Arte sacra: un approccio

Reims, Cattedrale di Notre-Dame

Una cattedrale gotica, da qualsiasi punto si affronti e analizzi, sia esso geometrico, costruttivo o simbolico, rimane sempre avvolta in un alone di mistero e di segreto. I contenuti di questo mistero sono espressi dalla natura stessa del Tempio gotico; un’architettura sacra, con il suo logico e rigoroso organismo simbolico, geometrico e strutturale, è essenzialmente indirizzata a trascrivere l’immagine terrestre nel mondo celeste, ad illustrare materialmente delle concezioni spirituali, creare un luogo di risonanza fra l’uomo e l’essere supremo, ad esprimere e trasmettere, in un’armonica e stupefacente sintesi architettonica, tutto il profondo sapere tradizionale in possesso delle corporazioni degli antichi costruttori.

Affinché il Tempio terrestre, questo spazio consacrato e diviso dal mondo profano, possa entrare in rapporto con il Tempio Celeste, in altre parole diventi la casa della presenza divina sulla terra, un luogo dove è facilitato il contatto dell’uomo con Dio, deve essere concepito, progettato e costruito seguendo precise norme architettoniche, rituali, simboliche, regole dettate dall’antica Tradizione Iniziatica Sapienziale.
Per questo i Maestri d’Opera nel progettare un edificio sacro, una fabbrica appartenente alla divinità, non si limitavano ad applicare semplici norme tecniche costruttive, ma edificavano opere in sintonia con le leggi dell’armonia universale, in altre parole in accordo con il principio e l’archetipo della creazione.
Nei templi gotici, il motivo architettonico non è solo strutturale ed estetico ma mirato e indirizzato a manifestare l’accordo, l’ordine e l’armonia fra la dimensione umana orizzontale puramente terrestre, con la dimensione verticale celeste.
Senza questo speciale accordo tra l’architetto terreno o Grande Capomastro (cosi erano definiti gli architetti delle grandi cattedrali italiane e d’oltralpe) ed il Grande Architetto dell’universo, senza quest’intima risonanza, senza questo dinamismo interiore dell’uomo verso l’assoluto; non può esistere nessun Tempio, nessun’arte veramente sacra e reale, ma solo edifici ed arte profana.
Questa specifica idea di concepire e realizzare la costruzione sacra come elemento risonante con l’alto, come spazio centrato, ordinato, che s’impone al caos del mondo profano, ovvero quell’atmosfera ingegnosa e armonica che tali edifici propagano, è spiegata, a chi osserva per la prima un Tempio Gotico, dall’edificio medesimo.
I principi dell’Architettura Sacra, principi che restano sconosciuti ai profani, in quanto il modo comune di analizzare un’opera d’arte è dominato di solito dall’estetismo e dal sentimentalismo, ovvero da una concezione antropocentrica riferita in pratica alle sole emozioni umane.
In realtà la progettazione e costruzione delle grandi cattedrali non è lasciata solo all’iniziativa dei costruttori, ma essendo un’arte teocentrica non può essere regolata da leggi e realtà oggettive e assolute ma queste realtà sono utilizzate dal Maestro d’opera che ben sa utilizzare per l’edificazione interiore ed esteriore di un Tempio.
L’Architettura non è quindi sacra per intenzioni soggettive dell’artista, ma per il suo contenuto oggettivo, contenuto che si esprime principalmente attraverso simboli tradizionali geometrici che traducono in modelli sensibili le leggi cosmiche ed i principi universali.
Ciò significa una profonda conoscenza sapienziale, mirata ad esprimere l’invisibile attraverso il visibile, aiutando cosi l’uomo nella ricerca della verità

Numeri e forme geometriche

Pitagora, nel trattato intitolato “Sugli dèi”, attesta che quattro sono gli accessi alla Sapienza: l’Aritmetica, la Geometria, la Musica e la Sferica (o Astronomia); le quattro scienze matematiche che formano il Quadrivio nel quale si apprendevano le manifestazioni del Numero.

