTILLO, La tradizione segreta, Milano, Bompiani, 1941.
[12] La stessa cosa era già stata detta dal WIRTH nel 1941: «Comme la méthode initiatique se refuse à inculquer qui que ce soit, il n’est guère admissible qu’une doctrine positive ait été enseignée au sein des Mystères» (Le livre du Maitre, 119). Il Del Castillo invece sostiene senza alcuna prova, che la Massoneria ha preteso insegnare una tale dottrina segreta, constata che di questa dottrina positiva non trova traccia, ed invece di riconoscere che la sua personale asserzione non ha fondamento, accusa la Massoneria di millantato credito e di incapacità. O vos qui , cum ]esu itis, non ite cum ]esuitis.
[13] DANTE, Conv. II, 14.
[14] Gino Loria, Le scienze esatte nell’antica Grecia, 2a ed., Milano, Hoepli, 1914, pag. 110.

Ma tu “credi” o “non credi”?

MiniMax guarda verso alto

Spesso mi sento rivolgere la domanda «ma tu credi?»

Segue sempre un leggero silenzio, un’attesa. Poi, dopo aver rigettato nella mia anima le risposte immediate del tipo «Si, No, Forse!» oppure quelle stroncanti tipo «ma a che?», cerco, nei limiti delle mie capacità e della mia pazienza (poca per la verità) di interagire   con l’interlocutore (che a sua volta deve essere dotato di un minimo di pazienza 🙂 altrimenti è impossibile il dialogo),    evidenziando che non è una questione di “credo” o di “non credo”, caso mai di “fede”, ma questa è un’altra storia.

La prima cosa da fare in questi casi, come in molti altri casi, è comprendere di cosa stiamo parlando. La parola ha una duplice funzione: serve sia a velare sia a svelare, dipende da chi parla e da chi ascolta. Io inizierei, se a te non disturba, con due concetti e presisamente: agnostico e ateo.

Agnostico, è parola composta da “a”, privativo, e dal greco gnostikós, ossia “che appartiene o si riferisce alla conoscenza (gnôsis, gnosi)”, quindi il suo significato è “chi non conosce”, “chi non sa”, “chi non possiede la gnosi”.

Ateo, invece, è parola composta sempre da “a”, privativo, e dal greco theós, cioè “Dio”, quindi il suo significato è “chi nega Dio”. Se alla parola “Dio” sostituisci “QUELLO”, si potrebbe dire che l’ateo è “colui che nega QUELLO”.

Massimo Cavezzali (Big Bang 105)

Mentre, l’agnostico fa della “non-conoscenza”, quindi anche della non conoscenza di QUELLO, la sua “filosofia”, l’ateo al contrario, non sostiene di non conoscere, anzi afferma di sapere che non esiste alcun “QUELLO”.

Relativamente agli atei, non ho molto da dire, tranne che affermare di essere ateo è contradittorio, per non dire bizzarro, alla luce dell’etimologia della parola; in altri termini non è possibile l’affermazione «io sono ateo», perché implica una conoscenza che non si possiede.
Per esperienza diretta ho potuto costatare l’enorme difficoltà di far comprendere quanto detto sopra a colui o colei che si dichiara ateo. D’altronde cosa si può dire a qualcuno che pensa di sapere che non esiste “QUELLO”, essendo “QUELLO” l’essenza dell’inconosciuto, dove per inconosciuto non devi intendere impossibile da conoscere, ma semplicemente non conosciuto, perché velato all’uomo, ossia ai suoi sensi e alla sua mente. Questo, ovviamente, non esclude la possibilità di conoscerLo con altri “mezzi”. 

