Si fa presto a dire “diavolo”- Parte I – Diavolo e Demonio

Questo articolo è stato scritto per uno scopo precipuo, liberare l’anima da quelle congetture “errate”, “distorte”, “deformate”, “alterate”, sul significato di “diavolo”, instillate durante l’infanzia e oltre, sostenute e tollerate dalla religione monoteistica nella sua versione essoterica (sotto qualsiasi forma essa si sia manifestata, si manifesta e si manifesterà).

Il rispetto dell’Eterno è il principio della Conoscenza,
ma gli stolti disprezzano la sapienza e l’insegnamento. [Proverbi 1:7]

La sapienza e l’insegnamento liberano dalla paura,
la libertà dalla paura e l’essenza avvicinano la Conoscenza. [Kuphasael Thorosan]

Data la complessità dell’argomento e la sua lunghezza ho deciso di dividere il lavoro in parti [1]:

  • Parte I – Diavolo e Demonio (o Demone)
  • Parte II – Satana
  • Parte III – Lucifero
  • Parte IV – Shaytan e Iblis
  • Parte V  – Belzebù e Mefistofele
  • Parte IV – Baphomet, Diavolo e Tarocchi
  • Parte VII – Diavolo extraterrestre

Inizierei con un  breve racconto:

Un giovane Diavolo, tutto preoccupato, andò dal suo superiore, un vecchio Diavolo, che tutto sereno si stava godendo il panorama. «Non ha sentito le ultime novità, signore?», disse il giovane Diavolo con voce angustiata, «C’è un uomo sulla terra che sa la verità! Credo sia nostro dovere entrare in azione e metterlo fuori gioco».
Il vecchio Diavolo scoppiò a ridere: «Sei proprio giovane ed inesperto! Da quanto sei in servizio?».
«Questo è il mio primo giorno, signore» rispose il giovane Diavolo.
«Ora, capisco. Vieni, siedi vicino a me, perché devo dirti alcune cose sul nostro lavoro».
«Tanto tempo fa, ma proprio tanto, noi poveri Diavoli eravamo costretti a lavorare giorno e notte. Era un lavoro massacrante. Era un inferno, insomma. Sulla terra non passava giorno che qualcuno non aprisse gli occhi e vedesse la verità. Più noi ci impegnavamo e più le cose peggioravano. Poi, un nostro fratello, il nostro salvatore, il santo, colui che ha onorato la parola Diavolo, colui il cui nome possa essere ricordato per l’eternità, ebbe un’intuizione. Egli era un fine osservatore, possedeva il pensiero analogico o comparativo. Notò che alcuni umani, pur non avendo le capacità necessarie, riuscivano a percepire la verità nel momento culminante del nostro lavoro. Gli venne il dubbio che fosse proprio la nostra presenza la causa della loro realizzazione. In altre parole si rese conto che bisogna essere proprio ottimisti nel pensare di poter peggiorare l’uomo. Così informò i superiori della sua induzione. Da quel giorno fu dato l’ordine di non interferire più con l’umanità. Anzi, i nostri superiori fecero di più: ordinarono che, se per nostra disavventura avessimo incontrato un umano, dovevamo limitarci a sostenere sempre la verità».
«Ti sembrerà assurdo, ma da quel giorno, sempre meno umani conobbero la verità».
«Come è possibile una cosa simile?», disse il giovane Diavolo.
«È nella natura dell’uomo non voler vedere ciò che ha davanti agli occhi. La sua pigrizia gli appanna gli occhi, per cui è sempre disposto a cercare “mezzogiorno alle tre”. Volendo sintetizzare la loro natura, potrei dirti che sono sette i punti caratterizzanti: ogni specie di depravazione, conscia o inconscia; l’intima soddisfazione di indurre gli altri in errore; il bisogno irresistibile di distruggere tutto e tutti; la pigrizia, ossia l’esigenza di liberarsi da qualsiasi sforzo per vedere la verità; la tendenza ad usare ogni sorta di artificio per celare quello che altri ritengono difetti; la soddisfazione di godere tranquilli e beati ciò che non si è meritato; la tendenza a cercare di essere quello che non si è».
«I nostri superiori, poi, ebbero un’idea brillante: “istituzionalizzare” la verità, ossia incentivare la creazione di istituzioni, che si occupassero “esclusivamente” della verità, con “diversi colori”, in relazione alle diverse località, in modo tale che ogni gusto fosse soddisfatto. Certo, ci sono dei colori che sono più richiesti di altri. Ogni tanto nascono piccole incomprensioni. Ci scappa qualche morto. Ma queste sono sottigliezze,  “quisquiglie”, di cui si occupa il nostro settore marketing.  Dette istituzioni ora sono sparse su tutta la terra. Non c’è un solo lembo di terra che non sia ricoperto. Sono gestite interamente da umani e finanziate da altri umani. Nei loro luoghi di ritrovo, settimanalmente, tutti i “fedeli”, compiono piccoli, insignificanti, inutili atti, gesti, rituali».
«Se qualcuno non vuole far parte di alcuna di queste istituzioni, cosa succede?», chiese il giovane Diavolo.
«È libero di non far parte di alcuna istituzione, se non vuole.  È ovvio però che per Lui le “porte della verità” resteranno chiuse. Molti di essi, quasi tutti, comunque, saranno sempre disposti a seguire il “fumatore d’oppio” di turno, con la sua bellissima “pipa”, purché abbia uno dei seguenti requisiti: sia famoso e/o ricco e/o esotico; se poi è anche “agganciato”, direttamente o indirettamente, con qualche istituzione non guasta».
«Relativamente a quel “povero” uomo che tanto ti preoccupava con la sua conoscenza della verità, sappi che mi fa pena. Spero per Lui che lo lascino vivere in pace. Molti, prima di Lui, sono stati ammazzati per molto meno. Gli suggerirei di parlare il meno possibile e, se proprio gli scappa di dire qualcosa, spero si accerti di dirla solo ad un gruppo ristretto di “amici” fidati. Ed ora, mio giovane Diavolo, goditi il panorama, perché quello che doveva essere fatto è già stato fatto» [“Dialogo tra due Diavoli” di Kuphasael Thorosan in DUE e Dualità]