I numeri hanno un ben preciso simbolismo e contenuto metafisico in quanto sono, non solo cifre, segni grafici per sviluppare il calcolo, ma anche precisi Archetipi, Idee-Forza, essenze primarie del tutto, Moduli ordinatori del cosmo, espressioni della Sapienza e Potenza creatrice divina, come ben espresso dal famoso detto della scuola pitagorica “Tutto è disposto secondo il numero“.
Questa nozione si ritrova anche nella Bibbia quando leggiamo dal libro della Sapienza di Salomone (11-20), che “Dio ha creato tutto secondo numero, peso e misura“, trasformando il caos del cosmos attraverso l’azione plasmatrice della sua sapienza.
Rifacendosi all’insegnamento degli antichi filosofi, possiamo affermare che questi Numeri-Idee-Forza sono veicolati nell’universo mediante enti metafisici matematici, esatti intermediari fra le realtà intelligibili ideali e la concretezza sensibile.
Si tratta dei Numeri matematici che quando si trovano in quiete danno origine all’Aritmetica e alla Geometria, quando sono in movimento all’Armonia (o Musica) e all’Astronomia, traducendo l’Essenza dei Numeri-Idea.

I pitagorici, fedeli a queste conoscenze, relegavano l’uso delle cifre, i “numeri sensibili” impegnati nella concretezza materiale, ad una disciplina separata chiamata “Logistica” che si occupava delle comuni operazioni quantitative, mentre l’Aritmetica si occupava unicamente delle proprietà qualitative dei Numeri matematici, espressione dei Modelli, i Numeri-Idea contenuti nella “Decade”.

Accanto ai (numeri) sensibili e alle Idee (Numeri Archetipici), esistono enti matematici intermedi fra gli uni e le altre, i quali differiscono dalle Idee perché ve ne sono molto simili, mentre ciascuna Idea e solamente una e indivisa” (Aristotele, Metafisica)

Gli stessi concetti possono essere applicati alla Geometria, scienza sacra e segreta, arte regia dell’edificazione

atta a dirigere l’anima verso la Verità, e a far nascere lo spirito scientifico, che eleva i nostri sguardi verso le cose sovrumane, invece di rivolgerli, come noi facciamo verso le cose terrene

cosi scrive Platone nella Repubblica.

La geometria sacra

La Geometria, l’arte del misurare, come già detto riguardo all’Aritmetica, che è l’arte del calcolare, non solo ci rivela delle quantità, in questo caso spaziali, ma rappresenta un veicolo e simbolo di leggi fondamentali, perché come si è detto riproduce in forma le proprietà matematiche ed concetti dei numeri, essenze astratte e misteriose che possono cosi essere colte e modellate attraverso le figure geometriche corrispondenti.
L’organizzazione geometrica esiste ovunque nel cosmo, la sua misura armonica è presente e riscontrabile nella struttura di ogni cosa, dalle più piccole molecole alle più grandi galassie, in quanto legata metafisicamente alla struttura matematica della materia, ed una vera costruzione sacra deve riprodurre essenzialmente tutta questa intima e segreta organizzazione dell’Universo.
Non c’è bellezza senza misura“, ed il Bello “è lo splendore del Vero” ripetevano gli antichi secondo la formula platonica.
Il Bello nelle arti consiste, infatti nella misura (Geometria) e nell’ordine della forma (la Musica); bellezza che deriva quindi da principi Archetipi (i Numeri) sapientemente espressi da ordinati sistemi e tracciati geometrico-musicali.
Di fatto, un’appassionata e attenta ricerca rivela come identiche leggi di geometria sacra sono state realmente applicate in edifici separati da differenze di spazio e di tempo, come nei templi dedicati al culto solare, cosi nelle cattedrali gotiche, nei templi islamici come nelle chiese cristiane, attestando la natura super partes e trascendente di quell’Arte e testimoniando l’esistenza di segreti principi immutabili, manifestazione di un’unica Sapienza metafisica che organizza e determina il mondo creato.
Nei rituali e nei principi costruttivi divenuti basilari e imprescindibili per tali strutture, la misteriosa armonia inerente la geometria fu presto riconosciuta dai Maestri costruttori come legge fondamentale ed usata come simbolica ma allo stesso tempo reale come espressione di un modulo metafisico che ordina il fisico.
Questa realtà interiore che trascende la forma esteriore è rimasta, attraverso la storia e le diverse culture, la base delle strutture sacre; da qui la misteriosa e segreta presenza direttrice della struttura dei templi di precise regole, moduli e proporzioni geometriche che vanno otre le finalità tecniche costruttive e compositive, cosi come sono intese nel fare comune, poiché veicolano idee e principi metafisici assoluti.

