Si fa presto a dire “diavolo” – Parte II – Satana

Se avessi perso la Parte  I – Diavolo e Demonio, non c’è problema, sorridi:
http://www.archeboli.it/2012/11/08/si-fa-presto-a-dire-diavolo-parte-i/

Deriva dall’ebraico satàn, ossia “nemico”, “avversario”, “oppositore”, “accusatore in giudizio”, “contraddittore” (greco satàn o satanâs da cui anche “satanasso”, arabo šayṭān). Relativamente ai termini “accusatore” e “contraddittore” non ho molto da eccepire, almeno per il momento; per quanto attiene invece ai termini “avversario”, “nemico”, “oppositore” qualche cosina, invece, ho da obiettare. In primis: “nemico”, “oppositore”, “avversario”, di chi?
<Come di chi? Di Dio è ovvio!>
Ovvio? Mica tanto! Il termine ebraico satàn è utilizzato per la prima volta nella storia di “Balaam e dell’asina” in Numeri 22:20-35:

20 Dio venne la notte a Balaam e gli disse: «Se quegli uomini sono venuti a chiamarti, alzati e va’ con loro; ma farai ciò che io ti dirò». 21 Balaam quindi si alzò la mattina, sellò l’asina e se ne andò con i capi di Moab. 22 Ma l’ira di Dio si accese perché egli era andato; l’angelo del Signore si pose sulla strada per ostacolarlo. Egli cavalcava l’asina e aveva con sé due servi­tori. 23 L’asina, vedendo l’angelo del Signore che stava sulla strada con la spada sguainata in mano, deviò dalla strada e cominciò ad andare per i campi. Balaam percosse l’asina per rimetterla sulla strada. 24 Allora l’an­gelo del Signore si fermò in un sentiero infossato tra le vigne, che aveva un muro di qua e un muro di là. 25 L’asina vide l’angelo del Signore, si serrò al muro e strinse il piede di Balaam contro il muro e Balaam la percosse di nuovo. 26 L’angelo del Signore passò di nuovo più avanti e si fermò in un luogo stretto, tanto stretto che non vi era modo di ritirarsi né a destra, né a sinistra. 27 L’asina vide l’angelo del Signore e si accovacciò sotto Balaam; l’ira di Balaam si accese ed egli percosse l’asina con il bastone. 28 Allora il Signore aprì la bocca all’asina ed essa disse a Balaam: «Che ti ho fatto perché tu mi percuota già per la terza volta?». 29 Balaam rispose all’asina: «Perché ti sei beffata di me! Se avessi una spada in mano, ti ammazzerei subito». 30 L’asina disse a Balaam: «Non sono io la tua asina sulla quale hai sempre cavalcato fino ad oggi? Sono forse abituata ad agire così?». Ed egli rispose: «No». 31 Allora il Signore aprì gli occhi a Balaam ed egli vide l’angelo del Signore, che stava sulla strada con la spada sguainata. Balaam si inginocchiò e si prostrò con la faccia a terra. 32 L’angelo del Signore gli disse: «Perché hai percosso la tua asina già tre volte? Ecco io sono uscito a ostacolarti il cammino, perché il cammino davanti a me va in precipizio. 33 Tre volte l’asina mi ha visto ed è uscita di strada davanti a me; se non fosse uscita di strada davanti a me, certo io avrei già ucciso te e lasciato in vita lei». 34 Allora Balaam disse all’angelo del Signore: «Io ho peccato, perché non sapevo che tu ti fossi posto contro di me sul cammino; ora se questo ti dispiace, io tornerò indietro». 35 L’angelo del Signore disse a Balaam: «Va’ pure con quegli uomini; ma dirai soltanto quello che io ti dirò». Balaam andò con i capi di Balak. [Numeri 22:20-35]