Già, si fa presto a dire “diavolo”! Hai una vaga idea di quanti nomi esistano per identificarLo, per nominarLo? Tanti, veramente tanti, forse troppi.
<E qual’è il problema?>
Non ci sarebbe problema se indicassero tutti la stessa cosa, ovvero la stessa idea, lo stesso concetto, lo stesso archetipo, purtroppo non è così. Alla base di tutti i nomi vi è la tendenza connaturata in ogni nuova “religione” che si rispetti, e che diventi religione di stato, di fare tabula rasa di tutti i simboli delle religioni che l’hanno preceduta. Un modo molto simpatico è quello di prendere ad esempio il nome simbolico di un dio dell’altra religione ed attribuirgli connotati negativi, ossia trasformarlo in un simbolo del male. Altri simboli, invece, vengono riciclati e diventano simboli ufficiali della nuova religione, quasi sempre però snaturandoli, in modo tale da far perdere il loro significato originale. Per intenderci, ti sei mai chiesto, solo per fare un piccolissimo esempio, perché il Diavolo è rappresentato iconograficamente con le corna e con testa e piedi di caprone, oppure perché è associato al serpente-dragone?
<No, veramente no, perché ha un significato?>
Tutto ha un significato, perché l’archetipo è uno, ma i simboli sono molteplici. Tutti i simboli possono assumere caratteri negativi oppure caratteri positivi, dipende dall’occhio di chi guarda e dal significato che vuole attribuirgli.
Per quanto riguarda le “corna” ed il “caprone” ti dirò in seguito. Ora voglio parlarti del serpente e, quando dico serpente, non intendo riferirmi a quel poveretto di rettile che non ha mai fatto male ad alcuno, purché non disturbato ovviamente, bensì al simbolo del serpente, che è stato utilizzato dall’uomo fin da quando ebbe un barlume di intelligenza, ed iniziò ad usare i simboli per indicare gli archetipi.