Mi è capitato una volta che, durante un dialogo con un mio simile, Costui provasse a fare il gioco delle “tre carte” con il sottoscritto, sostenendo che è vero che ateo significa “senza Dio”, ma ciò non implica la negazione di Dio. L’affermazione testuale era «da dove lo prendi il verbo “negare”». Ad esempio, afono significa “senza suono”, ma questo non significa negare il suono, così come amorale significa “senza morale”, ma questo non implica la negazione della morale.
Adoro i sofisti che, pur di non riconoscere l’evidenza, cercano mezzogiorno alle tre. Fermo restando che la negazione è da ricercarsi proprio in quella “a” posta davanti alla parola, infatti, non è per caso che è conosciuta come «”alfa” privativa o negativa», ho domandato al mio interlocutore cosa si dovesse intendere con la frase «io sono ateo».
La risposta è stata: «uno che è senza Dio» ovvero «uno che non crede in Dio».
Tralascio, se a te non dispiace, la seconda affermazione, che lascia il tempo che trova e che suona alle mie orecchie come una barzelletta, tenendo presente che ha in sé la negazione, con l’aggravante dell’aggiunta del verbo credere, per cui sorgerebbe spontanea la domanda: «da dove lo prendi il verbo credere?» 😀 .
Soffermo la mia attenzione sulla prima affermazione: «colui che è senza Dio». Qui si apre il baratro, l’abisso, l’oscurità, la voragine: «cosa significa essere senza Dio»? Dovremmo definire la parola Dio. Non mi dilungo ulteriormente e mi limito ad affermare, sinteticamente, che è impossibile “essere senza Dio”, per il semplice fatto che DIO è analogo di UNIVERSALE, TOTALE.
A scanso di equivoci e a futura memoria, sarà bene riportare il significato di ateo direttamente dal dizionario Treccani: «Che, o chi, nega l’esistenza di Dio»; con questo spero non ci siano altri fraintendimenti, ma soprattutto altri sofisti che vogliano arrampicarsi sugli specchi.

Ho letto da qualche parte, non ricordo più dove con esattezza, un intervento interessante, in cui si rimarcava una distinzione tra ateismo e antiteismo, sostenendo (giustamente, aggiungo io) che trattasi di cose diverse. Per affermare tale posizione era citato il seguente brano:

Il giorno 8 del mese di gennaio dell’anno 1847, venni accolto come Massone, col grado di apprendista, nella Loggia “Sincerità, Perfetta Unione e Costante Amicizia – Oriente di Besançon”. Come ogni neofita, prima di ricevere la Luce, dovetti rispondere a tre quesiti d’uso: Cosa deve l’uomo ai suoi simili? Cosa deve alla sua patria? Cosa deve a Dio?
Alle due prime domande, la mia prima risposta fu, all’incirca, quella prevedibile: Giustizia a tutti gli uomini, Devozione al proprio paese. Alla terza io risposi con questa parola: la Guerra! Guerra a Dio, cioè all’Assoluto. Tale fu la mia professione di fede.
Io domando perdono ai miei rispettabili fratelli per la sorpresa, che causò loro questa parola, specie di smentita al motto massonico, che io ricordo qui senza derisione ALLA GLORIA DEL GRANDE ARCHITETTO DELL’UNIVERSO.
[…] Seguì una lunga discussione che le usanze massoniche mi impediscono di riferire.
[…] L’antiteismo, non è l’ateismo: verrà un tempo, io spero, in cui la conoscenza delle leggi dell’animo umano, dei principi della giustizia e della ragione, giustificherà questa distinzione, tanto profonda quanto apparentemente puerile.
Nella seduta dell’otto gennaio era impossibile che il candidato e gli iniziati si comprendessero. [Da P. J. Proudhon – La Giustizia nella Rivoluzione e nella Chiesa]