Tralasciando le solite “incongruenze” volute o non volute (Num. 22:20 e Num 22:35, ma è Dio che gli dice di andare oppure no?) e la mia incapacità costituzionale a comprendere certi passi (a meno che non si leggano in chiave metaforica, altrimenti non si spiegherebbe la capacità di Balaam di parlare con l’asina/anima – sottolineo asina, non asino – e la capacità dell’asina/anima di vedere l’angelo/spirito; sarà poi “Dio” – “esterno e superiore” all’uomo –  ad aprire i suoi occhi), in questi passi è evidente che Satàn è un angelo mandato dal Signore per “fermare” Balaam. Qui è chiaro l’avversario, l’oppositore e, volendo esagerare, per estensione, il nemico, ovviamente dell’uomo, non di Dio (cosa peraltro impossibile per assioma, essendo l’ESSERE rappresentato da DIO-PUNTO-UNO[1]); inoltre può essere intravisto il “mettersi di traverso”, “essere di ostacolo”, “ciò o colui che è messo di traverso” (satàn=diábolos). Comunque si voglia vedere la faccenda  è evidente che in questo caso non possono essere attribuiti  aspetti “negativi” al termine satana. Scrive Giulio Busi[2]: «Quest’angelo, che sembra quasi giocare con l’asina, riassume in sé alcuni attributi fondamentali del satàn biblico. Come inviato di Dio, di cui esegue fedelmente il comando, egli ha lo scopo di dissuadere Balaam dal percorrere una strada storta, per evitargli di cadere in un errore irreparabile. Con l’arma della provocazione l’avversario suscita l’ira della vittima, riuscendo però ad aprirne gli occhi.» In questo caso, quindi, la figura di satana non mi sembra possa essere associata all’angelo del male.
Il termine satàn ricorre in altri punti dell’A.T. ad indicare proprio il nemico in senso letterale. Ad esempio, nel libro 1Re 11:14, 1Re 11:23, 1Re 11:25, in cui sono indicati come satàn i nemici “umani” di Salomone; nel libro 1Sam 29:4, in cui è segnalato come satàn lo stesso Davide dai suoi antagonisti filistei; nel libro 2Sam19:23, in cui sono redarguiti come satàn coloro che si oppongo al ritorno di Davide stesso.
Nel libro di Zaccaria è poi utilizzato con il significato di “accusatore”, “contraddittore in giudizio”, ritto in piedi alla destra dell’accusato come in Zac 3:1: «Poi mi fece vedere il sommo sacerdote Giosuè, ritto davanti all’angelo del Signore, e satana [in verità la traduzione corretta dovrebbe essere il satana, ossia l’accusatore] era alla sua destra per accusarlo». Si evince che ci siano due “angeli”, malakhìm, uno alla sinistra, con il compito di difensore, e l’altro, con il compito da accusatore, appunto con la funzione di satàn.
Nel libro delle Cronache ritroviamo il termine satàn in veste inusuale ossia come “ingannatore”, “tentatore”, “istigatore”, oserei dire “suggeritore” (in uno spettacolo teatrale sarebbe perfetto per la parte del “gobbo”):

1 Satana insorse contro Israele. Egli spinse Davide a censire gli Israeliti. 2 Davide disse a Ioab e ai capi del popolo: «Andate, contate gli Israeliti da Bersabea a Dan; quindi portatemene il conto sì che io conosca il loro numero». 3 Ioab disse a Davide: «Il Signore aumenti il suo popolo sì da renderlo cento volte tanto! Ma, mio signore, essi non sono tutti sudditi del mio signore? Perché il mio signore vuole questa inchiesta? Perché dovrebbe cadere tale colpa su Israele?». 4 Ma l’opinione del re si impose a Ioab. Questi percorse tutto Israele, quindi tornò a Gerusalemme. 5 Ioab consegnò a Davide il numero del censimento del popolo. In tutto Israele risultarono un milione e centomila uomini atti alle armi; in Giuda risultarono quattrocentosettantamila uomini atti alle armi. 6 Fra costoro Ioab non censì i leviti né la tribù di Beniamino, perché l’ordine del re gli appariva un abominio. 7 Il fatto dispiacque agli occhi di Dio, che perciò colpì Israele. 8 Davide disse a Dio: «Facendo una cosa simile, ho peccato gravemente. Perdona, ti prego, l’iniquità del tuo servo, perché ho commesso una vera follia». [1Cronache 21:1-8]

Mah!?! Ho come la netta sensazione che la traduzione (come purtroppo spesso accade) faccia acqua da tutte le parti, altrimenti, con tutta la buona volontà, proprio non si comprende perché il “censimento” debba essere inviso al “Signore” tanto da indurLo a colpire Israele. Resta comunque il fatto che, in questa occasione, Satana ebbe il suo ruolo di “istigatore”! Per avere comunque una chiara visione del ruolo di Satana sul “palcoscenico universale” bisogna fare riferimento al libro di Giobbe:

6 Un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi davanti al Signore e anche Satana andò in mezzo a loro. 7 Il Signore chiese a Satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Da un giro sulla terra, che ho percorsa». 8 Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male». 9 Satana rispose al Signore e disse: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? 10 Non hai forse messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quanto è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e il suo bestiame abbonda di terra. 11 Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia!». 12 Il Signore disse a Satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stender la mano su di lui». Satana si allontanò dal Signore.[Giobbe 1:6-12]

