Castel del Monte: laboratorio esoterico?

Cosa è Castel del Monte?

Da sempre la critica e gli studiosi sono divisi nell’assegnare al castello una funzione precisa. Nel documento riguardante la sua costruzione, Castel del Monte è citato solo come castrum, tuttavia il concetto di castrum non ci aiuta a chiarire le sue funzioni, perché, nei documenti imperiali, non emerge un significato unitario legato a questa espressione, che intesa in senso proprio, indica una costruzione di difesa. Nonostante nome ed apparenza Castel del Monte non può essere considerato come tale. Ci si rende subito conto che mancano tutte le strutture tipiche di un’opera militare medioevale, il fossato e quindi il ponte levatoio, le postazioni per il tiro di archi e balestre, le caditoie attraverso le quali far cadere olio bollente sugli assedianti. Inoltre ci riesce difficile immaginare l’ubicazione delle scuderie, le camerate per le truppe, le cucine e tutti quegli spazi necessari a sopperire il fabbisogno di una corte.
Sembrerebbe dunque che il castello non sia stato pensato come fortezza, né per l’offesa, in quanto il luogo non controlla alcun passaggio obbligato delle Murge, né tanto meno per la difesa, poiché la sua stessa struttura esterna ed interna non sembra prevedere la resistenza ad attacchi di qualsiasi tipo. A tal proposito si noterà che le scale a chiocciola all’interno delle torri, contrariamente a qualsiasi regola di architettura militare dell’epoca girano tutte sulla sinistra, lasciando quindi libera la mano destra armata dei nemico che le stesse salendo, ed impedendo pertanto la difesa da parte di coloro che le stessero percorrendo nel senso opposto. In ultima analisi a sfavore di tale tesi, depone anche e soprattutto la raffinatezza e la ricchezza delle decorazioni interne all’edificio.
E se il castello non avesse una funzione particolare? A tal proposito c’è chi si è espresso parlando di “fabbrica ideale e priva di scopi”, quasi anticipatrice del concetto rinascimentale di architettura ideale; altri lo hanno giudicato un “bizzarro labirinto”, privo di qualsiasi credibile articolazione abitativa.
Potrebbe esservi una parte di vero in questi due giudizi: indubbiamente Castel del Monte non esclude del tutto né la funzione di simbolo né il riferimento al concetto di labirinto, elemento ricorrente nel sapere medioevale ereditato dall’antichità più remota. Ma occorre tener presente che, se è pur vero che l’imperatore e la sua corte non soggiornarono mai nel castello, nulla ci fa pensare che le intenzioni non fossero state diverse. Si può dire perciò che è quasi impensabile preoccuparsi di progettare in maniera tanto accurata certi spazi, dotandoli persino di efficientissimi servizi inusuali per l’epoca, sapendo poi di non utilizzarli mai. La visita del castello ci dimostra invece come, anche dal punto di vista dei percorsi principali e di servizio, fosse stata progettata una gerarchia nelle funzioni dei singoli ambienti. Anche se non successe mai, certe sale dovevano essere adibite a camere da letto, cucina o ritrovo, altre ancora dovevano essere state pensate come locali di passaggio e servizio. La fabbrica assolutamente ideale avrebbe escluso forse l’idea di labirinto che tutto sommato a Castel del Monte esiste.
Tuttavia esiste ancora un altro orientamento della critica, che tiene conto della personalità di Federico e della sua passione per la falconeria, ereditata dal padre Enrico. Castel del Monte sarebbe una delle residenze imperiali progettate in funzione della caccia con il falcone; in questa intenzione avrebbe avuto un ruolo determinante la suggestiva posizione geografica e la bellezza del territorio circostante, che i documenti dell’epoca ci descrivono come ricchissimo di acque e di vegetazione. Ma il minimo confronto con gli altri castelli di caccia, come ad esempio quello di Gravina, il più sontuoso di tutti, dimostra la discrepanza evidente con Castel del Monte, tanto per la mole quanto per lo sfarzo decorativo. Poteva poi l’amore per la falconeria giustificare la progettazione di un rifugio di caccia con una forma così perfetta, fondata sulla ripetizione quasi ossessiva del tema dell’ottagono?
