Principio e Funzione, Processo e Modello

Vorrei provare a descrivere il significato di quattro concetti: Principio e Funzione, Processo e Modello. Anche in questo caso faccio la stessa premessa fatta nell’articolo Archetipo e Archebolo, Simbolo e SegnoAl fine di non tarpargli le ali, per poter fornire una possibile interpretazione dei quattro concetti, questa volta, devo liberarli dei vari lacci e lacciuoli dovuti non solo alla psicoanalisi, alla psicoanalitica e alla filosofia, ma anche alla matematica e alla fisica . Con questo non intendo dire che la visione fornita dalle suddette discipline, non sia importante e che non meriti di essere approfondita. Lungi da me un simile pensiero. Intendo solo affermare che, restringendo il loro significato alle discipline di cui sopra, c’è il rischio, come già più volte espresso, di chiudere in gabbia un’animale che va, invece, osservato libero, nel suo ambiente naturale.

Principio ha il significato di “inizio”, “avvio”, spesso con riferimento più o meno diretto a quanto può rappresentare il primo momento di un’azione continuata all’interno di un processo, quindi “origine”, “causa” (in greco arché ὰρχέ).

Funzione[1] è da intendersi come “attività” specifica, “compito” specifico, “azione” specifica assegnata, riconosciuta, e quindi svolta all’interno di un processo. In questa accezione, quindi, la funzione rappresenta il “verbo”, inteso come azione, attività, e per traslato la “parola” (in greco logos λόγος), infatti “verbo” proviene dal latino “verbum” ossia parola.

Nel vangelo secondo “Barzellette”, si legge:

In principio era il Verbo; poi vennero certi Soggetti!
In principio era il Verbo; il Complemento Oggetto venne dopo molto tempo!

Nel Vangelo secondo Massimo Cavezzali (Big Bang n. 9), si osserva:

Nel Vangelo secondo Giovanni, invece, si legge:

In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Esso era in principio presso Dio. Tutto è stato fatto per mezzo di Lui [il Verbo], e senza di Lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
In Lui era la Vita, e la Vita era la Luce degli uomini.
La Luce splende nelle Tenebre, ma le Tenebre non l’hanno accolta.

Ovviamente in alcune versioni, ovvero traduzioni, al posto del termine “Verbo” trovi “Parola”.

< Cosa stai “farfugliando”? Cosa stai cercando di dire? >

Calma, calma, non avere fretta. Tutto a suo tempo! Per ora ascolta.

Processo è l’atto del procedere, dell’avanzare, del divenire ovvero  “successione di fatti, fenomeni o eventi” legati, in relazione fra di loro oppure “metodo”, “procedimento” da seguire per ottenere un determinato fine.

Modello è lo “schema teorico” che descrive un insieme di fatti, fenomeni o eventi, quindi un processo,  mettendone in evidenza le caratteristiche strutturali ritenute più rilevanti, ma anche la “riproduzione”, la “realizzazione” in scala ridotta, sia bidimensionale sia tridimensionale, di un oggetto o di una struttura o di qualcosa d’altro che si intende costruire per lo più a scopo sperimentale o di studio. Da quanto detto si deduce che modello significa anche originale da riprodurre ovvero prototipo, esemplare a cui conformarsi, quindi per modello possiamo anche intendere qualcosa di “reale”, ossia di percepibile dai sensi, quindi anche vivente.

Non voglio tediarti, ma è indispensabile, è imprescindibile la conoscenza del legame, della relazione tra processo e modello, tra principio e funzione. Se non la possiedi non puoi andare avanti nella Conoscenza.

Da quanto detto risulta che il Processo non è accessibile direttamente. Per poter essere studiato il Processo ha bisogno di un modello ossia di uno “schema” che lo descriva. Inoltre, il Processo è “unico”, mentre puoi usufruire di più modelli per descriverlo. Il Processo è “totale”, mentre il modello, ai fini dello studio ovvero ai fini della comprensione, può essere vivisezionato, ossia può essere interpretato per parti. Non confondere mai il modello con il Processo.

Il processo che viene descritto (il modello) non è il Processo[K.T. parafrasando Lao Tse]

In figura è disegnato un modello che indica un Processo.

