ALCHIMIA: la sua collocazione

Alchimia è una parola che evoca immagini d’imbroglioni, ma anche di sapienti, d’oscuri laboratori pieni di misteriosi oggetti e illuminati da un fuoco che brucia perennemente nel fornello degli artisti, l’ Athanor. Durante i lunghi e difficili lavori per la fabbricazione della Pietra Filosofale, questo fuoco non deve mai spegnersi. La Pietra Filosofale è la misteriosa sostanza capace di trasformare i metalli vili in oro prezioso o almeno in argento; disciolta nel vino, la pietra diventa un rimedio universale, l”‘Elisir di lunga vita”.
Esistono molte riproduzioni di alchimisti nei loro laboratori come sopra descritto. In realtà non si tratta di un’immagine fedele dell’alchimia che è sempre stata quello che oggi chiamiamo “scienza integrale” [1], un sapere, insomma, che abbraccia religione, arte e scienza.
Gli scritti alchemici, anche quelli moderni, non fanno riferimento solo a una scienza, ma anche a un’arte. Bonus da Ferrara nel XIV secolo ha definito l’alchimia come “la chiave di  tutte le cose buone, l’arte delle arti, la scienza delle scienze” [2].
Un sinonimo di alchimia è il termine “filosofia ermetica” che deriva da Ermete Trismegisto (dal latino: Mercurius Termaximus), il “tre volte grande” Hermes, il leggendario fondatore dell’alchimia [3]. Tuttavia, gli storici hanno cominciato a studiare l’influenza esercitata dalla filosofia ermetica sulla storia culturale europea solo di recente. Giordano Bruno e Galileo Galilei sono stati perseguitati come ermetici [3]. Isaac Newton e Johann Wolfgang von Goethe hanno studiato gli scritti ermetici.Nella filosofia naturale troviamo tracce dell’alchimia e l’arte ne ha subito influenza fino ai giorni nostri. Questa “dottrina segreta”, così raramente citata dalla storia della filosofia [5], come mai suscitava un tale interesse? Viene il dubbio che l’alchimia, o filosofia ermetica, fosse qualcosa di più di un “diffuso e ostinato sviamento della storia della cultura” [6], come la definì verso la fine del secolo scorso Hermann Kopp.
alchimistaFino al XVIII secolo vigeva la convinzione che prima del diluvio universale l’umanità avesse un patrimonio sapienziale più vasto di quello odierno, poiché col diluvio universale la conoscenza che Dio aveva dato ad Adamo andò perduta a causa della peccaminosità  dell’uomo. Quello che rimaneva si sarebbe ritrovato in seguito solo nella filosofia ermetica, o alchimia.
“La chimica (alchimia) è senza dubbio una delle arti più nobili e necessarie al mondo e non è sbagliato definirla come madre e fonte di nutrimento di tutte le altre arti[ … ] per questo, per una persona dotata di senno, oltre alla dottrina di Dio e alla cura della propria anima, niente è più necessario. e utile della conoscenza della natura, che si può apprendere solo e unicamente attraverso la chimica. Per questa ragione quest’arte è nata subito dopo la creazione del mondo” [7]
L’alchimia quindi non era solo legata alla produzione – quasi sempre truffaldina – dell’oro. Perciò Justus von Liebig, contemporaneo di Kopp, ebbe una visione più positiva dell’alchimia: “Rispetto ad altre scienze naturali, l’alchimia era più avanti nella conoscenza della natura[ … ]. L’ignoranza della chimica e della sua storia è il motivo di questa ridicola supponenza con la quale molti guardano all’epoca dell’alchimia, come se fosse possibile, o anche solo pensabile, che per più di 1000 anni gli uomini più colti, un Baco von Verulam [Francis Bacon], Spinoza o Leibniz, avessero potuto considerare vera e valida una concezione priva di ogni fondamento e senza basi [ … ]” [8].