Ti lascio immaginare cosa sia successo dopo. Ma, prima vorrei soffermarmi su alcuni aspetti emersi:

6 Un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi davanti al Signore e anche Satana andò in mezzo a loro.

Non si comprende dal contesto della frase se la “riunione di famiglia” sia un evento sporadico, episodico oppure sistematico, nel senso che la “riunione” sia un fatto casuale oppure periodicamente i “figli di Dio” si presentano al suo cospetto. Resta aperta ovviamente la risposta alla domanda: «Chi sono i figli di Dio? ».
<Angeli?!?>
In Genesi 6:4 si legge: «C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i “figli di Dio” si univano alle “figlie degli uomini” e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi». Sono gli stessi “figli di Dio” oppure trattasi di altri?
Nella versione ebraica si legge bene (ha-) Elohim, che tradotto dovrebbe essere “figli di Elohim”. E qui si apre una “voragine”. Chi sono o chi è “Elohim”? Purtroppo devo aprire una parentesi, anche se ne avrei fatto volentieri a meno, avendo già trattato l’argomento nel capitolo “UNO” di Infinto, Zero, Punto .
Devi sapere che i primi undici capitoli della Genesi sono il frutto della combinazione, della fusione di due documenti nominati rispettivamente Codice J e Codice P. Il Codice J, che è il più antico, contiene una serie di racconti diffusi fra le genti di Israele in un periodo che può essere collocato intorno al VII secolo a.C., all’epoca in cui l’Assiria, che aveva la sua base in Mesopotamia, nella valle tra i fiumi Tigri ed Eufrate, era il regno più potente dell’Asia occidentale. Il Codice P, più recente, fu composto intorno al VI secolo a.C., quando il popolo Ebraico si trovava in cattività sempre nella stessa regione (la Mesopotamia), nel periodo in cui i Caldei, che avevano la loro capitale a Babilonia, dominavano quella regione. I due documenti furono uniti intorno al V secolo a.C., all’epoca in cui gli Ebrei tornarono a Gerusalemme dall’esilio babilonese. I “curatori” della versione, peraltro discutibile, che è giunta a noi – mi riferisco alla versione ebraica e non alla traduzione greca che avviene solo nel 250 a.C., nota come “Traduzione dei Settanta” (Septuaginta in latino, indicata anche, secondo la numerazione latina, con LXX o, secondo la numerazione greca, con la lettera omicron seguita da un apice O’)- , preoccupati di recare il minor danno possibile all’uno e all’altro documento, non si resero conto, o quantomeno non diedero peso, alle possibili contraddizioni che in questo modo si ingeneravano. La cosa più importante, comunque, è che la Genesi non è il frutto della “inventiva” ebraica, ma l’unione, la fusione appunto, di racconti che, a partire dal 3000-3500 a.C. circolavano tra i popoli che stazionarono nell’area tra il Tigri e l’Eufrate, la cosiddetta Mesopotamia, e che hanno origine, con ogni probabilità, a partire da un popolo noto come Sumeri di cui ti dirò in seguito.
Ma, veniamo al punto che ci interessa, nella Genesi si parla di due “soggetti”: ELoHIM e YHWH. «In principio Dio creò i cieli e la terra». Così recita il primo verso tradotto della Genesi nelle lingue odierne, peccato che l’originale invece reciti diversamente, e precisamente: «In principio ELoHIM creò i cieli e la terra». Nella Genesi il nome “Dio” non esiste ancora. Non c’è alcun “Dio”. La Divinità che crea è multipla, ha un nome plurale.  Nella Genesi il nome, che ripeto è un plurale, viene associato ad un verbo al singolare, esattamente come facciamo noi quando ci esprimiamo in questi termini: «L’umanità ha deciso, ha dato vita, ha creato, oppure il popolo “TalDeiTali” decreta …».
<Allora quella parola così “ambigua” come andrebbe tradotta in una lingua moderna?>
Qualcuno suggerisce “Tutta la Divinità”. Personalmente ritengo che la cosa migliore, la più saggia, sarebbe non tradurla, anche perché nessuno sa esattamente cosa significhi e a chi faccia riferimento, ma ammesso che si voglia tradurla a tutti i costi, non bisognerebbe mai dimenticare che trattasi di una pluralità.
<E di YHWH che mi dici?>
Il nome YHWH appare per la prima volta in Genesi 2:4b. Nelle versioni correnti il nome YHWH, la cui traduzione letterale potrebbe essere “Colui che è”, viene tradotto con “il Signore Dio”. Poiché le versioni consuete traducono anche ELoHIM con la parola “Dio”, tra i termini YHWH e ELoHIM non è possibile notare alcuna differenza.
Nel Documento P è utilizzata la parola ELoHIM, mentre si incontra per la prima volta la parola YHWH soltanto a partire dal Documento J. Il Documento J racconta la storia del “Dio” degli Ebrei.
<Ho capito cosa devo intendere per Dio, o meglio sulla distinzione tra ELoHim e IHWH, ma sui “figli di ELoHim” che mi sai dire?>
È un bel pasticcio, perché, per quanto si possa dire, non se ne viene fuori. Qualcuno ha provato ad “impapocchiare” una possibile risposta, ma francamente lascia il tempo che trova.
<Sentiamo questa risposta.>
Gli “angeli caduti”! Gli “angeli ribelli”, insomma, di cui ti dirò tra poco. Fermo restando che non si capisce per quale strana forma del destino proprio “tutti” gli angeli che poi “tradiranno” debbano riunirsi in quel determinato giorno per poi sentirsi raccontare di un “Giobbe qualsiasi” (verrebbe quasi da dire: «e te credo che poi si sono ribellati!»), una simile interpretazione pone più problemi di quanti ne risolva:

  • Alcuni angeli si ribellarono nel momento in cui Dio impose Loro di inginocchiarsi di fronte all’uomo (si suppone trattasi di Adamo ed Eva). La nostra storia è ambientata molto dopo. Il che esclude, una volta per tutte, se mai ce ne fosse stato bisogno, l’associazione Satana-Lucifero.
  • Gesù insegnò che gli angeli non si sposano (Mc 12:25). Ciò non esclude necessariamente la possibilità che angeli caduti possano sposare degli umani. Infatti, nel Vangelo, sono gli “angeli nel cielo” che non si sposano; come gli “uomini nel cielo” che non si sposano, ma sulla terra potrebbero sposarsi tranquillamente. Resta, comunque, un forte punto interrogativo
  • Non si sa se gli angeli, che sono esseri spirituali, possano avere rapporti sessuali con umani. Possono senz’altro prendere la forma umana e interagire con il mondo fisico (ce ne sono tanti esempi nella Bibbia), ma non sappiamo più di questo. Però sappiamo (almeno crediamo di sapere) che i “diavoli”, cioè gli “angeli caduti”, abbiano la capacità di possedere il corpo di alcuni uomini, ma questo non implica necessariamente che possano procreare.
  • Non è chiaro perché l’umanità fu punita in Genesi 6:7: per il peccato degli angeli, per il peccato delle donne che hanno sposato gli angeli, oppure per cosa?

Ritorniamo a Satana.

7 Il Signore chiese a Satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Da un giro sulla terra, che ho percorsa».

La frase recita in modo che sembra quasi che Satana non sia un «figlio di Dio», appare piuttosto un loro “superiore”. Infatti Dio rivolge la sua attenzione a Satana e, poi, cosa strana per Dio (non dovrebbe essere onnisciente?) chiede (per ben due volte nella versione originale): «da dove vieni?», insomma «dove sei stato?»[3]. Satana risponde in modo del tutto colloquiale, come se parlasse a un suo pari: ««Da un giro sulla terra, che ho percorsa», quasi come se dicesse: «ho fatto un giro per la terra, perché t’interessa?»
Sembrerebbe che per comprendere da dove salti fuori il termine satàn (sarebbe meglio dire ha-satàn, perché “ha” è articolo determinativo per cui la traduzione corretta dovrebbe essere “il satana”, ma non è questo il momento di simili sottigliezze) bisogna risalire al periodo in cui Israele fu sotto il dominio persiano. In Persia, a quei tempi, il re aveva un suo funzionario, che si chiamava “l’occhio del re”, cioè satàn. Che cosa faceva questo funzionario? Girava per le regioni e guardava il comportamento dei governatori: se uno si comportava bene, lo segnalava al re per farlo promuovere, premiarlo; se uno si comportava male, lo segnalava al re per punirlo, eventualmente anche con la morte. Nella visione ebraica del Vecchio Testamento, Dio è rappresentato con una corte e c’è Satana che è l’occhio del re. E’ quindi un funzionario della corte divina, non un “nemico” di Dio (come invece diventerà in seguito). Insomma ha-satàn è la qualifica, non il nome proprio, di un angelo sottomesso a Dio, che rappresenta il capo-accusatore della corte divina. Satana, che a volte sta in cielo con Dio, spesso e volentieri fa un’incursione sulla terra e, se vede una persona che si comporta “male”, torna subito da Dio e gli dice: «guarda quella persona si comporta “male”, la possiamo punire?». Se Dio lo permette, si procede.
Satàn
, in una siffatta visione, è la spia di Dio per scoprire i peccatori e punirli. Siccome fare la spia è una funzione, un compito, un lavoro, come tanti altri lavori, può essere affidato a chiunque, purché ovviamente ne abbia le capacità. Con ciò, intendo sottolineare che il termine satàn non fa riferimento ad un “individuo” specifico, ad un “essere” che è sempre lo stesso.
Nell’Ebraismo ha-satàn non è malvagio, ma piuttosto indica a Dio le cattive azioni e inclinazioni dell’uomo. Essenzialmente ha-satàn , ovvero colui che ha il compito di accusatore, non ha potere a meno che gli umani non compiano azioni malvagie. Tutto ciò fino al libro di Giobbe in cui si scoprono altri lati del nostro vigile, attento e scrupoloso “funzionario”.
A voler essere pignoli, io aggiungerei che questo compito, questa funzione – faccio riferimento all’occhio di re – deve per forza di cose essere nata con l’uomo. Insomma è nata con Adamo ed Eva, perché, se così non fosse, su chi doveva agire l’occhio del re: sui dinosauri? La conseguenza logica è che il serpente tentatore, di cui hai fatto la conoscenza in Genesi 3:1-7, potrebbe essere Satàn!