Appare certo più suggestiva la tesi che vuole il castello come simbolo. Simbolo di stato, desunto da quella tradizione che vuole Gerusalemme come città ottagonale; un simbolo dell’idea imperiale, il segno della sovranità che già era stato espresso dalla Basilica di S.Vitale a Ravenna alla Cappella Palatina di Aquisgrana, dove il simbolico tema dell’ottagono risulta legato alla liturgia imperiale; un simbolo e una sintesi del sapere di quel tempo. È su quest’ultimo aspetto simbolico che sono state costruite le ipotesi più affascinanti: si sa che nella complessa ed articolata personalità del sovrano trovano spazio tutte le sollecitazioni culturali legate agli ambiti più disparati. La sua corte riuniva i migliori architetti, matematici, musici, letterati, astrologi del tempo. Lo slancio dato alla cultura universitaria, alla diffusione di antichi testi fatti espressamente tradurre, alle sperimentazioni in ogni campo del sapere, costituiscono solo una parte delle iniziative intraprese da Federico II al di fuori delle sue funzioni istituzionali.
Per questi motivi si è avanzata l’ ipotesi che Castel del Monte possa essere un capolavoro di architettura costruito secondo le misteriose leggi degli spazi siderali o, quanto meno, un vero e proprio trattato di matematica posto al servizio del più raffinato e spesso oscuro, simbolo esoterico. Senza affannarsi nel far quadrare i centimetri, poiché il castello è stato costruito in palmi napoletani, è possibile verificare in Castel del Monte l’osservanza di certe costanti matematiche inconfutabili: le consonanze musicali dei “numeri sonori” di Severino Boezio (2, 3, 4, 6, 8, 9, 12), la sequenza dei “numeri magici” del matematico pisano Fibonacci, presente nell’armonia della natura e secondo la quale ogni numero è pari alla somma dei due precedenti (1, 1, 2, 3, 5, 9, 13, 21, 34, 55 ecc); e infine la proporzione aurea ( 1,618), arcanamente presente nell’armonia del Creato, a partire dal corpo umano, e utilizzata sin dall’antichità nella costruzione di edifici di culto. Inoltre alla figura dell’ottagono é legata una simbologia complessa e affascinante, che a Castel del Monte non sembra affatto casuale: l’ottagono é la figura dei fonti battesimali (anche la connessione con l’acqua non é un caso, vista l’analogia, proposta da alcuni studiosi, tra il cortile dei castello e l’idea di pozzo), che hanno spesso forma ottagonale o struttura rotonda innalzata su otto pilastri. È anche il simbolo della resurrezione; evoca la vita eterna, che si raggiunge immergendo il neofita nei fonti battesimali. Otto é il numero dell’equilibrio cosmico, della rosa dei venti, dei raggi della ruota; é facile costruire connessioni inconfutabili tra questi simboli e la struttura del castello, la quale bene esprime il valore di mediazione tra il quadrato ed il cerchio, quindi tra terra e cielo, che vuoi dire dunque rapporto con il mondo intermedio.
La simbologia legata alla figura del pozzo, a cui si avvicinerebbe la struttura del cortile ottagono di Castel del Monte, riveste un carattere di sacralità non lontano dai valori connessi alla sovranità; il pozzo sarebbe realizzazione e sintesi dei tre ordini cosmici (terra, cielo e inferi) e dei tre elementi (acqua, terra e aria) e via vitale di comunicazione. In numerosi racconti esoterici ritorna l’immagine dei pozzo della conoscenza e della verità; di conseguenza, oltre ad essere il simbolo della conoscenza, il pozzo finisce per indicare anche l’uomo che l’ha raggiunta.
Sostenere ancora che Castel del Monte, il misterioso edificio che sorge presso Andria in Puglia, sia stato un castello di caccia costruito per i ludi venatori dell’ imperatore o, quanto meno, un castello di difesa è far torto alla universale genialità di Federico Il di Svevia, infatti il castello, se castello può definirsi, gronda in ogni sua parte di implicazioni astronomiche, geometriche e matematiche che ne fanno – spesso a discapito della funzionalità – un libro di pietra in cui troviamo racchiuse, in un linguaggio ovviamente più raffinato le tappe raggiunte dalle discipline tecniche nell’epoca federiciana.