150 anni prima Hermann Boerhaave constatava nel suo diffusissimo manuale di chimica, Elementa Chemiae (1732): “Tra tutti gli autori di fisica che finora ho potuto leggere, nessuno è riuscito a indagare la natura dei corpi e la loro forza trasmutante in modo più approfondito e a spiegarla più chiaramente degli alchimisti” [9].
alchimia_06L’alchimia non ha semplicemente anticipato la chimica, sebbene questa sia una delle sue figlie, ma fino al XVIII secolo era il metodo da tutti accettato per conoscere la natura. Le sue fonti risalgono alla tradizione misterica egizia (alchemiçamente è lo Zolfo = anima), filosofia greca ( Mercurio = mente) e alle conoscenze tecniche metallurgiche (Sale = corpo degli artigiani e dei fabbri) [10]La chimica moderna affonda le sue railici solo tra questi ultimi.
La filosofia ermetica o alchimia si può considerare addirittura come parte della “filosofia perenne”[11]. Il termine “filosofia ermetica” non si riferisce solo ai testi del Corpus Hermeticum [12], ma all’insieme della tradizione alchemico-ermetica. Identificare gli autori o l’epoca di redazione degli scritti non ha molta importanza, quello che conta è quanto riescano a trasfondere in chi legge una maggiore comprensione della materia. Lo stile degli scritti alchemici è tutto improntato a questa concezione. Gli autori citano ripetutamente gli antichi, conferendo un fascino particolare alle loro opere nelle quali traspare una conoscenza che esiste da sempre [13].
Da uno scritto del 1758 di Antoine Joseph Pernety: “ALCHIMIA. Gli Autori non concordano tutti sulla definizione di questa Scienza, e ciò per la ragione che vi sono due specie di Alchimia, la vera (la chimica ermetica) e la falsa (la chimica volgare). La prima, secondo Dionigi Zachaire, si definisce come parte della filosofia naturale che insegna a fare i metalli sulla terra, imitando quasi per tutto il possibile le operazioni che la Natura compie sotto terra[ … ]” .
Ma la definizione che si può trarre da ciò che i buoni Autori dicono della vera alchimia è questa:  “L’ALCHIMIA è la scienza e l’arte di fare una polvere fermentativa, la quale trasmuta in oro i metalli imperfetti e serve di rimedio universale a tutte le malattie dell’uomo, degli animali e delle piante [ … ].
La vera [alchimia] consiste nel perfezionate i metalli e nel mantenere la salute; la falsa a distruggere gli uni e l’altra; la prima adopera gli agenti della Natura, e ne imita le operazioni; la seconda lavora su principi erronei e adopera per agente il tiranno e il distruttore della Natura [ … ]. Il tipo o il modello dell’arte chimica o Ermetica non è altro che la Natura stessa [ … ]” [14] .
E in un altro punto: “Ma in che cosa consiste la reale differenza tra la chimica volgare e quella ermetica? In questo: la prima è veramente l’arte di distruggere i legami che la natura ha creato, la seconda è l’arte di lavorare con la natura per portarla a compimento” [15] .
Ma i chimici odierni potrebbero anch’essi dire: anche noi miglioriamo la natura: noi analizziamo ed è chiaro che a questo scopo è necessario distruggere il legame, per scoprire come ricreare questo legame in laboratorio, e tante volte abbiamo migliorato” la natura. Basti pensare alle sostanze coloranti. Solo la moderna chimica ha reso possibile la produzione di colori permanenti in tutte le tonalità possibili e immaginabili, e ora disponiamo e siamo sul punto di applicare delle cognizioni che consentono addirittura di “migliorare” gli esseri viventi in modo programmato, attraverso le manipolazioni genetiche.
In effetti, le odierne scienze naturali sono impensabili senza l’alchimia, tuttavia tra le due discipline esistono differenze fondamentali perfino a livello elementare. Nel testo di Pernety, a proposito dell’alchimia, si parla di un lavoro da fare con la natura, mentre per quanto riguarda la chimica si parla di oppressione della natura. Johann Wolfgang von Goethe nella sua Teoria dei colori rinfaccia a Isaac Newton proprio questo, di mettere in croce la luce, nella speranza di riuscire a conoscere per questa via la sua vera natura: un modo di procedere votato al fallimento. La differenza tra la scienza ermetica (alchimia) e le moderne scienze naturali consiste proprio nel modo di porsi rispetto alla natura. Gli uni operano in armonia con la natura e cercano d’influenzarla per partecipazione, gli altri vogliono dominare la natura e la asserviscono. La concezione di seguire la natura, come richiesto dall’alchimia, fa capire che le origini dell’alchimia sono molto antiche, poiché fin dalla filosofia greca la partecipazione, o magia, è stata messa al bando in nome della razionalità. “La natura non deve più essere influenzata adattandovisi, ma dominata tramite il lavoro” [16], scrivono Theodor W. Adorno e Max Horkheimer. Il concetto del dominio sulla natura segna il limite tra alchimia e chimica.