Il serpente figlio alla mamma serpente: «È vero che siamo velenosi?»
La mamma al figlio: «No! È solo una calunnia».
«Meno male! Perché mi sono morsicato la lingua».

Come avrai intuito, nella mitologia giudaico-cristiana ha assunto carattere negativo. Anche in altre mitologie per la verità ha carattere negativo, ad esempio in quella nordica, in cui il serpente Niddhog, o Neidhart, (laceratore di cadaveri) rosicchia continuamente le più profonde radici dell’albero della Vita, Yggdrasil, tuttavia si dice che l’albero non appassisca e addirittura sopravviverà anche a Ragnarok (la fine del mondo). Yggdrasil è il frassino universale, che con le sue radici ricopre la terra di Hel (Dea della morte), ossia Helheil (il regno dei morti) e sulla cui cima svetta Asgard (la dimora degli Dei, chiamati Aesir). Il serpente Niddhog, che si trova a Niflheim (terra delle nebbie), dove mangia cadaveri per mantenersi in vita, è sempre in lite con l’aquila che ha il nido sulla cima dell’albero.

In altre mitologie (Egiziana, Greca, Persiana, Cinese, Maya) il serpente-dragone ha carattere positivo e viene rappresentato con le ali, il cosiddetto “serpente piumato”.
Nella mitologia vedica c’è il serpente Vṛtra (che mi sembra però sia al di fuori di qualsiasi concetto di bene e male, di positività e di negatività). Prima dei tempi c’era Lui che avvolgeva in una unica massa indistinta il “cielo” e la “terra”. La “luce”, il “sole” e l’ “aurora” non esistevano, c’erano solo “tenebre” e “caos”. Le “acque”, elemento primigenio, non scorrevano ma rimanevano imprigionate nella massa indistinta di “spazio” e “cielo” rappresentata dalle “montagne” che si muovevano per ogni dove. A guardia del caos e dell’indistinto si poneva il serpente Vṛtra, adagiato sulle montagne che imprigionavano le acque. Agni restava nascosto, come gli asura (divinità ancora indistinte), finchè non giunse Indra (il deva della guerra) che, con il fulmine (vajra), colpì a morte Vṛtra, liberando le acque e dando il via alla Creazione.
<Perché questa discordanza di visione? Perché alcune culture vedono il serpente in modo positivo ed altre in modo negativo?>
È qui l’arcano! Non è vero che alcune culture vedono il serpente in un modo ed altre in un altro modo!

L’Archetipo è uno, i simboli tanti.
Il Processo è unico, i modelli molteplici.
Una l’essenza, molteplice la sostanza.
[Kuphasael Thorosan]

Affinché vi sia un raggio di luce nelle tenebre, devi comprendere la relazione tra archetipo e simboli, tra processo e modelli.

Il Mullah Nasrudin era seduto fra un circolo di discepoli, quando uno di loro gli chiese la relazione fra le cose di questo mondo e le cose di una dimensione diversa. Nasrudin rispose: «Prima devi comprendere il significato profondo dei simboli».
Il discepolo non contento: «Mostrami qualcosa di pratico … per esempio una mela del Paradiso».
Nasrudin raccoglie una mela e la porge all’uomo.
«Ma questa mela è marcia su un lato … una mela del Paradiso sarebbe sicuramente perfetta».
«Una mela celeste sarebbe sicuramente perfetta», disse Nasrudin, «ma per quel che tu saresti capace di giudicare, situati come siamo qui in questa dimora della corruzione, e con le tue presenti facoltà, questa si avvicina ad una mela del Paradiso più di quanto potrai mai percepire». [“Le sottigliezze del Mullah Nasrudin” in Idries Shah, I Sufi]