Per la precisione è disegnato il simbolo della circonferenza che è stata “divisa” in nove parti. Per comodità di linguaggio possiamo parlare di quattro fasi e cinque princìpi.
Le quattro fasi non sono legate al tempo, ossia non devi pensare che viene prima la “fase uno”, poi la “fase due” e via dicendo. Solo per comodità di studio puoi vederle in modo consequenziale. Le fasi sono indicate con i numeri pari 2,4,6,8.
Con i numeri dispari 1, 3, 5, 7 e 9 sono indicati i 5 princìpi. Il “principio 1” è l’inizio della “prima fase” (indicata con 2) e ha come fine il “numero 3”; il “principio 3” è l’inizio della “seconda fase” (indicata con 4) e ha come fine il “numero 5”; il “principio 5” è l’inizio della “terza fase” (indicata con 6) e ha come fine il “numero 7”; infine, il “principio 7” è l’inizio della “quarta fase” (indicata con 8) e ha come fine il “numero 9”. In altre parole, il “numero 1” è il principio, la causa che avrà come conseguenza la fine, l’effetto “numero 3” che, a sua volta diventerà il principio, la causa che avrà come conseguenza il “numero 5” che, a sua volta sarà la causa dell’effetto “numero 7”, ecc. Quindi, i numeri 1, 3, 5, 7 e 9 sono contemporaneamente principio e fine, causa ed effetto, nascita e morte.

<Come si fa a passare da un principio  all’altro, ovvero come si passa dalla causa all’effetto, qual è l’elemento unificante, insomma per dirla con i greci, qual è lo stoichéion?>

Ottima osservazione! Mediante le azioni ossia le funzioni o, se preferisci, mediante il verbo. Tra la causa e l’effetto c’è l’azione, ovvero la funzione ovvero il verbo. Il verbo, il logos, rappresenta lo stoichéion, ossia l’elemento.[2]

Le “fasi” contengono funzioni, contengono il verbo che è la vita.

Il Processo contiene la Funzione ossia il Verbo. Il Verbo è contenuto nel Processo. [K.T.]

Se c’è un inizio, c’è una fine. Se c’è un inizio e una fine, c’è la vita, ossia il processo.

Il Processo è la Vita che si estrinseca nella Funzione ossia nel Verbo. [K.T.]

Le “fasi” a loro volta possono essere viste come sotto-modelli di sotto-Processi. Detto diversamente: ogni modello può essere una “fase” di un modello che lo contiene e, quindi, ogni Processo può essere una “fase” del Processo che lo contiene.

Uno specchio che riflette uno specchio, che riflette un altro specchio, che a sua volta riflette ancora un specchio, in molteplicità indefinita.
Questa è la chiave! Questo è lo Yantra! Questo è il Processo! Questa è la Realtà! [K.T.]

Ho capito quasi niente e ho un gran mal di testa!

Fu chiesto al Maestro: «cosa è la verità?».
Il Maestro rispose: «una montagna, un albero, un fiocco di neve, una spugna». [K.T.]

Sai cosa sia un “frattale”?

Vagamente. Se non ricordo male dovrebbe essere una figura geometrica che si ripete >

Il termine “frattale” venne coniato nel 1975 da Benoit Mandelbrot e deriva dal latino fractus (rotto, spezzato, diviso), così come il termine “frazione”. Il Frattale non può essere definito perché è un concetto primitivo. Intuitivamente puoi pensare ad esso come ad una “figura geometrica” caratterizzata dal ripetersi sino all’infinito di uno stesso motivo su scala sempre più ridotta, questa caratteristica è chiamata “auto similarità”. Ovviamente, quello che andrai a rappresentare, a descrivere, a generare, non è il Frattale, ma il suo modello. Il modello generato è solo una delle tante possibili manifestazioni del Frattale. E non solo! Il modello “matematico” è, per così dire, inferiore al modello “reale” per quanto attiene alla sua capacità di farti comprendere il “vero” Frattale. Detto con altre parole, pensa ad un Albero-Frattale. Puoi rappresentarlo simbolicamente in due modi: mediante il modello matematico; oppure piantando un seme nel terreno. Il primo modello, quello “matematico”, per quanto accurato sia, non possiede il principio fondamentale MORTE, che è invece presente nell’altro, quello “reale”.