Che vi sia differenza tra ateismo e antiteismo, è talmente evidente che non ci sarebbe bisogno neanche di spiegare il perché.  La cosa buffa è che entrambe le posizioni partono dalla stessa posizione, cioè la presunzione di una conoscenza dell’UNIVERSALE, del TUTTO, che, ovviamente, l’ateo, ma anche un non ateo, quindi neanche un antiteista, può possedere;  questa presupposizione di conoscenza sfocia, poi, nel primo caso (ateismo),  nella contraddizione della negazione di Dio e, nel secondo caso (antiteismo), in qualcosa di apparentemente più bizzarro: la “guerra” a Dio (anti-teismo, cioè contro-dio).
Sulla prima posizione non c’è altro da aggiungere che non abbia già detto, mentre sulla seconda ci sarebbe parecchio da dire. Per comprendere l’atteggiamento del nostro apprendista massone, che il giorno 8 gennaio 1847, fece quell’affermazione così forte, in chiara opposizione al motto massonico “ALLA GLORIA DEL GRANDE ARCHITETTO DELL’UNIVERSO”, bisogna spostare le lancette del tempo, indietro di alcuni  secoli, e fermarle tra il I e III secolo d.C., perché è in questo periodo che fiorirono tutta una serie di “movimenti”, di “comunità”, di “scuole” che vanno sotto il termine generico di gnosticismo.

<Gnosticismo? Suona come qualcosa che possa masticarsi: cosa è?>

Bella domanda! La risposta purtroppo non è così semplice come molti vorrebbero far apparire.

<Perché?>

Per via dell’insana passione umana per la distruzione, comunemente mediante rogo, di tutto ciò che è contrario al proprio modo di concepire quella che, di solito erroneamente, si pensa sia la realtà. A noi sono pervenuti, a seguito di quell’insano comportamento di cui sopra, soltanto dei frammenti di ciò che avrebbe dovuto essere il pensiero gnostico originale. Per fortuna a partire dal 1945, anno della scoperta di alcuni scritti gnostici (52 scritti per la precisione, di cui 40 sembrerebbe sconosciuti fino ad allora), in alcune grotte di Nag Hammadi nel centro Egitto, nuova luce è stata fatta sull’argomento gnosticismo. Siamo, comunque, ben lontani dall’avere un quadro esaustivo; meglio di niente, ovviamente, soprattutto meglio della maggior parte delle informazioni “distorte” inerenti lo gnosticismo che ci sono giunte dalle cosiddette fonti “secondarie o indirette”.

<Distorte?>

Immagina di voler conoscere il pensiero di un soggetto, che chiamerò per semplicità Sognis; aggiungi che Sognis è morto e che tutti, o quasi tutti, i suoi pensieri siano stati messi in alcuni libri e scritti in una lingua che non è la tua. Come pensi di procedere?

<Semplice, mi faccio tradurre i libri e, poi, mi armo di pazienza e incomincio a studiare i libri di Sognis.>

Tralasciando tutti i problemi connessi alla traduzione (e sono veramente tanti), sorvolando sui problemi legati all’interpretazione della traduzione (non all’interpretazione del pensiero di Sognis, che è altra cosa, perché dovrebbe avvenire sul testo nella lingua originale), supponi che quasi tutti i libri di Sognis siano andati distrutti in un incendio e che siano rimasti solo alcuni frammenti, come pensi di procedere?

<Mi armerei di pazienza e proverei a studiare i pochi frammenti che mi sono rimasti, ovviamente tradotti, perfettamente cosciente che non avrò mai una chiara visione del pensiero di Sognis, ma appunto frammenti.>

Ti verrebbe mai in mente di rivolgerti a un “nemico” di Sognis, al fine di farti spiegare alcuni passaggi, alcuni pensieri di Sognis?

<Direi di no! Perché mai dovrebbe venirmi in mente una cosa così bizzarra, che mi fornirebbe, con ogni probabilità, una visione distorta del pensiero di Sognis; al più potrei rivolgermi ad un suo amico, ammesso che sia in vita e che io possa contattarlo. Aspetta un attimo, credo d’intuire, ora, perché hai fatto cenno alla distorsione.>

Tale è la nostra posizione nei confronti dello gnosticismo, non abbiamo amici da contattare (fatta eccezione, forse, per i Mandei) e, purtroppo, per aver qualche informazione in più siamo costretti a rivolgerci ai nemici di Sognis.

<Nel nostro caso, chi sono i nemici di Sognis?>

I cosiddetti “Padri della Chiesa”: Ireneo di Lione, Ippolito di Roma , Origene d’Alessandria, Epifanio, Clemente Alessandrino.

