Strano gruppo, strani racconti

Questo articolo è da leggere come una mia risposta privata ad un “amico”, che chiamerò “TU”, in data 11 luglio 2012. Perché dovrebbe interessare ad altri una risposta privata? Perché la risposta, pur essendo indirizzata al singolo, riguarda indirettamente tutti quelli che hanno dei dubbi sull’importanza del Gruppo e del Racconto, ovvero sul significato di Gruppo e su quello di Racconto.
“TU”, dopo aver molto gentilmente visitato il mio sito http://www.archeboli.it, così commenta:

Ho letto nel sito e Ti faccio i complimenti per l’Ordine che – al di là della veridicità o meno dei contenuti … e che non ho ancora approfondito – esso trasmette … nella spiegazione che dai al lettore: “Le cipolle secche, disidratate possono essere considerate simili alle parole scritte. Non si può dire che siano l’esperienza originale (la cipolla), ma non si può neanche dire che siano niente di niente, in quanto hanno una potenzialità. Se alle cipolle aggiungete dell’acqua calda, questa viene assorbita dal materiale disidratato. Nel giro di qualche minuto abbiamo qualcosa che sappiamo che è stata una cipolla disidratata, ma che non è più la stessa cosa. Ora abbiamo delle “cipolle ricostituite”. Non abbiamo cipolle nella loro forma integrale, e non abbiamo nemmeno delle cipolle fresche, ma abbiamo qualcosa che ci permetterà di riconoscere le cipolle fresche quando le vedremo e le assaggeremo. Rispetto alle cipolle disidratate c’è stato un progresso. L’esperienza originale è rappresentata dalle cipolle fresche. L’acqua è l’aggiunta di un elemento nuovo rappresentato dalle giuste condizioni di studio. Il risultato è qualcosa di commestibile; si tratta di un buon surrogato delle cipolle fresche, che contiene anche elementi nutritivi. Chi dice: «Non si può far niente con delle cipolle disidratate» (che equivale a dire: «Non si può ricavare nulla da un libro») si sbaglia. Chi dice: «Aspetterò (o cercherò) finché non avrò trovato delle cipolle fresche» si sbaglia, perché non si rende conto che non saprebbe riconoscere le cipolle “fresche” nel caso le vedesse. Queste cose vanno dette, anche se a malincuore; e le osservazioni di questo tipo sono in genere considerate provocatorie, mentre sono solo constatazioni.” … mi permettono di ampliare i Chiari Concetti ivi espressi, in modo da chiarirTi cosa intendo per “Consapevoli Attivi e pratici”.
Quando come nel mio caso si è giunti a tirare la somma tra 100 (esperienza di Vita inconscia) + 10 (esperienza di vita conscia) + 10 (il capire i danni quando le due sono dissonanti) + 50 (avere sperimentato in vari modi le cipolle disidratate) + 10 (sperimentato con parecchi liquidi/modi come reidratare le cipolle) + 50 (verificato con tutti i sette Sensi le differenze materiali tra le prime due e le cipolle fresche) + 100 (l’averne estrapolato dalle tre condizioni l’Essenza divina: <nulla si crea, nulla si distrugge: tutto si trasforma>) + 50 (imparato a coltivarne l’Essenza/seme) + 50 (portarne i frutti a corretta maturazione) + 1000 (a sapermene alimentare in base alle varie esigenze metaboliche) + 500 (l’aver ringiovanito i miei tessuti organici grazie ai vari passaggi precedentemente elencati) + 82 (esperienza diretta per l’ottimale mantenimento) … arrivo ad una somma che fa 2012 …. cioè sono totalmente qui ed ora con tutto me stesso!!!
Ci deve essere quindi un motivo molto valido che mi riporti “indietro nel Tempo” esperenziale solo teorico.
Oltretutto, mancando immagini della Tua persona (l’aspetto generale è la miglior cartina di tornasole che esista!) potresti avere teoricamente e culturalmente ben centrato i “Passi da farsi”, ma applicarli malamente a livello organico basale.
Sono stato esaudiente abbastanza?
Ci sono già politici, filosofi, giornalisti, economisti, enti istituzionali … e professori, che mi stanno obbligando a vivere una vita irreale, che almeno nelle mie ricerche non ho nessuna intenzione di costringermi ad essere persona che recita in “questo mondo”!