Per svelare il mistero, devi sapere che, in genere, quando nei miti, nelle leggende, nelle favole, nelle fiabe, ti trovi in presenza di animali, essi non hanno ovviamente nulla in comune con l’animale in senso fisico, perché essendo simboli, indicano una caratteristica, una proprietà, un principio, una funzione. In particolare due animali indicano la coppia: il male ed il bene, l’oscurità e la luce, il basso e l’alto, il “fisso” ed il “volatile”, ovvero lo “zolfo” ed il “mercurio” per dirla con terminologia alchemica.
Ad esempio due animali della stessa specie ma di sesso differente, come leone e leonessa, cane e cagna, stanno a significare lo “zolfo” ed il “mercurio” preparati in vista del processo. Il maschio rappresenta allora il fisso, lo zolfo, e la femmina il volatile, il mercurio. Inoltre, se un animale terrestre, ossia che non può volare, figura in un’immagine con un animale aereo, ossia che può volare (un uccello, ma non solo un uccello, l’importante è che possegga le ali), allora significano rispettivamente il fisso ed il volatile. Le ali, e quindi qualsiasi animale con le ali, indicano la sublimazione, l’ascensione, l’abbandono del terreno verso lidi celesti, spirituali.
<Adesso ho capito perché gli “angeli” hanno le ali. Nel passato, è capitato di chiedermi che senso avessero le ali per gli “angeli”, essendo esseri spirituali. Ora, è chiaro, è soltanto una rappresentazione iconografica. Ciò che non capisco, però, è perché anche i “diavoli” abbiano le ali, pur essendo diverse da quelle degli “angeli”?>
Oh, gia! E perché?
Gli animali, ti dicevo possono simboleggiare gli Elementi: Terra (leone o toro), Aria (aquila), Acqua (pesci, balena), Fuoco (serpente, dragone, salamandra), ma questo per il momento non è rilevante. Se gli animali sono uniti, esprimono il congiungimento, le nozze, il matrimonio. Se gli animali si combattono, indicano la fissazione, la cristalizzazione del volatile oppure la volatizzazione del fisso.

Come avrai compreso, il serpente, povera bestia, in quanto rettile non c’entra niente, se non come simbolo. E che non centri niente basta far riferimento ad un passo molto esplicativo citato nell’Antico Testamento, in cui il serpente è utilizzato come simbolo “benefico” e non “malefico”:

4 Poi gli Israeliti partirono dal monte Cor, dirigendosi verso il Mare Rosso per aggirare il paese di Edom. Ma il popolo non sopportò il viaggio. 5 Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatti uscire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero». 6 Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti velenosi i quali mordevano la gente e un gran numero d’Israeliti morì. 7 Allora il popolo venne a Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo. 8 Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita». 9 Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita. [Numeri 21:4-9]

Il serpente come simbolo “negativo” presso la tradizione ebraica è chiaramente postumo. Scrive al riguardo Giulio Busi[2]: «I testi della tradizione giudaica conservano tuttavia anche la testimonianza di un rammarico per un’antica alleanza che, all’inizio dei tempi, univa i rettili agli uomini. Ancora nel Talmud babilonese si legge infatti che Rabbi Šim ‘on ben Menasya affermò: “È un vero peccato che un servitore così prezioso sia scomparso dal mondo. Se infatti il serpente non fosse stato maledetto, ogni israelita avrebbe potuto avvalersi di due serpi benefiche così da inviarne una a settentrione e una a meridione per farsi portare gemme pregiate, pietre e gioielli”». Intrigante! Mi ricorda qualcosa.

Ora dovrei parlarti del “serpente tentatore” a cui si fa riferimento nel Vecchio Testamento attorcigliato all’Albero della Conoscenza del Bene e del Male:

1 Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». 2 Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, 3 ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». 4 Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! 5 Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male». 6 Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. 7 Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. [Genesi 3:1-7]

Oppure del “serpente” espresso dall’ Albero della Vita cabalistico ovvero dal “serpente” detto Kundalini ma non è il caso di addentrarsi per simili meandri, non essendo il “serpente” il tema dell’articolo, anche perché di esso ti dirò a tempo debito quando avrò modo di parlarne diffusamente e con dovizia di particolari. Nel frattempo sorridi:

In quella, Eva si trovava vicino a un albero; a un tratto si girò, vide un serpente, ed esclamò: «Che schifo!».
«Sei bella tu!» rispose il serpente, che era permaloso. Poi aggiunse: «guarda che la frutta fa bene, contiene le vitamine, una mela al giorno toglie il medico di torno, meglio farsi le mele che farsi le pere … Se mangerete di questo frutto sarete intelligenti».
Eva rispose: «Ma noi siamo già intelligentiۛ!»
Il serpente guardò Adamo e disse: «Quello è un’ora che va parlando con un porco … Ti pare intelligente?». [Giobbe Covatta, Parola di Giobbe]

Torniamo al diavolo. Ti dicevo che ci sono diversi nomi per identificarLo: Abraxas, Asmodeus, Azazél, Astarte, Astaroth, Baal, Baphomet, Belial, Belfagor, Belzebù, Dagon, Demonio, Diavolo, Emaus, Lucifero, Mammona, Mefistofele, Moloch, Samael, Satana, Satyan, Tuberoch, solo per citarne alcuni. Direi di analizzare e commentare quelli più noti.

1. Diavolo

Inizierei proprio con il nome diavolo, se non ti dispiace, anche perchè a mio modesto avviso il suo significato non è affatto chiaro, come invece sembrerebbe leggendo i vari vocabolari etimologici. Tutti riportano, ad eccezione del Canini, di cui ti dirò subito dopo, che il termine deriva dal latino tardo diabŏlus, traduzione del termine greco diábolos, derivato da diabàllo, composto di dia “a traverso” e bàllo “getto, metto”, indi getto, caccio, metto a traversoossia, detto con una sola parola, “attraverso”, “trafiggo”; si potrebbe anche pensare ad un “dividere” quindi “colui che divide”; metaforicamente, si sostiene significhi anche “calunnio”, quindi “calunniatore”, “accusatore”.
Premesso che io non sono un filologo e neanche un linguista, per cui è facile che possa prendere “fischi per fiaschi”, ma come abbia fatto il termine “attraverso, trafiggo” a diventare metaforicamente “calunniatore, accusatore” e, in seguito, per estrapolazione “ingannatore”, “tentatore”, “istigatore”, “suggeritore”, per me resta un mistero, anche perché si perde il proprio tempo, se si cerca di risalire etimologicamente, mediante un processo a ritroso, dai termini “calunniatore, accusatore” alla parola diabàllo ovvero diábolos.

Un uomo è veramente disperato, infatti si trova sul bordo di un altissimo dirupo, pronto a gettarsi nel vuoto. Ad un tratto una voce: «Uomooo… qual è il tuo nomeee?». «Mi chiamo Giovanni». «Giovanniii … cosa stai per fareee ?». «Sto per suicidarmi … ma tu chi sei? Vai via! lasciami con il mio dolore. Lasciami morire in pace». «Sono il diavolooo, e posso offrirti quello che vuoi, se mi venderai la tua animaaaa ed mi darai il culoooo». «Va bè, tanto peggio di così … in cambio voglio essere ricco, tante donne e potermela godere per almeno 20 anni». «Concessooo, Giovanniii, adesso spogliatiii!». Dopo un po’, tra i lamenti dell’uomo, la voce chiede: «Giovanni, dimmi, quanti anni hai?». «Ahi, ahi … Ho 35 anni!». «E tu, Giovanni, a 35 anni credi ancora al diavolo?» risponde la voce tutta soddisfatta.

L’unica scappatoia sarebbe quella di tradurre il termine diabàllo con “ciò che è messo di traverso”, cioè “mettere o mettersi di traverso”, e non con “mettere attraverso”, ma non so quanto questa operazione sia corretta. Comunque perchè cercare di far “entrare l’elefante dal buco, lasciando fuori la coda”, quando nella seconda metà dell’ottocento Marco Antonio Canini nel suo Etimologico dei vocaboli italiani di origine ellenica con raffronti ad altre lingue ci viene incontro e ci toglie le castagne dal fuoco.

