FISICI e PSICANALISTI

Questo breve articolo nasce da una mia risposta datata 7 luglio 2012 ad un post messo su uno dei gruppi di fisica in facebook.

Post: «Quando Albert Einstein obietta a Niels Bohr: “Dio non gioca a dadi” (come obiezione all’indeterminatezza della fisica dei quanti) o quando Wolfgang Pauli, sentendo che il principio di parità era stato messo in questione, esclamò: “Dunque allora Dio è mancino!”, tali asserzioni emotive tradiscono il fatto che molti fisici importanti della nostra epoca cercano, che lo vogliano o no, il “mistero di Dio” nelle loro indagini sulla materia. Anche per loro, come per gli alchimisti, il “numinoso” si è spostato in questo campo.» [Marie Louise Von Franz – Il mito di Jung, p.190]

Mio commento.
Dal post non si evince se sia una risposta ad un post precedente o un completamento, se così fosse mi scuso, perché non mi piace essere superficiale. Quanto dirò, quindi, sarà semplicemente dettato dalla lettura del post medesimo e da nient’altro.
Faccio una premessa e per farlo mi cito, prendendo una pagina del mio libro http://www.archeboli.it/libri-menu/libro-1-rosso-bagliori-di-verita/parte-i-si-infinito-zero-punto
Il mondo quantistico opera in accordo con le leggi della probabilità, per cui un’entità quantistica sceglie tra le opzioni disponibili in modo probabilistico. Si dice che tale scoperta provocò il disappunto di Albert Einstein, che pronunciò il suo famoso commento: «non posso credere che Dio “giochi a dadi” con l’universo». A questa asserzione, Niels Bohr rispose: «Einstein, smettila di dire a Dio cosa deve fare!». La dose fu ulteriormente rincarata da Richard Feynman che aggiunse. «Dio non solo gioca a dadi con l’universo, ma li getta anche dove non li possiamo vedere».
Che vuoi farci, un genio, per quanto sia genio, è pur sempre un uomo.

«Tutti gli uomini, indistintamente, una volta ogni tanto, hanno bisogno di attaccarsi alla loro “pipa”» [G.I.Gurdjieff]

Una mia amica, una goccia d’acqua, mi ha riferito che «non può credere che Dio non conosca il “gioco dei dadi”».

–   Tu hai un’amica che è una goccia d’acqua? Ma, sei scemo?

Lascia che sia io a scegliere le mie amicizie. Tu scegli le tue. Un giorno, quando avrò tempo, ti racconterò la sua storia. E’ una storia affascinate e interessante, ma è molto lunga.

Una goccia di pioggia, cadendo da una nuvola, ebbe paura alla vista del vasto mare ed esclamò: «Chi sono io quando esiste l’immenso oceano? Se Egli è, io non sono!» Mentre disprezzava se stessa, una conchiglia, vedendola attraverso l’occhio dell’umiltà, la nutrì nel suo seno. Fu così che il cielo si dette da fare per trasformarla in una bellissima perla reale. [Saadi di Shiraz]

Finita la citazione direi di passare al commento.
La prima cosa che ho fatto è andare a vedere chi diavolo fosse questa  Marie-Louise von Franz (Monaco di Baviera, 4 gennaio 1915 – Zurigo, 17 febbraio 1998). Scopro con mia grande sorpresa (un po’ di ironia non guasta mai, e con questo faccio felice un’altra psicanalista, almeno credo fosse tale) che è stata una psicoanalista svizzera. Fino qui niente di straordinario 🙂 . Poi che è stata allieva e collaboratrice di Carl Gustav Jung (per il quale cominciò a lavorare nel 1933 come traduttrice e ricercatrice, e con il quale più tardi collaborò più strettamente fino alla morte di lui nel 1961 e alla cura di L’uomo e i suoi simboli, 1964), è stata una delle più importanti esponenti della psicologia analitica del XX secolo. Esponente di spicco della corrente “classica” della psicologia analitica, ha prodotto opere fondamentali sulla comprensione psicologica della favola, dei sogni e del simbolismo alchemico. Ha scritto oltre venti volumi di argomento psicoanalitico, ed è stata una delle più note docenti ed analiste di supervisione del C. G. Jung Institut di Zurigo. Tenne una lunga corrispondenza con il celebre fisico Wolfgang Pauli, uno dei padri della meccanica quantistica, conosciuto nel 1947, e fu amica di Barbara Hannah, anch’essa psicologa analitica tra gli allievi di Jung. Mentre James Hillman indagò le strutture archetipiche del mito, la Von Franz esplorò l’espressione degli archetipi della fiaba, che secondo lei rivelano un significato ben preciso: il Sé, inteso come totalità psichica dell’individuo e come “centro regolatore” della vita psichica del soggetto. [preso “pari pari” da Wikipedia]