Riferimenti astronomici

Ricordando innanzi tutto che Castel del Monte ha forma ottagonale, agli otto angoli si innestano altrettante torri ottagonali, il suo cortile è pure ottagonale e conta otto sale al pianterreno ed otto sale al piano superiore tutte trapezioidali e tutte uguali tra loro. La distribuzione spaziale di tutti questi elementi architettonici (cortile, sale, torri, ecc.) obbedisce a precise indicazioni dettate dal sole nel suo volgere nel corso dell’anno. Immaginiamo che alla sommità della collina – un tronco di cono alto 540 metri -, occupata dal castello, vi sia solo il grande pianoro circolare sul quale sorga solitario un grande gnomone (paio) alto metri 20,50 che occupi il posto della parete sud dei cortile stesso.
A mezzodì dell’equinozio d’autunno, quando il sole entra nel segno della Bilancia, 23 settembre, il palo di metri 20,50 proietterà sul terreno un’ombra lunga esattamente quanto è largo il cortile dei castello. Un mese dopo, giusto il giorno in cui il sole entra nel segno dello Scorpione, sempre a mezzogiorno, l’ombra dei palo lambirà il bordo della circonferenza teorica nella quale si iscrive il castello comprese le torri. Quando il sole entrerà nei Capricorno l’ombra del palo indicherà la collocazione di una recinzione ottagonale esterna al castello esistita anticamente e successivamente demolita. Ma il lavoro dello gnomone (del palo) non finisce qui perché le ombre estive, quelle anteriori a settembre, mese dal quale abbiamo iniziato l’esposizione, cadono all’interno della corte e siccome la tradizione vuole che in tale corte vi fosse una grande vasca ottagonale monolitica in marmo, le sue dimensioni potrebbero aver coinciso con le indicazioni dello gnomone. Quanto esposto innanzi può essere provato sia col calcolo astronomico che si avvale della trigonometria, sia graficamente sovrapponendo alla sezione del castello l’analemma di Vitruvio. Questo celebre architetto, vissuto duemila anni orsono all’epoca dell’imperatore Augusto, ci ha lasciato, tra l’altro, la descrizione di un analemma, ossia di un disegno geometrico, in base al quale possiamo stabilire le lunghezze delle ombre di un bastone alle date in cui il sole entra nei diversi segni zodiacali, semprechè si conosca la latitudine dei luogo in cui andiamo a piantare il bastone. Se disegnano, quindi, l’analemma, dando allo gnomone la medesima altezza della parete originale dei cortile e la sovrapponiamo alla sezione dei castello, si intende nella medesima scala, vedremmo che le ombre ottenute dal disegno vitruviamo andranno a scandire tutti quegli elementi architettonici che abbiamo individuati prima e che rappresentano i limiti degli spazi conclusi della costruzione.
Questo è solo l’inizio dei legami che il castello presenta col cielo in quanto ve ne sono altri come il seguente. Il tema della perfetta geometricità di Castel del Monte ha colpito un po’ tutti gli studiosi, ma in tanta perfezione ecco un’anomalia, una strana anomalia che sconcerta perché si tratta di una imperfezione grossolana che – da maestranze tanto provette – poteva essere facilmente evitata. L’ottagono del cortile, a differenza dell’ottagono esterno del castello e degli ottagoni delle torri, non è un ottagono regolare. Non c’è un solo lato che sia uguale ad un altro. È mai possibile che maestranze e architetti che hanno imprigionato nella pietra cadenze celesti, come quella annuale del sole, si siano smarriti nel disegnare al suolo un ottagono? E se l’irregolarità fosse voluta o calcolata e le disuguaglianze dei lati calibrate per ottenere un altro elemento cosmico? Infatti è proprio così. Se consideriamo i lati Ovest