8 Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male».

Dio è interessato! Infatti, chiede lumi su un suo servo, un certo Giobbe, su cui esprime un parere molto favorevole: «nessuno è come lui sulla terra, uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male». Tralascio quel “teme Dio”, che voglio benevolmente considerare come il solito errore di traduzione (ma come “teme Dio”? Casomai “Mi teme”, se proprio vogliamo essere spiritosi).

9-10-11 Satana rispose al Signore e disse: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? Non hai forse messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quanto è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e il suo bestiame abbonda di terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia!».

Viene fuori un’altra natura di Satana, diversa da quella esposta in precedenza e da quella vista nel racconto di Balaam, cioè qui si osserva  il “bastian contrario”, l’“oppositore nato”, “colui che insinua il dubbio”, “colui che mette zizzania”, il “calunniatore”.

12 Il Signore disse a Satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stender la mano su di lui». Satana si allontanò dal Signore.

E’ fatta! Anche Dio abbocca: incredibile! Non voglio neanche esprimermi su questo passo, perché rischio di essere blasfemo!
Prima di vedere ciò che accade a Giobbe, vorrei soffermarmi sul rapporto tra Dio (giudice) e Satana (pubblico ministero). Per quanto possa non piacere, c’è una evidente relazione di “quasi parità” tra i due. Sembrano appartenere allo stesso livello o quasi. Sembrano due di famiglia, ecco: due fratelli! Di cui il primo, Dio, ha maggior potere, rispetto al secondo, Satana. E’ altresì evidente che Satana ha voce in capitolo, e non solo, Dio lo ascolta, accetta i suoi “suggerimenti”, i suoi “consigli”. Il guaio è che i suggerimenti di Satana, in questo caso almeno, finiranno per “inguaiare”, per “incasinare” la vita di quel povero uomo che ha nome Giobbe.
Satana, dopo aver avuto il via libera da Dio, si scatena:

13 Ora accadde che un giorno, mentre i suoi figli e le sue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del fratello maggiore, 14 un messaggero venne da Giobbe e gli disse: «I buoi stavano arando e le asine pascolando vicino ad essi, 15 quando i Sabei sono piombati su di essi e li hanno predati e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato io solo che ti racconto questo». 16 Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «Un fuoco divino è caduto dal cielo: si è attaccato alle pecore e ai guardiani e li ha divorati. Sono scampato io solo che ti racconto questo». 17 Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I Caldei hanno formato tre bande: si sono gettati sopra i cammelli e li hanno presi e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato io solo che ti racconto questo». 18 Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I tuoi figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del loro fratello maggiore, 19 quand’ecco un vento impetuoso si è scatenato da oltre il deserto: ha investito i quattro lati della casa, che è rovinata sui giovani e sono morti. Sono scampato io solo che ti racconto questo».[Giobbe 1:13-19]

 Qui Satana cambia vestito, non rappresenta più soltanto il nemico, l’avversario, l’oppositore, l’accusatore, il contraddittore, il bastian contrario, l’insinuatore, il calunniatore, il suggeritore, l’istigatore, l’ingannatore, il tentatore, ma indiscutibilmente l’angelo del male, l’angelo della vendetta, l’angelo distruttore, l’angelo punitore, insomma l’angelo addetto ai “lavori sporchi”. Non è forse Satana colui che soggiorna “spesso e volentieri” sulla terra?