Il frattale (il modello) che è rappresentato, che è descritto, che è generato, non è il Frattale (il Processo). [K.T. parafrasando Lao Tse]

Per mezzo di un “motore di ricerca”, puoi divertirti a trovare su internet alcuni siti contenenti la parola “frattale” oppure “fractal”. Scoprirai un mondo affascinante, fatto di “vere” opere d’arte. Vedrai stupefacenti, meravigliosi “quadri”, che alcun artista ha mai dipinto e mai dipingerà.

La Figura sottostante mostra un esempio di frattale e come generarlo. È il cosiddetto “fiocco di neve” di von Koch. Prendi un segmento e dividilo in 3 parti. Sostituisci il segmento centrale con due segmenti uguali a quello eliminato. Ora ripeti l’operazione con ciascuno dei quattro segmenti così ottenuti e continua a ripeterla per un numero indefinito di volte.  La curva che hai ottenuto dopo un numero indefinito di iterazioni è una curva frattale e come tutte le curve frattali è dotata di affascinanti proprietà, facili da intuire, ma difficili da comprendere.

Se il nome “fiocco di neve” non ti sembra appropriato per la curva di cui sopra, forse cambierai idea osservando ciò che si ottiene nella figura seguente applicando il procedimento appena descritto ai lati di un triangolo.

In natura puoi constatare innumerevoli esempi, ovvero rappresentazioni, del Frattale: alberi, fiori, pietre, catene montuose e coste, fenomeni meteorologici, apparati biologici, fenomeni fisici, e molto altro, sono tutti rappresentazioni del Frattale.L’universo intero è un gigantesco, immenso, straordinario modello del Frattale. E, non pensare che il Frattale si limiti solo alla natura.

Il Discepolo chiese al Maestro: «cosa è la conoscenza?».
Il Maestro rispose: «una cipolla». [K.T.]

A questo punto dovrebbe esserti chiaro che il Frattale è il Processo o, se preferisci, il Processo è il Frattale.

< Cosa diavolo vuoi insinuare? Cosa pretendi di suggerire? >

Sono costretto ad introdurre altri due concetti: concetto di flusso e concetto di fondo.

Flusso indica qualcosa che è in movimento, che si sposta continuamente.

Fondo indica molte cose ma, per te, in questo momento, deve avere il significato di fine, di conclusione, come nelle frasi “leggere fino in fondo”, “dare fondo a qualcosa”, “da cima a fondo”.

Immagina che in un lago sfoci un solo fiume e che dal lago non nasca alcun altro fiume e che non ci sia, “per assurdo”, il fenomeno dell’evaporazione: il fiume è il flusso, il lago è il fondo. Ti faccio un esempio economico, il reddito (il fiume) rappresenta il concetto di flusso, mentre la ricchezza (il lago) indica il concetto di fondo.

Il flusso è movimento, il fondo è accumulazione.
Il flusso è vita, il fondo è nascita-morte.
Il fiume,  la vita, l’azione, la funzione, il verbo, sono concetti di flusso.
Il lago, l’inizio e la fine, la causa e l’effetto, la nascita e la morte sono concetti di fondo.
Il Processo non può mai essere diviso in parti: è un’unità.
Il Processo è,  simultaneamente, la fonte, il fiume e il lago.
Il Processo è, contemporaneamente, l’inizio, lo sviluppo e la fine.
Il Processo è, nello stesso tempo, la causa, l’azione e l’effetto.
Il Processo è  la nascita, la vita e la morte. [K.T.]

Per comodità, e solo ai fini della comprensione, puoi servirti di un modello. Questo puoi dividerlo in parti, ovvero in fasi, che non hanno nulla a che fare con il tempo e lo spazio, e neanche con lo spazio-tempo.