ed Est del cortile e li congiungiamo con due diagonali che disegnino nel cortile stesso una X vedremmo che gli angoli opposti ottenuti anziché essere di 45° (un angolo giro di 360° diviso per 8 da 45) sono di poco più di 47°. Che vuoi dire ciò. Tutti sappiamo che l’asse terrestre è inclinato di 23° e mezzo, per l’esattezza oggi è inclinato di 23° e 27′ mentre all’epoca della costruzione dei castello era inclinato di 23° e 33′. Sappiamo anche che in 26.000 anni l’asse della terra compie un giro come una trottola che stia perdendo velocità per cui se adesso prolunghiamo idealmente l’asse del mondo oltre il polo Nord terrestre incontriamo la Stella Polare, ma ciò non accadrà più tra qualche migliaio di anni. Occorrerà attendere che l’asse terrestre compia intero un giro e solo allora potremmo ritrovare la Polare allineata all’asse della nostra vecchia terra.
In questi 26.000 anni, quindi, l’asse del mondo descrive un cono il cui vertice ha un angolo doppio di quello della sua inclinazione, ossia – all’epoca della costruzione di Castel del Monte – 47° e 6′, il medesimo valore che troviamo tracciato dalle diagonali che congiungono i lati Est ed Ovest dei cortile. Questo cono descritto dall’asse terrestre si chiama precessione degli equinozi; gli antichi che lo conoscevano e l’avevano già studiato, lo chiamavano grande anno o anno platonico. I costruttori di Castel del Monte hanno quindi racchiuso nel cortile l’angolo del cono precessionale in coincidenza del quale c’era la vasca marmorea che poteva simboleggiare proprio la terra. Pertanto se la terra è quel pianeta che ha determinati ritmi stagionali, che vede avvicendarsi il caldo al freddo e la vegetazione è condizionata dalle piogge e dalle calure, se l’uomo, a sua volta, correva la sua attività ai periodi della semina e della raccolta, se tutta la vita sulla Terra, dalla gigantesca quercia alla formica, obbedisce a certi ritmi ciò è dovuto soltanto all’inclinazione dell’asse terrestre. Immaginiamo un asse diritto, ossia perpendicolare al piano dell’eclittica, non avremmo più inverno ne estate, le piante si comporterebbero diversamente e l’uomo di conseguenza.
Un angolo di 47° collocato al centro del cortile di Castel dei Monte, mentre intorno l’architettura dell’edificio si articola scandita secondo il procedere del sole attraverso i segni zodiacali, non obbedisce forse alla concezione geocentrica di Tolomeo, in vigore all’epoca della costruzione del maniero, secondo la quale la terra è al centro e il sole le gira attorno? E questa centralità della terra non si sposa facilmente con l’ideale del costruttore del castello che alla sua opera pare abbia voluto dare proprio i crismi del potere centrale?
Un altro sconcertante appuntamento di Castel del Monte con il cielo è il seguente. Se piantiamo, dove sorge il castello, un bastone nel suolo verticalmente ed osserviamo le sue ombre un’ora prima di mezzogiorno e un’ora dopo nelle due date degli equinozi, noteremo che esse spazzeranno un angolo complessivo di 45° e un tale angolo aperto al centro di una circonferenza sottende una corda che è lato di un ottagono. Questo fenomeno avviene soltanto alla latitudine di Castel del Monte che, guarda caso è un ottagono. Se poi si considera che il tracciato dell’ombra solare di un bastone (più dottamente detto gnomone) tutti i giorni dell’anno scorre sul terreno disegnando un iperbole, è significativo che soltanto agli equinozi scorra seguendo una linea retta. E’ come se il sole, in un giorno sacrale qual’è quello degli equinozi, in ore che presso gli antichi avevano valore rituale, disegnasse di sua mano il lato dell’ottagono del castello.

