ARCHETIPI E SIMBOLI: presentazione

È bene sgombrare subito il campo da possibili equivoci. Io non conosco l’inglese, il francese, lo spagnolo e il tedesco. Io non conosco il sanscrito, il pali, il greco e il latino. Io non conosco l’arabo, l’ebraico e l’aramaico. Io non conosco il cinese antico o moderno, il giapponese, il russo o qualsiasi altra lingua. Io non sono uno storico delle lingue e tanto meno un filologo. Io conosco una sola lingua: la mia! Spesso incespico nelle parole. Non sono bravo a scrivere e a parlare. Tutto ciò che dico o scrivo mi costa fatica.
Io non conosco il buddismo, il taoismo, il cristianesimo, l’islamismo, l’ebraismo. Io non sono uno storico di religione. Io non sono un accademico. Io non sono un fisico, un chimico, un ingegnere, un architetto, un medico, un matematico, uno psicologo, un sociologo o un filosofo.
Io non sono questo! Io sono un semplice uomo, che vaga nella notte con la sua lanterna. Io non vedo lontano. Riesco solo a vedere i miei passi, grazie alla fievole luce emanata dalla fiamma della lanterna. Cerco di non cadere. Faccio molta attenzione a dove metto i piedi. Lungo la strada, tenendo gli occhi sempre aperti, se trovo qualche pietra particolare la raccolgo. Le pietre, per fortuna, appartengono a chi le trova.

cercatore-colorato-new120x150Io sono un raccoglitore di pietre! Quello che so lo devo alla lanterna e alle pietre.
Io non sono come quello “sciocco”, che per mostrare dove era la farina, buttò via il sale. Io, il sale me lo tengo, perfettamente consapevole che trattasi di sale e non di farina. Io non butto via il bambino con l’acqua sporca. Ci sarà tempo dopo per lavare il bambino. Ciò che conta è che il bambino viva.

Era arrivato il momento di mostrare alcune pietre raccolte. Alcune di esse sono “pietre da ridere”, sono simpatiche, carine. Alcune di esse sono soltanto divertenti, ma altre nascondono delle vere e proprie perle, dipende dagli occhi di chi guarda ovvero dalle orecchie di chi ascolta. Hanno uno scopo preciso: la vita diventa più leggera, più divertente, quando le guardi. Le altre, invece, le ho lavate e lucidate. Entrambi i tipi di pietra sono stati inseriti in un opportuno contenitore. Non confondere però il contenuto con il contenitore. Non separare neanche il contenuto dal contenitore. Chiameresti ancora “collana” delle perle sparpagliate senza il filo che le unisca?
Ho deciso di chiamare il contenitore
ARCHETIPI E SIMBOLI. Chiavi di Conoscenza.
Ti starai chiedendo: «Perché il nome è “Archetipi e Simboli”»? «Perché il sottotitolo è “Chiavi di Conoscenza”»?
In un primo momento avevo pensato di chiamare l’intera opera ARCHETIPI E ARCHEBOLI, ma ho dovuto desistere perché, da una piccola indagine tra i miei conoscenti, avevo notato che non tutti conoscevano la parola archetipi, immagina il vocabolo archeboli.
Sorge spontanea la domanda: «che cosa significa la parola
archebolo, anche perchè sul dizionario non c’è?». Ebbene archebolo è un neologismo, creato impunemente dal sottoscritto, composto da archetipo e simbolo, per cui un archebolo è un archetipo-simbolo, cioè un archetipo richiamato da un simbolo, ovvero, se preferisci, un simbolo che richiama un archetipo. Non è chiaro? Ti consiglio, nel senso di mera indicazione, di leggere l’articolo Archetipo e Archebolo, Simbolo e Segno.