20 Allora Giobbe si alzò e si stracciò le vesti, si rase il capo, cadde a terra, si prostrò. 21 e disse: «Nudo uscii dal seno di mia madre, e nudo vi ritornerò. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!». 22 In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla d’ingiusto. [Giobbe 1:20-22]

 Questa è la risposta di Giobbe! A questo punto dovrebbe essere chiara la sua natura di uomo “integro, retto, timorato di Dio e alieno dal male”. Ma Giobbe non ha fatto i conti con la natura “sospettosa” di Satana, infatti, durante un’altra “riunione di famiglia”:

3 Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male. Egli è ancor saldo nella sua integrità; tu mi hai spinto contro di lui, senza ragione, per rovinarlo». [Giobbe 2:3]

 Sono basito! Come sarebbe a dire: «Tu mi hai spinto contro di lui, senza ragione, per rovinarlo»? Mi viene voglia di aggiungere: «e fu così che venne fuori il gioco dello “scarica barile”!» Sta scherzando, non può essere vero! È Dio che risponde oppure uno stolto, un bacchettone, un allocco, che si fa prendere “in giro” da Satana?
Ho maturato una convinzione: i capitoli 1 e 2 del libro, ad esclusione della parte che riguarda il modo di comportarsi di Giobbe, sono avulsi dal resto del libro medesimo, insomma non sono originali, sono stati aggiunti.
<Chi li ha aggiunti?>
Un “satanista” è ovvio!
A parte gli scherzi, ma com’è possibile che Dio si rivolga a Satana in questo modo? Chi comanda: Dio o Satana? C’è qualcosa che non mi convince, c’è qualcosa che non quadra, Satana ha soltanto il ruolo del “consigliori”, è Dio a prendere le decisioni non il “funzionario”, non ha-satàn. Mi rifiuto di credere in un Dio che si esprima in modo così palesemente sciocco, stolto, infantile e per giunta incapace di apprendere dai propri errori. Mi viene spontaneo, non posso farci niente: «ma mi faccia il piacere!» (citando il più grande comico italiano).

4 Satana rispose al Signore: «Pelle per pelle; tutto quanto ha, l’uomo è pronto a darlo per la sua vita. 5 Ma stendi un poco la mano e toccalo nell’osso e nella carne e vedrai come ti benedirà in faccia!». 6 Il Signore disse a satana: «Eccolo nelle tue mani! Soltanto risparmia la sua vita». [Giobbe 2:4-6]

 Come volevasi dimostrare!

7 Satana si allontanò dal Signore e colpì Giobbe con una piaga maligna, dalla pianta dei piedi alla cima del capo. [Giobbe 2:7]

E ti pareva! Satana, o chi per Lui, senza più freni inibitori, si scatena contro il povero Giobbe.

8 Giobbe prese un coccio per grattarsi e stava seduto in mezzo alla ce­nere. 9 Allora sua moglie disse: «Rimani ancor fermo nella tua inte­grità? Benedici Dio e muori!». 10 Ma egli le rispose: «Come parlerebbe una stolta tu hai parlato! Se da Dio accettiamo il bene, perché non do­vremo accettare il male?». In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra. [Giobbe 2:8-10].

Meravigliosa risposta di Giobbe, uomo “integro, retto, timorato di Dio e alieno dal male”:
«Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare il male?»

Grande, mirabolante, illuminante, ripeto[4]:
«Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare il male?»