<Adesso sì, che stiamo messi bene! Della serie: “quando non puoi con l’amico, rivolgiti al nemico”.>

Premesso che non esiste uno gnosticismo “ufficiale” e che dovremmo parlare piuttosto di gnosticismi, è innegabile però che tra tutti i sistemi gnostici vi sia un’intersezione, un’area comune che li lega in qualche modo. Tale intersezione, tale punto d’incontro è il frutto della visione di un Dio testamentario che non sia Dio.

<Che cosa dovrebbe essere allora?>

Il Demiurgo! Il termine demiurgo proviene dal greco dēmiurgòs (δημιουργός), composto da dèmios (δήμιος), cioè “del popolo”, ed èrgon, (ἔργον ) “lavoratore”, quindi “lavoratore pubblico” ovvero “artigiano”. Nella visione gnostica, non è da intendersi in senso platonico, cioè come il tramite, il trait d’union tra il “mondo delle idee” e il “mondo della realtà sensibile”, senza il quale «è impossibile che ogni cosa abbia nascimento», ma come un’aberrazione, una corruzione, un errore nel Pleroma.

<Pleroma? Cosa è un ultrà romanista?>

No, direi che certamente non è un ultrà romanista, ma semplicemente la “Realtà ultima” nella visione gnostica. Proverò a esporre una sintesi.
Il Pleroma è formato dall’UNO inconoscibile (PUNTO), anche detto  Aion Teleos (“Eone Perfetto”), Proarkhe (“Prima dell’Inizio”), Da questo UNO insondabile,  per emanazioni successive si perviene all’insieme degli Eoni. L’insieme degli Eoni costituisce il PLEROMA, il “Mondo della Luce”, il “Mondo della Realtà”

<Eoni: che sono?>

Per il momento posso solo dire che gli Eoni sono “entità splendenti e meravigliose” e che procedono sempre a coppie, come nelle barzellette sui carabinieri, solo che una è maschio e l’altra femmina, insieme costituiscono una sizigia [dal latino tardo syzygia, e questi dal greco syzygía (συζυγíα), “unione” o “congiunzione”, derivato di sýzygos (σύζυγος), “aggiogato” o “accoppiato”, composto di sýn (σύν), “insieme”, e zygón (ζυγόν), “giogo”].
Si contano 16 o 17 sizigie (il loro numero varia leggermente a seconda del sistema gnostico preso in esame). L’ultima delle sizigie è rappresentata da Theletos (“Volontà”) e Sophia (“Sapienza”). Sophia, piena di Amore per l’Uno, senza avvertire il suo patner, ossia senza il consenso, di Thelotos, tenta di risalire per conoscerLo. Ciò provoca un cataclisma immane: Sophia precipita in basso nel “Mondo della Tenebra” e genera Yaldabaoth (Yahve, il dio dell’Antico Testamento), che a sua volta genera, al di sotto di Lui, i sette Arconti. Yaldabaoth (Yahve) è un dio arrogante, geloso, vendicativo. Egli, ignaro di tutto ciò che è al di sopra di lui, con l’aiuto degli Arconti, crea questo Mondo, che è una specie di aborto, Regno del Male, dell’Oscurità, della Materia, in cui è imprigionata Sophia. Sempre con l’aiuto degli Arconti, in un secondo momento, crea l’uomo: «Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza», disse. A sua insaputa, però, nell’Uomo resta imprigionata la scintilla di Sophia. Adamo, disobbedendo al comando di Yaldabaoth, conosce la verità (grazie all’aiuto del Serpente-Cristo), cioè che, al di sopra di Yaldabaoth, c’è l’Uno supremo, inconoscibile ed il mondo reale del Pleroma. Yaldabaoth, che domina e regna, insieme con gli Arconti, questo Mondo, non ha alcuna voglia di mollare ciò che Egli ritiene erroneamente suo. Da qui la posizione gnostica antiteistica, ossia di opposizione, di guerra al falso dio Yaldabaoth, alla sua Corte, rappresentata dagli Arconti, e alla falsa Realtà, costituita dal “mondo materiale”.
A questo punto dovrebbe essere più chiara l’affermazione del nostro apprendista massone nel 1847: la sua posizione, la sua guerra, la sua ostilità era tutta rivolta al Demiurgo, al mistificatore e non a DIO, non all’UNO inconoscibile. Su che cosa fondi, poi, il nostro “giovane” massone la sua conoscenza, la sua gnosi, del Demiurgo e dell’UNO, questa è un’altra storia.
Avendo fatto un po’ di luce su alcune questioni, direi di rifocalizzare, senza indugio, la nostra attenzione sugli agnostici, ricordando che bisogna fare una distinzione fra coloro che non sanno, ma vorrebbero sapere (e quindi si mettono alla ricerca) e coloro invece che, pur non sapendo, si “chiudono a riccio” nella loro “ignoranza” e non hanno alcuna voglia di cercare. Anche a questi ultimi non ho niente da dire.