Il Modulo

Il termine greco “euritmia” signfica “buon ritmo” ed esprime l’armonia nella distribuzione degli elementi compositivi di un’opera darte.
Ritmo ha origine dal greco “arithmos“, che indica il “numero”, rendendo cosi evidente che questo modulare, ritmare, musicare, accordare, ordinare, deriva dal Nume, da questa Volontà e Potenza superiore messa in atto nella creazione. Fra le diverse proporzioni armoniche una in particolare si distingue dalle altre: la Sezione Aurea, riconosciuta come costante universale della bellezza e dell’efficienza.
Questo rapporto numerico-geometrico è un principio matematico intrinseco nella struttura della creazione, impiegato fin dalle più antiche civiltà nei processi creativi e costruttivi speciali, quali la costruzione di un Tempio, per far si che quest’ultimo anche da un punto di vista strettamente strutturale fosse in risonanza con l’intima organizzazione matematica dell’Universo.
Per operare e costruire in questo modo, occorre una profonda conoscenza sapienziale iniziatica, la sola che pemette di progettare in maniera “assoluta” grazie alla cosciente riproduzione spaziale degli archetipi numerici che stanno alle forme e le governano, rendendo non strettamente indispensabili i calcoli. Difatti le espressioni matematiche di rapporti come per esempio il pi greco (3,14), ed il numero d’oro (1,618), sono semplicemente utili ad una civiltà le cui finalità sono prevalentemente tecniche e quindi esercitata alle cifre e al calcolo.
La geometria sacra è invece interessata prima di ogni cosa alla proporzione delle parti, cioè a quei rapporti che trascendono i calcoli comuni in quanto impliciti nelle forme e nei modelli geometrico costruttivi.
Nasce pertanto il concetto di Modulo quale unità direttiva di base, veicolo fisico dell’Idea e del Modello Metafisico, la chiave costruttiva dell’opera racchiudente un alto valore esoterico definito dal rapporto di due o più numeri espressi ed applicati mediante le figure geometriche proporzionate.

Fasi rituali e costruttive

Esaminando in maniera sintetica le regole di base per la costruzione di un Tempio Gotico, possiamo osservare come la tracciatura iniziale e la costruzione avvengono in concerto e simbolicamente i sei fasi progressive:

  1. Scelta del luogo.
  2. Determinazione dell’asse verticale ilCardo e tracciatura del cerchio primitivo: il “piano orizzontale“.
  3. Orientamento dello spazio il “Decumano” e definizione del quadrato cardinale: il “quadrato del cielo“.
  4. Quadratura del cerchio primitivo, il “quadrato della terra“, il modulo “ad quadratum“.
  5. Costruzione
  6. Consacrazione.

Cardo e Decumano

Il termine latino Cardo, derivante dalla radice indo-europea “KERD, KRD”, significa il punto fisso, il perno, il centro, il Polo Nord celeste attorno al quale può ruotare l’intero Universo.
Il Cardo è quindi legato al simbolismo del numero 1: il punto, il Principio Supremo origine del tutto, il Grande Architetto. L’asse cardinale del mondo, l’Asse Polare, la linea che congiunge la terra con il cielo, l’Alto e il Basso.
Dalla medesima radice “KERD” origina il vocabolo greco “Kardia” che significa cuore, il centro vitale, per gli antichi la sede dell’Anima, il luogo di trasparenza fra l’umano e il divino, il tempio interiore. Questo avviene nell’interiorità dell’uomo del Grande Capomastro Architetto, che in virtù del proprio rapporto con il Grande Architetto Universale diventa egli stesso il cardine, e come tale può operare il rituale esoterico e pratico per la costruzione del Tempio.
Il Decumano è invece legato al simbolismo del numero 10 rappresentante la completezza della creazione. La radice della parola Decumano si può identificare nel sanscrito “DAC” che vuoi dire “venerare la divinità“. Dalla radice “DAC” deriva il termine greco “Deca”, il numero 10, il quale era considerato un attributo alla divinità e ne rappresentava la sua gloria e potenza.
In ambito latino il numero 10 si indica con una X, la figura di una croce che trova riferimento con il taglio a croce operato dall’Augure sul terreno e nell’aria per esorcizzare e consacrare lo spazio sacro, spazio definito dal cerchio precedentemente tracciato nel cielo come sulla terra.
La linea verticale è il Cardine, l’asse del mondo che unisce il Cielo e la terra, l’asse verticale del Tempio che scaturisce dal punto fisso, il Cardo.
La X è il Decumano, una croce sulla Terra (il piano orizzontale) che taglia, organizza e orienta il tempo, lo spazio e la materia, ossia ordina il Caos in Cosmos, secondo il mistero del numero 4, il sigillo della creazione.
Detta struttura geometrica indica pertanto le 6 direzioni celesti: Est-Ovest: l’asse
equinoziale; Nord-Sud: l’asse solstiziale; Zenit-Nadir: l’asse polare, la linea attorno alla quale tutto ruota; più il centro il punto fisso, l’Uno immutabile, da cui dipartono queste sei direttrici dello spazio e del tempo, quindi origine e causa dell’Universo, il tutto creato.
(Il sei è il numero perfetto. Si dicono numeri perfetti quei numeri che sono eguali alla somma dei loro divisori (eccettuato il numero stesso). I divisori di 6 sono 1, 2, 3 e si ha 1+2+3=6.)