KUPHASAEL THOROSAN

Mi piacerebbe dare una risposta semplice, chiara, esauriente ed esaustiva, ma temo che ciò non sia possibile per due semplici motivi:

  • le mie capacità non sono così buone, come a volte mi illudo vanamente esse siano 🙂
  • il tempo è tiranno ed io non posso permettermi di continuare a rispondere ogni volta “privatamente”, così finisco con il non avere più tempo per me: ultimamente non faccio altro. Non è cattiva educazione: è proprio impossibilità fisica, oltre che psichica.

Io ho un metodo di lavoro, che cerco di applicare nei limiti del possibile, quando cerco di capire qualcuno o qualcosa. Dividere la “cosa” in parti. Per farlo ci vuole tempo e molta pazienza (adesso dovrebbe essere più chiaro perché non posso continuare a rispondere privatamente).
Dividerò la risposta in tre parti:

  1. Risposta ad alcune tue affermazioni.
  2. Perché il gruppo?
  3. Perché i libri?

1.    Risposta ad alcune tue affermazioni. Premetto subito che mi piace l’idea del modo in cui sei giunto al 2012, certo l’assegnazione e i numeri può subire alcune modifiche soggettive e relative, ma l’idea è carina.

TU: «… arrivo ad una somma che fa 2012 …. cioè sono totalmente qui ed ora con tutto me stesso!!!»

Thorosan: Intuisco che hai fatto “molta strada” e che la “Somma”  fa 2012 (la somma è corretta: fa proprio 2012! Ma non avevo dubbi al riguardo) … cioè sei totalmente qui  ed ora con tutto te stesso!
La domanda a questo punto nasce  spontanea: «se fosse vero quanto affermi, cioè che sei “totalmente qui ed ora con tutto te stesso” – ed io non ho elementi sufficienti per affermare il contrario di una simile proposizione –  perché continui a cercare?»  (non è una risposta che devi dare a me, ma a te stesso).

TU: «Ci deve essere quindi un motivo molto valido che mi riporti “indietro nel Tempo” esperenziale solo teorico.»

Thorosan: fermo restando che dovremmo chiarire che cosa intendiamo per “Tempo esperenziale solo teorico”, la domanda anche qui nasce spontanea: «perché … qualcuno vuole portarti “indietro nel Tempo” esperenziale solo teorico? » (non è a me che devi una risposta, ma a te)

Adesso ci sta proprio bene una racconto:

Alcuni uomini, a seguito di un disastro aereo, ebbero una fine violenta: finirono tutti all’Inferno. Furono molto sorpresi di ritrovarsi in un mondo che somigliava molto a questo. Non mancava nulla. Tutte le strutture e le forme che mente umana possa concepire erano presenti.
Coloro che volevano una vita eccitante, avevano una vita eccitante.
Coloro che desideravano denaro e ricchezze, possedevano denaro e ricchezza.
Coloro che bramavano il potere, detenevano il potere.
Coloro che s’illudevano di non avere bisogno di nulla, perché autosufficienti, perché pensavano di “essere arrivati”, non avevano nulla. Insomma le sette tipologie di addormentati erano ben rappresentate.
Tutti i desideri, tutte le ambizioni, erano soddisfatte, nessuna esclusa.
Un giorno particolare, che veniva chiamato il “giorno delle lamentele”, una rappresentanza degli uomini di quello strano mondo andarono a trovare il “diavolo addetto alle lamentele”: «Non per essere ingrati», dissero, «qui abbiamo tutto ciò che desideriamo, trascorriamo una vita meravigliosa, non manca proprio niente, ma a volte abbiamo come la sensazione che qualcosa ci sfugga, abbiamo l’impressione che qualcosa in noi si stia inaridendo e appassendo, che nessuno provi più un legame con l’altro, che non riusciamo a trattenere ciò che otteniamo così facilmente».
«Eh sì!», disse il diavolo, «siamo proprio all’Inferno, vero?»

TU: «Oltretutto, mancando immagini della Tua persona (l’aspetto generale è la miglior cartina di tornasole che esista!) potresti avere teoricamente e culturalmente ben centrato i “Passi da farsi”, ma applicarli malamente a livello organico basale.»