La divina proporzione

Ma il libro di pietra di Castel del Monte ha altre pagine riservate alla divina proporzione, ossia al celebre rapporto 1,618 detto numero d’oro che, oltre ad armonizzare il corpo umano, ritroviamo in architettura un pò in tutti i tempi, ma più massicciamente nei secoli dall’XI al XIII arricchito di intenzioni sacrali. Abbiamo già detto che le sale sono trapezioidali, ebbene se moltiplichiamo il lato minore del trapezio per 1,618 otteniamo il lato maggiore.
Se dividiamo lo stesso lato minore per la radice quadrata di 1,618, ossia 1,272, otteniamo la larghezza della sala.
Questa presenza del numero d’oro continua nelle proporzioni del castello con l’elevazione di 1,618 al quadrato e al cubo. Tuttavia non è possibile tacere che i punti in cui sorge e tramonta il sole alle date dei solstizi (d’inverno e d’estate) determinano sull’orizzonte quattro vertici che, se idealmente congiunti, tra loro, disegnano un rettangolo in divina proporzione, quindi, se moltiplichiamo la lunghezza dei lato minore dei rettangolo per 1,618 otteniamo il lato maggiore. In tal modo Castel del Monte si colloca al centro di questo ideale rettangolo in rapporto aureo ed è da sottolineare che anche questo fenomeno si verifica soltanto alla latitudine in cui sorge l’edificio.
Per cogliere il vero significato di questa massiccia ed elaborata presenza del rapporto aureo, o divina proporzione, in Castel del Monte, dobbiamo considerare l’importanza data in quell’epoca a tale rapporto che ritroviamo nelle cattedrali gotiche, in quelle romaniche e persino in quelle minori e ricordare, altresì, che esso fu oggetto di particolare studio da parte del matematico Leonardo da Pisa detto Fibonacci.

Il portale

L’architettura di Castel del Monte è gotica, ma del portale si è sempre detto che unisce rerniniscenze classiche ad anticipazioni rinascimentali.

Queste le dotte parole degli storici dell’arte, ma il portale di Castel del Monte  ha anche le proporzioni dettate da un pentagono “stellato ” come si può vedere dal disegno allegato, in cui al portale stesso è sovrapposta una stella a cinque punte. Infatti si nota subito che le due punte in basso della stella cadono a livello ed a metà delle basi delle pseudo colonne o lesene. Queste stesse lesene, salendo, si arrestano esattamente in coincidenza del lato orizzontale del pentacolo proprio dove inizia il capitello. La punta superiore della stella a sua volta va a coincidere coi vertice dei timpano dei portale. E non è tutto. Se torniamo a considerare le punte inferiori della stella e misuriamo, ad esempio, il lato AB notiamo che la sua sezione aurea cade in C ossia in coincidenza dello stipite della porta. Ancora se ricaviamo la sezione aurea dei segmento AC, otteniamo il punto D che cade in coincidenza della cornice della porta.
Se ci spostiamo alla punta superiore della stella e consideriamo il segmento EF, noteremo che dividendo per 1,618 – 1,618 al quadrato – 1,618 al cubo e radice quadrata di 1,618 otterremo le indicazioni delle varie altezze in cui si collocano le cornici del portale e il capitello della lesena. Restando sempre a considerare la punta superiore della stella, coincidente col vertice del timpano, va notato che il timpano stesso si apre lungo i due lati del pentagono convesso racchiudente quello stellato. Che dire della circonferenza nella quale abbiamo disegnato sia il pentagono convesso che quello stellato? Qui scopriamo che nelle dimensioni reali del portale la circonferenza che lo genera ha un raggio di metri 5,50 ossia dieci cubiti sacri di cm 55, la misura con cui Salomone costruì il tempio di Gerusalemme.
A questo punto il freddo rigore della geometria deve far posto a qualche opportuna divagazione. Già Pitagora aveva eletto a simbolo del numero d’oro e della divina proporzione la stella a cinque punte perché in essa tutte le linee che si intersecano si scompongono secondo il rapporto di 1,618, 1,618 al quadrato e 1,618 al cubo. Dà luogo a tale rapporto anche il pentagono stellato coniugato con quello convesso entrambi inscritti nella stessa circonferenza. Ma il numero d’oro e la divina proporzione prima ancora di ritrovarli applicati nell’architettura, anche quella più remota, sono nel corpo umano, anzi è stato proprio il corpo umano tanto bene proporzionato e armonizzato a servire da modello all’architettura. Quindi la stella a cinque punte possiamo considerarla una trasposizione in geometria del rapporto armonico che è nell’uomo e questo pensò Agrippa di Nettesheim (1486 – 1535) quando disegnò l’uomo microcosmo. Continuando quindi in tale successione sillogistica sulla facciata di Castel del Monte c’è un portale che in chiave esoterica, rappresenta l’uomo, un uomo pronto a varcarlo per iniziare il suo cammino verso la dimensione spirituale.

