Maestri e Discepoli

Questo articolo nasce da una mia risposta indiretta, sottolineo indiretta, ad un post datato 14 luglio 2012 in uno dei tanti gruppi su facebook dedicati direttamente o indirettamente a G.I.Gurdjieff e alla Quarta Via

Titolo del post: “FALSI MAESTRI E VERI DISCEPOLI”

Tanto tempo fa un giovane era alla ricerca del Vero. Iniziò a percorrere molte strade sperando di poter trovare un maestro che potesse aiutarlo nella ricerca. Si fermò lungo un sentiero e vide un gruppo di persone (in realtà erano un gruppo di briganti di ritorno dall’ultimo saccheggio) a cui chiedere informazioni su un maestro a cui poter affidare la propria crescita. Appena vicino al gruppo chiese subito al capo “Mi perdoni, ma io sto cercando un Maestro a cui affidare la mia vita e che possa aiutarmi a trovare la Via, ne conoscete qualcuno?”. Il capo brigante, che era una volpe, capì che il giovane poteva ritornargli utile e, facendo un occhietto ai suoi, gli disse “Io sono un maestro! Se vuoi arrivare alla meta dovrai eseguire i miei ordini per dieci anni, dovrai lavorare per noi, fare da mangiare, lavare, riassettare i nostri letti e rasserenare le nostre anime. Allo scadere del tempo ne riparleremo…”
Al capo brigante era venuta questa splendida idea…d’altra parte si ricordava ancora che suo padre gli aveva insegnato qualche preghiera con cui poteva raggirare il ragazzo. Costui accettò immediatamente con la gioia nel cuore di aver fatto pochissimi sforzi per incontrare il Maestro.
Per dieci anni il giovane lavorò, diventando quasi uno schiavo, ma con Dio nel cuore e nella mente, con la meta sempre viva innanzi a se. Intanto Dio vide con benevolenza l’amore che lui manifestava in tutte le cose che faceva e decise che ormai era pronto per diventare egli stesso un Maestro. Mandò il suo angelo per informarlo della sua decisione….Proprio durante la notte, l’Angelo del Signore apparve al giovane e gli disse: “Alzati e sii felice, Iddio ha deciso che tu potrai essere un suo rappresentante sulla terra, da oggi sei un Maestro!”. Il giovane rimase perplesso e rispose: “Oh angelo, grazie di questo annuncio, ma io non posso diventare un Maestro almeno fino a quando il mio maestro terreno non mi avrà concesso libertà!”. L’Angelo, quindi, lasciò il ragazzo e partì per comunicarne la risposta. Appena Iddio seppe si compiacque della fedeltà amorosa del giovane, senza giudizio, senza cattiveria. E rispose “In nome del profondo amore che è nel cuore del ragazzo io trasformerò quel ladro in un Maestro. Costui, infatti, ha formato la faqr (attitudine al discepolato) di questo giovane meglio di quanto molti altri avrebbero potuto fare.” E cosi avvenne.
Senza una guida?
Si racconta che un giorno due studenti della Via stavano discutendo dell’essere umano.
Il primo diceva: “L’uomo perviene alla Verità attraverso la ricerca e gli sforzi personali. Dalla sua ignoranza iniziale, egli si eleva per gradi fino alla conoscenza”.
Il secondo diceva: “L’uomo perviene alla verità solo se è guidato da maestri esperti”.
I due uomini vennero quasi alle mani, ed erano ben lontani dall’aver trovato una soluzione alle loro divergenze, quando passò un vero Maestro. E così, decisero di sottoporre il loro litigio al suo arbitrio.
“Volete che mi pronunci su questo problema?”, chiese il Maestro.
“Sì, per favore!”, lo esortarono.
“Va bene… avete mai visto due cani litigare per un osso?”.
“Sì, naturalmente!”, dissero all’unisono.
“E avete mai visto l’osso prender parte alla disputa?

 

Mia risposta: “VERI MAESTRI E FALSI DISCEPOLI”
Un uomo chiese ad un Maestro di diventare suo Discepolo.
Il Maestro rispose: «Non sei ancora pronto!»
L’uomo insistette tanto: sono anni che leggo racconti e storielle prese un po’ qui e un po’ là, sono pronto. Ho letto da qualche parte che se “un uomo si sforza e lavora seriamente, poi dalla sua ignoranza iniziale, egli si eleva per gradi fino alla conoscenza”. Per la verità ho letto anche che “un uomo perviene alla verità solo se è guidato da maestri esperti”. Siccome la prima parte credo di averla svolta diligentemente, credo sia giunto il momento per la seconda parte.
Il Maestro ribadì: «Non sei ancora pronto!»
Ma l’uomo insistette così tanto, che il Maestro non poté far altro che acconsentire, nonostante fosse convinto che l’uomo non fosse ancora pronto.
«Sto partendo per un viaggio», disse il Maestro, «vieni con me, così vedrò cosa posso fare per te». «Siccome dovremo viaggiare insieme, è opportuno che uno “guidi” e l’altro “esegua”: scegli la tua parte», continuò il Maestro.
«Io eseguo, e tu guidi» disse l’uomo al Maestro.
Durante la notte, il Maestro decise che fosse meglio accamparsi. Si era alzato il vento e faceva freddo, così il Maestro prese una coperta e coprì l’uomo.
«Questo dovrei farlo io per te», disse l’uomo.
«Siccome sono io che guido, io decido che tu mi permetta di ripararti» rispose il Maestro.
L’indomani mattina, l’uomo, memore del ricordo della notte, disse: «Oggi, io faccio colui che guida e tu fai la parte di colui che esegue». Così ripresero il viaggio. Si fece di nuovo notte.
Il Maestro disse: «Raccolgo un po’ di legna per fare del fuoco, così potremo riscaldarci».
«Non sia mai detto», replicò l’uomo, «raccolgo io la legna, tu stai seduto».
«Impossibile», replicò il Maestro, «non è consentito dalla prassi dell’insegnamento, che un seguace permetta alla sua guida di fare ciò che è il suo lavoro, devo per forza farlo io».
Per tutto il viaggio, in un modo o in un altro, il Maestro fece tutto ciò che doveva essere fatto.
Alla fine del viaggio il Maestro si separò dall’uomo con queste parole:
«Per fare il Discepolo, non basta “dire” di volerlo fare. Il Discepolo deve sapere come obbedire, ed eseguire, non limitarsi a sapere che deve obbedire. Il discepolo fa il Discepolo, il maestro fa il Maestro: ad ognuno la sua parte!».
Dopo alcuni anni l’uomo divenne un Discepolo.

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