jean_delville-la_scuola_del_silenzio-120x150Resta da chiarire cosa si debba intendere per “conoscenza”.
Per spiegare cosa sia la conoscenza devo parlarti di due sorelle gemelle: Gnosi e Sofia. Sofia è quella più “carina”, veste meglio, parla in modo corretto, è brillante, sa vivere in società, tutti le vanno dietro; Gnosi invece è meno “carina”, non si esprime sempre al meglio, non si trova a suo agio con gli altri, è un po’ chiusa e, a volte, volendo essere sinceri, anche un po’ pesante, non ha molti spasimanti, però tra le due è quella più riflessiva, più saggia. Tanto tempo fa, erano felici, vivevano sempre insieme, non avevano problemi. Tutto era diviso fra loro con equanimità. Finché un giorno, non si sa perché, litigarono. Sofia  incominciò a prendere le distanze dalla sorella:
«Io sono più bella, io sono più intelligente, io sono più affascinante, perché devo dividere con te ciò che è mio?» disse Sofia a Gnosi.
Gnosi cercò di spiegare a Sofia che questo era il volere del Padre. Ma Sofia, oramai convinta di aver ragione, prese le valigie e andò alla conquista del mondo. Gnosi sapeva che Sofia commetteva un errore, ma decise che, se questa era la volontà della sorella, lei non aveva il diritto di interferire. Da allora Gnosi e Sofia vivono separate, non si sono più incontrare. Sofia vive su di una faccia e Gnosi sull’altra, non hanno più coscienza che la medaglia è la stessa.
<Cosa è la Coscienza?>
Coscienza è la terza sorella.
<Come sarebbe a dire che Coscienza è la terza sorella? Non avevi detto che erano due le sorelle?>
Si, quelle gemelle, ma le sorelle sono state sempre tre. Coscienza ama profondamente le sue due sorelle, non farebbe e non direbbe mai qualcosa che possa ferire la loro sensibilità. Da quando Sofia e Gnosi si sono separate, cerca disperatamente di riunirle, senza grandi risultati per la verità. Ma lei non demorde, è un tipo tenace. Sa che è loro “destino” vivere insieme.

scacchiera-120x120Insomma per farla breve ed essere più esplicito, la conoscenza, pur essendo una e indivisibile, può essere vista sotto due forme, due lati, due vie: quella essoterica, anche detta exoterica, e quella esoterica. Il lato essoterico è espresso dal colore nero, e indica la conoscenza “esteriore”; il lato esoterico è esplicitato dal colore bianco, e indica la conoscenza “interiore”. Detto in altri termini, la conoscenza può essere vista da due angoli di visuale:
• quella assimilabile alla “fisica” , cioè quella ottenuta con la mediazione dei sensi e della ragione, e quindi per inferenza, ossia per induzione del fenomeno osservato, ovvero per deduzione ottenuta dalla ragione e verificata per mezzo dei sensi (conoscenza essoterica o exoterica), in altri termini per via analitica;
• quella assimilabile alla “metafisica” , cioè ottenuta per esperienza diretta, ossia ottenuta per mezzo della cosiddetta “intelligenza pura” o “ ultramentale” (conoscenza esoterica), in altri termini per sintesi.

 La prima, quella exoterica, può essere insegnata ossia trasmessa, sia oralmente sia per iscritto, e quindi può essere contenuta in un libro; la seconda, quella esoterica, anche se riportata in un libro, non può essere insegnata, ossia non è trasmissibile in nessun modo, se non per mezzo dell’esperienza “diretta”.
Volendo essere pignoli, ma soprattutto per amore del vero, neanche la prima forma di conoscenza, quella essoterica, può essere trasmessa mediante la parola (scritta o orale), per il fatto che ciò che viene trasmesso non è la “cosa in sé”, ovvero la sua conoscenza, ma solo e soltanto il simbolo associato alla “cosa”, cioè la parola.

 «Come puoi sperare di conoscerLa, se già non La conosci?» [K.T.]

 Se sei interessato, e non sai da dove iniziare, ti consiglio umilmente di provare a leggere Infinito, Zero, Punto, Uno, ma con calma, molta calma, non c’è fretta.
<Leggere? A che serve? Io sono uno pratico, ho bisogno di vederle le cose, di toccarle con mano! E, poi, non ci sono anche troppi libri?>

Potrei cavarmela rispondendoti con un bel «si, no, forse!», ma così non darei sufficiente soddisfazione alle tue obiezioni, quindi cercherò, nei limiti delle mie possibilità, di darti lumi mediante due differenti risposte, sperando siano di tuo gradimento.
Relativamente alla prima risposta, mi servirò delle parole di Idries Shah riportate nel libro Imparare ad imparare:

Le cipolle secche, disidratate possono essere considerate simili alle parole scritte. Non si può dire che siano l’esperienza originale (la cipolla), ma non si può neanche dire che siano niente di niente, in quanto hanno una potenzialità. Se alle cipolle aggiungete dell’acqua calda, questa viene assorbita dal materiale disidratato. Nel giro di qualche minuto abbiamo qualcosa che sappiamo che è stata una cipolla disidratata, ma che non è più la stessa cosa. Ora abbiamo delle “cipolle ricostituite”. Non abbiamo cipolle nella loro forma integrale, e non abbiamo nemmeno delle cipolle fresche, ma abbiamo qualcosa che ci permetterà di riconoscere le cipolle fresche quando le vedremo e le assaggeremo. Rispetto alle cipolle disidratate c’è stato un progresso. L’esperienza originale è rappresentata dalle cipolle fresche. L’acqua è l’aggiunta di un elemento nuovo rappresentato dalle giuste condizioni di studio. Il risultato è qualcosa di commestibile; si tratta di un buon surrogato delle cipolle fresche, che contiene anche elementi nutritivi. Chi dice: «Non si può far niente con delle cipolle disidratate» (che equivale a dire: «Non si può ricavare nulla da un libro») si sbaglia. Chi dice: «Aspetterò (o cercherò) finché non avrò trovato delle cipolle fresche» si sbaglia, perché non si rende conto che non saprebbe riconoscere le cipolle “fresche” nel caso le vedesse. Queste cose vanno dette, anche se a malincuore; e le osservazioni di questo tipo sono in genere considerate provocatorie, mentre sono solo constatazioni.

Relativamente alla seconda risposta, posso dirti che i vari libri, che andranno a comporre Archetipi e Simboli, di cui evito di fare i nomi – anche perché qualche titolo potrebbe essere cambiato lungo la via 🙂 – hanno una caratteristica che li rende rari. Con questo non intendo dire che sono importanti, lungi da me un simile pensiero. Intendo solo dire che sono rari nella loro struttura. Probabilmente testi così non li hai mai letti. Non sono saggi e neanche romanzi. Sono semplicemente “racconti” e sono composti da quattro soggetti.
Ci sono ovviamente io che racconto e che, dall’alto della mia ignoranza, mi permetto di fare commenti in tutta libertà.
Ci sei tu!
<Come sarebbe a dire che ci sono io?>
Ecco, questo sei tu! Quello che fa continuamente domande e vorrebbe capirci qualcosa. Come puoi constatare per distinguerti dal sottoscritto sei indicato in modo diverso.
Ci sono le “pietre da ridere” e le “gemme” o “perle” di cui ti ho già detto. Sia le une sia le altre, ti capiteranno tra i piedi durante tutto il racconto.

minimax-present-114x150

Vorrei chiudere questa breve chiacchierata invitandoti a godere la visione della presentazione di ARCHETIPI E SIMBOLI (ideata prima di quella che hai appena letto) mediante l’aiuto di MiniMax e del suo alter ego MaxMini del noto artista Massimo Cavezzali (vignettista impareggiabile che puoi seguire sul suo blog oppure su facebook)

ARCHETIPI E SIMBOLI – Chiavi di Conoscenza
Video presentazione parte 1 di 2

ARCHETIPI E SIMBOLI – Chiavi di Conoscenza
Video presentazione parte 2 di 2

This entry was posted in ARCHETIPI E SIMBOLI by Thorosan. Bookmark the permalink.

About Thorosan

Io non conosco l’inglese, il francese, lo spagnolo e il tedesco. Io non conosco il sanscrito, il pali, il greco e il latino. Io non conosco l’arabo, l’ebraico e l’aramaico. Io non conosco il cinese antico o moderno, il giapponese, il russo o qualsiasi altra lingua. Io non sono uno storico delle lingue e tanto meno un filologo. Io conosco una sola lingua: la mia! Spesso incespico nelle parole. Non sono bravo a scrivere e a parlare. Tutto ciò che dico o scrivo mi costa fatica. Io non conosco il buddismo, il taoismo, il cristianesimo, il sufismo, l’islamismo. Io non sono uno storico di religione. Io non sono un accademico. Io non sono un fisico, un chimico, un ingegnere, un architetto, un medico, un matematico, uno psicologo, un sociologo o un filosofo. Io non sono questo! Io sono un semplice uomo, che vaga nella notte con la sua lanterna. Io non vedo lontano. Riesco solo a vedere i miei passi, grazie alla fievole luce emanata dalla fiamma della lanterna. Cerco di non cadere. Faccio molta attenzione a dove metto i piedi. Lungo la strada, tenendo gli occhi sempre aperti, se trovo qualche pietra particolare la raccolgo. Le pietre, per fortuna, appartengono a chi le trova. Io sono un raccoglitore di pietre!

Comments are closed.