E’ tutto qui! Non c’è altro da aggiungere al riguardo. Ciò che segue è un di più, che comunque consiglio di approfondire.
<Mi è venuto un dubbio, nei Vangeli si parla di Gesù che, dopo essersi ritirato in meditazione nel deserto per 40 giorni, viene tentato dal “diavolo”, chi era costui: Satana?>
Uhm! Purtroppo, come puoi ben comprendere, la risposta non è semplice. Nella traduzione dei Vangeli troviamo indifferentemente i termini diavolo, satana e demonio utilizzati come sinonimi. Venirne a capo non è semplice. Se poi a ciò aggiungi che manca ancora all’appello il “più bello di tutti” cioè Lucifero, puoi ben comprendere che la domanda non è di facile soluzione. Per fortuna Lucifero non è mai nominato nei Vangeli e neanche nell’Antico Testamento (tranne una volta, in Isaia 14:12, di cui ti dirò dopo) per cui possiamo escluderlo a priori.
La risposta alla tua domanda dovrebbe trovare accoglienza in quel Satana “biricchino” “scrupoloso” sempre pronto a rompere le uova nel paniere a chiunque se ne stia per i fatti suoi a meditare, insomma Lui, quel “bellimbusto“ che se ne va in giro per la terra, sempre pronto a mettere “zizzania”, a svolgere il suo lavoro di “oppositore”, di “istigatore”, di “tentatore”. Chi altri se no? Però, pensandoci bene, un piccolo dubbio mi sovviene. Questo Satana, come “piazzista”, come “suggeritore”, come “imbonitore” non mi sembra allo stesso livello di quello conosciuto in Giobbe: è meno deciso!. Ho la vaga sensazione che sia un suo sostituto, che non sia il “principale”.
Torniamo al termine satàn. Qualcuno ha avanzato l’ipotesi che il termine ebraico satàn, possa derivare dal sanscrito SatNam, composto “ da Sat, “verità, esistente, essere” e Nam, “nome o identità”. La sua traduzione, interpretazione, ovviamente, è variegata: “nome di verità”, “identità con la verità”,  “nome dell’essere”, “identità con l’essere”. Nel cosiddetto “Kundalini” Yoga si utilizza un “mantra”, ossia una sequenza di suoni, noto proprio come satnam. Questo mantra, che serve come sfera protettiva contro gli “incidenti”, consiste nel “recitare” secondo una sequenza precisa i suoni SaTaNaMa (è evidente l’assonanza con il suono satàn e ancor di più con il nostro satana). Sa vuol dire nascita (inizio), Ta significa vita (fase), Na significa morte (fine) e Ma significa rinascita (nuovo inizio)[5].  Il mantra normalmente è accompagnato da un “mudra”, cioè da particolari posizioni delle mani e delle dita. Consiste nel formare sia con la mano sinistra sia con quella destra, una O, un anello, unendo rispettivamente pollice e indice in corrispondenza del suono Sa, pollice e medio con il suono Ta, pollice ed anulare con il suono Na e, per finire, pollice e mignolo con il suono Ma. Mi piacerebbe dilungarmi sul suddetto mudra, sul suo legame con le arti marziali e sulla versione “oscura”, “nera” “nascosta”, “occulta” dell’insegnamento, ma non mi sembra il caso in questa sede. Mi limito ad accennare che «il più conosciuto degli stili, uno di quelli che si tramandano sino ai tempi recenti, che veniva chiamato Mou Shan Shu (Arte dei Monti Mou) una derivazione dell’antichissimo “Sistema degli Amuleti” taoista, veniva ritenuto in grado di fornire il potere di comandare gli spiriti, guarire gli ammalati, esorcizzare i posseduti, dominare la mente degli uomini sino al punto di controllare i cadaveri costringendoli ad una falsa vita».[6]
Vorrei chiudere questa disamina prendendo in considerazione un’altra parola composita sanscrita e precisamente SatAnanta, “infinito esistente”, composta da sat, aggettivo di cui ti ho già detto, e dal sostantivo ananta, “senza fine”, “infinto “ .
<Cosa c’entra questo con satàn?>
Aspetta non avere fretta, ricorda che il “ricercatore” deve essere paziente e saper aspettare il tempo e il luogo giusti. Fermo restando l’assonanza satananta con satàn, l’aspetto interessante consiste nel fatto che Ananta è il nome del serpente (sanscrito naga), chiamato Sesa,[7] detto anche “Eterno”, “Infinito”.  La testa di Sesa sostiene la terra [ti ricordo che Satana è anche il principe, il signore, il padrone della terra], e quest’ultima le sfere celesti e i loro abitatori.
Sesa
, aspetto teromorfico di Visnu, è una sorta di demiurgo, il cui soffio di fuoco, al termine di ogni era cosmica, distrugge l’universo intero; le ceneri di questo sprofondano allora nelle acque primordiali (simbolo dello stato indifferenziato del cosmo), mentre il solo Visnu, con Sesa, prosegue l’opera di creazione. Visnu si adagia sul serpente avvolto in spire, e queste rappresentano l’infinita rivoluzione del Tempo.
Secondo quanto afferma il testo Harivamsa, Sesa rimane “appeso” a un albero per un periodo di “mille anni”, in uno stato ascetico (tapas), distillando dalla propria bocca il veleno Kalākula e, quindi, dando fuoco all’universo intero.
Ti ricorda qualche evento biblico il serpente “appeso” all’albero?
<Come sei spiritoso!>
I serpenti, secondo la tradizione, erano l’incarnazione dell’“anima”. Sesa, narra la leggenda, apparve dal corpo del morente Balarāma e penetrò nella terra, ove ricevette l’accoglienza degli altri serpenti.
Ti ricorda qualcosa?
<Uhm … direi di sì! La caduta di un angelo, che sprofonda al centro della terra. Ma così facendo anche Lucifero è associato al serpente! Non avevi detto che non era possibile?>
Io ho detto che Lucifero non può essere Satana, non ho detto che non possa essere associato al “serpente”.
<Buonanotte!>