Simbolismo e cammino iniziatico

Abbiamo visto sin qui che Castel dei Monte obbedisce, nella sua concezione architettonica, più alla matematica, all’astronomia e al simbolismo che alla funzionalità. Infatti per essere castello di difesa manca di fossato, ponte levatoio, feritoie, merli, caditoie per la difesa piombate. Per essere castello di caccia e di delizie, di un imperatore e la sua corte, manca di cucine, forni, stalle, scantinati per conservare derrate e legna da ardere nei cinque caminetti.

E allora perché è stato costruito così? Per proseguire in questo discorso occorre fare una premessa importante. Oggi viviamo un momento storico all’insegna dell’efficientismo, del profitto e del consumismo. La velocità è il Dio posto sui nostri altari in funzione di un guadagno più rapido e l’uomo di oggi, nella frenesia vorticosa di questa sua filosofia, non ha più tempo per meditare sui problemi dello spirito, della trascendenza, del suo inserimento nel più ampio respiro cosmico che fa di ogni uomo una scheggia dell’universo. Al tempo in cui fu costruito Castel del Monte la filosofia corrente era diversa, diverse le credenze, molte le superstizioni. Era il tempo dei maghi, delle streghe, degli alchimisti, degli astrologi che decidevano quando il principe dovesse congiungersi con la legittima sposa per concepire l’erede sotto i più propizi segni delle stelle e dei pianeti, era il tempo delle grandi eresie, dei sofferti fermenti che avrebbero creato le premesse del Rinascimento e della Riforma, era, in poche parole, un momento di incertezze e insicurezze che non potevano non degenerare in eccessi spirituali. Per capire Castel del Monte e molte altre fabbriche del passato bisogna tener presente queste grandi differenze con i nostri tempi ed immaginare l’imbarazzo di un uomo di allora se, risuscitando, vedesse automobili, aereoplani, computer, treni, televisori, ecc. Lo stesso imbarazzo proviamo oggi noi di fronte alle incomprensibili testimonianze di quei tempi. Quindi Castel del Monte poteva benissimo non essere una costruzione destinata a quella che noi definiamo pratica fruizione, ma essere “una fabbrica senza scopo”, guardandola con i nostri occhi, pur avendo un preciso scopo per gli uomini di allora ossia uno “scopo esoterico”. Esoterismo vuol dire rivelato, manifestato a pochi, mentre essoterismo vuol dire manifestato a molti. In quei tempi erano parecchi gli uomini che si dedicavano all’esoterismo, ossia alla ricerca di certe significazioni nascoste che parlavano, con il linguaggio dei simboli, a pochi iniziati (uomini che si presumevano eletti a capire cose che ad altri restavano oscure). E per stabilire più diretti contatti con queste superiori facoltà mettevano in essere operazioni “magiche” che dovevano svolgersi in luoghi adatti predisposti all’uopo (concentratosi di energie psichiche). Una caratteristica dell’operare di quegli uomini, era di entrare innanzitutto in sintonia con il cielo e con la terra. La premessa fondamentale era di essere in armonia col sole, colla luna, coi pianeti, coi punti cardinali, al punto di miniaturizzare tutte queste componenti nei templi in cui andavano a svolgere le loro pratiche magiche. Perciò troviamo, sin dai tempi più remoti, la piramide di Cheope nella valle di Giza, in Egitto, orientata esattamente con i punti cardinali; il Partenone ad Atene, con la faccia rivolta verso il sorgere dei sole nel mese di Ecatombe, quando avevano luogo le feste Panatenaiche in onore di Minerva; il complesso megalitico di Stonhenge, in Inghilterra, orientato verso il sorgere dei sole al solstizio d’estate ecc. Così in Castel