L’Asse verticale

La prima operazione rituale per erigere il Tempio è quella di stabilire un contatto con le potenze ordinatrici dall’Alto. Stabilito il sito il Maestro d’Opera edifica in quel punto un’alta colonna (Lo Gnomone), l’asse verticale, simbolo dell’avvenuto legame tra il cielo e la terra; esprime quindi il raggio che collega il creatore con la creatura, la linea che collega il punto dell’alto con il punto del basso. La colonna rappresenta l’asse del mondo (il Cardine) racchiudente in sintesi tutto il Tempio, in quanto esprime il misterioso e magico centro d’inizio (il Cardo) da cui scaturirà tutta la costruzione.
Costruita la colonna, questa funge da centro per tracciare un cerchio che manifesta il piano orizzontale, l’Universo.
Questa operazione era effettuata tramite una corda con un capo legato alla colonna stessa.
Dell’altro capo della fune, ad una lunghezza stabilita dalla scala del progetto, veniva legato un picchetto, quindi con la corda tesa come un compasso, si tracciava con il picchetto un ampio cerchio attorno alla colonna centro. Nel punto centro si nasconde l’origine del tutto, il centro della circonferenza rappresentante la creazione. Nell’iconografia sacra Dio, il Grande Architetto, il Verbo creatore viene rappresentato nell’atto di tracciare un cerchio con un compasso.

Il centro del cerchio simbolicamente rappresenta il centro del Mondo, materializzato dall’altare della cattedrale, un punto che trova corrispondenza nel cuore dell’uomo “il Centro del tempio interiore”.

Il Quadrato del Cielo

In tutte le tradizioni e in tutti i tempi, gli edifici sacri sono ed erano orientati prevalentemente verso Est, perciò la porta di ingresso è posta ad Ovest e ad Est si trova l’altare.
Verso Oriente quindi si rivolgono i fedeli. Questo preciso orientamento ha un profondo significato simbolico poiché ad Est sorge il sole, la Luce che fa svanire le tenebre dell’ignoranza.
Cosi come dimostrato dalla figura, collogando i punti trovati all’alba ed al tramonto del sole si determina sul terreno l’asse Est-Ovest, l’asse principale del Tempio il Decumano.
Unendo poi la colonna con il punto sul cerchio stabilito dall’ombra della stessa allo Zenit, si traccia a terra la linea Nord-Sud, il secondo asse del Tempio: il Cardine o Cardo.
L’orientamento del Tempio non è sempre rigidamente verso l’Est cardinale, sovente volge verso il punto in cui realmente il sole sorgeva in quel giorno, quindi solo nei casi in cui la fondazione del tempio avveniva nei giorni degli equinozi, il suo orientamento ad Est corrisponde perfettamente all’Est cardinale, come nel caso dell’Abbazia di S. Galgano presso Siena.
Unendo i quattro punti trovati dall’intersezione della croce cardinale con il cerchio originale, si ottiene la figura di un quadrato definito “quadrato del Cielo”.