Thorosan: Fermo restando che non ho idea di cosa si debba intendere per “livello organico basale”, per mia evidente ignoranza, l’idea dell’immagine mi fa venire in mente un altro racconto (scusami, riflessi condizionati):

Un uomo che sognava di essere un “cercatore di verità” partì per l’Oriente, terra di antichi Maestri, su consiglio di un amico. Questi, per facilitargli il compito, gli aveva spedito otto fotografie di un presunto maestro, scattate in tempi diversi e che ritraevano il suddetto maestro in posizioni diverse. Alcune settimane più tardi l’amico ricevette una cartolina dal “cercatore di verità” che diceva: «Ho già trovato sette dei maestri di cui mi hai inviato le foto; ho appreso molto da loro e il mio spirito ne ha tratto grande giovamento. Sono già sulle tracce dell’ottavo.»

La realtà dell’assenza di una foto da associare al nome è molto più semplice di quanto si possa immaginare: Kuphasael  Thorosan (anagramma di un nome e cognome facilmente ricavabile, basta andare nella pagina relativa su facebook), nelle intenzioni originali, doveva rappresentare un’idea, un archetipo (se ti fa più piacere), insomma non doveva essere un IO, ma un NOI. Ho notato però che il tutto è facilmente frainteso, per cui in futuro non è detto che l’icona non sia sostituita con il viso di qualcuno di NOI.

TU: «Ci sono già politici, filosofi, giornalisti, economisti, enti istituzionali … e professori, che mi stanno obbligando a vivere una vita irreale, che almeno nelle mie ricerche non ho nessuna intenzione di costringermi ad essere persona che recita in “questo mondo”!»

Thorosan: che devo dire? La frase mi ricorda, per associazione, il “Dormiente” dal nome il “Succube”. Devi sapere che, scherzosamente, alcuni anni fa, a tavola con un’amica, mi venne in mente di dare dei nomi allo stato di sonno , da cui la parola “dormiente” , in cui tutti noi ci troviamo immersi. Vennero fuori sette nomi: Zombie, Inadeguato, Succube, Beato, Sonnambulo, Scalatore, Potente. Se hai voglia di un po’ di ironia, ti consiglio di dare una sbirciata al mio libro, mediante il mio sito (che se ho capito bene hai in qualche modo già visitato), se poi compri il libro ti sarò anche grato (tutti gli scrittori hanno la brutta abitudine di scrivere libri, poi si aspettano anche che ci sia qualcuno che li compri e , assurdo, che li legga). Sul perché tu debba comprare il  libro è presto detto: ben scritto; affronta argomenti “ostici” che puoi leggere in centinaia di altri libri, ma non con la stessa capacità di sintesi e completezza; leggerezza; facilità di comprensione; barzellette e vignette ben inserite per alleggerire il tutto; racconti a “iosa” della tradizione.

TU: “Teoria”, questa è solo “teoria”! Non mi serve!

Thorosan: Questo mi da la possibilità di affrontare la seconda questione

2.   Perché il gruppo?
Riprendo quanto già detto in altre occasioni:
IL GRUPPO “ARCHETIPI SIMBOLI ED ESOTERISMO” È UN GRUPPO PARTICOLARE, ANZI STRANO!
Questo gruppo è stato creato con lo scopo di dialogare intorno a due argomenti fondamentali: Archetipi e Simboli. Quando dico dialogare intendo dire che mi aspetto che ogni  “amico” del gruppo apporti la sua esperienza, ma soprattutto la sua volontà.  Sono ben accolte tutte le idee contrarie alle nostre, perché non esistono verità assolute create dall’uomo, fatta eccezione per INFINITO, ZERO, PUNTO e UNO, che sono oltre la portata umana. Nel gruppo si può discutere veramente di “tutto”, purché sia, ovviamente, inerente l’Archetipo ed il Simbolo.
Nel gruppo è benvenuto chiunque, veramente chiunque, purché abbia l’intenzione di seguire il dialogo e non si limiti a “postare” semplicemente le sue cose come se fosse un “mulo”.
Per incentivare il dialogo, ho pensato di adottare un metodo, che risale alla “Tradizione”: prendere in considerazione un racconto e sviscerarlo, ridurlo ai minimi termini, analizzare parola per parola da ogni angolo di visuale, esoterico ed exoterico. Siete tutti invitati, qualunque sia la vostra professione, arte o mestiere, religione, psicologia e anima.