del Monte, invece di trovare le comodità più elementari per i suoi ospiti, troviamo un numero rilevante di accorgimenti simbolici con un vasto ventaglio che và dall’astronomia, alla geografia, alla matematica, alla geometria. Passiamo perciò ad osservare queste curiosità anche se in maniera rapida. Il castello è orientato con i punti cardinali e la sua facciata guarda ad Est. Ne consegue che quando il sole sorge alle date degli equinozi (21 marzo e 23 settembre) il primo raggio dell’astro entra nella finestra dei piano superiore, subito sopra il portale, attraversa la sala, esce dalla finestra che si affaccia sul cortile e va a posarsi su un riquadro rettangolare della parete di fronte in cui un tempo, era posizionato un bassorilievo che rappresentava una donna vestita alla greca che riceveva l’omaggio di alcuni cavalieri. C’è la tentazione di vedere in quella dama la terra che il sole, suo sposo, bacia e feconda all’inizio della primavera. Le scale a chiocciola, che in tre delle cinque torri, conducono al piano superiore girano verso sinistra anziché verso destra come invece avviene nei castelli destinati alla difesa. Perché? Le scale che girano verso destra impediscono ad un eventuale assalitore di salire usando la spada brandita nella mano destra, ma qui siamo in un tempio e chi vi entra è ben accolto, senza dire che anche la terra gira verso sinistra, sia nel suo moto di rotazione che in quello di rivoluzione. Tutte le scale sono comunicanti tra loro, hanno due porte, una per entrare e l’altra per uscire, ma vi sono due sale che costringono il visitatore a tornare indietro. Guarda caso queste due sale guardano verso punti dell’orizzonte in cui il sole sorge ai solstizi di inverno e d’estate, ossia in quei giorni in cui l’astro arresta la sua corsa stagionale e torna indietro. Una di queste sale, inoltre, è davvero particolare perché reca ancora la traccia di un mosaico a pavimento che ripete un antico disegno usato per pratiche magiche. Nella sala è disegnato un doppio quadrato con gli angoli orientati esattamente verso i punti cardinali; ad ogni angolo è disegnato un cerchio, ed un cerchio vi sarà stato anche al centro, ma è andato distrutto. Gli antichi testi di magia dicono che il mago si poneva nel cerchio centrale ed i quattro suoi adepti negli altri quattro cerchi. Durante le operazioni di incantamento si bruciavano profumi fuori del quadrato ed infatti nella sala c’è, fuori dal recinto magico, un caminetto. Sempre fuori del quadrato v’è la traccia di un mosaico che ripeteva infinite volte il disegno dei sigillo di Salomone, ossia la stella a sei punte ricavata incrociando due triangoli equilateri, uno col vertice in alto ed uno col vertice in basso. Il primo rappresenta l’uomo, la montagna, il fuoco e il sole, il secondo la donna, la grotta, l’acqua, la luna, ossia tutta la realtà al di fuori della dimensione magica.
Scritte misteriose sono incise nel cortile, in una chiave di volta di una sala è rappresentato il Bafometto, simbolo legato ai cavalieri templari, su alcuni gradini delle scale a chiocciola, in corrispondenza delle prese d’aria e di luce (comunemente ed impropriamente dette feritoie) sono incisi misteriosi cerchi di una ventina di cm di diametro.