<Se ho capito bene, tra gli agnostici hai messo anche coloro che dicono di credere in QUELLO?>

Certo! Dire di credere non significa niente. Cosa hanno in comune il “credere” con la “Conoscenza”?

Probabilmente a voi sembra di essere credenti, anche se in realtà credete nella misericordia. Non potete credere realmente in qualcosa fino a quando non siete consapevoli del processo seguito per arrivare al vostro stato. Prima di farlo dovete essere pronti a postulare che tutte le vostre credenze potrebbero essere sbagliate, che quanto pensate essere una fede potrebbe essere una varietà di superstizione originata dall’ambiente che vi circonda, compreso quanto vi hanno tramandato i vostri antenati, per cui potreste essere sentimentalmente proclivi.
La vera fede appartiene al regno della Conoscenza.
Fino a quando non avete conoscenza, la fede non è che una fusione di opinioni, qualunque sia l’aspetto sotto cui la vediate. Questa fusione di opinioni diverse potrà servirvi per la vita ordinaria.
La vera fede rende capaci di studi superiori.
[“Essere credente” attribuito ad Alī, cugino di Maometto, in Idries Shah, La Strada dei Sufi]

Ci sono migliaia di libri, di scritture che parlano di “QUELLO” (Bibbia, Corano, Veda, Upanishad, Bhagavad Gītā, solo per citarne alcuni). Ammesso, e non concesso, che qualcuno di “coloro che sostengono di credere” li abbia letti (e mi limito alla lettura), e quindi accettato l’insegnamento, possono forse dire di conoscere “QUELLO” solo perché l’hanno letto su qualche libro ovvero, in alternativa, ne hanno sentito parlare da qualcuno, fosse anche un vero Maestro (Cristo, Maometto, Buddha e altri)?

Tutto quello che si può affermare è che queste Scritture, considerate “sacre”, parlano di QUELLO e furono “dettate” da uomini che sostenevano di conoscerLo. Perché mai dovresti credere Loro?

Massimo Cavezzali (Big Bang 115)

<L’unica cosa che posso dire è che, se questi soggetti erano in “buona fede”, ossia non erano pazzi ovvero non si erano fatti una canna prima di “dettare”, allora, probabilmente, sono portato a credere che, quanto detto e scritto, debba ritenersi vero.>

Hai detto bene, sei portato a credere, ma non hai la Conoscenza, non possiedi la Consapevolezza, non hai, in altre parole, la sicurezza che deriva dalla conoscenza personale, da una esperienza diretta di QUELLO. Un tale credo è in sé una conoscenza parziale e insoddisfacente.
Se ti chiedessi di credere nel fatto che ogni mattina il sole sorge all’orizzonte, cosa mi risponderesti?
talmente ovvia che non ha bisogno di alcuna credenza.>

E se ti chiedessi di credere nel fatto che la terra è piatta e che il sole gira intorno alla terra?

<Mi vuoi prendere in giro! Lo sanno tutti che la terra è tonda e gira intorno al sole. Si può dimostrare facilmente. E poi, cosa cavolo c’entra il credere o il non credere?>

Tu lo dici!
Eppure fino a poco tempo fa erano in molti a crederlo! Quei pochi che invece sostenevano il contrario, ossia che la terra è tonda e gira intorno al sole, se la sono vista brutta, alcuni di loro ci hanno lasciato anche le “penne”.