Vieni, vieni, chiunque tu sia;
che tu sia infedele idolatra o pagano, vieni.
Il nostro convento non è un luogo di disperazione.
Anche se sei tornato cento volte sul tuo giuramento, vieni egualmente. [Jalalludin Rumi]

Non c’è movimento, tutto è “silenzio”. Niente frenesia, niente scontri, niente opinioni “apparentemente” divergenti. Niente secchi di “nulla” in un mare di “vuoto”. Niente post degli “amici” del gruppo, o degli “amici degli amici”. Solo e soltanto uno stupido, insignificante racconto.
Ma che cavolo di gruppo è questo, in cui neanche si può postare quello che si vuole?
Già! Che cavolo di gruppo è questo?
Questo è un gruppo “particolare”, qui “apparentemente” si fa una cosa molto semplice: si analizzano, si commentano, si fa il “pelo ed il contropelo” ai racconti della “Tradizione”.
Ma così non c’è “libertà”, non posso dire tutto quello che voglio?
«Hai una religione e una conoscenza invertita, se ti trovi capovolto in rapporto alla Verità.»
Fermo restando che non c’è scritto da alcuna parte che ciò che esce dalla tua bocca debba poi trovare accoglienza nelle orecchie di qualcun altro, mi chiedo se tu sappia cosa si debba intendere veramente con la parola “libertà”.
Ti sei mai soffermato sulla parola “libertà”? Ma sul serio, non così, tanto per fare, tanto per dire, come è tuo solito.
Hai una vaga idea di quante “accezioni” possano essere date alla suddetta parola (stavo per dire “livelli” e “gradi” , ma sembra che i due termini, non so per quale profonda e recondita ragione, diano un po’ di fastidio alle orecchie dei più).
Ti sei mai posto il problema: «come diavolo posso fare per vedere le diverse e divergenti alternative?»
Nel gruppo, per quanto possa sembrarti strano, c’è la massima libertà! Sì, la massima libertà di poter commentare, analizzare il racconto, senza alcun freno inibitore, senza alcuna remora, senza che alcuno possa criticare ciò che scrivi, appunto in piena libertà, dicendo tutto ma proprio tutto quello che ti passa per la testa.
Ci sono dei limiti?
Sì! I limiti sono nel racconto. Devi attenerti al racconto. I paletti, il binario, il percorso, è il racconto.
Questo è uno dei “profondi” significati della parola “libertà”: dire, fare, pensare, qualsiasi cosa, ma all’interno del “RACCONTO”. Chi ha orecchie per intendere intenda, soprattutto se si sofferma sulla parola “RACCONTO”, scritto tutto maiuscolo.
Spesso vedo gruppi o persone che continuano a postare, postare, postare (sottoscritto compreso 🙂 ).
Fermo restando che non c’è niente di male nel fare questo, anche perché per fortuna di tutti noi non si distruggono alberi, non capisco che senso abbia. Non so voi ma a me nel vedere tutti quei post viene un gran mal di testa: vorrei leggerli tutti ma è umanamente impossibile, e mi limito alla semplice lettura. È vero che io non sono abituato a strumenti quali facebook e, inoltre, sono lento, molto lento, quando leggo. Poi, a volte mi capita di rimanere per un’intera settimana su una frase e magari neanche l’ho compresa. A volte ho dei seri dubbi sulle mie capacità.
Ho preso una decisione: sul gruppo “Archetipi Simboli ed Esoterismo”
https://www.facebook.com/groups/archeboli/
non sarà postato nessun nuovo racconto fino a quando non sarà stato trattato tutto il racconto con il dovuto rispetto che merita, cioè analizzato, commentato, sviscerato, sminuzzato, ridotto in polvere, fino ai limiti possibili del gruppo medesimo.