Ma dove il castello denuncia il proposito dei costruttori di farne un tempio iniziatico è nel portale di ingresso che scaturisce, come già detto, da una stella a cinque punte elaborata col rapporto aureo o divina proporzione.  Quel portale disegnato coi numero d’oro 1,618, rapporto che costruisce il corpo umano, simbolicamente rappresenta, sulla soglia del castello, l’uomo che si avvia al suo viaggio iniziatico verso la grande avventura dello spirito. Infatti varcato il portale, prima di entrare nel cortile, l’iniziando si trova davanti a un portale fastoso e, attraverso il suo vano, intravede nel cortile altri due portali fastosi. Ma se varca la soglia e si volge indietro vedrà che quel portale, che ha attraversato, sull’altro lato è disadorno, quasi che tutto quello che l’iniziando ha dinanzi a sé debba essere necessariamente bello (il mondo dello spirito) mentre ciò che lascia dietro di sé è disadorno.
C’è una seconda stella a cinque punte, idealmente tracciata sul capo dell’iniziando, con funzione ammonitrice. Infatti su cinque delle otto torri del castello ci sono cinque cisterne pensili senza funzione pratica, cioè l’acqua piovana che raccolgono non viene incanalata per alcun servizio. Così come in tutto il castello vi sono cinque caminetti (troppo pochi per riscaldare le sedici stanze del maniero e troppo piccoli per cuocervi della carne allo spiedo sufficiente per la corte di un imperatore). Anche questi caminetti, nella loro proiezione su un unico piano (due caminetti sono al piano terra e tre al piano superiore), disegnano una stella a cinque punte. Il significato nascosto nelle cinque cisterne acqua e dei cinque caminetti fuoco disposti a stella è forse quello di ammonire l’iniziando che, per intraprendere il cammino dello spirito non è più sufficiente il battesimo dell’acqua, ma occorre quello dei fuoco, cioè a dire che la via del divino è irta di prove ben più dure e difficili della via dell’umano. Queste due nuove stelle potrebbero rappresentare anche le cinque stazioni che il pianeta Venere tocca in otto anni terrestri e cinque anni venusiani, come dire quando si trova sull’allineamento Terra-Sole. Il riferimento al pianeta Venere risale nientemeno che ai Babilonesi che già conoscevano le cinque stazioni del pianeta e sulle loro celebri tavolette di argilla ci hanno lasciato le osservazioni e i calcoli fatti cinquemila anni fa. Chi si accingeva pertanto a compiere nel castello-tempio il viaggio iniziatico si imbatteva in una simbologia cosmica che gli ricordava continuamente ch’egli era parte integrante dei cielo e della terra, scheggia dell’universo che tentava nel suo viaggio di avvicinarsi il più possibile al divino. Se questo viaggio, infine, lo compiva nella notte del solstizio d’estate (21 Giugno) avrebbe visto il cielo, al centro del cortile ottagonale, la stella Vega che fu stella polare tredicimila anni fa e lo sarà nuovamente tra tredicimila anni. Sarà una coincidenza, ma Vega che, a causa della precessione degli equinozi, fu e sarà stella guida al navigatore e al viandante, ammonisce dallo Zenit chi si appresta al grande viaggio dello spirito, di guardare sempre al cielo per non perdere la rotta. Questo è scritto esotericamente in Castel del Monte e chiunque può intenderlo purché lo voglia.

Bibliografia:
P. Pietrarolo, Castel del Monte, Andria, 1979
C.A. Willemsen, I castelli di Federico II nell’Italia meridionale, Napoli, 1979
L. Vagnetti, L’Architetto nella storia di occidente, CEDAM, Padova, 1980
G. Musca, “Castel del Monte il reale e l’immaginario” in AA.VV, Castel del Monte, Bari, 1981
S. Mola, A. Tavolaro, G. De Tommasi, Castel del Monte, Mario Edda editore, Bari, 1991
A.Tavolaro, Castel del Monte scrigno esoterico, Edizioni F.lli Laterza, Bari, 1991
N. Vanelli, Appunti di viaggio, Puglia, 1992

Tratto da “Castel del Monte fabbrica esoterica” by Nildo Vanelli, postato 16-20-25-30 aprile 2009 su http://lacapannainparadiso.blogspot.it

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