Il Canini sostiene che l’etimo di “diavolo” sia lo stesso di “dio”, in quanto entrambe deriverebbero dalla radice sanscrita div, diu ossia “rilucere (da cui dyaus, “brillare”, “emettere luce”, “splendore”, “giorno”, “cielo”; “aere luminoso”), aggiungendo che in principio la voce diàbolos non era, al pari di daimon, “demone”, di significato sinistro, ma di buon genio, come lo zingaresco devel significante “santo” e devla nome di Maria, madre di Gesú. Solo in seguito il significato di calunniatore sarebbe derivato da diàbolos, dalla “leggenda cristiana”, ossia quando il solito traduttore, grazie alla sua innata capacità di confondere le acque, pensando di fare cosa buona e giusta, ha tradotto il termine satan dei Vangelicon quello di diabolos (in Marco 1:12 per fortuna è rimasto il termina satana: « Immediatamente lo Spirito lo sospinse nel deserto, e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato dal satana [tou= satana], e stava con le bestie e gli angeli lo servivano» ) .

Per convincere di tale sua teoria nella monografia che introduce il vocabolario presenta il parallelo tra i vocaboli esprimenti le idee assimilabili a quella di “dio” e di “diavolo” nelle diverse lingue. Degna di nota, soprattutto per ciò che andrò a dire in seguito, è quella tra il sanscrito Deva, il lituano Devas, cioè “Dio”, “Divinità” (“colui” o “ciò” che emana luce)e il zendo Daeva, l’armeno e il persiano Dev, cioè “Diavolo”, “Demonio”. In altre parole, il Canini sostiene che sia una trasformazione di significato legata ad una visione “distorta” da parte del cristianesimo.

Ottorino Pianigiani, nel suo dizionario etimologico, alla voce “diavolo”, dopo aver detto che deriva dal greco diábolos, derivato da diabàllo ecc. riporta quanto espresso dal Canini, però aggiungendo che «il cui giudizio giova registrare a titolo di curiosità e perchè gl’inesperti non lo accettino per buono», adducendo la seguente motivazione alla sua affermazione: «E tutto ciò tornerebbe bene, se la voce Diavolo fosse stata applicata al genio del male prima del cristianesimo: il che non costa».
Pianigiani sarà stato un grande magistrato ed un fine linguista, ma come logico, ho la sensazione che lasci un po’ a desiderare. Ma come, il Canini si sforza in tutti i modi di dire, di dimostrare che prima del Cristianesimo il termine diavolo non aveva connotati “negativi” e cosa fa il Pianigiani, non soltanto non nega che quanto affermato dal Canini sia errato, ma avvalora la tesi di Costui riaffermando che il termine diavolo non era associabile prima del cristianesimo al genio del male. Boh? Problemi di logica? E che la cosa sia veramente strana è confermata, se mai ce ne fosse bisogno, da quanto lo stesso Pianigiani afferma alla voce “demonio”, in cui non si comprende, per quale strana forma del destino, egli non segua la stessa logica.

2. Demonio o Demone

Riporto testualmente dal dizionario del Pianigiani (tra parentesi quadre ci sono mie aggiunte). «Demone o demonio deriva dal greco daimónion “genio sovrumano” [da cui il latino daemonium] che in principio non può aver avuto mai, come in seguito, sinistro significato. Indi la greca voce, come avviene in genere delle divinità di una religione antica, cui si sostituisca la nuova, prese anche il significato di genio dannoso, funesto, come si desume pure dall’aggettivo daimonios che vale “sovrumano”, “divino” [ “appartenente agli dèi”, “che è in rapporto con daimon”, cioè “demone”, “demonio”] ma anche , “venerabile”, [“ammirabile”, “sorprendente”], “ottimo”, “beato” e insieme “triste”, “misero”, “pessimo”. In Esiodo son detti “Demoni” le anime umane dell’età dell’oro, le quali avviluppate nell’aria dimorano sopra la terra, osservano le azioni degli uomini e li difendono, divinità protettrici che mantengono l’unione fra gli dei e gli uomini, e simili di tal modo ai “Lari” dei Romani; ed in questo concetto il Pott collega siffatta voce a Daio “divido”, come dire Distributore, Dinspensatore del bene e del male, e il Bopp alla stessa radice della voce Dio, lo che troverebbe conforto nel raffronto tra il sanscrito Devas “Dio” e lo zendo Daeva “demonio” [vedi il raffronto fatto dal Canini], ambedue derivanti dalla radice ariana Div “splendere”. Dopo il Cristianesimo però assunse esclusivamente il senso di spirito maligno e delle tenebre, nemico del bene, che eccita l’uomo a mal fare.»
Che dire? Io penso che sia l’analogo del termine “diavolo”, e tu?