Ed ora un racconto intitolato “RANOCCHI AVVENTUROSI”, così tanto per rimanere in tema, che spero un giorno o l’altro, in questa vita, il gruppo possa arrivare a commentare:

C’erano due ranocchi: uno viveva “lì” e l’altro “là” . Erano stanchi di vivere nella loro città. Entrambi ebbero un pensiero: quello di “lì” pensò che gli sarebbe piaciuto visitare “là” e quello di “là“ desiderò andare “lì”. Quasi contemporaneamente, partirono per il loro viaggio. Si incontrarono quasi a metà strada, o in un punto così vicino a metà strada che non fa alcuna differenza.
«Dove stai andando?», chiese un ranocchio.
«A “lì”, e tu?».
«Incredibile» disse il primo ranocchio «io vengo da “lì” e sto andando a “là”».
«Pazzesco» rispose il secondo ranocchio «io sono di “là” e sto andando a “lì”».
Si sedettero a riflettere per un po’.
Nel frattempo arrivò uno sciocco, che domandò loro donde venissero e dove fossero diretti. Dopo aver ascoltato le loro storie, disse: «I vostri viaggi non hanno alcun senso. Ognuno di voi dovrebbe tornarsene a casa». I ranocchi non ne furono convinti.
Giunse poi un saggio, che dopo aver ascoltato i propositi dei ranocchi, diede loro lo stesso consiglio dello sciocco. Ma i ranocchi non fecero caso né alle parole dello sciocco né a quelle del saggio, e ripresero saltellando la loro strada.
Dopo aver raggiunto le loro mete ed esservi rimasti per un po’ di tempo, compresero entrambi che sia lo sciocco sia il saggio avevano ragione. Questo perché “lì” e “là” sono così simili per un ranocchio che, per quanto piacevole possa trovare il viaggio e le sue esperienze, fa poca differenza per lui trovarsi “lì” o “là”.
Forse, prima di cominciare a saltellare, può darsi si debba smettere di essere ranocchi.

VEDI? VEDI? VEDI?

I nomi che vengono dati alle cose terrestri racchiudono un grande inganno, perché distolgono i cuori da concetti che sono autentici verso concetti che non sono autentici. Chi sente la parola “Dio” non intende ciò che è autentico, ma intende ciò che non è autentico. Così pure per “Padre”, “Figlio”, “Spirito Santo”, “Vita”, “Luce”, “Resurrezione”, “Chiesa” e tutti gli altri nomi non s’intende ciò che è autentico, ma s’intende ciò che non è autentico. [A meno che] si sia venuti a conoscenza di ciò che è autentico, [questi nomi] sono nel mondo per ingannare. [Filippo 11]

Il “Racconto” è il nostro “strumento di lavoro”. Dal “Racconto” possiamo apprendere più di quanto qualsiasi singolo uomo possa indicare.
Molti pensano che siano semplici racconti. Non lo sono! Sono molto, molto, molto di più: sono chiavi di “Conoscenza”. Questo è pregare nella “Via della Conoscenza”. Noi preghiamo 24 ore su 24, anche quando dormiamo 🙂
A volte, quando “leggo” un “Racconto della Tradizione” ed entro nel racconto, trovo che i “Maestri del Passato” dovevano avere un animo molto “buono” per permettere ad un “bruto” come me di intravedere l’Amore.
Ma perché il “Racconto “ parli, c’è bisogno del Gruppo. Quando dico Gruppo, voglio intendere non un gruppo qualsiasi, ma il Gruppo.
Nel Gruppo non  è il singolo a stare al “centro”.  Al “centro” è il Racconto. Nel Gruppo, il “centro dell’ universo” non è il singolo, ma è il Racconto. Non un racconto qualsiasi, ma il “RACCONTO”. A noi non interessa che il singolo si “sbizzarisca” con i suoi post, che possono anche essere interessantissimi, ma che non hanno attinenza con il Racconto. L’unico centro che l’amministratore del Gruppo possiede è la scelta del Racconto. Scelta molto, ma molto relativa. Senz’altro ti sarai accorto che, a tuttora, la scelta degli amministratori è veramente deficitaria, avendo scelto solo e soltanto un “umile” Racconto. E non ci siamo spostati da questo Racconto. Sai perché? Perché riteniamo che in questo racconto, come in altri Racconti della Tradizione, ci sia quasi tutto quello che c’è da sapere. Dipende dall’occhio di chi guarda. Noi riteniamo che in ogni “Racconto della Tradizione” (ma non solo nei racconti, ovviamente; i racconti rappresentano solo e soltanto uno strumento) esistano sette “livelli” o “piani” di conoscenza”, ogni livello o piano, poi, ha al suo interno sette “gradi” o “potenze”, a cui corrispondono sette “sotto-gradi” o “sotto-potenze” . Sei cosciente della difficoltà di poter interpretare un semplice “racconto” da una singola prospettiva o personalità? Questo è il motivo per cui è fondamentale il Gruppo! Sperando di essere stato più chiaro, benché sintetico, forse troppo sintetico, noi saremmo veramente felici se TU volessi fornire un’analisi del racconto.