In altre parole l’alchimia concepisce la natura con una mentalità diversa da quella oggi comunemente diffusa. Il suo modo di vedere viene definito come concezione magica del mondo o coscienza partecipante [17]. Il mondo è ordinato secondo leggi definite anche nella concezione magica, solo che non sono le stesse leggi di quelle attualmente accettate.
La concezione magica non è sovrannaturale: essa si basa semplicemente su una percezione diversa della natura. Per magia s’intende l’utilizzazione delle forze della natura e l’atto di dirigerle, prendendo però in considerazione forze che nelle concezioni delle scienze naturali non hanno posto [18] .
All’alchimia, in quanto improntata alla sintesi, lo smembramento dei corpi in parti sempre più piccole non interessa; il suo interesse è diretto al perfezionamento delle sostanze. Gli alchimisti considerano l’oro come un metallo più perfetto degli altri non per il suo valore materiale, ma perché costituito in parti uguali dai tre principi del Sale, del Mercurio e dello Zolfo.
La chimica è basata essenzialmente su una concezione analitica, il suo interesse è diretto alla composizione delle sostanze: “Se date loro (ai chimici) del vino”, scrive un anonimo, “vi renderanno tannino, alcol e acqua in parti uguali. Che cosa manca? Il gusto, cioè l’essenza del vino, in altre parole tutto. Poiché avete estratto dal vino tre sostanze, signori chimici, voi dite che il. vino consiste in queste tre sostanze [19] Fabbricate del vino con queste tre sostanze, oppure io vi dico che sono tre sostanze che avete ottenuto dal vino. E niente più” [20].
La moderna chimica ignora l’aspetto immateriale della natura e trascura il fattore qualitativo a favore di quello quantitativo.
Gli alchimisti esistono ancora nel secolo presente e sono sostanzialmente fautori di tre concezioni dell’alchimia.
Da quanto mi risulta, solo l’alchimista inglese Lapidus sostiene che l’alchimia non è altro che chimica pura. A suo avviso, per trasformare i metalli vili in oro sono necessari solo le conoscenze e i procedimenti chimici [21]; l’alchimia non ha alcun rapporto con pratiche esoteriche o magiche [22]. Quale nesso – domanda Lapidus – intercorre tra i tre principi dell’arte, Sale, Zolfo e Mercurio, e le concezioni religiose o spirituali? Se qualcuno intravede nei testi alchemici significati di questo tipo, vuol dire che non ha capito nulla. Per lui è casuale che alcuni alchimisti siano stati anche degli esoterici. Mi sembra che in questo modo Lapidus disgiunga l’alchimia dalla filosofia ermetica.
Il suo libro In Pursuit of Gold è stimolante e incoraggiante ai fini di un proprio lavoro. Quanto abbia ragione invece riguardo alla trasmutazione degli elementi per via puramente chimica lo esamineremo in un altro momento. L’autore comunque non ci comunica i risultati della sua attività.
La questione è posta in tutt’altri termini dai cultori dell’alchimia spirituale, basata su concezioni per lo più analoghe a quelle di C.G. Jung. In sostanza l’alchimista osserverebbe nell’alambicco le proiezioni del proprio inconscio. Così come il volto comincia a modificarsi quando ci osserviamo a lungo allo specchio [23], allo stesso modo nell’alambicco compaiono i colori e i simboli. Dal punto di vista puramente animico i successi di laboratorio non contano. I risultati chimici degli alchimisti sono prodotti secondari puramente casuali.
Per C.G. Jung l’alchimia è un processo d’individuazione. Le sue ricerche sono basate sul mondo simbolico dell’alchimia e sulle analogie dell’alchimia con i simboli di altri sistemi finalizzati all’individuazione tramite tecniche meditative. Il grande merito di Jung è stato quello di non aver considerato l’alchimia come la preistoria della chimica, ma come un campo di ricerca indipendente; ne ha messo in evidenza la vastità e la portata aprendo nuovi orizzonti alla ricerca sulla storia dell’alchimia.