Nel Nuovo testamento il termine “demonio”, “demone” è presente sia con l’originale senso neutro di divinità, sia con quello di angelo caduto. In Atti 17:18, Paolo è descritto dai pagani Ateniesi come un predicatore di “divinità straniere” (daimonia).
Nella Septuaginta (LXX) daimonion, è usato più volte nel senso dell’antico vicino oriente degli spiriti del deserto. In LXX Isa 13:21 il termine ebraico śe’îrîm, “capre selvatiche”, è tradotto come “satiri”, “capre demoni” e in Isa 34:14 il termine siyyim, “dimoranti del deserto”, “bestie selvatiche” come “bestie del deserto”. In LXX Ps 95:5 le divinità nazionali di altri popoli che sono dette essere ‘elilim in ebraico, “idoli”, diventano “demoni” (“Tutti gli dei delle nazioni sono demoni”). In LXX Deut 32:17, le divinità straniere che Israele adorava e che sono propriamente descritte nel testo ebraico come šēdîm (spiriti tutelari), diventano di nuovo “demoni” (“Essi sacrificano ai demoni e non a dio”; cf. LXX Ps 105:37; Bar. 4:7). In LXX Isa 65:11 è usato “demonio” per rendere il nome ebreo del dio pagano della Fortuna Gad».

Insomma, con un pizzico di fantasia anche un “dio” può diventare un “demonio” e viceversa.

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[1]
Per una corretta collocazione dell’argomento, data la sua “complessità” ti consiglio vivamente la lettura del libro DUE e Dualità (Parte II di BAGLIORI DI VERITA’) di Kuphasael Throrosan, da cui peraltro il presente articolo è tratto.

[2] Voce “Serpente” in Giulio Busi, Simboli del pensiero ebraico, Einaudi Ed., 1999

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About Thorosan

Io non conosco l’inglese, il francese, lo spagnolo e il tedesco. Io non conosco il sanscrito, il pali, il greco e il latino. Io non conosco l’arabo, l’ebraico e l’aramaico. Io non conosco il cinese antico o moderno, il giapponese, il russo o qualsiasi altra lingua. Io non sono uno storico delle lingue e tanto meno un filologo. Io conosco una sola lingua: la mia! Spesso incespico nelle parole. Non sono bravo a scrivere e a parlare. Tutto ciò che dico o scrivo mi costa fatica. Io non conosco il buddismo, il taoismo, il cristianesimo, il sufismo, l’islamismo. Io non sono uno storico di religione. Io non sono un accademico. Io non sono un fisico, un chimico, un ingegnere, un architetto, un medico, un matematico, uno psicologo, un sociologo o un filosofo. Io non sono questo! Io sono un semplice uomo, che vaga nella notte con la sua lanterna. Io non vedo lontano. Riesco solo a vedere i miei passi, grazie alla fievole luce emanata dalla fiamma della lanterna. Cerco di non cadere. Faccio molta attenzione a dove metto i piedi. Lungo la strada, tenendo gli occhi sempre aperti, se trovo qualche pietra particolare la raccolgo. Le pietre, per fortuna, appartengono a chi le trova. Io sono un raccoglitore di pietre!

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