Il Quadrato della Terra, il Modulo “ad quadratum”

Le operazioni successive basate su precisi tracciati geometrici, determinano un secondo quadrato iscritto nel cerchio primitivo in opposizione al quadrato del Cielo chiamato quadrato della terra. L’opposizione grafica dei due quadrati si ottiene disegnandoli l’uno sull’altro sfalsati di 45′.
Questo secondo spazio quadrangolare iscritto nel cerchio primitivo, identifica il modulo geometrico, l’unità direttiva di base della costruzione che organizza, ordina ed armonizza in perfetto accordo simbolico strutturale non solo i punti nodali della pianta ma anche il ritmo dell’alzata. [1]

La Pianta

Riportando quindi il modulo geometrico verso Est si traccia e si ordina la zona absidale, la traslazione della figura direttrice (modulo) lungo il Cardo nel senso Nord-Sud determina le proporzioni del transetto. Allo stesso il movimento del quadrato (modulo) lungo il Decumano organizza e determina la lunghezza della navata, facendo assumere alla pianta la forma di croce latina distesa al suolo.
I due assi orizzontali dell’edificio formanti la croce cardinale, ossia la navata (l’asse solstiziale), ed il transetto (l’asse equinoziale), si congiungono al centro del tempio con la linea polare della “colonna guglia”, formando la citata croce tridimensionale, concretizzando il concetto ed il valore espressi dal Cardine e Decumano.

Elevazione Aureo Musicale

Dopo aver tracciato la pianta, il quadrato modulo originario avente lato A è riportato verticalmente in alto per tre volte, questo determina lo spazio volumetrico ordinato a disposizione del Maestro d’Opera per essere sapientemente armonizzato e proporzionato.
Partendo sempre dal modulo di base, lo spazio verticale della navata centrale viene organizzato, accordato e spinto in alto mediante precise regole e rapporti numerico-geometrico­ musicali, facendo dell’edificio un’armoniosa sinfonia che genera bellezza visiva, acustica e che garantisce stabilità strutturale.
L’Architetto mediante la profonda conoscenza e applicazione delle matematiche, intese sia nell’aspetto tecnico che nella valenza sacra, ed il sapiente utilizzo degli strumenti di progettazione, disegna armonicamente la Cattedrale, accordandone le parti tra loro e le singole parti con il tutto alla stregua di uno strumento musicale, per fame un elemento terrestre in risonanza con il Mondo celeste. L’Armonia e la risonanza riconducono quindi il molteplice all’unità.
I fondamentali livelli ideali d’elevazione parietale di una navata gotica sono espressi in quattro punti fondamentali:

  1. L’altezza delle colonne.
  2. La distanza da terra della chiave delle grandi arcate misurate all’intradosso.
  3. Il livello del suolo della linea di base del triforio,
  4. La quota da terra alla retta indicante l’attacco delle alte finestre raggianti di luce, il cleristorio.

Questo ritmo parietale è spesso determinato e cadenzato secondo precise geometrie dettate da giusti intervalli musicali pitagorici della scala naturale; non è quindi per puro caso che le cattedrali gotiche siano le più perfette casse armoniche mai costruite dall’uomo.
Sappiamo che la scala musicale (diatonica pitagorica) è composta da sette note disposte nell’ordine ben noto.
Un insieme fondamentale di questa gamma armonica od ottava com’era chiamata dai greci, è quella formata da: la prima, la quarta, la quinta e l’ottava nota.
Questi suoni danno origine al famoso Tetracordo (o accordo fondamentale) di Filolao, discepolo di Pitagora: strumento a corda col quale si accompagnava nell’antichità la musica ed il canto sacro. Fu lo strumento di Omero (la Lira), di Apollo e di suo figlio Orfeo, il dio greco dell’arte musicale che curava il corpo e l’anima con il canto e la musica sacra.
Secondo la tradizione Pitagora, mediante l’osservazione, lo studio e l’esperimento, aveva scoperto che le armonie musicali sono espresse in rapporti di numeri interi: 1, 2, 3, 4, i quattro numeri della Tetraktys. [2]
Le consonanze musicali sono riunite, in termini di rapporti di frequenza mediante una particolare proporzione numerica:

1:4/3=3/2:2 [3]

La quaterna indica i rapporti tra la lunghezza delle quattro corde del Tetracordo di Filolao, che determina questa speciale proporzione dove compaiono solo i primi quattro numeri definiti come musicali, gli stessi formanti la divina Tetraktys, perfetto simbolo matematico­-geometrico che traduce e spiega le leggi, l’ordine e la bellezza dell’Universo, come diceva il giuramento degli iniziati pitagorici:
Io lo giuro per colui che ha trasmesso alla nostra anima la Tetrakds, nella quale si trovano la sorgente e la radice dell’eterna natura“.
I precisi rapporti numerici esistenti fra le note possono essere anche espressi mediante linee di altezza proporzionata al valore numerico dei suoni.