“Miei coglioni”, verrebbe da dire: siamo di fronte ad uno “scienziato”, anzi ad una “scienziata”, a meno che gli “psicanalisti” non si ritengano tali! In questo caso però, nasce il problema di stabilire cosa sia la psica… (aggiungi un suffisso).  Mi verrebbe in mente una barzelletta, ma essendo io un cultore dell’animo umano e conoscendo i suoi bizzarri modi di reagire, farei bene a stare zitto, anche perché la barzelletta che sto per dire è stata già postata altrove. Ma, memore del consiglio dell’amica psicanalista di essere più ironico e di non prendermi troppo sul serio, io la posto di nuovo:

Come si crea uno scienziato? Semplice: si mescolano un po’ di costanza, un po’ di sangue freddo, un po’ di astuzia e un po’ di “merda”, ma mi raccomando, poca! Altrimenti viene fuori un politico.

Bando alle ciance, perché stai postando?

Premessa : io non conosco la Marie-Louise von Franz, non ho letto niente della Marie-Louise von Franz, probabilmente non leggerò mai niente della Marie-Louise von Franz, non perché ciò cha ha scritto non sia importante, ma semplicemente perché il tempo di ognuno di noi è limitato, perché bisogna fare delle scelte e, soprattutto, perché a Carl Gustav Jung ho dedicato una parte della mia giovinezza ed un po’ dei miei sudati soldi (se qualche suo familiare, di qualsiasi grado, volesse ricambiare, io ne sarei felice 😀 ). Quello che sto per dire, quindi,  è il semplice frutto di quanto i miei occhi riescono a percepire dal post. Dal post si induce che la Marie-Louise von Franz ha una conoscenza di basso livello, bazzica i primi piani: il 2 e il 3 per la precisione (non è un‘offesa, è semplicemente una constatazione!). Si possono scrivere tutti i libri, tutte le enciclopedie di questo mondo, ma se l’angolo, il livello, il piano,  con il quale è analizzata la Realtà è solo e semplicemente il 2 o il  3, non se ne viene fuori. Prigioniero sei e prigioniero rimani. Schiavo sei e schiavo rimani. Puoi far salire i tuoi “gradi” o la tua “potenza”, all’interno di quel livello, finché vuoi, ma se rimani ancorato a quel livello, per quanto il mondo esterno possa farti tutti i “salamelecchi” che  soddisfano il tuo Ego, sei e rimani un uomo da Livello 2 e 3.

….. pausa

Ma chi ti credi di essere? Aspetta come disse la psicanalista: «Dio esiste, ma rilassati: non sei tu :-D. Quando poi sarai in grado con un minimo di ironia e autoironia di scendere dall’altare che ti sei auto-costruito sulle colonne della tua “sapienza” … »
Non ho mai capito perché l’abbia detto, non avendo detto niente di speciale in quel post, come in questo peraltro, ed essendomi limitato a chiarire il mio pensiero, ma ora che ci penso, ora ho capito la sua reazione, come ha detto la Marie-Louise von Franz: «tali asserzioni emotive (queste sì emotive, non quelle degli scienziati, che di emotivo avevano poco, essendo posizionate nel livello 3 ma ad un grado ignoto alla Marie-Louise von Franz) tradiscono il fatto che molti “psicanalisti” importanti della nostra epoca cercano, che lo vogliano o no, il “mistero di Dio” nelle loro indagini sulla “psiche”. Anche per loro, come per gli alchimisti, il “numinoso” si è spostato in questo campo.» 😀 😀 😀 (mi chiedo: sono stato sufficientemente ironico?)

PS: questo post è rivolto a coloro che sono degli attenti osservatori, che non cercano mezzogiorno alla tre, che sanno “leggere”, che sanno comprendere che non ho fatto altro che riscrivere ciò che la Marie-Louise von Franz ha scritto nei confronti dei “fisici”. Se si può dire ciò che ha detto la Marie-Louise von Franz nei confronti dei “fisici”, mi chiedo perché non lo si debba o non lo si possa dire nei confronti degli “psicanalisti”? Ovvero dei “chimici”, dei “biologi”, degli “architetti”, degli “ingegneri”, degli “avvocati”, o di qualsiasi altra “categoria”?

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