Se avessi perso la Parte  I – Diavolo e Demonio, don’t worry, be happy, only for you:
http://www.archeboli.it/2012/11/08/si-fa-presto-a-dire-diavolo-parte-i/

[1] Per una “corretta” comprensione ti rimando al capitolo “PUNTO” in Infinito, Zero, Punto di Kuphasael Thorosan
[2]
Voce “Satan – Avversario” in Giulio Busi, Simboli del pensiero ebraico, Einaudi Ed.
[3]
Ricorda tanto Genesi 3:8-9: «Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?».
[4]
La ripetizione è a beneficio, soprattutto, di Tommaso d’Aquino, dei i suoi seguaci e del suo mysterium iniquitatis.
[5] Per una corretta comprensione ti rimando al capitolo TRE e Legge del Tre.
[6]
Bruno Abietti, Ninjutsu, l’arte dell’invisibilità, Ed. Mediterranee.
[7]
Quanto segue è ripreso dalla voce “Sesa” del libro di Margaret e James Stutley, Dizionario dell’Induismo, Ubaldini Editore. Tra parentesi quadre ci sono i miei commenti.

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Io non conosco l’inglese, il francese, lo spagnolo e il tedesco. Io non conosco il sanscrito, il pali, il greco e il latino. Io non conosco l’arabo, l’ebraico e l’aramaico. Io non conosco il cinese antico o moderno, il giapponese, il russo o qualsiasi altra lingua. Io non sono uno storico delle lingue e tanto meno un filologo. Io conosco una sola lingua: la mia! Spesso incespico nelle parole. Non sono bravo a scrivere e a parlare. Tutto ciò che dico o scrivo mi costa fatica. Io non conosco il buddismo, il taoismo, il cristianesimo, il sufismo, l’islamismo. Io non sono uno storico di religione. Io non sono un accademico. Io non sono un fisico, un chimico, un ingegnere, un architetto, un medico, un matematico, uno psicologo, un sociologo o un filosofo. Io non sono questo! Io sono un semplice uomo, che vaga nella notte con la sua lanterna. Io non vedo lontano. Riesco solo a vedere i miei passi, grazie alla fievole luce emanata dalla fiamma della lanterna. Cerco di non cadere. Faccio molta attenzione a dove metto i piedi. Lungo la strada, tenendo gli occhi sempre aperti, se trovo qualche pietra particolare la raccolgo. Le pietre, per fortuna, appartengono a chi le trova. Io sono un raccoglitore di pietre!

3 thoughts on “Si fa presto a dire “diavolo” – Parte II – Satana

  1. DIAVOLO

    Studio delle parole

    La parola “DEMONOS” leggendola al contrario “Sono me Diavolo”.
    * * * * *
    La parola “DEMONOS” leggendola al contrario: “So nome Diavolo”.
    * * * * *
    La parola “DEMONIOS” leggendola al contrario: “So io nome Diavolo”.
    * * * * *
    La parola Διάβολος, “Diabolos” leggendo al contrario: “ Solo” e “Diab – demone (latino)” “Solo demone”.
    * * * * *
    Coperto di Copyright da Dorotea Assenova Trifonova

    • Non ti sbagli. Ho interrotto perchè devo prima far uscire il mio secondo libro “DUE e Dualità”, in cui tratto l’argomento a 360 gradi; poi riprenderò gli articoli sulle varie sfaccettature del “diavolo”, Scusami, ma c’è un ordine che devo seguire, altrimenti non si capisce qual è il mio “lavoro” e cosa cerco di dire. Il tutto era iniziato con l’analisi ed il commento di un film che io adoro “State buoni se potete”. Mi sono accorto, mentre ero a circa la metà del commento del film, che mancava qualcosa. Ho interrotto il commento del film per intrapendere gli articoli di cui in oggetto, ma anche in questo caso mancava qualcosa. Niente è per caso … tutto ha un suo perchè. Dopo il libro, sarà mio dovere e piacere, se il Signore vorrà, riprendere sia gli articoli, sia l’analisi e il commento del film, che sarà comunque originale o, perlomeno, particolare. Spero comunque di aver suscitato la tua curiosità con il poco postato.

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