La lunghezza del lato del quadrato modulo (A) viene pertanto espressa come prima nota o frequenza generatrice la quale individua la prima frazione dell’estensione verticale (altezza delle colonne); questa viene poi ampliata secondo l’intervallo di quarta (Ax4/3) determinando un secondo riferimento sull’altezza della parete: la chiave degli archi .

Accrescendo dall’intervallo di quinta il modulo-nota generatore (Ax3/2), abbiamo una terza divisione dello spazio verticale: partenza del triforio (matroneo).
La quarta linea fondamentale è data dal rapporto d’ottava (Ax2) con il modulo e determina l’attacco del cleristorio.
Le stesse consonanze geometrico-musicali si riscontrano perfettamente nel ritmo parietale della cattedrale di Notre-Dame di Amiens, apogeo del Tempio Gotico.

Conclusione

Nelle fondamenta dell’Architettura Sacra appaiono dunque gli stessi numeri che costituiscono la Tetraktis, per i pitagorici chiave dei misteri dell’acustica e dell’armonia; scoperta che Pitagora estese a tutte le conoscenze della fisica e metafisica del micro-macrocosmo, stabilendo che l’universo si fonda e si regge sulle profonde leggi della Musica (proporzione e movimento dei numeri), concetto ripreso e sviluppato da Platone, come leggiamo nella sua opera cosmologica: il Timeo.
Ogni cosa nel cosmo, dalla più piccola particella ai pianeti, dalle più semplici cellule alle più grandi galassie, vibra, si muove obbedendo a ben precisi principi numero-geometrico-musicali quali la polarità, il ritmo, la risonanza…, leggi sovrane del cosmo che procedono dall’Armonia Suprema.
Per questi motivi l’armonia, sia essa architettonica, pittorica o in qualsiasi altra forma si voglia esprimere, è garantita principalmente dalla proporzione ossia il rapporto accordato ed euritmico di tutti gli elementi del Grande Disegno Divino.

Note:
(1) L’unione dei due quadrati del Cielo e della Terra produce un ottagono che si ritrova nella forma degli antichi battisteri, ecc.
(2) Avendo quattro corde tese e vibranti dello stesso diametro e dotate di uguale tensione, ma di diversa lunghezza, dove: la prima corda è di lunghezza uguale a 1, se suonata produce un Do; la seconda corda pari a ½ della lunghezza della prima, produce l’ottava nota sopra il Do, cioè il Do più acuto; la terza corda pari a ⅔ produce la quinta nota, cioè il Sol; la quarta corda pari a ¾ produce la quarta nota, cioè il Fa. La sequenza produce note diverse più acute della prima con frequenza vibratoria superiore secondo lo schema proporzionale inverso e cioè 1, 2, 3/2, 4/3, per esempio: do5=523 Hz o vibrazioni al secondo, do6=523*2=1046 Hz, Sol5=523*3/2=784 Hz, Fa5=523*4/3=698 Hz. Queste quattro note sono la base dell’armonia musicale essendo intervalli perfettamente consonanti, inoltre producono tutte le altre 12 note della scala con il metodo detto del circolo delle quinte.
(3) equivale a dire che Do:Fa=Sol:Do+. Questo è evidente poiché la distanza musicale che intercorre tra Do e Fa e lo stesso intervallo di quarta che c’è fra Sol e Do+.

Tratto da Gioni Chiocchetti, Atti conferenziali dell’Associazione Archeosofica, Lucca 2002

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Bibliografia di riferimento:
Eugenio Bonvicini, Esoterismo nella massoneria antica, Atanor, 1993
Arturo Reghini, La tradizione pitagorica massonica, F.lli Melita, 1989
Pitagora, I versi d ‘oro, Atanor, 1993
Platone, Timeo Giambico, Il numero e il divino, Rusconi, 1995
L. Vagnetti, L’architetto nella storia d’occidente, Cedam, Padova, 1980
Angela Cerinotti, Le cattedrali del mistero, Demetra, 1997
Roland Bechmann, Le radici delle grandi cattedrali, Mondatori, 1989

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