Un Discepolo si recò dal Maestro e disse: «Non esiste il tempo, non esiste lo spazio. La mente e tutti gli Illuminati, in fondo, non esistono. La vera natura dei fenomeni non esiste. Non c’è alcuna realizzazione, nessuna illusione, nessuna verità, nessun saggio, nessun ignorante. Non c’è nessuno che dia e niente che si riceva.»
Il Maestro ascoltava in silenzio fumando la sua lunga pipa di bambù. Dopo che l’Allievo ebbe finito di parlare, lo colpì violentemente con la pipa.
Il Discepolo tutto stizzito, irritato, disse: «Perché?»
Il Maestro rispose: «Se niente esiste, da dove viene questa tua collera?» [Storia Zen]

In altre parole è come se fotografassi contemporaneamente, istantaneamente, il processo con nove diverse angolazioni. Ogni angolazione ti  permette di conoscere sempre meglio il processo, senza però mai fornirti la visione globale. Sarà poi tuo compito creare la visione globale studiando il simbolo-modello e quindi meditando sull’archetipo-processo.
Esistono archetipi semplici o elementari  e archetipi complessi o composti, a cui corrispondono nella realtà sensoriale archeboli o simboli semplici o elementari  e archeboli o simboli complessi o composti. Ora, si può anche aggiungere che ci sono archetipi di flusso ed archetipi di fondo, a cui corrispondono archeboli o simboli di flusso e archeboli o simboli di fondo.
I processi sono archetipi composti o complessi, mentre i modelli sono archeboli o simboli composti o complessi.
I principi e le funzioni sono archetipi semplici o elementari e, quindi, anche gli archeboli o i  simboli corrispondenti sono semplici o elementari. Le funzioni rappresentano un concetto di flusso, mentre i principi un concetto di fondo. Inoltre i principi solo soltanto due, in verità sarebbe uno solo: INIZIO-FINE, oppure, con altre parole, CAUSA-EFFETTO, NASCITA-MORTE. Per dirla tutta il PRINCIPIO, che è UNO, è l’ARCHETIPO. Però, gli archeboli o i simboli corrispondenti, come sempre, sono molteplici.
Spesso nel linguaggio corrente viene utilizzato lo stesso archebolo o simbolo per indicare la “fase” e il “principio”. Così facendo s’ingenera confusione, oltre al dubbio. Niente ovviamente vieta di indicare simbolicamente la fase e il principio con lo stesso simbolo, purché sia chiaro che la fase non è il principio e il principio non è la “fase”. E’ anche vero, però, che se non ci fosse un principio non ci sarebbe alcuna fase. La fase è già contenuta nel principio. La fase è pura illusione. La fase è Maya.

Il Tao che si può nominare (l’Archebolo) non è il Tao eterno (l’Archetipo).
Il Nome che si può pronunciare (il Simbolo) non è il Nome eterno (l’Archetipo).
Senza nome Esso è il principio di Cielo-e-Terra (il Processo).
Col Nome (il Modello) è l’origine dell’infinità degli esseri particolari.
Così: chi è distaccato percepisce l’Essenza Misteriosa.
Di chi è offuscato dal desiderio, lo sguardo è arrestato dal limite.
Ora dei due (Archetipo e Archebolo, Processo e Modello, Principio e Funzione)
Una l’essenza, diversa solo la denominazione.
Mistero è la loro identità.
È l’insondabile fondo di là dalla soglia dell’ultimo arcano.
[K.T. parafrasando Lao Tse,  Tao Tê Ching]

 

Fonte: capitolo “Archetipo e Archebolo, Simbolo e Segni ” in nuova edizione di Infinito, Zero, Punto, Uno (Parte Prima di BAGLIORI DI VERITÀ) di Kuphasael Thorosan


[1] Non è da confondere in nessun modo con il significato attribuito in matematica alla parola “funzione”, ossia stretta dipendenza da una determinata grandezza (detta variabile indipendente) di un’altra grandezza (detta variabile dipendente), per cui a ogni variazione del valore della prima corrispondono uno o più valori determinati della seconda.

[2] Per i filosofi greci presocratici, in special modo per Eraclito, la phýsis – che non può essere tradotta in questo caso come “fisica”, ossia “natura” nel senso aristotelico, ma va intesa in senso estensivo come l’essere –  è sia arché (principio) sia stoichéion (elemento, cioè funzione, verbo).

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