Negli ambienti esoterici l’alchimia come puro processo d’individuazione continua a essere molto apprezzata [24].
Fautori della terza concezione sono Fulcanelli, Alexander von Bemus, FraterAlbertus e altri. Secondo questa concezione il processo di autocoscienza e i lavori di laboratorio sono inscindibili, perché il successo di laboratorio è indice del progresso nell’individuazione e il progresso nell’individuazione porta ai successi di laboratorio, per quanto la riuscita sia condizionata dalla Grazia di Dio: le istruzioni di un adepto e le letture non bastano [25].
Fulcanelli [26] suddivide l’alchimia in tre discipline solitamente confuse nell’uso corrente della lingua: la spagirica, l’archimia e la filosofia ermetica.
È opinione comune che il termine spagirica sia stato coniato da Paracelso per il quale era praticamente un sinonimo di alchimia, ma in realtà lo troviamo già in Plotino [27]. La spagirica comprende le cognizioni sulla fabbricazione dei rimedi, quelle conoscenze che i farmacisti e i medici avrebbero dovuto avere. Tuttavia dagli sfoghi di Paracelso sulle scarse conoscenze in materia dei farmacisti e dei medici, si desume che la situazione non doveva essere sempre brillante.
Secondo Fulcanelli la spagirica comprenderebbe anche cognizioni sulla ceramica, sulla fabbricazione del vetro, sulla produzione dei pigmenti e dell’acquavite. In breve, vi sarebbero incluse tutte le conoscenze tecnico-chimiche.
Gli spagirici che si limitano a lavorare con le sostanze minerali, secondo Fuicanelli praticherebbero l’archimia o vorarchadumia. Libavius (fino al 1616) chiama archimia quella parte dell’alchimia che insegna a perfezionare i metalli [28]. Il termine vorarchadumia compare la prima volta nel titolo di un libro di Panteo, un alchimista e sacerdote veneziano del XVII secolo. Sembra che il termine derivi dal caldaico Vorarch, “Oro”, e dall’espressione ebraica Mea a adumot, “Due cose rosse”. In pratica diventa un termine occulto per indicare· la polvere rossa di proiezione [29]. La trasmutazione dei metalli sarebbe quindi un compito dell’archimia.
L’archimia e la spagirica sono scienze essoteriche e si possono considerare come i predecessori della chimica. Dire che l’alchimia ha preceduto la chimica è esatto solo in riferimento alla spagirica e all’archimia. Per Fulcanelli Lapidus sarebbe un rappresentante dell’archimia. Naturalmente anche tra gli spagirici e gli archimisti troviamo fanfaroni e imbroglioni che volevano fabbricare l’oro per arricchirsi rapidamente, per quanto dobbiamo molte nozioni chimiche a diversi di loro.
La vera alchimia, o filosofia ermetica, così Fulcanelli, è una scienza esoterica una scienza segreta, la cui trasmissione può avvenire solo oralmente, cioè da maestro a discepolo.

Tratto da: capitolo “Alchimia, la sua collocazione” di Helmut Gebelein, ALCHIMIA – La Magia Della Sostanza, Mediterranee, Roma, 2009. Per una visione più ampia sull’alchimia ti consiglio di vedere la pagina relativa ai link di alcuni libri, i cui titoli sono presenti nelle pagina dedicata su http://www.archeboli.it/libri/alchimia/. Se poi avessi tempo e voglia di dare un occhiata a BAGLIORI DI VERITÀ con le sue sette parti, partendo dalla prima Infinito, Zero, Punto, Uno, che a nostro modesto giudizio rappresenta una buona indicazione, ti sarei grato.

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Note:
[1] Oltre a “scienza integrale”, si trovano anche i termini “concezione del mondo olistica” o “visione olografica del mondo” ecc.
[2] Citato da Frater Albertus, 1987, p. 6.
[3] Sladek, 1984, p. 6, constata che “ermetismo” e “alchimia” in ultima analisi sono sinonimi.
[4] Lemer e Gosselin, 1986, p. 102.
[5] In genere troviamo riferimenti alla filosofia ermetica solo nelle trattazioni sul neoplatonismo.