3.    Perché i libri?

Dopo tutto quello che ho detto sopra, la risposta dovrebbe essere ovvia,  ma, come dicono quelli che parlano meglio di me,  “repetita iuvant”. Se poi vuoi maggiori delucidazioni il link è sempre quello  http://www.archeboli.it
Hai mai provato a leggere un testo qualsiasi di qualche scrittore famoso, o meno famoso, inerente l’argomento “Tradizione”? Se non lo hai mai fatto, inizia. Se non sei avvezzo ad un certo tipo di linguaggio ti assicuro che dopo le prime dieci pagine ti viene voglia di buttare il libro per terra, danzarci sopra 🙂 e ripetere ad alta voce il mantra: “tu non mi servi” 😀 Dev’essere questo uno dei motivi che mi ha spinto a scrivere BAGLIORI DI VERITA’ : sopperire alle manchevolezze degli autori “famosi” (scherzo, ovviamente, ma non troppo!)
Anche in questo caso mi servo di quanto già detto in altre occasioni:
I sette libri hanno una caratteristica che li rende rari. Con questo non intendo dire che sono importanti, lungi da me un simile pensiero. Intendo solo dire che sono rari nella loro struttura. Probabilmente testi così non li hai mai letti. Non sono saggi e neanche  romanzi. Sono semplicemente “racconti” e sono composti da quattro soggetti.
Ci sono ovviamente io che racconto e che, dall’alto della mia ignoranza, mi permetto di fare commenti in tutta libertà.
Ci sei tu!
– Come sarebbe a dire che ci sono io?
Ecco, questo sei tu! Quello che fa continuamente domande e vorrebbe capirci qualcosa. Come puoi constatare per distinguerti dal sottoscritto sei indicato in modo diverso.
Ci sono le “pietre da ridere” e le “gemme” o “perle” .  Sia le une che le altre ti capiteranno tra i piedi durante tutto il racconto.
– Cosa sono le “pietre da ridere” e le “gemme”?
Mettiti comodo, fai un bel respiro ed ascolta.

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Se ti interessa il nostro “lavoro” saremmo felicissimi di accoglierti nel gruppo su Facebook https://www.facebook.com/groups/archeboli/

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Io non conosco l’inglese, il francese, lo spagnolo e il tedesco. Io non conosco il sanscrito, il pali, il greco e il latino. Io non conosco l’arabo, l’ebraico e l’aramaico. Io non conosco il cinese antico o moderno, il giapponese, il russo o qualsiasi altra lingua. Io non sono uno storico delle lingue e tanto meno un filologo. Io conosco una sola lingua: la mia! Spesso incespico nelle parole. Non sono bravo a scrivere e a parlare. Tutto ciò che dico o scrivo mi costa fatica. Io non conosco il buddismo, il taoismo, il cristianesimo, il sufismo, l’islamismo. Io non sono uno storico di religione. Io non sono un accademico. Io non sono un fisico, un chimico, un ingegnere, un architetto, un medico, un matematico, uno psicologo, un sociologo o un filosofo. Io non sono questo! Io sono un semplice uomo, che vaga nella notte con la sua lanterna. Io non vedo lontano. Riesco solo a vedere i miei passi, grazie alla fievole luce emanata dalla fiamma della lanterna. Cerco di non cadere. Faccio molta attenzione a dove metto i piedi. Lungo la strada, tenendo gli occhi sempre aperti, se trovo qualche pietra particolare la raccolgo. Le pietre, per fortuna, appartengono a chi le trova. Io sono un raccoglitore di pietre!

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