La Verità non ha bisogno di alcun credo, solo le bugie ne hanno bisogno. [Kuphasael Thorosan]

<Come la mettiamo allora con QUELLO?>

Sei di fronte a tre alternative.

La prima, affidarti ad una sola forma di conoscenza, quella essoterica, ossia la conoscenza che deriva solo e unicamente dai tuoi sensi filtrata dalla tua ragione, e quindi rassegnarti ad un agnosticismo permanente riguardo agli insegnamenti delle Scritture.

La seconda, ammettere la possibilità di un’altra forma di conoscenza, quella esoterica, ossia la conoscenza ottenuta per esperienza diretta, ottenuta per mezzo di un “qualcosa” che va oltre la ragione, e quindi capace di confermare la veridicità di quanto trasmesso nelle Scritture.

La terza, fare come la volpe, che chiese consiglio al leone nel racconto il cui titolo potrebbe essere

La Volpe, il Leone e il Leprotto
Una volpe incontrò un leprotto nel bosco.
« E tu chi sei?» domandò il leprotto.
La volpe rispose: «Sono una volpe e se volessi potrei mangiarti in un solo boccone.»
«Come puoi dimostrare di essere una volpe?» chiese il leprotto.
La volpe non seppe cosa rispondere, perché in passato le lepri erano sempre scappate via senza fare domande simili.
Il leprotto insistette: «Puoi dimostrare di essere una volpe con delle prove scritte?»
«Aspetta qui!» disse la volpe. Dopo di che, trotterellando, si recò dal leone che le diede un certificato che attestava la sua identità di volpe. Quando ritornò dove il leprotto era rimasto in attesa, la volpe lesse il documento ad alta voce. Rimase deliziata da quanto era scritto, per cui si soffermò su ogni paragrafo assaporandolo con gusto. Nel frattempo, avendo afferrato l’essenza del documento dalle prime righe, il leprotto se la diede a gambe levate, corse a nascondersi nel suo rifugio e non si fece più rivedere in giro.
La volpe tutta soddisfatta tornò dal leone, proprio mentre conversava con un cerbiatto.
Il cerbiatto domandò: «E tu chi sei?»
«Sono un leone»
«Come puoi dimostrare che sei un leone. Hai un certificato che attesti che sei un leone?»
Il leone rispose: «Quando non ho fame, non me ne preoccupo e, quando ho fame, non ho bisogno di alcun certificato.»
Il cerbiatto, che non era stupido, capita l’antifona, corse immediatamente via.

A te la scelta.

Solo la realizzazione, solo l’illuminazione, solo l’unione con l’Assoluto è vera Conoscenza, tutto il resto è soltanto preparazione. Ascoltare conferenze, leggere libri, ragionare, significa semplicemente preparare il terreno, non è vera Conoscenza. L’assenso o il dissenso intellettuale non sono la Conoscenza. [Swami Vivekananda]

<Non ho capito molto di quello cha hai detto!>

Ovvio, non conosci la “Legge del Tre”, non conosci la “Legge del Sette”, non conosci la differenza tra Archetipo e Simbolo, ovvero non conosci l’ «Archebolo» 🙂

<Passi la “Legge del Tre”, ma anche la “Legge del Sette” devo sapere? E, poi, cosa diavolo è questo “Archebolo” a cui, ogni tanto, alludi? Cosa è una specie di arcobaleno visibile solo dalle tue parti?>

È impossibile sapere tutto, è importante conoscere poco, ma bisogna sapere molto, per arrivare a conoscere quel poco. [G. I. Gurdjieff]
Per quanto riguarda l’archebolo ti rimando all’articolo Archetipo e Archebolo, Simbolo e Segno.
Tratto da: capitolo “Karma e Reincarnazione” di Zero, Infinito, Punto, Uno (nuova edizione) di F.A.K.T.