[6] Kopp, 1886, p. VII.
[7] Introduzione a Kunckel, 1716.
[8] Liebig, 1878, p. 25 s.

[9] Sladek, 1984, p. 157.
[10] Nell’originale l’autore utilizza la terminologia tedesca derivata dal latino che è diversa da quella corrente in chimica. In italiano non esiste questa alternativa, poiché i termini correnti già derivano dal latino.
[11] Questa espressione si trova per la prima volta nel testo De perenni philosophia dei filosofo e teologo Agostino Steuco o Steuchus Eugubinus (1496-1549). Con questo termine si voleva indicare una verità parcellizzata nei più disparati sistemi filosofici. Vedi Sladek, 1984, p. 8.
[12] Vedi a questo proposito Festugière, 1949-1954.
[13] Vedi anche Evola, 1983.
[14] Pernety, 1758, p. 17 (NdT: traduzione tratta dal Dizionario mito-ermetico, Phoenix, Genova 1980, vol. I,
p. 12).
[15] CitatodaBardeau, 1975,p.19.
[16] Adorno e Horkheimer, 1955, p. 30.
[17 ]Berman, 1983.
[18] L’energia “Orgon” di Wilhelm Reich ad esempio è uno di questi tipi di forze; non è però riconosciuta dalle scienze naturali e per questo i suoi esperimenti sono stati ostacolati e impediti. Ancora oggi si costruiscono e si utilizzano accumulatori di “Orgon”. Vedi Jtirgen F. Freihold, s.d. Su Reich vedi anche Berman, 1983, p. 136. Gli uomini chiamano sempre incantesimo o magia tutto ciò che non rientra nella loro concezione del mondo. Allo stesso modo la nostra tecnologia è magia per le persone dalla mentalità magica. Basti ricordare il “culto dell’aereo” nella Nuova Guinea. In Robert M. Pirsig, 1976, p. 39 s. dopo aver constatato che non solo gli indiani d’America conoscevano fantasmi e spiriti, si legge: “Anche l’uomo moderno ha i suoi fantasmi e spiriti”. “Ad esempio?”. “Per esempio le leggi della fisica e della logica …  Sono fantasmi … la legge di gravitazione non esiste da nessuna parte … è un fantasma … “.
“Ma perché allora tutti credono alla legge di gravitazione?”.
“Ipnosi di massa. Nota come ‘insegnamento scolastico’ nella sua forma ortodossa”.
[19] Le moderne tecniche di analisi del vino consentono di ricavare dal vino un numero maggiore di sostanze, ma l’argomentazione non ha perso niente della sua validità.
[20] Fulcanelli, 1964, I, p. 127.
[21] Lapidus, 1976, p. 13.
[22] Riguardo al termine “esoterismo”, cfr. ad esempio Miers, 1982. La parola significa nascosto, non destinato al pubblico. Ma: “A volte il termine esoterismo è solo una parola di copertura degli occultisti per giustificare affermazioni senza fondamento o falsità mirate … “.
[23] Come è descritto nella poesia del poeta americano Ezra Pound: “‘Alla vista della propria immagine riflessa” Oh caricatura altrui là nello specchio! Oh masnada confusa, schiera santa, oh abburattato dall’affanno, stolto, quale risposta? Oh voi innumerevoli, che bramate e giocate e battagliate, scherzate, sfidate e rendete vano, lo? Io? Io? E voi? Citato da Enzensberger, 1960, p. 285 (NdT: per la traduzione italiana è stato utilizzato il testo tedesco).
[24] Vedi ad esempio l’articolo di Thoerwald Dethlefsen, “Alchemie + Psychologie”, Essentia, 20+21, 1985 e Siegfried Karsten, “Auf dem Wege zur Alchemie”, Essentia, 19+25, 1985.
[25] esto di Basilio Valentino inizi con un’invocazione a Dio.
[26] Fulcanelli, 1964, I, p. 177.
[27] lvi, p. 135.
[28] In Zedler, 1732-1750, leggiamo: “L’archimia si distingue dall’alchimia e indica in particolare l’arte che insegna a trasformare i metalli imperfetti in metalli perfetti”. Libau (Libavius), Alchym. Pharmac praefat. oper., p. 12.
[29] Pemety, 1758, p. 532.

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